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Sessismo e ricerca scentifica, femminismo e maschietti più o meno evoluti…

8 marzo, riprendiamo le trasmissioni dopo aver smaltito un altro 8, l’8 settembre del regime berlusconico.

Lo so che la situazione è grave senza essere seria, per colpa del contesto abulico che pervade l’homo italicus, ma non possiamo fidarci, già altre volte nella storia lo zoccolo duro di questo strano popolo ci ha pian piano infilato nel fascismo, tranne poi tirarsene fuori in extremis, anzi fuori tempo massimo, grazie al sacrificio di pochi.

Che dire : da domani quando arrivo tardi per prendere un treno minaccerò la marcia su Roma e pretenderà anch’io un decreto che interpreti gli orari dei treni. Il papi farà tornare indietro il treno alla stazione perchè sono del popolo delle libertà e faccio quel che cazzo mi pare….

8 marzo dicevo, troppa carne al fuoco quindi  dirò solo alcune cose sparse e disordinate.

Sicuro è che siamo tornati indietro nel tempo anche sul sessismo e se fino a qualche anno fa si discettava sulla stanchezza di certi riti e sugli errori del femminismo ora forse è il caso di recuperare zitte zitte un po’ di antiche consuetudini visto che pian piano ci stiamo infilando nel futuro…degli anni ’50.

Talvolta il sessismo si nasconde dietro la ricerca pseudoscentifica : alcuni Ricercatori italiani avrebbero dimostrato che una debole corrente elettrica può modificare il senso morale e che quindi “la capacità di distinguere il bene dal male è «manipolabile» nelle donne , di cui in tal modo si sarebbe provata la maggiore emotività“-

Saremmo dunque delle pericolosissime mine vaganti, una volta ci chiamavano isteriche, uterine, mestruate. Secoli dopo la misoginia si traveste di nuova scientificità e ci ripropone la solita noiosa solfa.

Sarà per questo che le donne che conosciamo sono dure e razionali e che non si scompongono mai di fronte a niente (incidenti con i bambini, la ruota che scoppia, emergenze sul lavoro) mentre gli uomini alla prima difficoltà non fanno altro che uscire di testa e bestemmiare?

La donna che piace a questi maschietti del terzo millennio è sempre più o meno la stessa: è prevista qualche variazione sul tema ma lo spartito te lo danno loro.

Agli uomini al vertice non piace la donna protagonista, ambiziosa, sicura di sé, che vedono come rivale e amano circondarsi di spalle o di caratteriste.
La candidata preferita dai vertici è quella che sostanzialmente avalla la linea del capo, è dissidente, ma solo sulle questioni secondarie, un esempio eclatante è la Serracchiani, che è vestita da pasionaria, ma fondamentalmente rispecchia la linea dei vertici.
Praticamente è dissidente ma pascola nel giardino del re.

Agli uomini in generale non piace la donna che sia protagonista, brava e forte professionalmente, anche perchè poi a casa potrebbe avere  le stesse identiche pretese del maschietto: e no eh? Deve scegliere, altrimenti c’é confusione di ruoli. Altrimenti il tipo perde le proprie  certezze e si sà che poi a letto non rende. Povero cucciolo…

Quindi o maschietti egoisti e prepotenti ma , quando gli va, capaci ancora di fare sesso oppure perfetti “essere femministici“, gradevoli e comprensivi che però poi si stressano e si asessualizzano e non ti cercano nè ti desiderano più. Però  quanto ti rispettano e come ti capiscono…

E’ il vostro di mondo ad essere complicato e contraddittorio. Prendiamo  Lucio Garfalo, che fa oggi un post che è un compitino perfettino ed un po’ ipocrita.

Dopo un cappello politicamente corretto e generico egli  descrive la femminilizzazione della scuola come un problema,  dato lo scarso impegno delle donne italiane  nelle lotte, forse – bontà sua –  distratte da altre cose.

Conclude dicendo che il suo non è un atto di accusa, che egli capisce e comprende ma vuole stimolare…

Lucio, prima dici che le donne rifuggono dall’impegno politico e prefessionale a scuola – cosa che poi  non mi risulta, comunque… –  poi chiarisci che la tua non è una critica ma uno stimolo, così indulgendo nel  più bieco ed antico paternalismo.

Però sorvoli superficialmente sui motivi e d’un tratto le tue analisi in genere articolate risalgono in superficie e diventano banali, liquidando in due righe (  ( ” Pertanto, le insegnanti che sono anche mogli e madri non hanno molto tempo, né voglia per dedicarsi ad attività sindacali e sociali, e tantomeno per occuparsi di politica.” ) tutta una serie di problematiche che evidentemente non ti appartengono.

