LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse


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Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto…

Questa che segue è un testo  che gira in rete,  un sunto liberamente estrapolato dalla Pagina di Diario ( Roma 1 Maggio 1948 ),  pubblicata su Paragone Letteratura, n. 456, n.s., n.7, febbraio 1988, poi in Opere (Meridiani), Milano 1988, vol. I, pp. L-LI. e che ho ripreso da 5Magazine.

Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto.
Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto. Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un pò ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano. Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare.
Il testo si riferisce a benito mussolini, gli italiani di cui parla la scrittrice sono invece gli stessi…
Rosellina970
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Quando i pasticcioni delle liste erano formalisti ultralegalitari…

Quelli che oggi sul pasticcio delle liste lombarde e laziali hanno inventato la legge non legge della sostanza che deve vincere sulla forma, sono gli stessi che 5 anni fa strepitarono per buttare fuori le liste che avevano commesso gli stessi errori( anche qualcuno di meno).

Ecco cosa dicevano loro, gli esperti legulei ed adoratori del formalismo ( allora) ,  quando si trattava di dar addosso alla lista della Mussolini che nel Lazio dava fastidio alla allora CDL contro Marrazzo. Storace addirittura commise – si seppe dopo – una serie di  reati per sventare il pericolo che la Mussolini potesse presentarsi.

Sappiamo poi che anche successivamente fecero di tutto per fregare Marrazzo, sfruttando il suo inconfessato vizietto per i Trans e la coca, ma questa è una altra storia.

Le firme sono macroscopicamente false!, tuonava il Giovanardi, procure e uffici preposti escludano le liste presentate in modo irregolare!”. Le autorità competenti facciano controlli a campione sull’autenticità delle firme!”, strillava il Tajani. E’ una truffa agli elettori!”, fremeva il Landolfi.

Era il marzo 2005, vigilia delle Regionali, e s’era appena scoperto che Alternativa Sociale, la lista di Alessandra Mussolini allora in guerra con la Cdl, aveva presentato centinaia di firme false, per giunta autenticate da uomini del centrosinistra. Tutta la Cdl, temendo l’emorragia di voti verso la transfuga che nel Lazio avrebbe favorito Marrazzo contro Storace, si trasformò in un sinedrio di giureconsulti ultralegalitari che, legge elettorale alla mano, ne invocavano il rispetto fino all’ultimo codicillo. E’ una partita a carte truccate, si stracciava le vesti Storace, qui si gioca sporco, la campagna elettorale va combattuta ad armi pari. Ciccio Epurator denunciò la Duciona alla magistratura per farla escludere dalle Regionali. E il 12 marzo As fu cancellata dal Tar. La Nipote gridò al golpe e avviò lo sciopero della fame, mentre la Cdl intonava esultante il De Profundis.

Storace: “Ha raccolto firme false, è finita“. Martusciello: Quando ci sono le elezioni bisogna rispettare le regole. Gasparri: “Diamo un premio ai pochi che han messo la firma vera“. La Russa: Possono capitare 2,3,10 firme contestabili, ma qui si parla di centinaia! Pecioni! Dicono di aver dietro falangi, poi non mettono insieme 4 firme regolari”.

Anche lo scarso rispetto per l’intelligenza e la memoria della gente andrebbe punito come reato. In subordine almeno andrebbe da qualcuno ricordato. Voglio dire : mantenere la memoria di almeno pochi anni di attività politica è diventato esercizio rivoluzionario?

Non parlo della memoria storica, che a rammentarla ci si trova etichettati come brigatisti e sovversivi, ma almeno il ricordo di quel che si è detto l’anno prima…

Una volta la destra rappresentava se stessa come portatrice di ideali tipo la coerenza, la legalità, la sicurezza ed il rispetto dei valori tradizionali.

Oggi chi ha in mente ancora questi ideali non può che stare dall’altra parte  rispetto a questa coacervo di interessi illeciti che è il centrodestra odierno. La verità è che questi ex fascisti tenuti ai margini della democrazia per 40 anni, pur di non perdere le insperate opportunità di potere acquisite, si accoderebbero anche ad al capone.

