LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

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Voto utile, ma per chi?

2b01dace1a1ee602c09471aba50433f5La questione del “voto utile” è molto più ampia, complessa e controversa rispetto a come viene impostata normalmente. Cosa significa “voto utile” e “utile” per chi o per cosa? Per un comunista è davvero utile votare con questo sistema elettorale, e per chi?

Chi ci rappresenta e come ci rappresenta? Come e da chi siamo stati rappresentati noi lavoratori negli ultimi anni? E’ davvero utile recarsi alle urne? E per votare chi? Per una lista che non ha nemmeno il coraggio di usare un simbolo comunista? A me la richiesta del “voto utile” pare una soluzione comoda per chiunque si candidi ad essere eletto. Ma può essere utile anche non recarsi alle urne e scegliere consapevolmente di non votare per nessuno. Scegliere di non sprecare il proprio voto e non rendersi più complice di questo sistema politico-elettorale che non rappresenta le classi lavoratrici, gli operai, i pensionati, i proletari. Al contrario, li massacra, li deprime e li mortifica sempre di più.

Qualcuno, in buona fede, sinceramente appassionato alla Politica, potrebbe ritenere giusto esprimere il proprio impegno o la propria “fede” politica attraverso un “voto utile” per delegare chi lo rappresenti. Ma il punto è esattamente questo e lo ribadisco.

Chi ci rappresenta? Chi è in grado di farlo ed ha le credenziali per farlo? Chi ha dimostrato in passato di poterlo fare e non l’ha fatto? Perché forse non ha voluto o potuto. Ma al di là del passato, che non è mai sepolto del tutto, chi, nell’odierno panorama politico ufficiale, ha davvero la forza, la volontà, la possibilità di rappresentare in modo “utile” il nostro voto, cioè il nostro impegno tradotto e declinato in un voto di procura, ossia di delega? Io credo che non ci sia nessuno in grado di farlo, specie in un momento storico in cui la sovranità della politica è sempre più esautorata e limitata dallo strapotere dell’alta finanza e del grande capitale anonimo e cosmopolita.

Oggi, a che serve e a chi serve (a maggior ragione ad una sinistra che si professa comunista) un ruolo di testimonianza, o di sponda, quando stiamo vivendo una fase storica attraversata da una feroce offensiva neocapitalistica, di cui l’agenda Monti è solo l’espressione dell’ultimo anno? Insomma, limitarci a testimoniare la nostra esistenza attraverso il voto, in quanto comunisti, può servire davvero ad incidere e ad essere protagonisti rispetto ai processi storici che stiamo vivendo, rispetto alle lotte e alle conflittualità sociali radicali come quelle che sono esplose in Grecia oppure in Spagna?

In Grecia e in Spagna contano molto di più gli anarchici, che non a caso rifiutano il voto, anche solo per esprimere o testimoniare la propria presenza, preferiscono astenersi, ma sono molto più presenti ed incisivi nelle lotte reali. Che ci sia qualcuno che in Parlamento, o nelle istituzioni borghesi in generale, possa testimoniare, denunciare, sollevare determinate questioni e rivendicare un ruolo critico rispetto alla crisi del capitale, ma soprattutto rispetto alla crisi del lavoro, è un bene, non c’è alcun dubbio.

Ma a me non basta più. Tutto qua. Resta, dunque, irrisolto, il nodo cruciale. Insisto su questo punto per sottolineare il mio dissenso e la mia distanza rispetto ad una politica ufficiale che non mi rappresenta e non esprime quelli che sono i miei ideali, le mie ragioni e le mie posizioni politiche, oltre che i miei interessi e le mie rivendicazioni concrete, in quanto lavoratore. Non è colpa mia se non riesco a riconoscermi in nessuno degli schieramenti politici presenti in questa competizione elettorale. Poi, sul fare qualcosa, sono d’accordo. Io ho sempre cercato di fare qualcosa di concreto e di utile per la “causa”, come si dice. Magari anche solo scrivendo, oppure impegnandomi nel mio settore professionale, visto che sono un insegnante. Oppure spendendomi in altri ambiti, per provare ad incidere sul reale e a cambiare l’esistente attraverso iniziative di tipo politico. In passato ho militato persino dentro Rifondazione comunista, ma sono stato deluso troppe volte dalle scelte compiute dal partito a livello nazionale e locale.