E sì perchè fai finta di non sapere quali e quante altre cose possano aver fatto quel giorno le tue colleghe.

Caro maschietto evoluto e di sinistra,  anche tu non hai capito un cazzo: le donne nella scuola sono spesso il motore e non solo numerico: inoltre,  la crisi delle lotte e dell’impegno è trasversale ai sessi.

E poi quando e se colpisce di più le donne la tua sensibilità politica non ti suggerisce una domanda:  perchè ?

Forse c’entra il fatto che se non hai il maggiordomo e l’autista la  mattina all’alba inizi a sbatterti  coi bambini e le faccende di casa, poi accompagnarli a scuola e tutto il resto,  con la prospettiva di doverlo fare ogni giorno e per molto tempo? Forse c’entra il fatto che quando stai a scuola spesso i tuoi pensieri si concentrano su altre cose meno “nobili” ,  tipo pensare che la sera dovrai ricominciare ed ancora darti da fare ?

Insomma, dimmi Lucio,  perchè costoro dovrebbero avere tutto questo entusiasmo ad impegnarsi ?  Forse avranno in testa e nel corpo i segni di questi altri impegni, impegni che quelli come te magari non hanno, impegni per i quali quelli come te possono esser liberi invece di pensare solo al lavoro, magari di inventarsi un bell’articolo paternalista e di “stimolo alle donne” …

Insomma caro il mio compagnuccio: finchè non applicherete l’art. 3 , seconda comma della costituzione ( uguaglianza sostanziale) e rimuoverete gli ostacoli che impediscono una reale partecipazione ( questo dovrebbe essere il compito della sinistra, o sbaglio?) piantatela di fare i paternalisti e di stimolarci all’impegno, perchè trattasi di ipocrita e pelosa superficialità…

Questo per i maschietti evoluti, figuramoci per quelli che ancora no. Quelli che hanno nel Papi un vero e proprio mito

Il femminismo del PDL, io lo chiamo il femminismo da harem (di per sé affascinante come fenomeno), invece si riassume nel concetto che tutte le donne hanno il diritto di essere belle e di far parte di una corte di lusso.

La donna deve essere giovane o giovanile, bella e disponibile, stupida o sembrare tale. La donna deve essere rassicurante, non agitare tematiche che potrebbero turbare i telespettatori, ma soprattutto seguire per filo e per segno i dettami di poteri che stanno sopra di lei. Una donna bravina, non eccezionale, che non si specializza autonomamente nei dossier, che non esprime una propria linea, ma sposa in toto la linea del capo e vota secondo le istruzioni che arrivano dagli esperti. L’ideale per il potere che agisce dietro le quinte.

Poi se vuol salire di grado, il discorso cambia e  dopo aver fatto calendari ( Carfagna, Mussolini e socie) deve essere in grado di fare iniezioni pelviche come nessuno…

Nessuno troverà mai da quelle parti una Margherita Huck, una Menapace, una Rosy Bindi o una Finocchiaro…e non ho detto Rossana Rossanda, ma, per dire,  Lilli Gruber…

Rosy


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SESSUALITA’ E POLITICA

Ricevo da Lucio questo bel post e volentieri lo pubblico.

Rosy

In Italia, negli ultimi tempi si è ripreso a discutere di “sessualità e politica” in virtù dei casi di cronaca che hanno coinvolto alcuni transessuali in relazione soprattutto all’ex governatore del Lazio, ma pure in seguito alle vicende scandalistiche che hanno investito altre personalità pubbliche, ultima in ordine di tempo Alessandra Mussolini. La quale si è lamentata (giustamente) degli ignobili  attacchi di tipo sessista provenienti da vari organi di stampa, in particolare si è indignata a causa di un vergognoso articolo scritto dal solito Vittorio Sgarbi ed apparso sul quotidiano “Il Giornale”, di proprietà del fratello di Silvio Berlusconi. Ebbene, pur comprendendo la reazione di rabbia e sdegno della Mussolini, non si può fare a meno di osservare che tale cultura sessista è riconducibile soprattutto, ma non esclusivamente, alla tradizione storica dello schieramento politico a cui la Mussolini si ricollega da sempre, cioè la destra. Certo, bisogna riconoscere che certi atteggiamenti e ragionamenti di stampo maschilista appartengono pure a molte persone che possono dichiararsi “di sinistra”. Nessuno osa negare l’evidenza di un simile dato di fatto. Tuttavia, mentre negli ambienti sedicenti “di sinistra” l’esternazione di una mentalità sessista viene biasimata e rigettata come una volgare indegnità, nel microcosmo di destra ne fanno addirittura un motivo di vanto.

