LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse


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Riflessioni in itinere sulla campagna elettorale

Vi anticipo subito che il contenuto di questo intervento è, come potrebbero facilmente obiettare i detrattori intellettualmente più disonesti e in malafede, “demagogico e qualunquista”. Ma tant’è, me ne faccio orgogliosamente un motivo di vanto personale.

In questa campagna elettorale si è sentito proporre di tutto e il contrario di tutto, abbiamo assistito ad una “kermesse” assai variopinta e molteplice di “ricette anti-crisi”.

C’è chi insiste sui tagli ai costi della politica. Ebbene, riduciamoli drasticamente, ma se fosse per me, consegnerei tutto il potere politico direttamente nelle mani dei cittadini mediante l’istituzione di appositi organismi di autogoverno popolare, attraverso le procedure e i canali della democrazia assembleare a partecipazione diretta, che è un modello senza dubbio più utile e convenente sotto il profilo sia economico che politico.

Chiamateli consigli di fabbrica, comitati di quartiere, comitati popolari, coordinamenti territoriali, assemblee cittadine, consigli operai e via discorrendo, oppure, più banalmente, “soviet”, insomma battezzateli come vi pare e piace, ma questi strumenti di partecipazione e di gestione diretta dei cittadini costituiscono un meccanismo di (auto)governo senza dubbio migliore, più equo e democratico, persino più efficiente rispetto ai vecchi e macchinosi ingranaggi istituzionali retti sul “cardine” della delega rappresentativa tradizionale, cioè il parlamentarismo borghese, ormai prigioniero dei comitati d’affari privati nominati dall’alto, ovvero dai vertici delle nomenclature di partito, per cui si tratta di strutture pseudo democratiche composte da servi di partito e di casta, da funzionari e burocrati ottusi, elementi in gran parte corrotti, incompetenti e privilegiati che rappresentano solo i propri interessi personali e corporativi, nonché gli interessi capitalistici dominanti delle lobby e dei maggiori potentati economici, delle più grosse banche d’affari, dell’elite finanziaria mondiale, delle signorie oligarchiche e tecnocratiche che controllano le principali istituzioni decisionali a livello sovranazionale.

C’è altresì chi propone l’abbattimento degli investimenti militari. Ben vengano simili tagli, ma servirebbe rendersi realisticamente conto che nell’odierno panorama della globalizzazione imperversano proprio i profitti dell’industria bellica. Parimenti c’è chi caldeggia ipotesi di riduzione di altre spese pubbliche da parte dello Stato. Così come c’è chi suggerisce, più o meno timidamente, di ridurre gli stipendi dei supermanager delle imprese pubbliche e, magari, anche di quelle private, se si riuscisse a nazionalizzarle. E c’è chi azzarda persino proposte di nazionalizzazione in vari settori.

Nel contempo c’è chi avanza proposte in senso contrario, dirette alla svendita ed alla privatizzazione di pezzi consistenti dello Stato, a totale ed unico vantaggio delle forze capitalistiche che spadroneggiano e condizionano in modo quasi dispotico il mercato.

E c’è chi promette astutamente la restituzione dell’IMU, o l’abolizione della stessa, e l’eliminazione di altre imposte che la gente percepisce come inique, e via discorrendo in questa “sagra elettorale” di annunci, promesse, bufale, panzane, inganni e menzogne.

Dagli angoli più marginali e minoritari del panorama politico provengono proposte addirittura più estremiste e radicali in senso quasi bolscevico: si pensi a Marco Ferrando. Idee che nessuno, negli scenari parlamentari borghesi, prenderà mai in considerazione.

In questo enorme guazzabuglio di imbrogli e promesse menzognere, di contenuti e discorsi che spesso contrastano tra loro all’interno del medesimo programma e della medesima coalizione elettorale, non esiste alcuna possibilità di analisi e discernimento, nessuna possibilità di scelta consapevole da parte dell’elettore più onesto, libero e cosciente, per riconoscersi in modo netto, preciso e coerente in una formazione politica.

