LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse


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Lo sciopero della fame dei precari della scuola arriva a Montecitorio

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Mentre si estende  questa forma di protesta  estrema, in varie città italiane, domani venerdì 27 AGOSTO 2010 i precari palermitani  si rechereranno  a  Roma  davanti a Montecitorio.

SONO IN SCIOPERO DELLA FAME ATTUALMENTE :
PALERMO: Pietro di Grusa, Giacomo Russo, Salvo Altadonna
BENEVENTO : Daniela Basile e Monica Materiale
PISA: Rocco Altieri, insegnante di diritto ed economia
PORDENONE: Salvo Maria Carmela, doc. scuola primaria dal 1 sett

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A fianco dei precari della scuola in sciopero della fame


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Cultura: omicidio di Stato

Potremmo sintetizzare così ciò che sta accadendo al nostro Paese.I primi tagli pesanti sono arrivati a scuola e ricerca e ora tocca a tutte le altre forme di cultura che ancora resistono.

Si è svolta ieri la manifestazione infatti contro la manovra e il decreto Bondi sulla riorganizzazione (leggi tagli) delle fondazioni lirico-sinfoniche.

Mi hanno insegnato che la cultura è un diritto,una risorsa,un settore in cui investire per favorire la crescita anche economica di un paese ;questi tagli dunque sono un’eresia e vanno a danneggiare,al di là dell’arte, la ricchezza patrimoniale di un paese.

La crisi è dappertutto ma l’Italia è l’unica che taglia in maniera così indiscriminata,chi disinveste sulla cultura uccide l’economia e consegna ai nostri giovani un paese sicuramente più povero.Se acadesse ai nostri cugini francesi una cosa del genere,per esempio,probabilmente il giorno dopo chiuderebbe la Francia stessa!

Ad onor del vero bisogna dire che il disegno di legge dell’on. Bondi non si prefigge certo di azzerare la cultura (anche perché ciò vorrebbe dire tornare a girare nudi come gli uomini primitivi!),ma di renderla una merce,e quindi appannaggio solo di chi avrà la possibilità di comprarla! (una piccola casta se le cose non cambieranno).

Ma allora viene da chiedersi perché questo accanimento verso scuola,formazione e cultura in generale?

Solo per motivi economici? Perché la situazione è grave( e se ne accorgono solo ora??) e bisogna chiedere sacrifici a tutti?

Chiedere sacrifici in momenti difficili è giusto,ma bisogna avere l’autorevolezza per farlo!

Manca un progetto per un investimento produttivo,certamente la responsabilità è di tutta una classe politica e dirigente sia da una parte che dall’altra,ma pare che l’unico progetto sia: meno cittadini e più sudditi!

Si ha l’impressione che l’unica preoccupazione sia non disturbare chi “manovra”,in fin dei conti la cultura ce la possiamo sempre fare guardando le televisioni di “stato”!

Scuola e aggiungerei anche Magistratura sono i pilastri su cui poggia la cultura e il diritto di una Nazione.

Colpendo e indebolendo questi due pilastri,una Nazione e destinata a scivolare lentamente verso la dittatura….meditate gente meditate….

G.Vona


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La legge è uguale per tutti …forse, dipende……

La legge prescrive che i dipendenti al raggiungimento del 40mo anno contributivo ( 40 anni di lavoro per i profani della materia ) o del 65mo anno di età debbano forzatamente essere collocati a riposo.

Non vi sono dubbi interpretativi, nemmeno legati ad esempio alla continuità didattica ( vedi caso maestra aretina che chiede, con deroga, di poter portare i propri alunni in quinta elementare http://www.informarezzo.com/comunicati_stampa/2956-proposito-della-maestra-della-Pio-Borri.html ).

Risponde così il Dirigente dell’Ufficio Scolastico della Toscana Dott.Angotti ad una richiesta di chiarimento del Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Arezzo dott.Alfonso Caruso.