Comunque, al di là di elementi di circostanza, vorrei soffermarmi su un tema politico e culturale di ordine più generale, che attiene al rapporto tra sessualità e politica.

Ricordo che l’Italia non si è ancora dotata di una legge sui DICO (Diritti e doveri dei Conviventi), che oltretutto sarebbero un misero surrogato dei PACS (Patto Civile di Solidarietà). Una normativa che ha trovato applicazione ovunque, in Europa e nel resto del mondo civile, eccetto che in Italia, in Grecia e in Polonia. Questi sono gli unici Stati che ancora risentono dell’influenza esercitata dal Vaticano. Il quale, prima ha azzerato il progetto dei PACS, quindi ha affossato il governo Prodi che voleva ratificare i DICO, annullando definitivamente l’ipotesi di legalizzare formalmente in Italia, sia pure con una legge capestro, le convivenze di fatto. Con tale espressione si designano non solo le coppie omosessuali, ma anche quelle eterosessuali che rifiutano di consacrare la propria unione in chiesa e in municipio, rifiutando l’autorità del trono e dell’altare.

Non c’è dubbio che si tratta di un tema d’elite, in quanto interessa un’esigua minoranza di individui, e non certo la maggioranza delle persone, ma non si può rinunciare ad assumere una netta posizione critica di fronte all’attacco sferrato dal potere clericale contro le spinte e i movimenti progressisti che partecipano all’emancipazione civile, morale e culturale della società italiana, così come è avvenuto in altri Stati europei.

La curia pontificia ha scatenato tutto il suo potere politico, intervenendo con arroganza nel dibattito pubblico nazionale, minando la stabilità politica del paese, cancellando l’opera del governo Prodi in materia di DICO, intimidendo e ricattando l’azione legislativa per l’avvenire, esercitando una prova di forza assolutamente inaccettabile in uno stato di diritto, in un paese effettivamente laico e democratico. Per giungere infine a un duro antagonismo frontale con il movimento per i diritti dei gay, ingaggiando quindi una “lotta tra froci”, come un omosessuale dichiarato ha ironizzato in un’intervista rilasciata durante un programma trasmesso nel 2007 da una rete televisiva nazionale.

Rammento che il governo Prodi venne messo in minoranza su un tema di politica estera, malgrado alcuni giorni dopo, a “crisi” risolta, lo stesso Parlamento abbia votato a maggioranza bulgara il rifinanziamento della missione militare in Afghanistan. Questa fu la conferma che il governo andò sotto per motivi estranei a questioni di politica estera e alle guerre in cui l’Italia è tuttora coinvolta, ma a causa di un’altra “guerra”, non dichiarata ma clandestina, mi riferisco ad un scontro organico alla società italiana.

In altre parole, si è svolto un regolamento di conti tra omosessuali liberi e coscienti, che rivendicano i propri diritti, e sodomiti non dichiarati, che da secoli praticano la pederastia nel segreto delle canoniche e delle sagrestie, dei monasteri e delle abbazie, ovunque vi siano curati, prelati, vescovi, priori, frati, seminaristi, catechisti ed ogni sorta di chierici costretti al voto di castità, cioè a logoranti ed insani periodi di astinenza sessuale. Pretaglia cresciuta all’interno di una cultura sessuofobica che contrasta con la storia dell’umanità. Una concezione che azzera la cultura dei secoli antecedenti al cristianesimo, quando in tutte le civiltà, dall’Egitto alla Grecia, dalla Persia all’India e alla Cina, la sessualità era vissuta liberamente, senza pregiudizi, tabù o inibizioni, senza inganni o menzogne, seguendo le tendenze insite nella natura umana.

Si sa che gli idoli femminili erano diffusi ovunque nell’antichità: si pensi ad Iside in Egitto, Afrodite in Grecia, Venere a Roma, Devi nella religione induista, la stessa vergine Maria, che nel paleo-cristianesimo era una figura ispirata alla dea Iside, divenuta poi Isotta. Una chiesa “votata” alla castità, oppure all’onanismo, alla pedofilia e alla sodomia più insana, in quanto mortificata, costretta alla clandestinità più aberrante.