Lucio Garofalo

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Giorni di lutto per la democrazia offesa a morte

Oggi  è un giorno di  lutto  per  la  nostra  democrazia  e per la società civile

E’ una specie di 8 settembre per la nostra democrazia, una sorta  di spartiacque. Il populismo si è spinto troppo oltre in una prova di forza contro la casa comune democratica che rischia di mandarla in frantumi.

E’ il momento della mobilitazione e della risposta dei cittadini democratici.

Ma è anche il momento dello sdegno e della vergogna. Staremo fermi su questa immagine per il tempo che riterremo opportuno, lasciando qui sotto come un foglio bianco per i vostri commenti.

A noi oggi vien voglia di trattenere la nostra rabbia per ascoltare, valutare, capire dove cazzo è finita quel che un tempo si chiamava opinione pubblica, quanto è basso il livello dell’asticella prima che scatti  l’indignazione.

Cosa altro devono fare questi alieni per farci alzare  in piedi e dire : basta!!!, entrare nelle nostre case ed al grido “voi ci odiate mentre noi vi amiamo” dargli fuoco in allegria dicendo che la colpa è nostra che vogliamo vivere al buio mentre Egli rischiara tutto con la luce dei suoi falò?

Tutta la Conoscenza rende liberi, tranne Mediolungo e Panattoni


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Guardiamo tutti con invidia al modello di democrazia della Thailandia…

Il caso Italia non eguali al mondo, neanche nel paese dei balocchi, nei fumetti peggiori, nei paesi meno abituati alla democrazia del terzo mondo, c’é un caso  uguale di prepotenza e spregio delle leggi con una  buona parte della popolazione soggiogata, come allucinata.

Ad esempio in Thailandia c’é stato un caso simile ma è stato in seguito duramente sanzionato dalla magistratura, non essendo l’ex primo ministro magnate Thaksin Shinawatra riuscito a fare completo scempio delle leggi e dei controlli in modo da garantirsi l’impunità.

Cosa che invece Berlusconi riesce a fare in modo continuo e certosino. Ed aggiungerei anche  esclusivo,  perchè non fa altro che questo da circa due anni. Per non dire delle 18 leggi ad personam precedenti.

Insomma stiamo messi molto peggio della Thailandia, dove i peggiori dittatori e delinquenti politici sono più democratici di Berlusconi!!!

A parte i carrarmati ( ma a che servono questi ingombranti gingilli quando puoi ottenere di più con le televisioni ? ) e la teorica possibilità di batterlo alle elezioni ( con una legge elettorale porcata peraltro congegnata per perpetuare caste e privilegi senza la possibilità di scegliere le persone direttamente) la situazione ha assunto termini  dittatoriali di tipo cileno anni ’70.

Fino a qualche mese fa si registrava una completa amorfia ed incapacità di reazione tra i cittadini, oggi si intravedono le prime luci ed i primi falò. Sarà perchè come diceva Flaiano la situazione è grave ma non è seria?

Non so se è una buona giustificazione poichè tutto ciò non è un film o un fumetto e quindi occorre svegliarsi!!!

Riporto fedelmente dal blog L’Alternativo il post che segue.

