LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse

Quando i pasticcioni delle liste erano formalisti ultralegalitari…

6 commenti

Quelli che oggi sul pasticcio delle liste lombarde e laziali hanno inventato la legge non legge della sostanza che deve vincere sulla forma, sono gli stessi che 5 anni fa strepitarono per buttare fuori le liste che avevano commesso gli stessi errori( anche qualcuno di meno).

Ecco cosa dicevano loro, gli esperti legulei ed adoratori del formalismo ( allora) ,  quando si trattava di dar addosso alla lista della Mussolini che nel Lazio dava fastidio alla allora CDL contro Marrazzo. Storace addirittura commise – si seppe dopo – una serie di  reati per sventare il pericolo che la Mussolini potesse presentarsi.

Sappiamo poi che anche successivamente fecero di tutto per fregare Marrazzo, sfruttando il suo inconfessato vizietto per i Trans e la coca, ma questa è una altra storia.

Le firme sono macroscopicamente false!, tuonava il Giovanardi, procure e uffici preposti escludano le liste presentate in modo irregolare!”. Le autorità competenti facciano controlli a campione sull’autenticità delle firme!”, strillava il Tajani. E’ una truffa agli elettori!”, fremeva il Landolfi.

Era il marzo 2005, vigilia delle Regionali, e s’era appena scoperto che Alternativa Sociale, la lista di Alessandra Mussolini allora in guerra con la Cdl, aveva presentato centinaia di firme false, per giunta autenticate da uomini del centrosinistra. Tutta la Cdl, temendo l’emorragia di voti verso la transfuga che nel Lazio avrebbe favorito Marrazzo contro Storace, si trasformò in un sinedrio di giureconsulti ultralegalitari che, legge elettorale alla mano, ne invocavano il rispetto fino all’ultimo codicillo. E’ una partita a carte truccate, si stracciava le vesti Storace, qui si gioca sporco, la campagna elettorale va combattuta ad armi pari. Ciccio Epurator denunciò la Duciona alla magistratura per farla escludere dalle Regionali. E il 12 marzo As fu cancellata dal Tar. La Nipote gridò al golpe e avviò lo sciopero della fame, mentre la Cdl intonava esultante il De Profundis.

Storace: “Ha raccolto firme false, è finita“. Martusciello: Quando ci sono le elezioni bisogna rispettare le regole. Gasparri: “Diamo un premio ai pochi che han messo la firma vera“. La Russa: Possono capitare 2,3,10 firme contestabili, ma qui si parla di centinaia! Pecioni! Dicono di aver dietro falangi, poi non mettono insieme 4 firme regolari”.

Anche lo scarso rispetto per l’intelligenza e la memoria della gente andrebbe punito come reato. In subordine almeno andrebbe da qualcuno ricordato. Voglio dire : mantenere la memoria di almeno pochi anni di attività politica è diventato esercizio rivoluzionario?

Non parlo della memoria storica, che a rammentarla ci si trova etichettati come brigatisti e sovversivi, ma almeno il ricordo di quel che si è detto l’anno prima…

Una volta la destra rappresentava se stessa come portatrice di ideali tipo la coerenza, la legalità, la sicurezza ed il rispetto dei valori tradizionali.

Oggi chi ha in mente ancora questi ideali non può che stare dall’altra parte  rispetto a questa coacervo di interessi illeciti che è il centrodestra odierno. La verità è che questi ex fascisti tenuti ai margini della democrazia per 40 anni, pur di non perdere le insperate opportunità di potere acquisite, si accoderebbero anche ad al capone.

Anzi l’hanno già fatto.

Vediamo se almeno saranno coerenti in questa ultima scelta o se come spesso è accaduto nella storia un pò  cialtronesca di questo paese, si sfileranno prima delll’ultimo atto lasciando il berlusca solo in compagnia di Bondi, quando costui avrà finalmente il suo capo a disposizione tutto per sè.

Crazyhorse70

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6 thoughts on “Quando i pasticcioni delle liste erano formalisti ultralegalitari…

  1. quesat storia che le destre sono storicamente legalitarie e coerenti fa a botte con la realtà da molto tempo
    dalle legge elettorale truffa di Mussolini a quella di Scelba del 1953, dalle stragi di stato al recente berlusconismo
    tutto sembra contraddire questa leggenda di cui parla cavallo
    di una destra ripettosa della legge
    sarà per questo che ti hanno ripreso il post su toscqueville?