Anzi l’hanno già fatto.

Vediamo se almeno saranno coerenti in questa ultima scelta o se come spesso è accaduto nella storia un pò  cialtronesca di questo paese, si sfileranno prima delll’ultimo atto lasciando il berlusca solo in compagnia di Bondi, quando costui avrà finalmente il suo capo a disposizione tutto per sè.

Crazyhorse70


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Voi che ne pensate ?

I fatti nudi e crudi.Vorrei il vostro parere.

Grazie e buona domenica

Franca

FOIANO WAR CEMETERY

QUESTA LA NOTIZIA ( fonte Arezzo Notizie ) :
Giovedì 11 Febbraio presso la Biblioteca Comunale di Foiano della Chiana, in Piazza Cavour alle ore 17.30, si terrà l’apertura dei Circoli del Buon Governo della Val di Chiana, in particolare Il Circolo di Foiano di Elisa Perriello, il Circolo Giovani di Arezzo di Matteo Camaiani Verdelli, Il Circolo di Torrita di Siena di Lorenzo Vestri.
A inaugurazione dei nuovi Circoli il Sen. Marcello Dell’Utri apporrà a tutti i Presidenti lo spillino “rosso” di appartenza all’Associazione.

Si aggiunge così un nuovo traguardo per la Rete Nazionale e aretina del Buongoverno.
Alla presenza delle autorità e della cittadinanza foianese il Senatore darà anche lettura di alcune pagine dei “Diari di Mussolini” da lui scoperti.
Nel ricordare l’occasione storica della presenza del Sen. Marcello Dell’Utri nella città di Foiano invitiamo tutti a partecipare all’evento ed alla cena conviviale che seguirà all’Hotel Forum.

A POCHI KM DA FOIANO NEL ….Giugno 1944

…”Papa’ rientra un paio d’ore prima del solito. E’ sconvolto.

Mi dice di andare nella stalla della nonna e riunisce il resto della famiglia. Poco dopo il fratello con la moglie incinta lascia la casa. Va a nascondersi altrove, non so dove. Che succede papa? Succede che hanno fatto una strage incredibile a Civitella (siamo tra la Val di Chiana e la Val d’Ambra) e sembra che stiano facendo altrettanto nelle vicinanze, forse verso San Pancrazio ma potrebbero anche indirizzarsi qui. Di peggio: gli alleati sono fermi da 3 giorni e la gente scappa anche da Montepulciano e Sinalunga. Ma perche’ proprio a Civitella? A dire il vero non sembra a nessuno che quella sia una zona particolarmente attiva del movimento partigiano. Infatti solo da noi, tra Foiano e il Cortonese, ci sono state fucilazioni. Comunque per la prima volta noto un allarme quasi frenetico tra i miei………..Nella notte sento un tramestio, giu’ nell’aia. Che succede? Succede che e’ arrivato Ezio (sara’ nel sessantennio successivo il segretario dell’ANPI) e fornisce dettagli su Civitella. Ecco: laggiu’ era stato ucciso un tedesco, sembra con un colpo d’ascia, e dopo un’ora era arrivato un battaglione della Divisione Hermann Goering. Non si sono messi a cercare nessuno, SFONDAVANO LE PORTE DI DECINE DI CASE, TIRAVANO FUORI A CALCI TUTTI GLI ABITANTI, VECCHI, DONNE, RAGAZZINI; AVEVANO SFONDATO ANCHE IL PORTONE DELLA COLLEGIATA E FATTO USCIRE PARROCO E PERPETUA. E via via che li radunavano si sentivano spari qua’ e la’ con singoli morti ammazzati. Poi, mentre i militari urlavano e spintonavanoe la gente piangeva e alzava i suoi lamenti coprendo i bambini, qualcuno ha emesso un lungo fischio come d’allarme. Allora i militari si sonom compattati a schiera e la gente restava come paralizzata senza voce e lamento. Un attimo di silenzio, un ordine perentorio del graduato, e la falcidia. Non si sa’ quanti fossero i civili radunati, ma per terra SONO RESTATI 115 CADAVERI, BAMBINI E PARROCO COMPRESI, QUALCHE AGONIZZANTE SUBITO RAGGIUNTO DAL COLPO DI GRAZIA! Un grido bellico ha salutato la fine della scena e gli assassini si sono ritirati ordinatamente verso i due camion. Residuava solo qualche lamento di morituro. Era la strage di Civitella in Val di Chiana, a pochi chilometri da noi. E gli alleati erano ancora fermi a Chiusi.