La Corte Suprema di Bangkok ha espropriato una buona parte delle fortune dell’uomo piu’ ricco della Thailandia, che andranno a finire nelle casse dello Stato. La Corte ha requisito 46 miliardi di baht (circa un miliardo di euro) all’ex primo ministro thailandese Thaksin Shinawatra e alla sua famiglia. Precedentemente gli erano stati “congelati” circa 76 miliardi di baht. La decisione e’ stata presa per punire il conflitto di interessi di Thaksin tra i suoi molteplici interessi finanziari e il suo ruolo di primo ministro svolto dal 2001 al 2006. Durante gli anni del suo governo, la famiglia Thaksin moltiplico’ il suo patrimonio da 15 a 75 miliardi di baht. Per i giudici, Thaksin avrebbe utilizzato il suo potere politico per fare leggi in favore delle sue aziende. Prima di essere cacciato dal potere da un colpo di stato militare nel settembre del 2006, Thaksin era anche stato accusato di corruzione, autoritarismo, tradimento, lesa maesta’, di aver messo il bavaglio alla stampa e di aver svenduto beni nazionali a investitori stranieri. La Thailandia e’ politicamente spaccata in due: una parte della popolazione disprezza Thaksin, soprattutto al sud del paese e tra la classe media della capitale, considerandolo un politico corrotto e un imprenditore senza scrupoli. Ma per via delle sue politiche populiste, Thaksin e’ ancora molto amato da una parte dei thailandesi, soprattutto nelle aree rurali del nord e del nord-est del paese. I suoi supporters sono comunemente chiamati “red shirts” (maglie rosse), per i colori adottati nelle loro manifestazioni. Torneranno a scendere in piazza il 14 marzo per protestare contro quella che ritengono una sentenza politicamente motivata. Thaksin dal 2006 vive in esilio tra la Gran Bretagna, Dubai, Hong Kong e la Cambogia, da dove sta cercando in ogni modo di salvaguardare i suoi interessi. Se aggiungiamo anche che non è molto alto e che fino al 2007 possedeva una squadra di calcio (Manchester City), vi viene in mente qualcuno di familiare? Solo che in Italia non si fa nulla, in Thailandia prendono i provvedimenti…

Una altra piccola differenza a vantaggio del thalandese mi è venuta in  mente in questi giornip ensando alla  presentazione di alcune liste per le elezioni: non penso che laggiù avrebbero accettato le giustificazioni culinarie o familiari ( o quelle altre delle tante versioni proposte dal sig. Milioni) nè che sarebbero stati così sciocchi da manifestare ( in pochi peraltro) contro se stessi ed il mondo cinico e baro. Ritengo che avrebbero provveduto a far cadere  –  letteralmente  –  qualche testa  e si sarebbero ritirati in buon ordine senza cadere nel ridicolo dei loro epigoni “italiani”.

I quali  per bocca di La Russa hanno anche minacciato piccole marce su Roma da operetta.

La verità è che andare appresso a Milioni si richia la figura dei Coglioni… e comunque chi  ce lo avrebbe mai detto anni fa che avremmo dovuto provare invidia per la thailandia?

Comunque post o ex fascisti tranquillizatevi ed evitate le forti emozioni che vi fanno male : sicuramente una soluzione oggettiva per permettere ai cialtroni di mettere la croce sul faccione della polverini e sul nome del berlusca  si troverà…con l’accordo delle opposizioni, ma evitate di strepitare troppo altrimenti ci vien voglia di fare come avreste fatto voi ( immagino Gasparri come avrebbe riso, per non dire degli altri servi) al posto nostro: nulla!

Crazyhorse70


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Un appello al Presidente della Repubblica

L’Italia che cambia. Un appello a Giorgio Napolitano

Il nostro è un caloroso invito che rivolgiamo a chi ha una forte voglia di cambiare.

Leggete la nostra lettera aperta al Presidente della Repubblica e se vi convince date la vostra adesione.

Democrazia per l’Italia non è un partito, ma un’iniziativa libera e indipendente.

Siamo convinti che l’Italia si trovi in una vera e propria emergenza politica, economica, sociale, culturale ed etica. Di fronte all’immobilità ed al silenzio abbiamo deciso di fare qualcosa che speriamo possa servire al Paese.

Il 2 giugno 2010 vogliamo presentare questa lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Una lettera per sottolineare la grave situazione del Paese e in cui si auspicano interventi, nell’ambito di ciò che stabilisce la nostra Costituzione.

Nel sito potete leggere interamente la lettera aperta.

Dobbiamo far presente alle Istituzioni che la situazione di molte persone è veramente difficile. Questa immensa sofferenza non è più sopportabile! Il dolore di molti giovani e non giovani senza lavoro, dei precari, dei pensionati con pensioni bassissime, delle famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese è il nostro dolore esistenziale. Qualcosa bisogna fare! E’ necessario far emergere le voci di protesta di questi cittadini che soffrono in silenzio.

