LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse


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Ustica 30 anni dopo, un breve ricordo di Alberto, mio cugino…

In trent’anni non ho mai scritto nulla di quanto sto per  dire.

Solo qualche parola di ricordo , o poco più.

Oggi ho deciso di farlo per esorcizzare lo strappo di quel filo che mi legava ad Alberto..

Dice  bene il giornalista dell’Ansa ” un dolore  ancora vivo …. ” troppo vivo.

Un funerale senza un corpo da seppellire ….atroce, straziante, ma ci si fece forza in quella calda giornata estiva quando ci trovammo al cimitero di Bologna per commemorare Alberto ( Bonfietti ) mio cugino.

Ricordo che cercavamo tutti di sorridere, ricordo i volti dei suoi compagni che non conoscevo….

Ricordo i volti dei suoi compagni che mi erano noti dalla stampa ( Boato,mi pare Sofri .. non ricordo bene )  i compagni di Lotta Continua  con cui lavorava e collaborava…

Alberto era una persona dolcissima, sempre sorridente…….

Era più grande di me di qualche anno, quando basta perchè io, prima  bambina, poi adolescente , lo vivessi di sfuggita nelle rare visite che faceva a casa di mia nonna Marena a Suzzara.

Di lui  in famiglia si parlava come di un eroe romantico, le sue gesta le apprendevo da mia nonna che le narrava con malcelato orgoglio , e  finta  indignazione  ( soprattutto per le sue molteplici avventure amorose ) e con gli occhi che le brillavano.

Ricordo che qualche mese prima di quel maledetto 27 giugno, io avevo 26, anni decisi di contattarlo per conoscerlo “alla pari”.. da adulto ad adulto.

Allora abitava a Mestre ed io a Lecco.

Mi feci  dare le coordinate per telefonargli , per scrivergli…..

Non feci in tempo.

Una telefonata di mia madre, la mattina del 28 giugno,  ruppe per sempre il mio sogno di poter  parlare con lui   “da grande” finalmente.

Franca

 


 

 


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Voi che ne pensate ?

I fatti nudi e crudi.Vorrei il vostro parere.

Grazie e buona domenica

Franca

FOIANO WAR CEMETERY

QUESTA LA NOTIZIA ( fonte Arezzo Notizie ) :
Giovedì 11 Febbraio presso la Biblioteca Comunale di Foiano della Chiana, in Piazza Cavour alle ore 17.30, si terrà l’apertura dei Circoli del Buon Governo della Val di Chiana, in particolare Il Circolo di Foiano di Elisa Perriello, il Circolo Giovani di Arezzo di Matteo Camaiani Verdelli, Il Circolo di Torrita di Siena di Lorenzo Vestri.
A inaugurazione dei nuovi Circoli il Sen. Marcello Dell’Utri apporrà a tutti i Presidenti lo spillino “rosso” di appartenza all’Associazione.

Si aggiunge così un nuovo traguardo per la Rete Nazionale e aretina del Buongoverno.
Alla presenza delle autorità e della cittadinanza foianese il Senatore darà anche lettura di alcune pagine dei “Diari di Mussolini” da lui scoperti.
Nel ricordare l’occasione storica della presenza del Sen. Marcello Dell’Utri nella città di Foiano invitiamo tutti a partecipare all’evento ed alla cena conviviale che seguirà all’Hotel Forum.

A POCHI KM DA FOIANO NEL ….Giugno 1944

…”Papa’ rientra un paio d’ore prima del solito. E’ sconvolto.

Mi dice di andare nella stalla della nonna e riunisce il resto della famiglia. Poco dopo il fratello con la moglie incinta lascia la casa. Va a nascondersi altrove, non so dove. Che succede papa? Succede che hanno fatto una strage incredibile a Civitella (siamo tra la Val di Chiana e la Val d’Ambra) e sembra che stiano facendo altrettanto nelle vicinanze, forse verso San Pancrazio ma potrebbero anche indirizzarsi qui. Di peggio: gli alleati sono fermi da 3 giorni e la gente scappa anche da Montepulciano e Sinalunga. Ma perche’ proprio a Civitella? A dire il vero non sembra a nessuno che quella sia una zona particolarmente attiva del movimento partigiano. Infatti solo da noi, tra Foiano e il Cortonese, ci sono state fucilazioni. Comunque per la prima volta noto un allarme quasi frenetico tra i miei………..Nella notte sento un tramestio, giu’ nell’aia. Che succede? Succede che e’ arrivato Ezio (sara’ nel sessantennio successivo il segretario dell’ANPI) e fornisce dettagli su Civitella. Ecco: laggiu’ era stato ucciso un tedesco, sembra con un colpo d’ascia, e dopo un’ora era arrivato un battaglione della Divisione Hermann Goering. Non si sono messi a cercare nessuno, SFONDAVANO LE PORTE DI DECINE DI CASE, TIRAVANO FUORI A CALCI TUTTI GLI ABITANTI, VECCHI, DONNE, RAGAZZINI; AVEVANO SFONDATO ANCHE IL PORTONE DELLA COLLEGIATA E FATTO USCIRE PARROCO E PERPETUA. E via via che li radunavano si sentivano spari qua’ e la’ con singoli morti ammazzati. Poi, mentre i militari urlavano e spintonavanoe la gente piangeva e alzava i suoi lamenti coprendo i bambini, qualcuno ha emesso un lungo fischio come d’allarme. Allora i militari si sonom compattati a schiera e la gente restava come paralizzata senza voce e lamento. Un attimo di silenzio, un ordine perentorio del graduato, e la falcidia. Non si sa’ quanti fossero i civili radunati, ma per terra SONO RESTATI 115 CADAVERI, BAMBINI E PARROCO COMPRESI, QUALCHE AGONIZZANTE SUBITO RAGGIUNTO DAL COLPO DI GRAZIA! Un grido bellico ha salutato la fine della scena e gli assassini si sono ritirati ordinatamente verso i due camion. Residuava solo qualche lamento di morituro. Era la strage di Civitella in Val di Chiana, a pochi chilometri da noi. E gli alleati erano ancora fermi a Chiusi.