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Per questa strage perpetrata dai nazisti con il compiacimento e l’appoggio dei fascisti italiani, il 21 ottobre del 2008 la Corte di Cassazione aveva condannato Berlino a un risarcimento finanziario a favore dei discendenti delle 244 vittime delle stragi naziste del 1944 nei comuni aretini di Civitella in Val di Chiana, Cornia e San Pancrazio. Il governo tedesco ha fatto ricorso alla Corte Internazionale dell’Aia contro la sentenza.

INOLTRE …..

Ecco cosa è successo a Foiano della Chiana in località Renzino tanti anni fa……
Per non dimenticare.
Fonte Società Storica Aretina:

“Dopo alcune spedizioni di squadre fasciste in Valdichiana nella primavera del 1921 (chiamate allora “itinerari di propaganda”, con lo scopo ben conosciuto di operare contro le amministrazioni e le organizzazioni socialiste e sindacali), quella del 17 aprile si conclude con una terrificante imboscata. La spedizione, formata da numerosi squadristi trasportati da due camion, parte dalla sede del fascio cittadino sotto la guida del capitano Giuseppe Fegino del Settantesimo reggimento di fanteria; da Firenze è giunto uno dei camion, guidato da Dante Rossi, un fiorentino. Nel gruppo sono presenti anche Aldo Roselli e Bruno Dal Piaz, studenti dell’Istituto Tecnico Commerciale “Buonarroti”.
Lo scopo dichiarato è quello di compiere un’azione di propaganda nei paesi della Valdichiana. Giunti a Foiano i camion si fermano nella piazza centrale e i fascisti si spargono per le vie cittadine alla ricerca di socialisti e comunisti; entrano nelle loro abitazioni, li minacciano di morte; danno l’assalto al palazzo comunale, devastano le sedi sindacali e politiche e quella della Cooperativa socialista.
Il giro di propaganda nella mattinata si sposta a Marciano e a Pozzo della Chiana, dove si verificano alcuni scontri e sparatorie, poi i due camion ritornano a Foiano all’ora di pranzo. Intanto nell’ambiente sovversivo locale, già in fermento e in crescente tensione anche per le violenze delle precedenti spedizioni, si organizza un’imboscata, che, secondo la versione ufficiale, sarebbe stata preparata da tempo, o “un agguato spontaneo e improvvisato”, secondo le testimonianze degli arrestati e condannati nel processo presso il tribunale di Arezzo.
Nel pomeriggio un camion riparte per Arezzo e mentre discende dal paese verso la provinciale Cassia e si avvicina alla frazione di Renzino, una scarica di fucileria parte da dietro le fitte siepi di bosso poste ai due lati della strada, investendo in maniera concentrica l’autoveicolo. Sono colpiti mortalmente l’autista Rossi, il giovane militare Tolemaide Cinini. Lo studente Roselli viene ritrovato morto in un campo a qualche centinaio di metri dall’agguato. Altri, feriti più o meno gravemente, riescono a salvarsi nascondendosi o fuggendo per i campi.
Nonostante le abbondanti fonti disponibili è difficile ricostruire sia le modalità di preparazione dell’imboscata sia quello che è accaduto dopo. Le rappresaglie immediate, l’occupazione militare del paese da parte di bande fasciste giunte da più parti della regione, l’esecuzione sommaria di nove persone, tra cui una donna e un diciassettenne, la devastazione di casolari e l’incendio di pagliai rappresentano la vendetta cieca e terribile, che per due giorni e due notti si abbatte nelle campagne foianesi, mentre la forza pubblica lascia fare o è complice.”