Dare il vostro consenso è facile: ciccate su “Sottoscrivi la lettera”, inserite il vostro nome, cognome ed il numero del documento di riconoscimento (è fondamentale per validare la vostra  adesione).

Seguiteci sul web e sui social network e… passate parola!

Chi siamo

Siamo semplici cittadini riuniti in un gruppo denominato Democrazia per l’Italia.

Siamo indipendenti da tutti i partiti e istituzioni. Nel comitato sono rappresentate varie professioni  e sono  presenti diversi giovani.

Il coordinatore di questa iniziativa è Gaetano Crocellà, di professione consulente aziendale, già dirigente industriale e promotore sociale. Un apporto particolare è stato dato da Giuseppe Ricca, imprenditore nel settore dell’innovazione tecnologica, sensibile ai problemi sociali e in particolare a quelli del lavoro.

Le persone che hanno dato vita a Democrazia per l’Italia:

Gaetano Crocellà – Consulente aziendale

Giuseppe Ricca – Imprenditore

Claudio Bistondi – Operaio

Alessandro Degioanni – Studente universitario

Alessandra Bevione – Studente universitario

Mario Chessa – Ricercatore

Marino Dalmolin – Artigiano

Bruno Guermandi – Pensionato

Donato Petricola – Dirigente

Vanda Puspan – Organizzatrice volontariato

Massimo Ruffino – Artigiano

Lucia Crocellà – Medico

Marco Tamietti – Funzionario

Giuliano Venir – Economista

Elena Ercole – Medico

Giovanni Mucciolo – Libraio

Segretaria Organizzativa
Inversi Cristina – Studentessa universitaria

Se vuoi partecipare anche tu scrivi una mail a demoxita@gmail.com

Democrazia per l’Italia


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I giorni della merla

I giorni della merla della democrazia.

I cosiddetti giorni della merla sono, secondo la tradizione, gli ultimi tre giorni di gennaio, ovvero il 29, 30 e 31; sono considerati i giorni più freddi dell’inverno.

Il nome deriverebbe da una leggenda secondo la quale, per ripararsi dal gran freddo, una merla e i suoi pulcini, in origine bianchi, si rifugiarono dentro un comignolo, dal quale emersero il 1º febbraio, tutti neri a causa della fuliggine. Da quel giorno tutti i merli furono neri.

Sono i giorni della merla fa tanto freddo dappertutto e sono un pò meno ottimista del solito.

Ci hanno cacciato tutti i bisonti, noi ne uccidevamo quel che serviva per le necessità, questi si divertono a farli fuori tutti come per uno sport.

Ci fanno firmare trattati di pace che il giorno dopo  non valgono più, i visi pallidi sono come cavallette dappertutto ed io devo smontare i miei tepee ed andare a svernare con la mia tribù in posti dove esista ancora la possibilità di cacciare qualcosa per far mangiare la mia gente.

Sento il fiato del potere dei bianchi sul mio collo, ne fai fuori a decine e centinaia li sostituiscono.

Oggi mi gira male. Sarà stata la vista dell’esercito dei berlusconidi uniti e massicci per il capo che ogni giorno serrano le fila, se manca o ha dei dubbi il soldatino anziano ( vedi  Pecorella sul processo interruptus ) subito qualcun altro lo sostituisce ubbidiente. Una unità di intenti che neanche nei migliori eserciti, solo denaro e potere tengono così uniti.

Tutto uguale, stesse notizie finte, stessi 5 tg 5 di Raiset schierati a non dir nulla della disoccupazione vera  e della realtà ( la sentenza della cassazione sulla legittimità dell’arresto al sottosegretario Cosentino è stata silenziata da RAISET, bankitalia ha appena sputtanato Tremonti sul numero vero di disoccupati, 2 milioni,   sui poveri in aumento, la notizia delle centrali nucleari già decise ed i cui nomi non vengono pubblicizzati prima delle elezioni regionali, passa in cavalleria come acqua che non lasci traccia…)

Ci sono ben 3 procedimenti legislativi 3 aperti in parlamento che riguardano esclusivamente il premier  ( se qualche deputato se lo fosse scordato ci ha appena pensato il piduista Cicchitto a rammentarglielo )   mentre palazzine di poveri crollano in Sicilia, costruite con la sabbia dei suoi amici mafiosi a cui sta per regalare miliardi del ponte.