In un contesto culturalmente omofobico e sessuofobico, che umilia e nega la sessualità, come viola la libertà dello spirito, le uniche alternative per prelati, monaci e suore, se di scelte si può parlare per chi è costretto al voto di castità, sono la masturbazione e l’onanismo, inteso come pratica anticoncezionale del coitus interruptus per impedire la procreazione, la pedofilia ed infine la pederastia. Infatti, le chiese e i monasteri di clausura sono da secoli teatro di scandali sessuali, di atti “innaturali” quali la pedofilia e altre depravazioni, nonché luoghi in cui dilagano gli abusi e le sevizie sessuali contro i deboli, in cui la pederastia si diffonde nella sua forma più oscena e perversa, in quanto vissuta morbosamente e in mala fede, di nascosto, nel terrore d’essere scoperti, nell’abiezione e nell’ipocrisia immorale e non, invece, nella libertà e nella trasparenza.

Si sa che in Italia contano soprattutto le apparenze, che “i panni sporchi si lavano in famiglia”, che le contraddizioni e i mali non esistono in realtà se non sono riconosciuti formalmente, che basta nascondere il capo sotto la sabbia come gli struzzi per non vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti, che gli omosessuali sono “liberi di esercitare” a condizione che si eclissino ma, soprattutto, che non rivendichino alcun diritto.

Ma esiste davvero un solo tipo di famiglia, come sostengono i teocons e teodem? Oppure esistono diverse tipologie familiari, dalle coppie regolarmente sposate in chiesa a quelle coniugate solo civilmente, dalle unioni di fatto tra eterosessuali ai conviventi omosessuali? Se esistono altri tipi di rapporti familiari, destinati a diffondersi, perché non legittimarne l’esistenza? In nome di chi o cosa bisognerebbe opporsi? Forse in nome del “diritto naturale”? Ma questo è solo un’invenzione del giusnaturalismo, una dottrina filosofica e giuridica che asserisce l’esistenza di un complesso di norme di comportamento valide per l’uomo, ricavate dallo studio delle leggi naturali.

Rammento che in natura non esistono né la pedofilia, né la guerra tra esemplari della stessa specie, eppure sono pratiche diffuse nelle società umane. Così come in natura ci sono numerose specie che praticano la sodomia: basti pensare ai maschi sconfitti dagli esemplari dominanti, che non potendo accoppiarsi con le femmine della loro specie si devono accontentare di congiungersi con altri maschi. Ciò che esiste è invece il diritto positivo, in quanto creazione dell’ingegno umano, storicamente determinato dai rapporti di forza insiti nelle diverse società. L’opera di legislazione dell’uomo ha sancito le conquiste del progresso sociale per cui, ad esempio, la schiavitù non esiste più, almeno formalmente, essendo stata abolita dal diritto universale, mentre in passato era giudicata una prassi “naturale” e “inevitabile”.

Il familismo, inteso come esaltazione delle virtù della famiglia tradizionale, è il valore italiano per eccellenza, è un parto privilegiato della gerontocrazia, di una società invecchiata in cui comandano le generazioni più anziane, che hanno impedito in ogni modo l’accesso al potere per i più giovani, instaurando una vera dittatura. L’ideologia familistica è la più elementare tendenza conservatrice della società borghese, è un aspetto essenziale dell’ideologia tradizionale che proclama la difesa dei principi “Dio, Stato e famiglia” su cui s’impernia l’ordine costituito. La famiglia atomizzata, la famiglia nucleare borghese è l’estrema sintesi e rappresentazione dell’individualismo, dell’egoismo e dell’economicismo ormai egemoni nell’odierna società consumistica.

La battaglia per i PACS resta nell’ambito dell’estensione delle libertà e dei diritti civili borghesi, non punta certo al rovesciamento del sistema sociale vigente. Solo in Italia, colonia del VaticaNato, si osa sostenere che la legalizzazione delle convivenze di fatto potrebbe condurre alla dissoluzione dei valori e delle strutture tradizionali della famiglia, dello Stato e della proprietà privata. Nulla di simile è accaduto laddove sono stati introdotti i PACS, cioè negli USA, in Gran Bretagna, in Olanda, Germania, Francia e Spagna, in nessuna nazione dove sono stati riconosciuti i diritti delle coppie di fatto.

Probabilmente altre forme di rapporti umani, quali le comuni e le famiglie comunitarie sperimentate dai movimenti hippie negli anni ’70, avrebbero potuto sortire effetti eversivi per la società dell’epoca. Non a caso, quelle esperienze alternative fallirono proprio perché tentate nel quadro invariato dei rapporti di alienazione, supremazia e subordinazione gerarchica vigenti nel sistema capitalistico. I “figli dei fiori” furono sgominati dallo Stato, che fece ricorso non solo all’intervento delle istituzioni repressive per antonomasia, il carcere, l’esercito, la polizia, ma soprattutto alla diffusione pilotata di alcune droghe deleterie quali l’eroina, l’acido lisergico ed altri allucinogeni letali.

Lucio Garofalo