Benissimo fin qui tutto normale ed ineccepibile.

Peccato che il dirigente in questione sia titolare di una doppia deroga ( di cui una recentissima ) avendo maturato entrambi i requisiti, cioè 40 anni di servizio e 65 anni di età.

Degno rappresentante della coalizione che lo ha confermato in carica, dimostrando piena fiducia nel suo operato ( trattasi infatti la sua di nomina politica ).

Disprezzo totale dell’etica, del senso di giustizia e, osiamo dire , totale disprezzo del cittadino contribuente che deve assistere quotidianamente a soprusi piccoli e grandi , leggi applicate o non applicate a seconda del destinatario.

Ma tant’è questa è l’Italia di oggi, in pieno degrado….

Questa è la scuola pubblica di oggi alla rovina più totale,e non solo economicamente…

Siamo di fronte all’ennesimo atto di arroganza del potere..

Questi sono i Dirigenti …. fate quel che dico ma non fate quel che faccio….

Chi potrà salvarci dal baratro in cui stiamo precipitando ???

Franca

originale pubblicato qui il 21 maggio 2010

http://ascuoladibugie.blogosfere.it/2010/05/la-legge-e-uguale-per-tutti-forse-dipende.html


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L’UOMO DELL’ASPROMONTE

<< Sono un uomo del sud, vengo dall’Aspromonte…conosco bene i problemi che affliggono quella terra>>. E’ una frase detta dall’On. Giuseppe Pizza Sottosegretario del Miur, durante l’incontro del 16 c.m. a Roma. Non vi nascondo che quella frase detta in un contesto così drammatico, mentre si discuteva del futuro di migliaia di famiglie di Ex Lsu, accendeva in noi un barlume di speranza. Qualcosa di nuovo era già accaduto, se non altro per essere stati ricevuti dal Sottosegretario personalmente, mentre in passato aveva ricevuto sempre e solo i Confederali. Ma ciò che udivano le nostre orecchie in quel momento, ci dava quasi la certezza che una volta tanto qualcuno ci avrebbe almeno ascoltato.

Così cominciammo ad aprirci, a manifestare i nostri disagi, a segnalare tutte le irregolarità  commesse contro di noi dagli Enti Locali e dallo stesso Miur, che a suo tempo ci utilizzò per supplire alle carenze di organico illegalmente, senza neanche averci riconosciuto il più elementare diritto che la legge prevedeva e prevede tutt’ora: la riserva che gli Lsu hanno,di concorrere per il 30% dei posti disponibili nello stesso profilo professionale per il quale svolgono il servizio. E di posti vacanti, fino all’anno scolastico 1999/2000 ce n’erano ben 47.000. Questo significa che se fosse stata rispettata la legge, noi saremmo stati tutti assunti dal Miur e il rimanente 70% dei posti restava a disposizione della graduatoria. Solo così, nessuno avrebbe subìto dei torti. Ma in Italia siamo abituati a infischiarcene delle leggi, lo può fare l’ultimo dei cittadini come lo  può fare la carica più alta dello Stato, è una questione di DNA.

Le nostre obiezioni, se pur condivise dal Sottosegretario, lo portavano ad affermare che questa situazione non era cosa voluta da loro ma che avevano ereditato dai precedenti Governi. E qui non potevamo dargli torto! Ma già il fatto che avesse riconosciuto una connotazione ambigua alla vicenda,rappresentava per noi un piccolo passo avanti. Da qui partivano le nostre proposte, i nostri suggerimenti, alcuni dei quali accettati di buon grado, come ad esempio la necessità di fare prima di ogni cosa, la verifica di quanti di noi potessero essere collocati in pensione (o prepensionamento), per avere un’idea più chiara dei numeri effettivi su cui lavorare, anche se le ipotesi di internalizzazione presentavano, secondo l’On.  Pizza non poche difficoltà.