Voci flebili, disunite , rissose all’interno della sinistra, stridule macchiette di un tempo che fu non spaventano più nessuno, non convincono neanche loro stessi.

Le uniche novità ( Vendola,  Bonino ) sono personaggi della periferia che hanno dato buona prova di sè  ma sono candidati quasi a forza da un apparato di potere sclerotico: il pd è debole nel pensiero e nella azione , gli è rimasto solo l ‘ apparato elefantiaco e tardivo di un tempo, senza il contenuto di quel tempo.

Fa freddo in Italia nei giorni della merla ed anche il compagno ho-chi-FINI  ha smesso di litigare acconciandosi ad un accordo col padrone , tutto quel polverone per un po’ di Polverini?

Vien voglia di un po’ di silenzio, di raccogliersi e pensare senza parlare a cosa altro ci sia rimasto da fare. Contro uno che chiama il suo partito forza italia c’era fin dall’inizio da porre la questione in termini di ordine pubblico , cosa vuoi rispondergli politicamente, alla luce di tutto quel consenso? Il consenso fa la differenza tra l’ordine pubblico e l’ospedale psichiatrico, se solo vent’anni fa qualcuno avesse proposto una cosa simile avrebber riso tutto l’arco costituzionale ed anche Giannini qualche decennio prima col suo Uomo Qualunque avrebbe sorriso imbarazzato!

Che fai ti compenetri nella sua logica e fondi un nuovo partito, che ne sò, Viva il Mare e la Montagna ?

Lui è per dna portato ad inquinare la verità ed a camuffare le sue malefatte dietro ovvietà, come appunto forza italia, viva la fica, i giovani azzurri, che bello il processo breve, meno tasse per tutti, meglio essere belli ed intelligenti che brutti e stupidi e così via

Un vero delinquente della comunicazione ha preso il potere, chi l’avrebbe mai detto, non hanno funzionato gli anticorpi tanto decantati, la sinistra più brutta ed appecoronata della storia lo ha permesso, complice..

Intanto fa freddo e così ne fa ancora di più…

Mentre smontiamo le tende il vecchio sciamano inseguito dai cani va gridando e bestemmiando i visi pallidi ” Io comunque lo avevo capito chi eravate fin dall’inizio: perché parlate male e chi parla male pensa male ed agisce peggio…

Ma ora fa così freddo che anche di costui se ne frega nessuno –   come un Giorgio Bocca qualsiasi  che sempre meno gente conosce – l’ acqua del fiume è gelata sotto i denti e speriamo che ci riscaldino buone notizie da tutte le piazze di oggi, Sabato 30 gennaio…

Crazyhorse70


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Torbide manovre , cinghialoni feriti e cittadini stufi che vogliono mandarlo via…

Berlusconi é un cinghiale ferito vestito da clown in mano a ben altri e consapevoli  protagonisti: la sua irruenza banditesca é più rivolta ai propri interessi che a raffinati disegni  reazionari.  Ogni tanto sfugge di mano e crea più scompigli di quanto non serva a coloro che ne hanno permesso  e poi sfruttato le gesta e che ora stanno pensando a come liberarsene.

Dopo averne aizzato la furia ed averne goduto gli effetti ormai permanenti.

Solo i modi ed i termini con cui cadrà determineranno se dopo napoleone verrà il peggio o se ci riprenderemo la nostra democrazia.

Avevo previsto che le numerose passeggiate sui poveri morti abruzzesi segnassero per l’utilizzatore finale l’inizio della fine, berlusconi-clownimmaginando anche che dallo sbracamento per eccessivo potere incontrastato alla sua effettiva caduta potesse passare ancora molto tempo e la lenta discesa  all’inferno portarsi appresso molte macerie.