In sostanza, quando una persona è ripetutamente tradita, ingannata e disillusa, alla fine ci pensa non una, ma cento, mille volte, prima di commettere ancora lo stesso errore.

Lucio Garofalo

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Vattene a casa, non hai mantenuto neanche una promessa che sia una!!!

Non capisco cosa si aspetti a togliere la poltrona da sotto il sedere di questo scemotto incapace ed inetto.
In giro pel mondo ci prendon per il culo anche i governi più improbabili e la nostra estrema debolezza consente agli altri di trattarci da ricattati, gente  che per sedere ancora in certi scranni devono esser poi d’accordo con tutte le  decisioni altrui, senza fiatare. Basta leggere i resoconti WikiLeaks appena usciti su come Obama ci consideri tutto sommato un buon e fedele alleato proprio perchè estrememente in difficoltà e non in grado di far gli interessi nazionali.
Solo per questo B. andrebbe processato per alto tradimento e anche la stessa Lega  – che ho sempre votato fino ad oggi –  e che lo tiene in vita con lo sputo ed i cerotti – come facevano al Cremlino con le mummie comuniste prossime a morire –  deve pagare tutte queste schifezze ed anche il fatto di esser divenuta un partito molto ben addentro all’ambiente romano, in tutti sensi.

Ora basta: credevamo che dietro gli scherzi, i conflitti, i suoi noti problemi, ci fosse comunque un programma,  che fosse l’unico modo per aver un giusto federalismo liberale e moderno.

Invece c’è solo un disco rotto come dice il Bersani; abbiam di fronte un vecchio rancoroso che non vuol accettare la sconfitta . Un vecchio che si crede un mandrillo e che deve far uso di pillole in quantità industriale, uno che per due anni non ha pensato altro che al sesso con minorereni ed ai giudici comunisti.

Insomma ha rotto le bale, che se ne vada in villa ad antigua.Non creda che siamo ancora tutti ipnotizzati, è vero, siam stati capaci de ciapar una simia per diversi anni ma ora ci siam svegliati

Qui si pagan piu’ tasse, i problemi di sicurezza nelle città non son venuti meno, c’é la crisi mondiale, è vero, ma non c’é neanche un piccolo segnale che le cose andranno meglio, siamo gli ultimi in Europa, neanche con le decine di  tasse inventate da  Visco e Prodi eravamo messi cosi’ male , così ‘ senza speranza.

Non c’ é crescita, i soldi nostri vanno a Roma come e più di prima; anzi la situazione peggiorerà perchè per mantenere il governo in vita B. dovrà elargire altri soldi a quei meridionali i cui voti marginali gli servon come il pane e son tutti di giù. Insomma non cambia mai nulla…

I conti tornano ( anzi non tornano) pensando a quella che è stata la vera attività quasi esclusiva del nano governante.

In due anni B. ed i suoi compari si sono occupati solo ed  esclusivamente di :

1) scandalo nella villa in Sardegna del presidente del consiglio con foto di nudo e viaggi a spese dello stato

2) caso Patrizia D’Addario

3) caso Scajola

4) caso Consentino

5) caso Verdini

6) caso Mantovano

7) caso elezioni regionali in Lazio e Lombardia

8) processi dell’Utri

9) caso Spatuzza

10) caso Processo Breve

11) caso decreto legge sulle intercettazioni

12) libertà di stampa ( quale libertà? quella di scrivere il gossip )

10) caso della espulsione di Fini

11) caso Caliendo

12) casa Montecarlo

13) caso Ruby

La misura è colma : deve essere processato per alto tradimento e collusione con mafia ed andare a casa
e tutti coloro che attualmetne ancora camminano bendati e lo appoggiano, andrebbero messi per 5 anni in campi di rieducazione, o pagar di tasca propria questo stillicidio.