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SESSUALITA’ E POLITICA

Ricevo da Lucio questo bel post e volentieri lo pubblico.

Rosy

In Italia, negli ultimi tempi si è ripreso a discutere di “sessualità e politica” in virtù dei casi di cronaca che hanno coinvolto alcuni transessuali in relazione soprattutto all’ex governatore del Lazio, ma pure in seguito alle vicende scandalistiche che hanno investito altre personalità pubbliche, ultima in ordine di tempo Alessandra Mussolini. La quale si è lamentata (giustamente) degli ignobili  attacchi di tipo sessista provenienti da vari organi di stampa, in particolare si è indignata a causa di un vergognoso articolo scritto dal solito Vittorio Sgarbi ed apparso sul quotidiano “Il Giornale”, di proprietà del fratello di Silvio Berlusconi. Ebbene, pur comprendendo la reazione di rabbia e sdegno della Mussolini, non si può fare a meno di osservare che tale cultura sessista è riconducibile soprattutto, ma non esclusivamente, alla tradizione storica dello schieramento politico a cui la Mussolini si ricollega da sempre, cioè la destra. Certo, bisogna riconoscere che certi atteggiamenti e ragionamenti di stampo maschilista appartengono pure a molte persone che possono dichiararsi “di sinistra”. Nessuno osa negare l’evidenza di un simile dato di fatto. Tuttavia, mentre negli ambienti sedicenti “di sinistra” l’esternazione di una mentalità sessista viene biasimata e rigettata come una volgare indegnità, nel microcosmo di destra ne fanno addirittura un motivo di vanto.

Comunque, al di là di elementi di circostanza, vorrei soffermarmi su un tema politico e culturale di ordine più generale, che attiene al rapporto tra sessualità e politica.

Ricordo che l’Italia non si è ancora dotata di una legge sui DICO (Diritti e doveri dei Conviventi), che oltretutto sarebbero un misero surrogato dei PACS (Patto Civile di Solidarietà). Una normativa che ha trovato applicazione ovunque, in Europa e nel resto del mondo civile, eccetto che in Italia, in Grecia e in Polonia. Questi sono gli unici Stati che ancora risentono dell’influenza esercitata dal Vaticano. Il quale, prima ha azzerato il progetto dei PACS, quindi ha affossato il governo Prodi che voleva ratificare i DICO, annullando definitivamente l’ipotesi di legalizzare formalmente in Italia, sia pure con una legge capestro, le convivenze di fatto. Con tale espressione si designano non solo le coppie omosessuali, ma anche quelle eterosessuali che rifiutano di consacrare la propria unione in chiesa e in municipio, rifiutando l’autorità del trono e dell’altare.

Non c’è dubbio che si tratta di un tema d’elite, in quanto interessa un’esigua minoranza di individui, e non certo la maggioranza delle persone, ma non si può rinunciare ad assumere una netta posizione critica di fronte all’attacco sferrato dal potere clericale contro le spinte e i movimenti progressisti che partecipano all’emancipazione civile, morale e culturale della società italiana, così come è avvenuto in altri Stati europei.

La curia pontificia ha scatenato tutto il suo potere politico, intervenendo con arroganza nel dibattito pubblico nazionale, minando la stabilità politica del paese, cancellando l’opera del governo Prodi in materia di DICO, intimidendo e ricattando l’azione legislativa per l’avvenire, esercitando una prova di forza assolutamente inaccettabile in uno stato di diritto, in un paese effettivamente laico e democratico. Per giungere infine a un duro antagonismo frontale con il movimento per i diritti dei gay, ingaggiando quindi una “lotta tra froci”, come un omosessuale dichiarato ha ironizzato in un’intervista rilasciata durante un programma trasmesso nel 2007 da una rete televisiva nazionale.