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Per questa strage perpetrata dai nazisti con il compiacimento e l’appoggio dei fascisti italiani, il 21 ottobre del 2008 la Corte di Cassazione aveva condannato Berlino a un risarcimento finanziario a favore dei discendenti delle 244 vittime delle stragi naziste del 1944 nei comuni aretini di Civitella in Val di Chiana, Cornia e San Pancrazio. Il governo tedesco ha fatto ricorso alla Corte Internazionale dell’Aia contro la sentenza.

INOLTRE …..

Ecco cosa è successo a Foiano della Chiana in località Renzino tanti anni fa……
Per non dimenticare.
Fonte Società Storica Aretina:

“Dopo alcune spedizioni di squadre fasciste in Valdichiana nella primavera del 1921 (chiamate allora “itinerari di propaganda”, con lo scopo ben conosciuto di operare contro le amministrazioni e le organizzazioni socialiste e sindacali), quella del 17 aprile si conclude con una terrificante imboscata. La spedizione, formata da numerosi squadristi trasportati da due camion, parte dalla sede del fascio cittadino sotto la guida del capitano Giuseppe Fegino del Settantesimo reggimento di fanteria; da Firenze è giunto uno dei camion, guidato da Dante Rossi, un fiorentino. Nel gruppo sono presenti anche Aldo Roselli e Bruno Dal Piaz, studenti dell’Istituto Tecnico Commerciale “Buonarroti”.
Lo scopo dichiarato è quello di compiere un’azione di propaganda nei paesi della Valdichiana. Giunti a Foiano i camion si fermano nella piazza centrale e i fascisti si spargono per le vie cittadine alla ricerca di socialisti e comunisti; entrano nelle loro abitazioni, li minacciano di morte; danno l’assalto al palazzo comunale, devastano le sedi sindacali e politiche e quella della Cooperativa socialista.
Il giro di propaganda nella mattinata si sposta a Marciano e a Pozzo della Chiana, dove si verificano alcuni scontri e sparatorie, poi i due camion ritornano a Foiano all’ora di pranzo. Intanto nell’ambiente sovversivo locale, già in fermento e in crescente tensione anche per le violenze delle precedenti spedizioni, si organizza un’imboscata, che, secondo la versione ufficiale, sarebbe stata preparata da tempo, o “un agguato spontaneo e improvvisato”, secondo le testimonianze degli arrestati e condannati nel processo presso il tribunale di Arezzo.
Nel pomeriggio un camion riparte per Arezzo e mentre discende dal paese verso la provinciale Cassia e si avvicina alla frazione di Renzino, una scarica di fucileria parte da dietro le fitte siepi di bosso poste ai due lati della strada, investendo in maniera concentrica l’autoveicolo. Sono colpiti mortalmente l’autista Rossi, il giovane militare Tolemaide Cinini. Lo studente Roselli viene ritrovato morto in un campo a qualche centinaio di metri dall’agguato. Altri, feriti più o meno gravemente, riescono a salvarsi nascondendosi o fuggendo per i campi.
Nonostante le abbondanti fonti disponibili è difficile ricostruire sia le modalità di preparazione dell’imboscata sia quello che è accaduto dopo. Le rappresaglie immediate, l’occupazione militare del paese da parte di bande fasciste giunte da più parti della regione, l’esecuzione sommaria di nove persone, tra cui una donna e un diciassettenne, la devastazione di casolari e l’incendio di pagliai rappresentano la vendetta cieca e terribile, che per due giorni e due notti si abbatte nelle campagne foianesi, mentre la forza pubblica lascia fare o è complice.”