Ed è quanto sta accadendo : il napoleone malato così bene descritto da Veronica Lario  sta facendo molti danni alla casa comune ( l’architettura costituzionale), secondo me più  di quanto  in realtà sia in grado di volerne consapevolmente creare.

C’è qualcosa di clownesco ed irrazionale nel suo comportamento politico, come fosse una specie di cinghialone ferito e scatenato che si agita con furia imprevedibile ; inoltre ritengo che sarà ancora più pericoloso e torbido il suo lasciare la mano, perché altri meno ricattabili, più politicamente avvertiti, cinici e consapevoli ( la vera Mafia a differenza sua preferisce ancora il detto ” megghiu cummannari ‘ca futtiri ” ) potrebbero presto sostituirlo,  approfittando delle istituzioni pericolanti già  prese a spallate dalla bestia scatenata per dare il colpo di grazia alla democrazia.

Questo discorso come è evidente esula da ogni intimo convincimento ideologico , nel senso che dovrebbe trovare attente orecchie da parte  di chiunque creda nella democrazia tout court quindi trasversalmente alle diverse opinioni politiche. Del  resto lui l’ ideologia la usa solo come arma di distrazione di massa,  dalla sua parte è pieno di socialisti  pentiti a gettone, di qua ci sono molti conservatori onorevoli e degni di rispetto  che non lo sopportano.

Il rischio che  si instauri una cricca di potere meno  naïf e più pericolosa è ormai da metter in conto.

Ancor di più se la fase attuale di lento passaggio di mano sarà gestita solo come una operazione torbida di palazzo prodotta da poteri che agiscono nell’ombra. I vantaggi dello scassamento delle architetture istituzionali e delle impalcature delle tutele e dei diritti sono per costoro già acquisiti ed ormai superati  da altro genere di danno oggettivo che la permanenza al potere dell’impresentabile puttaniere sta seminando dappertutto.

Osservate bene e nel dettaglio il comportamento del Corriere della Sera negli ultimi mesi, le cambiali in bianco al governo nella fase iniziale e l’irrigidimento successivo del moderatissimo giornale della inesistente borghesia italiana  – e degli esistentissimi appetiti piduisti  – e leggetevi questo articolo di de bortoli in risposta all’ “avvertimento” del cinghiale ferito orologio-di-bologna

Come il suo avo politico di 60 anni fa  silvio ha già svolto il proprio  compito antidemocratico e ben può mandarsi a casa col benservito, anzi dovrebbe essere più facile di allora liberarsene.

Per loro, ma non per noi : come andrà via berlusconi diventa quindi dirimente per la democrazia.

C’é un solo antidoto a queste trame oscure e melmose – in attesa che l’opposizione partitica dia segni di vita –  ed é un forte movimento civico di contestazione,  cittadini che dal basso incrinino la ferrea presa che ancora il cavaliere mantiene sull’opinione pubblica moderata, un movimento spontaneo ed autorganizzato con parole d’ordine semplici e dirette: berlusconi vattene !!!

Qualcosa che assomigli  , dalle prime notizie che raccolgo, a quanto sta avvenendo nel web per iniziativa di alcuni su Facebook .

Facciamo sentire   –   in assenza di partiti ed opposizioni dormienti e compromissorie –   la   voce spontanea , autorganizzata ed autonoma della gente normale  che prova  a gridare forte che  gli italiani , quelli veri – non i mafiosi o i lobotomizzati – non accettano  più di esser governati da Silvio Berlusconi.

Gli strateghi della tensione di un tempo sono sempre pronti a continuare il loro sporco lavoro…

Facciamo sentire la nostra voce prima che altri, approfittando delle macerie, ce la chiudano del tutto!!!

Tutti a Roma il 5 dicembre.

Riporto qua sotto il comunicato a cui aderisco personalmente.