Il punto nevralgico dell’incontro, è stato quello dell’internalizzazione, oltre che aver affrontato la questione della necessità di versare alle scuole al più presto le risorse per scongiurare ulteriori ritardi nei pagamenti dei già miseri stipendi degli Ex Lsu.

Alla luce dei fatti e dalle sensazioni avute durante l’incontro, secondo il mio modesto parere, viene confermato tutto ciò che noi abbiamo sempre affermato: “se i confederali avessero puntato sulla nostra stabilizzazione, sarebbe stata cosa fatta,fin dal 2000”. Ma non la vollero allora, non la vollero nel 2003 e tantomeno la vogliono ora. Quindi dobbiamo rimboccarci le maniche e combattere con le nostre sole forze, addirittura anche contro i nostri stessi colleghi, fedelissimi dei Confederali. Li vorrò vedere quando ci sarà servito il  “piatto forte” che ci stanno preparando i loro amici: ” l’ottimizzazione ”, che probabilmente prevede i prepensionamenti, ma che proprio per questo porterà maggiori carichi di lavoro e trasferimenti,anche giornalieri, a chi resta. Su questo campo io credo che questi Sindacati lasceranno alle loro spalle altre vittime e forse perderanno altro  terreno nell’ambito degli iscritti, ma a loro non importa nulla, andranno avanti imperterriti, accetteranno tutto, troppo forti sono gli interessi! E poi, sanno di poter contare su un seguito di  “invertebrati”.

Dal canto nostro, accettiamo per buona l’intenzione del Sottosegretario di riascoltarci prossimamente, dopo opportune verifiche, ma riteniamo inutile prenderci in giro da soli… la stabilizzazione non sarà cosa facile, soprattutto per l’ostruzionismo di quelli che si definiscono “difensori dei lavoratori”Ragazzi, questo non significa che dobbiamo mollare, se mai dobbiamo decuplicare l’impegno e lottare come leoni, anche per tutti quei vili che non lo faranno!!! Vogliono far passare questa pseudo ottimizzazione che io definirei “pessimizzazione”, sulla pelle di persone che sono entrate nella scuola che erano giovani e dopo 15 anni di sfruttamento, ora non più giovani, si vedrebbero applicare Quella norma scellerata che è la convenzione quadro del 7 giugno 2001 allegato C, talmente scellerata e inapplicabile in ambito scolastico, impraticabile per le ovvie difficoltà di realizzazione, che non è mai stata tirata in ballo fino ad oggi.

Se andate a verificare quello che dice questa normativa vi accorgerete che dovremmo diventare delle macchinette da 200 metri quadri all’ora…  alcuni dovrebbero essere degli arzilli vecchietti!!! Ma si rendono conto questi signori che i tagli e le riduzioni del personale non possono farle ricadere su di noi??? Le cooperative vorrebbero compensare gli introiti mancanti per la riduzione del personale, accaparrandosi nuovi plessi scolastici che oggi non hanno…facendoci andare in giro col secchiello al braccio a pulire una,due,tre o più scuole…magari anche spostandoci in altri comuni.

Se questo è quello che vogliamo, restiamo pure a dormire sonni tranquilli, altrimenti SVEGLIAMOCI!!!

Mimmo co-amministratore del blog exlsu-ata.blogspot.com Villapiana lì 19/04/2010


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La scuola prevista dalla Costituzione è una scuola liberale

Ho trovato interessante lo spunto di Franca Corradini sulla scuola e la costituzione.

Io sono di idee liberali e come ho già scritto tempo fa, sono assolutamente deluso dalla politica del governo Berlusconi.

Silvio Berlusconi non è politicamente lo stesso Erasmo da Rotterdam che  scese  in campo  come un folle nel 1994 prospettando una rivoluzione liberale, nè può dirsi che la Lega di Zaia e Cota sia la stessa Lega liberista e liberale degli inizi, quella  di Giancarlo Paglarini per intenderci.