Rammento che il governo Prodi venne messo in minoranza su un tema di politica estera, malgrado alcuni giorni dopo, a “crisi” risolta, lo stesso Parlamento abbia votato a maggioranza bulgara il rifinanziamento della missione militare in Afghanistan. Questa fu la conferma che il governo andò sotto per motivi estranei a questioni di politica estera e alle guerre in cui l’Italia è tuttora coinvolta, ma a causa di un’altra “guerra”, non dichiarata ma clandestina, mi riferisco ad un scontro organico alla società italiana.

In altre parole, si è svolto un regolamento di conti tra omosessuali liberi e coscienti, che rivendicano i propri diritti, e sodomiti non dichiarati, che da secoli praticano la pederastia nel segreto delle canoniche e delle sagrestie, dei monasteri e delle abbazie, ovunque vi siano curati, prelati, vescovi, priori, frati, seminaristi, catechisti ed ogni sorta di chierici costretti al voto di castità, cioè a logoranti ed insani periodi di astinenza sessuale. Pretaglia cresciuta all’interno di una cultura sessuofobica che contrasta con la storia dell’umanità. Una concezione che azzera la cultura dei secoli antecedenti al cristianesimo, quando in tutte le civiltà, dall’Egitto alla Grecia, dalla Persia all’India e alla Cina, la sessualità era vissuta liberamente, senza pregiudizi, tabù o inibizioni, senza inganni o menzogne, seguendo le tendenze insite nella natura umana.

Si sa che gli idoli femminili erano diffusi ovunque nell’antichità: si pensi ad Iside in Egitto, Afrodite in Grecia, Venere a Roma, Devi nella religione induista, la stessa vergine Maria, che nel paleo-cristianesimo era una figura ispirata alla dea Iside, divenuta poi Isotta. Una chiesa “votata” alla castità, oppure all’onanismo, alla pedofilia e alla sodomia più insana, in quanto mortificata, costretta alla clandestinità più aberrante.

In un contesto culturalmente omofobico e sessuofobico, che umilia e nega la sessualità, come viola la libertà dello spirito, le uniche alternative per prelati, monaci e suore, se di scelte si può parlare per chi è costretto al voto di castità, sono la masturbazione e l’onanismo, inteso come pratica anticoncezionale del coitus interruptus per impedire la procreazione, la pedofilia ed infine la pederastia. Infatti, le chiese e i monasteri di clausura sono da secoli teatro di scandali sessuali, di atti “innaturali” quali la pedofilia e altre depravazioni, nonché luoghi in cui dilagano gli abusi e le sevizie sessuali contro i deboli, in cui la pederastia si diffonde nella sua forma più oscena e perversa, in quanto vissuta morbosamente e in mala fede, di nascosto, nel terrore d’essere scoperti, nell’abiezione e nell’ipocrisia immorale e non, invece, nella libertà e nella trasparenza.

Si sa che in Italia contano soprattutto le apparenze, che “i panni sporchi si lavano in famiglia”, che le contraddizioni e i mali non esistono in realtà se non sono riconosciuti formalmente, che basta nascondere il capo sotto la sabbia come gli struzzi per non vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti, che gli omosessuali sono “liberi di esercitare” a condizione che si eclissino ma, soprattutto, che non rivendichino alcun diritto.

Ma esiste davvero un solo tipo di famiglia, come sostengono i teocons e teodem? Oppure esistono diverse tipologie familiari, dalle coppie regolarmente sposate in chiesa a quelle coniugate solo civilmente, dalle unioni di fatto tra eterosessuali ai conviventi omosessuali? Se esistono altri tipi di rapporti familiari, destinati a diffondersi, perché non legittimarne l’esistenza? In nome di chi o cosa bisognerebbe opporsi? Forse in nome del “diritto naturale”? Ma questo è solo un’invenzione del giusnaturalismo, una dottrina filosofica e giuridica che asserisce l’esistenza di un complesso di norme di comportamento valide per l’uomo, ricavate dallo studio delle leggi naturali.