Berlusconi vattene ora immediatamente e mandaci a votare, persino Bersani è meglio di te!

Mauro Perin


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In poche ore a destra scavano ben 6 buche sotto palazzo grazioli sempre meno stabile…

Sei motivi freschi freschi per sospettare che la frantumazione della destra populista al governo porti alle elezioni anticipate.

1) Stamattina il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola si è presentato davanti ai giornalisti ed ha annunciato le proprie dimissioni. “Vivo da 10 giorni una grande sofferenza“, dice in conferenza stampa, e “in questa situazione che non auguro a nessuno, devo difendermi. E per difendermi, non posso più continuare a fare il ministro“. Il ministro,  ha detto di sentirsi al centro di “una campagna mediatica senza precedenti“. “Probabilmente hanno pagato al posto mio senza avvisarmi“Poi ha aggiunto: “Sono certo che le mie dimissioni permetteranno al governo di andare avanti con il lavoro che anche io ho contribuitoa fare in questi due anni.”

Sciaboletta dicendo che hanno pagato al posto suo senza avvisarlo concorre al primo pieno per la battuta più carina dell’anno

2) ROMA – Contribuiti all’editoria percepiti illecitamente dalle sue società: questa l’accusa rivolta al senatore Giuseppe Ciarrapico dalla procura di Roma, che indaga anche sul figlio dell’imprenditore, Tullio, e su altre cinque persone, per lo più prestanome: Umberto Silva, Antonio Maria Sinapi, Leopoldo Pagliari, Giulio Caradonna, Marco Tartarini e Silvio Giuliani. Sequestrati dalla guardia di finanza beni per circa 20 milioni di euro tra immobili, quote societarie e una imbarcazione di lusso. Venti milioni è il valore dei contributi di cui, tra 2002 e 2007, Ciarrapico avrebbe goduto impropriamente, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti.

Ciarrapico fascista ciociaro di lungo corso ed allievo di Andreotti negli affari è sempre stato un truffatore, ultimamente ha preso la residenza in una baracca sul tevere per evitare alcuni pignoramenti della innumerevole schiera di creditori. E’ un personaggio stravagante che neanche Alberto Sordi potrebbe riuscire a ridicolizzare più di quanto ci riesca da solo

3) Una campagna mediatica capillare, fatta di messaggi «forti». E’ questa la strategia che Gianfranco Fini porta avanti dopo lo strappo con Berlusconi. Che da ieri viaggia anche sul web. Il presidente della Camera interviene con un video messaggio sul sito di ”Generazione Italia”, la nuova associazione di area finiana, fondata da Italo Bocchino e lancia i circoli «per la buona politica, fatta di legalità, rispetto delle regole e del principio che chi sbaglia deve pagare, anche se in tempi brevi e con processi certi». Obiettivo: coinvolgere migliaia di volontari sul territorio. Di fatto, è la nascita ufficiale della corrente del Pdl che fa capo all’ex leader di An e punta a conquistare i tanti scontenti di questa politica «basata su slogan, sondaggi e immagine», suscitando voglia di partecipazione, soprattutto nei giovani, che sono i principali utenti di Internet.

A Berlusconi sono fischiate così tanto le orecchie che per tutta la mattinata Letta ha dovuto parlargli col megafono per farsi sentire…

4) Roma 4 mag. (Apcom) – “I Circoli territoriali di Generazione Italia rappresentano la chiara strutturazione di una corrente territorializzata, cioè diverse cellule che costituiscono la metastasi. L’auspicio è che non diventino mai la gemma di fioritura di un nuovo soggetto politico”. Lo dice Massimo Corsaro, colonna della Destra lombarda e uomo forte di Ignazio La Russa.