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Un solo popolo, un solo stato: differenze tra antisionismo, antisemitismo e “antiscemitismo”

L’antisemitismo non è uno scherzo e non si può liquidare con freddure stupide e inappropriate sull’“antiscemitismo”, che suscitano solo l’ilarità di qualche pennuto affetto da aviaria. Quando parlo di “antisemitismo” mi riferisco anzitutto all’antisemitismo storico, convenzionalmente inteso, al classico razzismo contro gli Ebrei, ma pure all’antisemitismo contro il popolo palestinese, che appartiene anch’esso alla stirpe “semitica”, anch’esso vittima di una politica di persecuzione e di aggressione militare, di spietati eccidi di massa di cui sono note le responsabilità sioniste.

Il razzismo vero e proprio, il peggior “antisemitismo”, non comunemente ideologico, ma brutalmente militare, è quello messo in pratica da quelli che sono i veri assassini e terroristi, vale a dire il regime sionista di Israele e i suoi alleati storici anglo-americani.

Altrimenti, come si potrebbe definire la politica di persecuzione e sterminio portata avanti negli ultimi decenni dallo Stato di Israele con l’appoggio, più o meno tacito, degli USA, contro popolazioni inermi e non militarizzate che vivono nella striscia di Gaza?

Rammento una risoluzione dell’ONU, la 1544 del 19 maggio 2004, che ha condannato le violenze israeliane in quella regione, chiedendone l’immediata cessazione. Come altre risoluzioni delle Nazioni Unite, anche questa è stata disattesa e violata da Israele. Rammento che Israele possiede da anni la bomba atomica, ma nessuno si è mai azzardato a condannarla per questo, mentre si cerca di strumentalizzare e criminalizzare in modo pretestuoso la volontà del regime iraniano, indubbiamente dispotico e tirannico, di dotarsi di armi nucleari, come hanno fatto in passato gli USA (gli unici ad aver usato armi atomiche contro popolazioni civili, in Giappone nell’agosto del 1945), l’ex Unione Sovietica, la Gran Bretagna, la Francia, l’India e il Pakistan.

Se con l’orribile accusa di “difensore di criminali” si intende infamare chiunque si schieri a fianco delle popolazioni palestinesi, assolutamente inermi, che vivono nella striscia di Gaza e sono massacrate senza pietà dalle truppe israeliane, ebbene, ammetto che quella definizione si adatta al sottoscritto. Come sono uno strenuo difensore della causa e delle ragioni del popolo ebraico quando questo è stato ed è oggetto di razzismo, come quando fu vittima della Shoah, nei lager nazisti durante il secondo conflitto mondiale.

Questa parentesi mi serve a spiegare la mia posizione in materia di “antisemitismo”. Sarebbe assurdo se cominciassimo a risalire indietro nel tempo, agli albori dello Stato di Israele, o più indietro, alla nascita del sionismo. Un movimento che propugna da sempre la causa ebraica più oltranzista, che ha fatto ricorso a metodi e pratiche di stampo terroristico, tuttora una prerogativa politica di Israele e del sionismo internazionale.

Per il momento mi limito a formulare una elementare, ma agghiacciante domanda: perché chi difende a spada tratta Israele contro i suoi nemici e si adopera in tutte le maniere per denunciare ogni accenno di antisemitismo, non reagisce allo stesso modo, non si indigna e non si commuove neppure a compassione di fronte alle sofferenze e alle sopraffazioni subite dal popolo palestinese ad opera di uno Stato il cui popolo ha vissuto per secoli le stesse ostilità e persecuzioni, specie durante la seconda guerra mondiale? La “diaspora” sofferta dal popolo palestinese non merita lo stesso rispetto e la stessa considerazione che riconosciamo giustamente alla “diaspora” del popolo ebraico? Lo sterminio a danno del popolo palestinese non merita la stessa condanna, la stessa risposta assunta nei confronti del genocidio consumato in modo crudele contro gli Ebrei?

Detto questo, mi preme far presente che non sono antisemita. Non lo sono in quanto non disprezzo, non perseguito e non insulto alcun popolo di origine semita, sia che si tratti del popolo ebraico che di quello arabo, dato che non ho ragioni personali, o di altro genere, per farlo. Invece, confesso di essere antisionista, nella misura in cui condanno con fermezza la politica di aggressione e di espansionismo economico militare perseguita da Israele a scapito dei Palestinesi, confinati e incalzati nella striscia di Gaza, costretti a subire stragi, ostilità, persecuzioni e violenze d’ogni tipo dalle truppe occupanti.

Ricordo uno dei più grandi uomini della storia universale, un ebreo socialista, laico e antisionista: Martin Mordechai Buber. Il quale sosteneva che lo Stato di Israele, che non era ancora nato, non avrebbe dovuto assumere un’identità etnico confessionale. Quest’uomo di buon senso pensava alla creazione di uno Stato che riunisse tutti i semiti in Palestina. Invece, altri “padri fondatori” della nazione israeliana hanno voluto la formazione di uno Stato su basi etniche, strutturato in senso esclusivista e razzista.