Rammento che in natura non esistono né la pedofilia, né la guerra tra esemplari della stessa specie, eppure sono pratiche diffuse nelle società umane. Così come in natura ci sono numerose specie che praticano la sodomia: basti pensare ai maschi sconfitti dagli esemplari dominanti, che non potendo accoppiarsi con le femmine della loro specie si devono accontentare di congiungersi con altri maschi. Ciò che esiste è invece il diritto positivo, in quanto creazione dell’ingegno umano, storicamente determinato dai rapporti di forza insiti nelle diverse società. L’opera di legislazione dell’uomo ha sancito le conquiste del progresso sociale per cui, ad esempio, la schiavitù non esiste più, almeno formalmente, essendo stata abolita dal diritto universale, mentre in passato era giudicata una prassi “naturale” e “inevitabile”.

Il familismo, inteso come esaltazione delle virtù della famiglia tradizionale, è il valore italiano per eccellenza, è un parto privilegiato della gerontocrazia, di una società invecchiata in cui comandano le generazioni più anziane, che hanno impedito in ogni modo l’accesso al potere per i più giovani, instaurando una vera dittatura. L’ideologia familistica è la più elementare tendenza conservatrice della società borghese, è un aspetto essenziale dell’ideologia tradizionale che proclama la difesa dei principi “Dio, Stato e famiglia” su cui s’impernia l’ordine costituito. La famiglia atomizzata, la famiglia nucleare borghese è l’estrema sintesi e rappresentazione dell’individualismo, dell’egoismo e dell’economicismo ormai egemoni nell’odierna società consumistica.

La battaglia per i PACS resta nell’ambito dell’estensione delle libertà e dei diritti civili borghesi, non punta certo al rovesciamento del sistema sociale vigente. Solo in Italia, colonia del VaticaNato, si osa sostenere che la legalizzazione delle convivenze di fatto potrebbe condurre alla dissoluzione dei valori e delle strutture tradizionali della famiglia, dello Stato e della proprietà privata. Nulla di simile è accaduto laddove sono stati introdotti i PACS, cioè negli USA, in Gran Bretagna, in Olanda, Germania, Francia e Spagna, in nessuna nazione dove sono stati riconosciuti i diritti delle coppie di fatto.

Probabilmente altre forme di rapporti umani, quali le comuni e le famiglie comunitarie sperimentate dai movimenti hippie negli anni ’70, avrebbero potuto sortire effetti eversivi per la società dell’epoca. Non a caso, quelle esperienze alternative fallirono proprio perché tentate nel quadro invariato dei rapporti di alienazione, supremazia e subordinazione gerarchica vigenti nel sistema capitalistico. I “figli dei fiori” furono sgominati dallo Stato, che fece ricorso non solo all’intervento delle istituzioni repressive per antonomasia, il carcere, l’esercito, la polizia, ma soprattutto alla diffusione pilotata di alcune droghe deleterie quali l’eroina, l’acido lisergico ed altri allucinogeni letali.

Lucio Garofalo


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Fascisti e partigiani non sono uguali di fronte alla storia!

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Nessuno si senta escluso dalla storia, nessuno si senta offeso, ma tutti sappiano e non facciano finta di dimenticarlo che la storia dà torto e dà ragione

recita così la bella canzone di De Gregori,  ascoltatela si chiama La storia,  ed è un giusto antipasto, per chi gradisce,  di questo post.

***

Tra un lodo ed un condono mentre l’opinione pubblica è distratta ad arte dai temi economici che scottano, tutte cose  tralasciate  da un governo dannoso e nullafacente –  ecco che alcuni provano a far passare nel silenzio improponibili parificazioni storiche ed arditi revisionismi.

Conoscete un paese d’Europa che si sia sognato anche lontanamente di riabilitare i collaborazionisti della repubblica fantoccio di Vichy, i franchisti spagnoli o i nazisti tedeschi?