Fini ha cambiato idea, la Destra no. La vera An siamo noi”, aggiunge Corsaro, che spiega così la nascita della neonata area di destra nel Pdl fondata da La Russa:Abbiamo ritenuto che ce ne fosse bisogno specie in un momento di disorientamento generato dall’atteggiamento incomprensibile di alcuni amici che provenivano da An, come il presidente della Camera Fini, che hanno messo improvvisamente in difficoltà il Pdl aprendo un dibattito fortemente polemico all’indomani di un successo elettorale che, invece, avrebbe meritato una migliore sottolineatura“. Ma attenzione a non chiamarla corrente “perché nel Pdl non ci sono correnti organizzate e non vogliamo che ce ne siano”.

Ed il Predellino di Straquadanio? Ed i promotori della libertà della Brambilla? Ed i circoli di Dell’Utri ? Infine ora Fini ed anche La Russa: più o meno le stesse correnti della D.C. ai tempi d’oro…

5) Roma, 3 mag. (Apcom) – “Vogliamo creare un partito nuovo, lo faremo entro l’anno, che parli il linguaggio dell’unità“. Lo dice il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, al Tg1. “Mi dispiace fare la parte dell’antipatico” ma “noi l’avevamo detto che salendo sul predellino sarebbe nato un partito particolare, che Lega sarebbe stata l’arbitro di vita e morte del governo“. Sul federalismo, aggiunge, occorre “spiegare la moltiplicazione dei centri di spesa“.
Casini, vecchio troione D.C. di lungo corso, sente odore di governi tecnici e di elezioni e si prepara ad imbarcare Rutelli e Montezemolo, per non dire di Fini…

6) Roma, 4 mag. (Apcom) – “Il federalismo va realizzato. Punto”. Lo dice il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, in una intervista a Sette, in edicola domani. “Bossi è stato chiaro. Se non si fa il federalismo tanti saluti e tutti a casa”, taglia corto.

La Lega nervosa ha capito che quasi quasi le sarebbe convenuto non vincere le elezioni perchè il risultato ha dato la stura ad una lunga serie di se e di ma sul federalismo, una serie di perplessità molto più lunga di quanto non dica la conta delle prime ore dell’esercito di Fini.

Del resto nessuno della Lega ha mai saputo spiegare e convincere alcuno della bontà del federalismo così come è stato concepito e la paura che al momento delle votazioni sui decreti attuativi tutti questi distinguo diventino dei veti comincia a salire come un brivido sulle schiene dei leghisti.

Pur sforzandomi di essere obiettivo  -con questa destra è difficile – io non ho sentito altro che risposte evasive e confuse fino ad ora sui costi di questo marchingegno : la verità è che la Lega ha funzionato sul razzismo antistranieri, ma sul federalismo è tutt’ora un puro atto di fede che al momento giusto molti non si sentiranno in grado di accettare.

Conclusione
I guai giudiziari dei parlamentari e dei ministri del governo ormai hanno raggiunto un livello di guardia per quantità di persone e per numero di reati: mai nessun governo è stato così in odore di corruzione nella storia come questo.
Come se ci fosse un copione già scritto, tutti i soggetti politici sono tarantolati da mille movimenti e riposizionamenti e sebbene non lo si dica tutti i giorni, la lenta ma inesorabile caduta del cinghiale, iniziata l’anno scorso di questi tempi, ha ricevuto una nuova accellerazione in questo periodo post elettorale.
A riprova  non solo della schizofrenia di interessi molteplici e contrastanti con quelli degli italiani, ma anche della ragionevolezza di alcune analisi più approfondite del vero risultato elettorale delle scorse elezioni.

Intanto il debito pubblico italiano, tra il  gennaio 2008 ( 1.621miliardi euro) ed il  febbraio 2010 ( 1795 miliardi euro) è cresciuto di 174 miliardi euro in 20 mesi di governo berlusconi.