Tra i nomi dei vari leader sionisti che hanno contribuito alla fondazione dello Stato israeliano come si configura oggi, bisogna citare: Davide Ben Gurion, capo dell’Hagamah, l’Agenzia ebraica sionista; Shamir e Begin, capo dell’Irgun, nonché la famigerata Banda Stern, descritte dai Britannici come vere e proprie organizzazioni terroristiche. In direzione esattamente opposta si muoveva Martin Buber. Questi è ritenuto uno dei padri spirituali della patria e della nazione israeliana, un po’ come Giuseppe Mazzini. E’ stato uno dei più importanti filosofi del XIX secolo. Era di orientamento esistenzialista e socialista, ma dissentiva profondamente nei confronti dell’ideologia sionista.

Martin Mordechai Buber era di nazionalità austriaca e di origine ebraica. Aderì inizialmente al movimento sionista, ma se ne distaccò non appena si rese conto della vera natura del movimento, per aderire ad una filosofia di ispirazione esistenzialista e socialista, ed abbracciare la causa della convivenza pacifica tra i popoli in Palestina. Egli sosteneva che lo Stato di Israele, che si sarebbe costituito nel 1948, non dovesse reggersi su un fondamento etnico confessionale (come poi è accaduto), tantomeno di tipo oltranzista. Basti pensare ai gruppuscoli estremistici di destra e alle formazioni politiche e religiose integraliste, ben rappresentate nel Parlamento israeliano. Si pensi al Likud, un partito di orientamento ultraconservatore, che costituisce la principale forza politica del paese, insieme al partito socialista (“socialista” per modo di dire). Martin Buber pensava alla creazione di uno Stato che riunisse Ebrei e Arabi musulmani, per metterli in condizione di coesistere pacificamente e di condividere, con pari dignità e pari diritti, le responsabilità della direzione e dell’organizzazione politica, economica e sociale di uno Stato non confessionale o integralista, ma laico e inter-religioso.

Altro che “due popoli e due Stati”: un solo popolo e un solo Stato! Questa era la geniale, ambiziosa, ma non utopica, soprattutto “profetica” visione di Martin Mordechai Buber.

Invece, Ben Gurion, Begin, Shamir e altri leader sionisti, moderati o estremisti che fossero, hanno pensato e partecipato alla creazione di Israele come si struttura oggi: uno Stato ebraico di tipo etnico confessionale, con aspirazioni imperialistiche prepotenti, con una decisa predisposizione all’aggressività e all’espansionismo verso l’esterno.

Restando in tema, voglio citare una frase molto bella. L’autore è sicuramente ebreo, ma ignoto; tuttavia il senso è condivisibile da parte di tutte le persone dotate di buon senso.

La frase dice: “Se tu scrivessi ebrei invece di israeliani, coinvolgeresti anche me che sono ebreo, ma non israeliano, e che sono antisionista”. In questa asserzione è riassunta tutta la differenza semantica, politica e culturale tra “antisemitismo” e “antisionismo”.

Alcuni opinionisti “filoscemiti” e filosionisti di casa nostra affermano che Israele avrebbe fatto bene a violare le risoluzioni dell’ONU, per proteggersi dai suoi nemici. Dunque costoro, come Israele, il principale “Stato canaglia” del Medio Oriente, si auto-escludono dalle norme della legalità internazionale, dalla civile convivenza tra i popoli, per cui meritano solo parole di disapprovazione.

Tornando alla questione dell’antisionismo, ribadisco la mia posizione contraria al sionismo come dottrina politica. Tuttavia, tale posizione non può essere confusa, se non in malafede, con l’antisemitismo, tantomeno con il negazionismo.  Bisogna condannare qualsiasi manifestazione razzista, contrastare ogni insorgenza neonazista, rigettare le opinioni che tendono a separare gli uomini e i popoli in “superiori” e “inferiori”. Proprio per tali ragioni ritengo che l’assunzione del sionismo come fondamento dello Stato israeliano abbia condotto a politiche aggressive e persecutorie verso i popoli confinanti e soprattutto verso i legittimi abitanti della Palestina, gli Arabi Palestinesi.

Occorre proclamare con forza che Israele, fino a quando sarà lo Stato Ebraico anziché uno Stato laico e non confessionale, sarà sempre uno Stato fondato sull’esclusione e sulla discriminazione religiosa e razziale. E’ necessario denunciare le occupazioni e le aggressioni israeliane contro i popoli e i Paesi mediorientali, fino a quando Israele continuerà ad aggredire ed occupare territori altrui, violando le risoluzioni dell’ONU.

Infine, è molto importante saper distinguere tra ebrei e israeliani, e parlare di “politiche aggressive di Israele e dell’esercito israeliano”, e non di Stato ebraico.