Ebbene si, lo conoscete benissimo perchè ci vivete dentro:  è l’Italia di Berlusconi che prova a far passare in cavalleria un vera e propria riscrittura della storia italiana cercando di non far troppo rumore, sì che la sinistra dormiente non si svegli e se ne accorga.

Aveva iniziato l’ineffabile La Russa che tempo fa chiedeva di “accomunare i morti (della seconda Guerra Mondiale ndr) di entrambe le parti”.

Poi hanno pensato bene di trovare un parlamentare non troppo schierato e quindi sperabilmente insospettabile per fargli fare il cavallo di Troia ed hanno trovato Lucio Berani del nuovo Psi. Ma vi rendete conto? Un  socialista che si presta a proporre una legge per i fascisti…e l’hanno messo primo firmatario del disegno di legge 1360 del Pdl.

Piccola parentesi storica.

Di socialisti traditori se ne trovano anceh in passato, prionti a vendersi al potere della controparte, come fece del resto lo stesso loro duce che tanti anni prima aveva tradito la causa del socialismo. Che aspettarsi quindi da gente che ha costruito le porprie fortune sul tradimento e sull’opportunismo?

Mussolini da direttore de L’Avanti era in poco tempo divenuto il braccio armato del potere , utile a frenare con la forza dei propi sgherri e con la compiacenza delle forze dell’ordine, le prime richieste sindacali ed i primi scioperi del biennio 1919-1921, le attività dei rossi0 e dei bianchi – esistevano anche sindacati cattolici –  che atterrirono la borghesia latifondista ed industriale del tempo che pensò bene di inventarsi un Mussolini alla bisogna. Certo che,  fatto il lavoro sporco,  non se ne andò subito ma questa è un’ altra storia.

Tornando al disegno di legge 1360 è chiaro che ormai le loro intenzioni le hanno messe  nero su bianco: riabilitare i fascisti e il fascismo in modo da equipararlo per legge in tutto e per tutto alla resistenza partigiana.

Nel disegno di legge, si vuole istituire l’Ordine del Tricolore che assegna indistintamente ai partigiani, ai deportati, ai militari, ai combattenti della Repubblica di Salò e nientepopodimeno che alle CAMICIE NERE (il testo apre infatti la porta anche alla legittimazione per tutti coloro che facevano parte delle formazioni che facevano riferimento alla Rsi) lo status di combattente e addirittura un vitalizio che peserà per 200 milioni di euro l’anno a partire dal 2009 e che ovviamente saranno pagati dai cittadini.

I neo fascisti oggi al potere (a questo punto non si possono utilizzare più giri di parole), continuano ad alzare il tiro, dopo che nella loro storia hanno conquistato , innanzitutto, l’amnistia di Togliatti del 22 giugno 1946.

Tale atto  comprendeva i reati comuni e politici, compresi quelli di collaborazionismo con il nemico e reati annessi ivi compreso il concorso in omicidio, pene allora punibili fino ad un massimo di cinque anni, i reati commessi al Sud dopo l’8 settembre 1943 e l’inizio dell’occupazione militare alleata al Centro e al Nord.

Poi nonostante le disposizioni transitorie in Costituzione hanno avuto concessa la legittimazione democratica immediata attraverso la possibilità di presentare l’Msi in Parlamento (partito fondato il 26 dicembre 1946 proprio dai reduci della Repubblica Sociale Italiana).

Dalla metà degli anni ’90, dopo il “bagno” di Fiuggi ( ma la maggioranza dei camerati non si è nemmeno inumidita i piedi ) e la creazione di A.N. , hanno ottenuto lo sdoganamento completo da Arcore con innumerevoli Ministeri e incarichi governativi ad esponenti di dubbio spessore democratico e passato di “picchiatori” di Alleanza Nazionale. Infine la presidenza della Camera – terza carica dello Stato – all’ex fascista Gianfranco Fini, l’unico che oggi si  adopera nel tentativo di dimostrare il proprio approdo ai lidi della democrazia.