Il primo maiale dei 5 PIGS ( o Gipsi  ) è già caduto( Grecia ), con questo governo stiamo solo a guardare ciò che accade, eppure avrebbe i numeri per fare molto, ma sappiamo  già che dovremo occuparci solo delle cause di Berlusconi per 3 anni e nient’altro!

Questo paese, pur se imbottito di cialtroni, complessivamente merita di meglio.

Crazyhorse70


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L’anomalia della sinistra e lo stato delle cose

Oltre alla anomalia berlusconi di cui abbiamo detto già detto in modo esaustivo, occorre occuparsi anche della anomalia sinistra.

Per questo motivo propongo questa riflessione sul risultato elettorale, non per aprire di nuovo la discussione iniziata da cavallo pazzo la sera dello scrutinio, ma per evidenziare piuttosto lo stato d magma indistinto in cui versa la sinistra, incapace di intercettare la grande disaffezione elettorale.

Il primo partito d’Italia è il PDA, partito dell’astensione, cioè di quelli che non riescono più a tollerare né il Pd né il Pdl, e conta il 36% degli elettori.
Ad essi si devono aggiungere quelli che hanno dato scheda bianca o nulla, voti persi di cui il Viminale è sempre restio a comunicare i numeri ma che nella sola Campania riguarda ben l’8,4% dei votanti.

In un paese normale, vuoi o non vuoi, è l’opposizione che fisiologicamente fa cassa in elezioni come queste. E’ l’opposizione che intercetta buona parte della disaffezione.

Da noi non è successo: dai motivi di questo insuccesso dobbiamo ripartire. Si dice sempre talvolta con demagogia, che occorre stare tra la “ggente” ;   bene,  mai come ora tale assunto è vero ed è anche da mettere in  atto velocemente altrimenti andrà  in porto la vecchia idea berlusconica di avere dentro la destra sia il  governo che l’ opposizione, sia il partito di lotta che il partito delle istituzioni, protestatari e goverantivi, tutti dentro.

Vi ricordate il presidente operaio, avvocato, imprenditore, casalinga , garagista, infermiere, posteggiatore ecc, ecc.?

Tra lui e la Lega e Fini stanno occupando tutto lo scibile politico e la sinistra diventa museo delle cere.

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Berlusconi ha perso le elezioni e la sinistra non ha vinto. Questo è il dato di fatto. Dal risultato del 37,4% delle politiche del 2008 il PDL è passato al 26,7%. Quando si perde il 10,7 % dei voti significa che si è perso.  Riferirsi alla vittoria dell’ alleato Lega Nord e spacciarla come propria vittoria è la cosa più stupida che esiste e Berlusconi,  che non è stupido,  lo sa bene;  non ha dietro di sé  il vantato partito del 38% dei sondaggi, ma un magro partito del 26,7% (tra l’altro molto litigioso al suo interno al punto di non mettersi d’accordo sui candidati da presentare nel Lazio fino all’ultimo momento),   ora cercherà di attrezzarsi per salvare se stesso,  e marcerà a grandi passi verso la repubblica presidenziale.

La sinistra non ha vinto.  Tranne il caso Vendola in Puglia, per il resto si dimostra incapace di proporre una politica per il Nord ed anche per il Sud dove era stata precedentemente premiata. Rimangono alla sinistra le regioni storiche del centro, dove si registra anche un diffuso scontento  e lo testimonia l’affermazione delle liste del movimento di Grillo.

Nonostante la meno litigiosità della sinistra che abbiamo osservato il 13 marzo, la sinistra continua ad essere un magma fluido che necessita di un processo di unificazione su contenuti essenziali.

Il centro non ha vinto, il partito di Casini è rimasto inchiodato a strette percentuali, il bipolarismo  continua ad avere una maggiore forza attrattiva, e non è stato apprezzato il gioco su più tavoli.