Lucio Garofalo

R


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Smemorati

Come si sa, il Giorno della Memoria è una ricorrenza istituita dal Parlamento italiano con la legge 211 del 20 luglio 2000, in ottemperanza alla proposta internazionale di dedicare il 27 gennaio alla commemorazione delle vittime dell’Olocausto. La scelta della data rievoca il 27 gennaio 1945, quando le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, rivelando al mondo intero l’orrore del genocidio nazista.

Il ricordo della Shoah è celebrato da molte nazioni e dall’ONU in ossequio alla risoluzione 60/7 del 1° novembre 2005. Il concetto di olocausto, dal greco holos, “completo”, e kaustos, “rogo”, come nelle offerte sacrificali, venne introdotto alla fine del XX secolo per indicare il tentativo nazista di eliminare i gruppi di persone “indesiderabili”: Ebrei ed altre etnie come Rom e Sinti, cioè gli zingari, comunisti, omosessuali, disabili e malati di mente, Testimoni di Geova, russi, polacchi ed altre popolazioni di origine slava.

Il vocabolo Shoah, che in lingua ebraica significa “distruzione”, o “desolazione”, o “calamità”, nell’accezione di una sciagura improvvisa e inattesa, è un’altra versione usata per indicare l’Olocausto. Molti Rom usano l’espressione Porajmos, ”grande divoramento”, o Samudaripen, ”genocidio”, per definire lo sterminio nazista. Sommando agli Ebrei queste categorie di persone il numero delle vittime del nazismo è stimabile tra i 10 e i 14 milioni di civili, e fino a 4 milioni di prigionieri di guerra.

Oggi il termine “olocausto” è usato anche per esprimere altri genocidi, avvenuti prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale, e designare qualsiasi strage volontaria e pianificata di vite umane, come quella causata da un conflitto atomico, da cui discende la voce “olocausto nucleare”. Talvolta la nozione di “olocausto” serve per descrivere il genocidio armeno e quello ellenico, che provocò lo sterminio di 2,5 milioni di cristiani da parte del governo nazionalista ottomano dei Giovani Turchi tra il 1915 e il 1923.

Tuttavia, con questo articolo mi preme resuscitare la memoria di altre terribili esperienze storiche in cui furono consumati orrendi eccidi di massa troppo spesso ignorati o dimenticati dai mass-media e dalla storiografia ufficiale. Mi riferisco in modo particolare allo sterminio perpetrato contro gli Indiani d’America e a quello contro i “Pellerossa” del nostro Sud, i briganti e i contadini ribelli del Regno delle Due Sicilie.

Dopo la scoperta del Nuovo Mondo ad opera di Cristoforo Colombo nel 1492, quando giunsero i primi coloni europei, il continente nordamericano era popolato da un milione di Pellerossa riuniti in 400 tribù e circa 300 famiglie linguistiche. Quando i coloni bianchi penetrarono nelle sterminate praterie abitate dai Pellerossa, praticarono una spietata caccia ai bisonti, il cui numero calò drasticamente rischiando l’estinzione. I cacciatori bianchi contribuirono allo sterminio dei nativi che non potevano vivere senza questi animali, da cui ricavavano cibo, pellicce ed altro. Ma la strage degli Indiani fu opera soprattutto dell’esercito statunitense che per espandersi all’interno del Nord America cacciò i nativi dalle loro terre attuando veri e propri massacri senza risparmiare donne e bambini. I Pellerossa furono letteralmente annientati attraverso uno spietato genocidio.

Oggi i nativi nordamericani non formano più una nazione, essendo stati espropriati della terra che abitavano, ma anche della memoria e dell’identità culturale. Infatti una parte di essi si è progressivamente integrata nella civiltà bianca, mentre un’altra parte vive ghettizzata in centinaia di riserve sparse nel territorio statunitense e in quello canadese.

Un destino comune, anche se in momenti e con dinamiche diverse, associa i Pellerossa ai Meridionali d’Italia. Questi furono definiti “Briganti”, vennero trucidati, torturati, incarcerati, umiliati. Si contarono 266 mila morti e 498 mila condannati. Uomini, donne, bambini e anziani subirono la stessa sorte. Processi manovrati o assenti, esecuzioni sommarie, confische dei beni. Ma i Meridionali erano cittadini di uno Stato molto ricco.

Il Piemonte dei Savoia era fortemente indebitato con Francia e Inghilterra, per cui doveva rimpinguare le proprie finanze. Il governo della monarchia sabauda, guidato dallo scaltro e cinico Camillo Benso conte di Cavour, progettò la più grande rapina della storia moderna: cominciò a denigrare il popolo Meridionale per poi asservirlo invadendone il territorio: il Regno delle Due Sicilie, lo Stato più civile e pacifico d’Europa. Nessuno venne in nostro soccorso. Solo alcuni fedeli mercenari Svizzeri rimasero a combattere fino all’ultimo sugli spalti di Gaeta, sino alla capitolazione.