Il resto dei suoi ex colonnelli si sono bagnati piuttosto con lo champagne di Arcore e sono rimasti quelli di sempre solo che han capito che mentre il loro ex capo era stato preso dal virus della destra moderna, era meglio reggere la coda direttamente a Berlusconi, molto più potente ed in grado di soddisfarne gli appetiti.

Piccatissime le repliche. La più autorevole è di Giuliano Vassalli, classe 1915, arrestato e torturato durante il fascismo, presidente emerito della Corte Costituzionale, secondo cui “è assolutamente chiaro che c’è stata la continuità dello Stato anche dopo l’8 settembre e la caduta del fascismo. E non si può riconoscere a chi ha contrastato lo stato italiano sovrano schierandosi con la Repubblica sociale il titolo di combattente. La Cassazione è chiara in merito. Tutte quelle pronunce sono concordi nel definire i repubblichini come nemici“.

Scioccata anche l’Anpi (l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani) che parla di un “ennesimo tentativo della destra di sovvertire la Storia d’Italia e le radici stesse della Repubblica“.

Si spera che parlandone qualcuno si svegli dal sonno.

Crazyhorse70


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Lezioni dal Financial Times

Evidentemente anche al Financial Times sono diventati tutti comunisti.

segnalazione di Daniele S.

Berlusconi “esempio deleterio” (fonte Corriere della Sera )

27 Maggio 2009 09:07

ROMA – “Un pericolo, in primo luogo per l’Italia, e un esempio deleterio per tutti”. Cosi’ il Financial Times, in un editoriale, definisce il premier Silvio Berlusconi. “Non e’ evidentemente Mussolini – scrive il quotidiano economico inglese – ha squadroni di veline al seguito, non di camicie nere”; ma e’ “un uomo molto ricco, molto potente e sempre piu’ spietato”.

E il pericolo rappresentato dal presidente del Consiglio e’ di “ordine diverso da quello di Mussolini”, prosegue il Financial Times: “e’ quello del potere dei media, che mina i contenuti seri della politica e li sostituisce con lo spettacolo. E’ quello di una spietata demonizzazione dei nemici e del diniego di garantire basi autonome ai poteri concorrenti.

E’ quello di mettere una fortuna economica al servizio della creazione di un’immagine forte, fatta di asserzioni di infinito successo e sostegno popolare”. Sotto accusa, per il giornale, anche “l’assenza’ della sinistra, le “istituzioni deboli e talvolta politicizzate” e soprattutto “un giornalismo che ha accettato spesso un ruolo subalterno”. (Agr)

Berlusconi: Financial Times, Berlusconi “esempio deleterio”

27 Maggio 2009 09:07 POLITICA

ROMA – “Un pericolo, in primo luogo per l’Italia, e un esempio deleterio per tutti”. Cosi’ il Financial Times, in un editoriale, definisce il premier Silvio Berlusconi. “Non e’ evidentemente Mussolini – scrive il quotidiano economico inglese – ha squadroni di veline al seguito, non di camicie nere”; ma e’ “un uomo molto ricco, molto potente e sempre piu’ spietato”. E il pericolo rappresentato dal presidente del Consiglio e’ di “ordine diverso da quello di Mussolini”, prosegue il Financial Times: “e’ quello del potere dei media, che mina i contenuti seri della politica e li sostituisce con lo spettacolo. E’ quello di una spietata demonizzazione dei nemici e del diniego di garantire basi autonome ai poteri concorrenti. E’ quello di mettere una fortuna economica al servizio della creazione di un’immagine forte, fatta di asserzioni di infinito successo e sostegno popolare”. Sotto accusa, per il giornale, anche “l’assenza’ della sinistra, le “istituzioni deboli e talvolta politicizzate” e soprattutto “un giornalismo che ha accettato spesso un ruolo subalterno”. (Agr)