Il partito che non c’è dell’astensione ottiene la percentuale più elevata del 35,80%;  si badi bene che trattasi di percentuale sugli aventi diritto al voto, di conseguenza se si misura il risultato del maggior partito (PDL 26,7%, percentuale sui voti espressi)  e lo si rapporta agli aventi diritto di voto si scopre che le percentuale dei consensi degli italiani a Berlusconi è molto misera;  nonostante tutto marcerà verso il presidenzialismo, e forse avrà come alleato il vincitore di questa ultima partita a carte che è stato Bossi.

Sul perché la Lega ha aumentato i suoi consensi al Nord, si possono fare tutte le riflessioni che si vogliono, ma è certo che una parte di voto popolare che prima premiava la sinistra si è spostato verso la Lega.

francesco zaffuto

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Una volta la sinistra si occupava dello stato delle cose, ed ora?

Alfonso


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Non si vive di solo localismo

Tra le tante analisi del voto che si leggono oggi ho trovato questo articolo molto  interessante e ricco di spunti di riflessione.

Non si vive di solo localismo di  Giuseppe Caravita.

Tutto è compiuto. Hanno vinto solo le tre forze credibili, di quelle che ti fanno muovere il sedere, nel bene o nel male, per andare al seggio.

Vendola, sulla sua faccia, e la Lega, con il suo messaggio terribilmente chiaro e semplice. Gli altri hanno perso. Berlusconi è costato punti al Pdl, il Pd pare ormai un vecchio castello mezzo disabitato e dalle mura che si sbriciolano, l’Idv una mancata promessa (un partito monarchico di borghesia legalista) , l’Udc un comprimario marginale (pieno di inquisiti), la vecchia sinistra radicale rivoltolantesi nella sua bara (ormai temo inchiodata), e solo i grillini un piccolo (ma in alcune regioni no) sprazzo di possibile innovazione.

Ha ragione Zaia, il bipolarismo, con oggi, è finito. E’ morto il progetto di una Seconda repubblica alla francese o inglese. L’unico modello possibile ora, stante le cose politiche in Italia, è la Germania. Spero vivamente non la Jugoslavia.

L’unico progetto politico “pesante” su piazza, ovvero il federalismo fiscale, ovvero la controllabilità dei soldi sul territorio (e la presenza del politico leghista sul territorio), ovvero la paura del diverso (ma necessario per lavorare e fare profitti) ha vinto.

E ha vinto anche Vendola che, da sinistra, condivide la sua forma di localismo, ma di ben diverso spessore e prospettiva umana.

L’Italia del Nord, dopo 18 anni di fallimento irrisolto della Repubblica,  ha perso definitivamente l’illusione berlusconiana, si è ripiegata su se stessa, sul suo illusorio materasso protettivo. Il sud della Campania e Calabria ha dichiarato bancarotta, tornandosene ai Cosentino e ai soliti Gattopardi. Abbandonando le fotocopie di sinistra per gli originali.

Soltanto Vendola ha guadagnato un ruolo di speranza, e l’Italia progressista ora guarderà alla Puglia.

Nasce invece la Padania leghista, e si prepara la lunga resa dei conti in un centrodestra ormai a motore bossiano. L’anno prossimo il grande test sarà il sindaco di Milano, a fronte del fallimento conclamato della sua ex-borghesia.

Ha perso, ma in modo mascherato e soft, il declinante Berlusconi. Di Pietro ha tenuto, pagando prezzi enormi alla sua alleanza (a mio avviso malaugurata) con il Pd dei nomenklati, dei ciechi e degli stolti.

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Bavaglio alle trasmissioni

Il provvedimento era nell’aria, ma ora si è trasformato in realtà. Il CDA della Rai ha deciso di chiudere tutti i programmi di stampo giornalistico per un mese grazie alla campagna elettorale. Nessuna trasmissione, inchiesta, talk show, approfondimento politico potrà andare regolarmente in onda per non contrastare con la “presentazione” dei vari candidati per la Regione.