I vincitori furono spietati. Imposero tasse altissime, rastrellarono gli uomini per il servizio di leva obbligatoria (facoltativo nel Regno delle Due Sicilie); si comportarono vigliaccamente verso la popolazione e verso il regolare ma disciolto esercito borbonico, che insorsero. Ebbe inizio la rivolta dei Briganti Meridionali. Le leggi repressive furono simili a quelle emanate a discapito dei Pellerossa. Le bande di briganti che lottavano per la loro terra avevano un pizzico di dignità e di ideali, combattevano un nemico invasore grazie anche al sostegno delle masse popolari e contadine, deluse e tradite dalle false promesse concesse dall’“eroico” pirata, mercenario e massone, Giuseppe Garibaldi.

Contrariamente ad altre interpretazioni, non intendo assolutamente comparare il fenomeno del Brigantaggio meridionale post-unitario alla Resistenza partigiana del 1943-1945. Per varie ragioni, anzitutto perché nel primo caso si trattò di una vile e barbara aggressione militare, di una guerra di rapina e di conquista che ebbe una durata molto più lunga della guerra civile tra fascisti e antifascisti: l’intero decennio dal 1860 al 1870.

I briganti meridionali furono costretti ad ingaggiare un’aspra e strenua resistenza che ha provocato eccidi spaventosi, in cui vennero trucidati centinaia di migliaia di contadini e di briganti, persino donne, anziani e bambini, insomma un vero e proprio genocidio perpetrato contro le popolazioni del Sud Italia. Una guerra conclusasi tragicamente, dando luogo al fenomeno dell’emigrazione di massa dei contadini meridionali. Un esodo di proporzioni bibliche, paragonabile alla diaspora del popolo ebraico. Infatti, i meridionali sono sparsi nel mondo ad ogni latitudine e in ogni angolo del pianeta, hanno messo radici ovunque, facendo la fortuna di numerose nazioni: Argentina, Venezuela, Uruguay, Brasile, Stati Uniti d’America, Svizzera, Belgio, Germania, Australia, e così via.

Se si intende equiparare ad altre esperienze storiche la triste vicenda del brigantaggio e la feroce repressione sofferta dal popolo meridionale, credo che l’accostamento più giusto sia quello con la storia dei Pellerossa e le guerre indiane combattute nello stesso periodo, vale a dire verso la fine del XIX secolo. Guerre sanguinose che hanno causato stragi e delitti raccapriccianti contro i nativi nordamericani. Un genocidio ignorato o dimenticato, come quello consumato a discapito del popolo dell’Italia meridionale.

Nel contempo condivido solo in minima parte il giudizio, forse oltremodo drastico e perentorio, probabilmente unilaterale, che attiene al carattere anacronistico, codino e antiprogressista, delle ragioni storiche, politiche e sociali, che furono all’origine della lotta di resistenza combattuta dai briganti meridionali. In politica ciò che è vecchio è quasi sempre retrivo e conservatore. E’ in parte vero che dietro le imprese e le azioni di guerriglia compiute dai briganti si riparavano gli interessi di un blocco reazionario, filo-borbonico, sanfedista e filo-clericale. Tuttavia, inviterei ad approfondire le motivazioni e le spinte che animarono la strenua resistenza dei briganti contro gli invasori sabaudi.

Non intendo annoiare i lettori con le cifre sui numerosi primati detenuti dalla monarchia borbonica e dal Regno delle Due Sicilie in ampi settori dell’economia, dell’assistenza sanitaria, dell’istruzione e via discorrendo, né mi sembra opportuno esternare sciocchi sentimenti di nostalgia verso una società arcaica, dispotica e aristocratico-feudale, quindi verso un passato di barbarie e oscurantismo, ingiustizia ed oppressione, sfruttamento e asservimento delle plebi rurali del nostro Sud. Ma un dato è certo: la dinastia sabauda era senza dubbio più rozza, retriva e ignorante, meno moderna e progredita di quella borbonica. Il Regno delle Due Sicilie era uno Stato molto più ricco e avanzato del Regno dei Savoia, tant’è vero che costituiva un boccone appetibile per le maggiori potenze europee del tempo, Francia e Inghilterra in testa. Questo è un tema estremamente vasto, complesso e controverso, che esige un approfondimento adeguato.

Concludo con una rapida chiosa circa le presunte tendenze progressiste incarnate nei processi di creazione e unificazione degli Stati nazionali nel XIX secolo e nella costruzione dell’odierno Stato europeo. Non mi pare che tali processi abbiano spinto e assicurato un autentico progresso sociale, ideale, morale e civile, ma hanno favorito uno sviluppo prettamente economico ad esclusivo vantaggio delle classi dominanti e possidenti. Intendo dire che l’unificazione dei mercati e dei capitali, prima a livello nazionale ed ora a livello europeo, non coincide con l’integrazione dei popoli e delle culture, siano esse locali, regionali o nazionali. Ovviamente le forze autenticamente progressiste e rivoluzionarie, devono puntare a raggiungere il secondo traguardo.

Lucio Garofalo


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Fascisti e partigiani non sono uguali di fronte alla storia!