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Salviamo l’Italia, ultima chiamata – Fate girare il più possibile ( su FB a questo link )

A noi non interessa una cippa di cosa accade se si dimette Berlusconi e riteniamo che il finto “Fair Play” di alcuni settori dell’opposizione, costituisca un atto di omissione di soccorso alla nostra democrazia del quale risponderanno davanti agli elettori. Quello che sappiamo è che Berlusconi è una gravissima anomalia nel quadro delle democrazie occidentali e che lì non dovrebbe starci, anzi lì non sarebbe nemmeno dovuto arrivarci: cosa che peraltro sa benissimo anche lui e infatti forza leggi e Costituzione come nel caso dell’ex Lodo Alfano. Ma vi sembra normale che stiamo qui a discutere di una cosa che sarebbe ovvia in qualsiasi altro posto del mondo?

BERLUSCONI DIMETTITI
INDICIAMO TUTTI ASSIEME UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER SALVARE L’ITALIA E LA DEMOCRAZIA

Per rimanere aggiornati iscrivetevi alla pagina organizzativa

QUEST’APPELLO E’ PROMOSSO DALLA PAGINA: Una Manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi “

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Crazyhorse70


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Esportazione della merce democratica

Francamente non credo nella possibilità di esportare la cosiddetta “democrazia” in quanto diffido dei falsi principi della democrazia liberale borghese, che reputo uno strumento ideologico di occultamento della reale natura rapace e violenta dell’economia capitalista, retta sull’alienazione e sulla mercificazione dei valori umani, su inique e crescenti disuguaglianze materiali e sociali.

La cosiddetta “democrazia” non è altro che un’ipocrita forma di mistificazione e copertura del delitto più atroce che si possa immaginare: l’alienazione del lavoro umano, lo sfruttamento di masse sottosalariate sempre più indifese e ricattabili, costrette a travagliare per l’arricchimento di minoranze voraci e privilegiate. Ritengo che la tanto osannata democrazia sia solo la “migliore”, forse la più raffinata rappresentazione costituzionale della dittatura borghese. Inoltre, sono convinto che tale ordinamento istituzionale non sia esportabile con procedure arbitrarie e sistemi cruenti, facendo ricorso alla primitiva irrazionalità della guerra.

In particolare, la “democrazia occidentale” non è esportabile in quelle società segnate da un’evidente arretratezza economica, come i paesi egemonizzati dalla presenza di un radicalismo religioso che in passato era avallato dalla politica dubbia dell’occidente. Il quale ha creato gli stessi mostri che oggi proclama di voler combattere, ha armato e foraggiato gli Stati più tirannici del mondo, ovunque e quando conveniva farlo. Penso a quei regimi dispotici e sanguinari, la cui ascesa al potere è stata voluta e caldeggiata proprio dalle potenze occidentali, guidate dagli USA, che hanno favorito e finanziato i movimenti islamici più oltranzisti. Si pensi a figure come Bin Laden, ai gruppi fondamentalisti ostili e bellicosi come i Talebani, armati e appoggiati dal mondo occidentale in funzione chiaramente anti-sovietica durante la guerra in Afghanistan seguita all’invasione compiuta dall’armata russa alla fine del 1979.

“Due pesi e due misure”

Da sempre mi ripugna la linea di condotta ambigua e opportunistica dell’occidente, riassumibile nella formula “due pesi e due misure”, una politica che affama e dissangua i popoli del Terzo mondo, condannandoli ad un destino di miseria e sottomissione.

Anziché lodare a chiacchiere le virtù “salvifiche” della democrazia, invece di proclamare in astratto i “sacri” principi liberali, piuttosto che annunciare velleitariamente la volontà di esportare la democrazia ovunque sia assente, l’occidente farebbe meglio se provvedesse ad impiantarla nella realtà dei propri Stati, sempre meno tolleranti e democratici, sempre più autoritari e illiberali.