Nonostante le proteste forti e le promesse (quella di Santoro) di provare ad andare comunque in onda, i cittadini non potranno venire più a conoscenza dei profili di tutti i candidati che si apprestano a darsi battaglia. Ecco, proprio il conoscere e delineare i profili di questi signori è una cosa che in Rai bisogna evitare, anzi diciamo che bisogna evitarla dappertutto. Le notizie non devono trapelare, ne bisogna stilare la lista di tutti i rinvii a giudizio, processi e colpevolezze che fanno da contorno alla metà dei candidati. I vari Floris, Santoro, Vespa ( sacrificato per parcondicio) sono imbavagliati, nonostante questi avessero provato a portare avanti temi differenti dalla politica. Flores con il costo della vita, Santoro prima con lo scandalo della Protezione Civile (dove centrava la politica ma non è colpa nostra, semmai la loro) e poi con il caso Morgan, infine Lerner con lo scandalo Telecom-Fastweb. Ma neanche questo basta, neanche questa tipologia di argomenti deve essere approfondita. Meglio non far luce sui favoritismi del capo della Protezione Civile, ne sul riciclaggio di soldi creando una delle più grandi truffe della storia, ne di illustrare i modi rozzi e barbari che mafiosi, camorristi e ndranghetisti utilizzano per portare a spasso politici di un certo spessore. Se poi vogliamo fare tutto a favore della libertà di una campagna elettorale, dai piani alti sono più giustificati, visto che Formigoni in Lombardia e Errani in Emilia Romanga sono ineleggibili per legge, ma nonostante questo hanno comunque chiesto un ricorso e un aiuto perchè le leggi possono anche non essere rispettate, così come ha fatto la Polverini che ha chiesto aiuto di cani e porci, di capi di Stato e giudici in toga rossa per ritornare in corsa. Dunque oscuriamo le notizie, mandiamo l’informazione a farsi benedire e lasciamo che si assista a noiosi programmi di partito, proposte e quant’altro sia necessario a farsi “bello” davanti al grande schermo, lasciamo che sia il TG1 a occuparsi di tutti gli altri approfondimenti e di assolvere o prescrivere chi gli pare, lasciamo anche che la gente dell’Aquila rimanga li, con le sue carriole a protestare o a ignorare le pietre tombali abbandonate e lasciate li a confondersi con le macerie. Lasciamo anche che i sindaci dei paesi limitrofi dichiarino “impossibile ci siano queste condizioni in un cimitero”, quando poi tutto viene regolarmente documentato sul giornale, quei pochi veri che ancora provano a non distorcere la realtà con la menzogna o l’occultamento. Ignoriamo tutto e basta. Ignoriamo magari anche come il Regime italiano si fortifichi sempre di più, giorno dopo giorno.

Dove tutto è legale perchè reso illegale, non meravigliamoci che il sistema elettorale sia trascinato anch’esso in questo vortice che non si fermerà più.

Nicola Sorrentino


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Berlusconi ed il ventriloquo Schifani: la pistola scarica del pistola

Considerazioni politiche

Il presidente del senato ha dichiarato che “se la maggioranza non è compatta si va a nuove elezioni“.

Il presidente del consiglio il giorno dopo lo smentisce ma intanto ha fatto circolare la voce come una minaccia.

Poichè la sortita dello scudiero del premier non aveva avuto gli effetti desiderati tra i suoi riottosi alleati,  Berlusconi si è affretato a smentire il suo collaboratore facendogli fare – e  così formalmente evitando di fare anch’egli – una figura non eccelsa.

Vedo che anche oggi il vecchio ricattatore Kossiga si inserisce nella polemica minacciosa dicendo la sua nei confronti di Fini.

In realtà nonostante quel perfetto cretino di Feltri si affanni a snocciolare cifre e sondaggi, la pistola delle elezioni è scarica e non funziona. Anche perchè Bossi vuole a tutti i costi portare a casa legislatura e federalismo e Fini ha il solo intento di logorare il cinghiale ferito torturandolo senza alcuna fretta. Le opposizioni invece  hanno tutto l’interesse a consolidarsi nella lenta crisi del berlusconismo per giungere rinvigoriti alle elezioni politiche anche anticipate ma non troppo.