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Nessuno si senta escluso dalla storia, nessuno si senta offeso, ma tutti sappiano e non facciano finta di dimenticarlo che la storia dà torto e dà ragione

recita così la bella canzone di De Gregori,  ascoltatela si chiama La storia,  ed è un giusto antipasto, per chi gradisce,  di questo post.

***

Tra un lodo ed un condono mentre l’opinione pubblica è distratta ad arte dai temi economici che scottano, tutte cose  tralasciate  da un governo dannoso e nullafacente –  ecco che alcuni provano a far passare nel silenzio improponibili parificazioni storiche ed arditi revisionismi.

Conoscete un paese d’Europa che si sia sognato anche lontanamente di riabilitare i collaborazionisti della repubblica fantoccio di Vichy, i franchisti spagnoli o i nazisti tedeschi?

Ebbene si, lo conoscete benissimo perchè ci vivete dentro:  è l’Italia di Berlusconi che prova a far passare in cavalleria un vera e propria riscrittura della storia italiana cercando di non far troppo rumore, sì che la sinistra dormiente non si svegli e se ne accorga.

Aveva iniziato l’ineffabile La Russa che tempo fa chiedeva di “accomunare i morti (della seconda Guerra Mondiale ndr) di entrambe le parti”.

Poi hanno pensato bene di trovare un parlamentare non troppo schierato e quindi sperabilmente insospettabile per fargli fare il cavallo di Troia ed hanno trovato Lucio Berani del nuovo Psi. Ma vi rendete conto? Un  socialista che si presta a proporre una legge per i fascisti…e l’hanno messo primo firmatario del disegno di legge 1360 del Pdl.

Piccola parentesi storica.

Di socialisti traditori se ne trovano anceh in passato, prionti a vendersi al potere della controparte, come fece del resto lo stesso loro duce che tanti anni prima aveva tradito la causa del socialismo. Che aspettarsi quindi da gente che ha costruito le porprie fortune sul tradimento e sull’opportunismo?

Mussolini da direttore de L’Avanti era in poco tempo divenuto il braccio armato del potere , utile a frenare con la forza dei propi sgherri e con la compiacenza delle forze dell’ordine, le prime richieste sindacali ed i primi scioperi del biennio 1919-1921, le attività dei rossi0 e dei bianchi – esistevano anche sindacati cattolici –  che atterrirono la borghesia latifondista ed industriale del tempo che pensò bene di inventarsi un Mussolini alla bisogna. Certo che,  fatto il lavoro sporco,  non se ne andò subito ma questa è un’ altra storia.

Tornando al disegno di legge 1360 è chiaro che ormai le loro intenzioni le hanno messe  nero su bianco: riabilitare i fascisti e il fascismo in modo da equipararlo per legge in tutto e per tutto alla resistenza partigiana.

Nel disegno di legge, si vuole istituire l’Ordine del Tricolore che assegna indistintamente ai partigiani, ai deportati, ai militari, ai combattenti della Repubblica di Salò e nientepopodimeno che alle CAMICIE NERE (il testo apre infatti la porta anche alla legittimazione per tutti coloro che facevano parte delle formazioni che facevano riferimento alla Rsi) lo status di combattente e addirittura un vitalizio che peserà per 200 milioni di euro l’anno a partire dal 2009 e che ovviamente saranno pagati dai cittadini.

I neo fascisti oggi al potere (a questo punto non si possono utilizzare più giri di parole), continuano ad alzare il tiro, dopo che nella loro storia hanno conquistato , innanzitutto, l’amnistia di Togliatti del 22 giugno 1946.

Tale atto  comprendeva i reati comuni e politici, compresi quelli di collaborazionismo con il nemico e reati annessi ivi compreso il concorso in omicidio, pene allora punibili fino ad un massimo di cinque anni, i reati commessi al Sud dopo l’8 settembre 1943 e l’inizio dell’occupazione militare alleata al Centro e al Nord.

Poi nonostante le disposizioni transitorie in Costituzione hanno avuto concessa la legittimazione democratica immediata attraverso la possibilità di presentare l’Msi in Parlamento (partito fondato il 26 dicembre 1946 proprio dai reduci della Repubblica Sociale Italiana).

Dalla metà degli anni ’90, dopo il “bagno” di Fiuggi ( ma la maggioranza dei camerati non si è nemmeno inumidita i piedi ) e la creazione di A.N. , hanno ottenuto lo sdoganamento completo da Arcore con innumerevoli Ministeri e incarichi governativi ad esponenti di dubbio spessore democratico e passato di “picchiatori” di Alleanza Nazionale. Infine la presidenza della Camera – terza carica dello Stato – all’ex fascista Gianfranco Fini, l’unico che oggi si  adopera nel tentativo di dimostrare il proprio approdo ai lidi della democrazia.