Oggi costoro sono un’altra cosa.

Tornando alle idee liberali sono convinto che occorra smentire un’altra leggenda, secondo la quale la Costituzione vigente sarebbe un’arma dei comunisti, frutto di un comporomesso post resistenza fra la sinistra moderata e quella bolscevica.

E’ una leggenda alimentata forse dagli stessi comunisti per decenni e poi ripresa strumentalmente dalla attuale destra.

Cercherò di dimostrarlo indicando anche la strada di un vero buon governo liberale sulla istruzione pubblica e privata.

Per un liberale una scuola privata, una università libera seguono gli indirizzi, specie quelli etici, scelti da chi la gestisce, religioso o laico che sia. Questa piena libertà di insegnamento, anche del privato, è una grande conquista tipica dello Stato liberaldemocratico: la finalità della scuola non è indottrinare bensì formare i valori dell’individualismo critico, della conoscenza, della tolleranza e del cittadino responsabile.

Non c’è da credere che questa impostazione aperta alla diversità e al pluralismo sia un dato  acquisito  una volta per sempre : niente di più sbagliato. Tale linea di tendenza deve essere sviluppata e trasmessa nel tempo altrimenti si rischia di giungere al paradosso ( attualmente in auge ) che proprio la libertà di insegnamento di culture diverse finisca  per rivoltarsi contro il principio di diversità e che trasmetta invece la cultura dell’omologazione o addirittura una monocultura.

Torno un po’ indietro nel tempo e mi riferisco ad un tipico esempio di cultura dell’omologazione,  i decenni di della cosiddetta cultura cattocomunista dossettiana o alla Franco Rodano, per intenderci.

Se invece ci spostiamo ai giorni d’oggi. scopriamo addirittura il rischio di una monocultura:  la sottocultura imperante che pervade la società.

Su questo aspetto rimane ancora insuperabile l’analisi Pasoliniana sul consumismo, la scuola e la televisione, lo studio geniale per il tempo della “distruzione della realtà sociale precedente alla inurbanizzazione degli anni’60”  e la critica sugli effetti della realtà virtuale televisiva sulle menti dei giovani.

“Il consumismo vuole convincerti a non temere le sacralità e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformadoli in brutti e stupidi automi adoratori di feticci. Rispetto a questa omologazione “la tolleranza è anzi una forma di condanna più raffinata”.  Allora “bisogna avere la forza della critica totale, del rifiuto, della denuncia disperata e inutile”.(*)

Garantire quella attitudine critica e  aperta è un compito decisivo e irrinunciabile dello Stato liberale.

Peraltro la pratica della tolleranza tra culture ed iniziative diverse è essa stessa un forte antidoto al formarsi di un monopolio educativo o anche di posizioni dominanti ed in questo quadro, tra scuola pubblica e scuole private non possono esserci né coincidenza né concorrenza dal momento che svolgono funzioni separate da non confondere.

La funzione di scuola pubblica non può che esercitarla lo Stato nelle sue diverse articolazioni : lo  Stato è il solo titolare degli indirizzi generali entro i quali operano l’autonomia pedagogica ed  organizzativa e la personalizzazione dei percorsi formativi anche in riferimento al territorio.

L’esecuzione di alcuni aspetti gestionali di questa pubblica funzione può però essere anche affidata a operatori privati ma solo nel rigoroso rispetto dei criteri che informano la scuola pubblica, in casi di comprovata utilità e con stringenti controlli di efficacia.

Ossia, la scuola pubblica paga il costo a terzi solo quando ne usa un servizio.

Attenzione però. I terzi che per svolgere il servizio applicano ben definite regole “pubbliche” ( come impossibilità di discriminazioni, insegnanti reclutati per concorso, tipologie quadro di insegnamento e così via), sono operatori scolastici ma non costituiscono affatto una scuola privata fonte di pluralismo.

Se applichi regole “pubbliche” non stai nell’alveo della scuola privata.