L’ideologia dell’esportazione della democrazia serve a fornire un alibi utile a giustificare la carenza di democrazia all’interno delle società occidentali. Come tutte le ideologie, si tratta di un abile travestimento escogitato per coprire i delitti più aberranti. In realtà, dietro la tesi ufficiale della “necessità di esportare la democrazia” si annida un meccanismo di espropriazione violenta delle ricchezze materiali e culturali dei popoli del Terzo Mondo. Al riparo dei magnifici ideali della libertà e della democrazia, sbandierati al cospetto dell’opinione pubblica mondiale, si ammanta una sanguinosa spinta di espansione globalizzatrice esercitata dall’economia di mercato, dalle forze che sono all’origine delle guerre di rapina combattute nel mondo.

Mercimonio democratico

Immaginiamo paradossalmente che io approvi l’idea di esportare la democrazia. Ma anzitutto chi, quale autorità internazionale, in virtù di quali principi (se non sono condivisi da tutti i popoli del mondo) stabilisce l’esistenza o meno della democrazia, accerta il grado di democraticità di uno Stato e decreta, eventualmente, l’opportunità di esportarla, cioè di imporla con la forza delle armi?

Tale logica è semplicemente folle in quanto  concepisce la democrazia alla stregua di una merce alienabile ovunque, un articolo di lusso che non tutti i popoli possono permettersi. E qual è il prezzo corrente sul mercato? Forse milioni di morti o miliardi di dollari?

Dunque, ammesso per ipotesi che io accetti il presupposto di quella concezione che pretende l’esportazione di una lucrosa merce chiamata “democrazia”, perché mai questa deve essere esportata solo in alcune regioni come il Golfo persico, casualmente ricche di pozzi petroliferi, di risorse energetiche e altre pregiate materie prime, o di alcune produzioni che assicurano ingenti proventi economici criminali come, ad esempio, le coltivazioni di oppio in Afghanistan?

In questa fitta rete di scambi e traffici, leciti e illeciti, nel connubio tra politica e affari, si ripara un autentico mercimonio della democrazia, il cui costo in termini di denaro, di capitali, ma soprattutto di vite umane, sembra oltrepassare ogni ragionevole limite e ogni capacità di sopportazione terrena. In altri termini, mi domando se l’abominevole “merce democratica” acquisti maggior valore laddove esistono condizioni oggettive di ricchezza del sottosuolo e preziose fonti di sfruttamento e profitto economico.

Perché questa laida democrazia non viene esportata in altre realtà del mondo, in aree geografiche dove non esistono risorse petrolifere, né materie prime che possano attrarre gli interessi delle potenze occidentali e delle corporation multinazionali? Penso a sterminate regioni dell’Africa, dove intere popolazioni sono massacrate da una micidiale guerra alimentare, sono schiacciate da un apparato economico che genera solo miseria e sottosviluppo, sono perseguitate da feroci dittature militari che si susseguono senza soluzione di continuità con la complicità del mondo occidentale. Il quale finge di piangere, dissimulando commozione solo quando si consumano le catastrofi umanitarie e ambientali, prevedibili con largo anticipo.

L’esportazione brutale della “merce democratica” non sarebbe possibile in tutto il mondo, essendo sconsigliabile un’espansione bellicista globale, essendo inconcepibile una militarizzazione dell’intero pianeta.

In questo osceno binomio tra affarismo criminale e democrazia si svela l’origine di quella cinica e perversa logica dei “due pesi e due misure”: la democrazia non si può e non si deve imporre su tutto il globo, ma solo laddove conviene alle potenze occidentali, per conservare e accrescere i privilegi e l’opulenza economica dei paesi più ricchi. Quindi, per assicurare in perpetuo i profitti dei colossi multinazionali che continuano a rapinare impunemente le ricchezze, non solo materiali, dei popoli della Terra. I quali, in cambio, non potranno nemmeno godere dei vantaggi derivanti dalla “prodigiosa democrazia”.

Questa non intende essere una conclusione definitiva che esaurisce per sempre una riflessione che mi auguro possa proseguire e svilupparsi, fornendo spunti originali per l’interpretazione, ma soprattutto per la trasformazione dello stato di cose esistenti.

Lucio Garofalo