Inoltre  non s’é mai visto un tacchino fare il tifo per il natale  e poichè la maggioranza uscita dalle elezioni è numericamente fortissima e non ha ancora passato il termine minimo previsto per la pensione, sarà molto complicato pensare che nel segreto del’urna votino il proprio suicidio e si mandino a casa da soli.

Peraltro devo dire che secondo me  Fini è solo uno che sta facendo una battaglia per sè più che per limitare il potere autoritario di berlusconi e tutto sommato potremmo interpretare la commedia tra i due come il giochino  del gatto e la volpe o,  se preferite,  del poliziotto buono e di quello cattivo.

Sarebbe pertanto molto grave ed imperdonabile che qualcuno a sinistra pensasse che Fini stia facendo veramente l’argine democratico , sentendosi magari così sollevato dal peso di doverlo fare lui, l’argine!

Che la prossima volta trovi una pistola carica di una minaccia seria  Berlusconi se vuole essere credibile e che nessuno creda veramente che Fini in cambio di altra visibilità e di altro logoramento del premier non ceda sulla giustizia.

Perchè errarre è umano per il PD ma perseverare è diabolico.

Piuttosto diano un segnale alla propria base partecipando al NO BERLUSCONI DAY e facendo meno chiacchiere in parlamento.

Considerazioni costituzionali

Ma al di là delle ovvie considerazioni politiche che smentiscono i progetti cruenti dei berlusconici, c’è dell’altro e cioé che sarebbe ora di finirla con questa visione impropria del nostro assetto costituzionale, la leggenda della costituzione ” materialmente ” cambiata.

Ricapitoliamo per coloro che amano questa favoletta.

Alle dimissioni del premier non consegue automaticamente lo sciolglimento delle camere, il presidente del consiglio non decide da solo dopo le dimissioni e  non esiste nell’attuale sitema , checchè se ne dica in giro da parte di aspiranti costituzionalisti della domenica laureati ad Arcore,  un rapporto diretto tra governo e popolo.

Quindi in caso di dimissioni di berlusconi, Napolitano ha il dovere di incaricare altri che possano cercare e trovare una maggiornaza in grado di  sostenere un governo che continui la legislatura.

Questo è l’attuale assetto costituzionale, se qualcuno volesse mofidificarlo si desse da fare col procedimento dell’art. 138 e con la sua prevista maggioranza dei due terzi, ricordando che  altrimenti può esser chiesto un referendum oppositivo come successe nel 2006.

Questa era la repubblica parlamentare della prima repubblica e questa lo è della cosidetta seconda.

L’art. 88 della costituzione prevede che il presidente della repubblica sentiti i presidenti delle due camere può sciogliere le stesse . Il presidente del consiglio dal momento che ha il potere di controfirmare il decreto di scioglimento ( art. 89) concorre in questa decisione con un ruolo notarile secondo alcuni , paritario secondo altri.

Ma nessuno –  nè in dotrina nè in giurisprudenza –  ha mai pensato che possa il premier decidere la questione con un potere unico o  comunque in posizione  superiore a quello del PdR sul tema, quest’ultimo sulla questione essendo invece in posizione dominante.

Poi in base agli artt.  92 e 94 cost  il PdR  nomina il PdC e su indicazioni di questi i suoi ministri. Tale  governo siffatto ha dieci giorni di tempo per trovare la fiducia delle camere, altrimenti si dimette ed avvengono altre consultazione ed altro politico a cui viene affidata la guida di un governo. Solo quando non sia più possibile salvare la legislatura il PdR scioglie le camere.

C’è qualcuno che ancora non si è accorto che di riffa o di raffa sono mesi che il governo tratta  solo dei fatti privati del berlusca?

C’è qualcuno che ancora non si è accorto come questi fatti confliggano con gli interessi degli italiani?

Crazyhorse70