La funzione delle scuole private è incarnare il pluralismo educativo, nei principi, negli indirizzi educativi e nei moduli organizzativi. Per questo deve essere esercitata senza apporti dello Stato. Ogni scuola privata, infatti, si fonda su una motivazione specifica, comunque distinta da quella della scuola pubblica: o fare impresa, o realizzare una vocazione culturale e formativa (ad esempio di fondazioni), o salvaguardare i valori di una particolare comunità (principalmente etnica o religiosa).

In nessun caso lo stato ne deve deviare o omologare la scelta culturale;  in nessun caso lo Stato ne deve pagare i costi strutturali.

Il perché è intuitivo per la “scuola impresa”. Lo stesso o quasi per la “scuola vocazione”, dato che ciascuno deve farsi carico delle proprie iniziative

Ossia, il pluralismo delle scuole private non può nutrirsi di assistenzialismo mascherato, ancor più se con risvolti di natura religiosa. In generale, il diritto liberale alle scuole private non va mai confuso con l’interesse egoistico ( e miope) di molti privati ad ottenere dallo Stato finanziamenti.

Pertanto il pensiero liberale interessato alla scuola privata nel senso e nei limiti suddetti non può contraddirsi: affidare alle chiese oppure alle comunità etniche oppure alle famiglie la titolarità dell’intero percorso educativo, farebbe solo del male , indirizzando quel percorso verso una società di recinti chiusi nelle rispettive identità ed esposti al vento dell’intolleranza. Sarebbe la direzione opposta a quella dell’individualismo responsabile.

Del resto, tali principi della libera convivenza sono sanciti nella Costituzione e non possono essere accantonati senza accantonare anche la Costituzione.

Questo esattamente nei termini richiamati da Franca Corradini nel suo post.

In questo quadro, si capisce perché da un punto di vista liberale va respinta la proposta del buono scuola. Il buono scuola è inaccettabile perché ha indissolubilmente incorporata in sé l’idea che il diritto di educazione spetti solo alla famiglia che sceglie secondo i propri valori, anche a prescindere da quelli di cittadinanza libera.

Dunque nessun finanziamento pubblico alle private.

E invece sì al trattamento scolastico equipollente nel diritto allo studio per le parificate, sì a detrazioni fiscali alla famiglia quando il figlio studente non usufruisce dei corsi pubblici.

Facendo però di nuovo molta attenzione.

Le detrazioni fiscali non possono contraddire indirettamente la funzione della scuola pubblica. E dunque esse non dovranno affatto essere riferite alle rette delle scuole private bensì dovranno limitarsi a detrarre un importo pari al minor onere marginale sostenuto dalla scuola pubblica quando uno studente non usufruisce dei suoi corsi. Per queste strade, come si conviene ai liberali, viene dato spazio alla scelta individuale anche nel settore dell’istruzione, ma non viene intaccato un principio cardine dello Stato liberale: una comunità o la famiglia non hanno il diritto di eludere il compito dello Stato di trasmettere i valori della diversità e del pluralismo.

Questi non sono temi di ieri, sono temi di domani. Essere cittadino prima di ogni altra appartenenza di sangue o di cultura o di religione è la base di una convivenza tollerante e libera.

Soprattutto in una società, come la nostra, destinata giocoforza a divenire sempre più multietniche e multireligiose.

Scendendo ora dai principi alle coerenti esecuzioni concrete in tema di politica scolastica non posso esimermi dal notare come tali principi vengano contraddetti da tutti i governi succedutisi nel tempo. Nel tempo si è persa  la centralità della scuola pubblica ( Prodi ne fece cenno in teoria ma non fu conseguente) nonchè la funzione particolare della scuola privata, istituti nati per formare il cittadino in quanto tale nonchè le future classi dirigenti e per stimolare il sapere consapevole volto alla affermazione del principio di individualismo critico e  responsabile.