  2. mi viene da ridere a pensare a Marrazzo che si è dimesso al primo stormir di fronde
    e questi che na fanno di cotte e di crude e non ci pensano neanche un po’ a farsi da parte

  3. è incredibile come siate voi ad avere la faccia come il culo
    pur di attaccare berlusconi difendete la nipote del duce, ah ah ah

  4. se questo è l’unico commento che ti ispira la notizia devo dare ragione al tuo nick e consigliarti di seguirlo…

  5. megliolamorte che massificarmi e diventare informe zecca come te
    censurato
    stai calmo
    se vuoi scrivere in questo blog
    trattieni i tuoi insulti

    1° avviso
    Rosellina970

  6. LEGGETE QUA.
    ALTRO ESEMPIO DI MORALITA’ DELLA DESTRA
    PREMIO DI CONSOLAZIONE AGLI INCAPACI
    ANCHE PERCHE’ SI DIANO DA FARE A FAR VOTARE LE LISTE MINORI…

    ROMA – Quarantaquattro rimborsi da 100 mila euro l’uno. Per un totale di 4 milioni e 400 mila euro. Tanto il Pdl avrebbe «promesso» ai candidati della lista Polverini di Roma e Provincia nel caso il Tar (e in seguito il Consiglio di Stato) respingesse anche la seconda lista presentata dal centrodestra l’8 marzo per rimediare al pasticcio combinato con la prima da Alfredo Milioni, che arrivò all’ufficio elettorale con 45 minuti di ritardo sulla chiusura. Lo rivela il quotidiano «Il Tempo» – storicamente, non un foglio di sinistra – in un articolo sull’edizione di mercoledì 17: il giorno in cui il Tar deciderà se ammettere o meno la lista bis.

    POLTRONE E GETTONI – Di premi di consolazione si parlava da tempo negli ambienti della politica romana. Gli stessi vertici del Pd prevedevano con una punta di sarcasmo che il Pdl – nel caso andasse alle urne senza la lista di Roma e provincia – avrebbe provveduto – se Renata Polverini avesse vinto comunque le elezioni – a compensare i vari esponenti la cui elezione era stata impedita dall’«errore Milioni» con qualche poltrona eccellente.
    «Dovranno sistemare tutti i consiglieri regionali uscenti e anche qualche nome noto in più», vaticinava un esponente della sinistra, disegnando un futuro – in caso di vittoria nel Lazio del Pdl – in cui tutti gli assessorati del Lazio sarebbero andati ai «mancati eletti», insieme magari ai vertici di tutte le istituzioni lottizzabili: dai parchi alle Comunità montane. E qualcuno azzardava l’ipotesi che lo stesso sindaco di Roma Gianni Alemanno avrebbe dovuto far posto ai non eletti perchè non-candidati, cambiando vari assessori del Comune di Roma. Ora l’ipotesi sembra più concreta, a detta del quotidiano romano. Tanto che non tardano ad arrivare reazioni indignate.

    VERTICE NOTTURNO – L’idea di rimborsare con consistenti «gettoni» ed eventuali poltrone i candidati esclusi sarebbe maturata in una riunione notturna del Pdl martedì 16. Di «promessa scandalosa» parla il consigliere regionale Pd, candidato alle prossime elezioni nel Lazio, Tonino D’Annibale. Assurdo sarebbe «un premio di consolazione da 100mila euro o, in alternativa, un bel posto nella Giunta comunale lautamente retribuito a spese dei contribuenti, per non essere stati in grado nemmeno di presentare una lista entro i tempi previsti…», ribadisce. E ribadisce: «Se risultasse confermata, la promessa fatta (secondo un quotidiano) dai vertici Pdl – per i candidati della provincia di Roma rimasti fuori dalla competizione elettorale regionale – sarebbe a dir poco scandalosa».

    IL FUTURO DEI CITTADINI – Secondo il consigliere sarebbero tanti i soldi necessari «a comprare l’impegno in una campagna elettorale nella cui causa i “rigettati” del Tar e del Consiglio di Stato credono così tanto da dover essere pagati, profumatamente (e a spese di tutti noi) per ritrovare uno straccio di motivazione». Poi affonda: «Tra poltrone e milioni di euro ci chiediamo dov’è finita la preoccupazione di questi signori per il futuro del Lazio e per le sorti dei suoi cittadini che, invece, vorrebbero avere risposte concrete su temi cruciali come la sanità, il lavoro, i trasporti e la famiglia. Su tutto questo, nella riunione Pdl svoltasi l’altra notte, neanche una parola. Le questioni poste erano solo due: quanto e a chi».

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