Pur essendo liberale non sono molto sicuro, da quel che ho letto in giro, che il personale tagliato per far cassa ( insegnanti precari di lungo corso spesso motori e protagonisti positivi delle loro scuole )  sia stato giustamente considerato ramo secco del sistema: concordo piuttosto con chi pensa che la spesa pubblica per la scuola andasse limata in modo più selettivo ed utile a far veramente risparmiare lo Stato senza che fosse l’istuzione pubblica come funzione a rimetterci.

Ma potrei aver letto solo articoli contrari alla riforma Gelmini e per questo motivo sospendo il mio giudizio in attesa di farmi una idea più precisa.

Sugli altri aspetti della riforma, università,  ricerca ecc. preferisco non impelagarmi per ora, in modo da non mettere troppa carne sul fuoco.

Alfredo Cantera

_____________________

(*) P.P. Pasolini, Gennariello in “Il Mondo”, 6 marzo – 5 giugno 1975


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Scuola pubblica ? E’ già tutto scritto nella Costituzione Italiana

l’Art. 34 della Costituzione recita :

La scuola è aperta a tutti.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

L ‘ Art. 33 stabilisce che  :

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

…omissis….

Pertanto  : Scuola Pubblica e di conseguenza  Ministero della Pubblica Istruzione.

In questi giorni alcuni avvenimenti   lanciano  segnali preoccupanti .

Uno, apparentemente banale,è a mio parere  molto significativo.

Il portale del Ministero della Pubblica Istruzione ha cambiato look e con esso è sparita la dizione “pubblica”.

e nel frattempo la Gelmini ha pensato bene, dopo aver quasi azzerato le ore di Geografia nelle scuole superiori  di fermare l’insegnamento della Storia ad una certa data.

Resistenza? Liberazione? Antifascismo? Cancellate da Mariastella Gelmini.

Nei nuovi programmi di storia che si studieranno dal prossimo anno nei licei, infatti, non si parla di Resistenza. Così come antifascismo e Liberazione non sono neanche citati. Il buco è al quinto anno, dedicato allo studio dell’epoca contemporanea, dall’analisi delle premesse della I guerra mondiale fino ai nostri giorni. La nuova articolazione, spiegano dal dicastero di viale Trastevere, è stata dettata dalla necessità di evitare che succedesse, come spesso è successo, che non si arrivasse neanche a fare la II guerra mondiale. I programmi non sono ancora definitivi. Genitori, insegnanti e associazioni possono dire la loro alla Gelmini sul forum dell’Indire.

C’è tempo fino al 22 di aprile. La denuncia è dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia

( dal blog di San Precario )

Ridotte anche le ore di Inglese in piena applicazione dello slogan delle tre I  morattiane (Internet, Impresa, Inglese )

Voglio ricordare anche che come recita l’art.33 i privati hanno diritto  di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.”

Quest’ultima affermazione è assolutamente disattesa : le scuole private ricevono finanziamenti dallo Stato ormai da tempo , aumentati recentemente anche dai governi di sinistra ( leggasi Fioroni ).

Vogliamo aprire  un dibattito ?

Franca


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IN OCCASIONE DELL’8 MARZO: UNA RIFLESSIONE SU FEMMINISMO E FEMMINILIZZAZIONE NELLA SCUOLA ITALIANA

Riprendiamo le trasmissioni oggi 8 marzo pubblicando due post  adatti all’occasione. Il primo è questa riflessione di Lucio Garofalo, il secondo che lo segue è di Rosellina ed è in parte anche una risposta al primo.

La Conoscenza rende liberi.

Probabilmente, occuparsi oggi di un tema vasto e controverso come il “femminismo” potrebbe apparire demodé nel senso che, per quanto si possa sollevare un problema reale ed oggettivo, l’approccio rischierebbe di essere  superato e scorretto in partenza.

Non c’è dubbio che diversi segnali attestano che l’uguaglianza tra i sessi rappresenta un traguardo ancora distante quando si tratta dei ruoli decisionali, benché la presenza femminile in molti settori lavorativi sia in costante aumento. E’ innegabile come in tutti gli ambiti lavorativi e sociali i maschi detengano e difendano a denti stretti le posizioni di maggior prestigio e potere. La discriminazione diventa un dato più evidente nel campo della politica, soprattutto ai vertici del potere. Infatti, tranne rare eccezioni, i “boss” dei partiti politici più importanti in Italia sono quasi tutti elementi maschili. Ciò è vero anche per gli ambienti della cosiddetta “sinistra radicale”, compresa Rifondazione comunista, i cui quadri dirigenti sono stabilmente in mano agli uomini.

Nel contempo, laddove esiste una netta prevalenza femminile, come nel settore della scuola, il rapporto di potere è rovesciato: infatti, sono in aumento i dirigenti scolastici donna. Tuttavia, a riguardo mi sono formato alcune convinzioni che, all’apparenza, potrebbero risultare invise alle più accese “femministe”. Mi riferisco alla realtà della scuola italiana, soprattutto a livello dei primi ordini di scolarità: scuola dell’infanzia, scuola primaria e secondaria di I grado. In tale contesto la femminilizzazione è un dato dominante. Si pensi alle scuole materne, laddove gli elementi maschili sono completamente assenti, o alle scuole elementari, dove i maestri costituiscono una netta minoranza. Ebbene, sono convinto che uno tra i principali problemi della scuola italiana (non l’unico, è ovvio) sia rappresentato dall’eccessiva femminilizzazione.

Mi spiego meglio. Altrove, ad esempio in Francia o in altri stati europei (in particolare nei paesi scandinavi) la presenza maschile è più consistente e, in alcuni casi (si pensi alla Norvegia), è addirittura massiccia. La ragione si intuisce e si spiega facilmente. In tali paesi gli emolumenti assegnati agli insegnanti sono più appetibili e convenienti, per cui gli uomini aspirano in maggior numero ai posti di insegnamento, a differenza del nostro paese, dove gli stipendi retribuiti alla classe magistrale sono a dir poco indecenti.

Ebbene, lo scarso valore economico riconosciuto alla professione docente in Italia, deriva almeno in parte dalla eccessiva femminilizzazione nella scuola. Infatti, le donne che insegnano sono nella quasi totalità madri e mogli, impegnate ad attendere alle faccende domestiche e accudire la prole, relegate in ruoli marginali rispetto ai coniugi, che magari svolgono funzioni più vantaggiose e remunerative sul piano economico.

Pertanto, le insegnanti che sono anche mogli e madri non hanno molto tempo, né voglia per dedicarsi ad attività sindacali e sociali, e tantomeno per occuparsi di politica. Per le medesime ragioni, quando si tratta di lottare e rivendicare i propri diritti, ottenere miglioramenti nella propria condizione lavorativa, le insegnanti (mogli e madri) tendono a sottrarsi e disimpegnarsi in modo decisivo, per cui il potere contrattuale della categoria si è ridotto progressivamente. Non a caso le adesioni agli scioperi nel comparto scuola sono più basse rispetto ad altri settori, laddove la presenza maschile è più alta. Si pensi ad esempio all’industria metal-meccanica o ad altri ambienti di lavoro.

Il mio non è un atto d’accusa nei confronti della presenza femminile nella scuola e nella società italiana, anzi. Il mio intento è esattamente quello di ridestare le coscienze assopite delle donne, distratte da troppi impegni familiari e di altro tipo, siano esse insegnanti, madri e mogli, siano esse indipendenti, perché la liberazione della società passa anche attraverso l’emancipazione effettiva delle donne da una condizione di marginalità e subalternità a cui ancora sono costrette nella società italiana, in vari ambiti professionali, ma ancor più sul versante del potere politico decisionale.

Lucio Garofalo