Il resto dei suoi ex colonnelli si sono bagnati piuttosto con lo champagne di Arcore e sono rimasti quelli di sempre solo che han capito che mentre il loro ex capo era stato preso dal virus della destra moderna, era meglio reggere la coda direttamente a Berlusconi, molto più potente ed in grado di soddisfarne gli appetiti.

Piccatissime le repliche. La più autorevole è di Giuliano Vassalli, classe 1915, arrestato e torturato durante il fascismo, presidente emerito della Corte Costituzionale, secondo cui “è assolutamente chiaro che c’è stata la continuità dello Stato anche dopo l’8 settembre e la caduta del fascismo. E non si può riconoscere a chi ha contrastato lo stato italiano sovrano schierandosi con la Repubblica sociale il titolo di combattente. La Cassazione è chiara in merito. Tutte quelle pronunce sono concordi nel definire i repubblichini come nemici“.

Scioccata anche l’Anpi (l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani) che parla di un “ennesimo tentativo della destra di sovvertire la Storia d’Italia e le radici stesse della Repubblica“.

Si spera che parlandone qualcuno si svegli dal sonno.

Crazyhorse70


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La conoscenza rende liberi : il sito.

Dress rehearsal of British composer Benjamin Britten's opera 'The turn of the screw' in Oviedo, northern Spain, Thursday 14 December 2006. The opera will be presented in the Campoamor theatre on 16, 18 and 20 December.  EPA/J.L. CEREIJIDO

British composer Benjamin Britten's opera 'The turn of the screw' in Oviedo, northern Spain, Thursday 14 December 2006.

Due anni fa, quando nacque il blog,  maturò anche l’idea di un sito omonimo (www. laconoscenzarendeliberi.it )

L’idea  ( forse ambiziosa) era quella di  creare un contenitore di materiali vari che , in qualche modo ,  fornissero un contributo  alla “CONOSCENZA“.

Raccolte di link, testi in pdf, immagini.. insomma di tutto.

Anche cronaca attuale e/o di un passato recente ma in stile agenzia stampa.

Solo i fatti, per intenderci, nessun commento nell’esposizione.

I commenti , le opinioni eventualmente sotto  l ‘articolo ,  come al solito.

Credo di non sbagliare pensando  che questa idea possa piacere a Dati e Fatti….

a lui e ovviamente a tutti i frequentatori del blog chiedo di contribuire con materiali ed idee.

In questi giorni inizierò a caricare alcuni materiali che a suo tempo furono preparati, vi avverto che   al momento mi sono auto-nominata ( in assenza di concorrenti ….) editore e capo -redattore di questo progetto .

L’immagine che vedete in questo post e che  doveva rappresentare La conoscenza rende liberi , la trovai a suo tempo così a casaccio , in attesa che quella definitiva venisse scelta.

Riguardandola devo dire che la trovo confacente.

Il libro  ed il mappamondo di ghiaccio possono avere un significato simbolico….

Aspetto i vostri contributi: redazione@laconoscenzarendeliberi.it

Franca Corradini


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Il comunismo é peggio del nazismo

scheletrorossoAlcuni di voi hanno farneticato sulla maggiore nobiltà ideale del comunismo rispetto al nazismo o addirittura al nazifascismo.

Il fascismo nemmeno lo metto a confronto  che é vergognoso solo l’accostamento tra una idea criminale ed una parte più che dignitosa con qualche errore della storia del nostro paese .

Questa sporca e tremenda idea ottocentesca chiamata comunismo, invece, non solo nella sua esecuzione  ha visto un numero di morti almeno 10 volte superiori al nazismo,  ma anche nella teoria  fondante é uguale se non peggio del nazismo.

Ed anzi per esser più chiari possibile  vi dico che entrambi mi creerebbero grossi problemi , ma dovendo scegliere col fucile puntato, preferirei e di molto vivere nella germania nazista che nella russia rossa.

Il comunismo è criminale nella sua teoria della lotta di classe che spinge all’odio di classe ed alla distruzione fisica della classe borghese , in questo  proponimento è già scritto lo sterminio che poi è avvenuto contro la borghesia ma anche contro i contadini , classe povera ma vogliosa di mantenere una piccola proprietà privata quindi pericolosa e non utile alla funzione della collettivizzazione .anticomun2

I Kulachi non si sottomisero obbedienti e furono sterminati come classe sociale , un genocidio identico a quello ebraico.

Bimbi e bimbette varie : sturatevi le orecchie e togliete il prosciutto dagli occhi.

Nel libro nero del comunismo , opera fondamentale che ha svelato le vergogne,  si adoperano con intelligenza gli studi recenti basati sulla nuova documentazione archivistica adesso disponibile e ciò è stato universalmente riconosciuto come un grande nuovo contributo storico ( vedi il giudizio positivo di Norberto Bobbio )  come anche si ammette che  in effetti non si dice niente di nuovo né di sconvolgente rispetto a quanto già non si sapeva.

Ma lo si dice e  lo si fa bene .

Il punto è proprio questo, questo è il “reato politico” che disturba le notti dei nostri agitati “rivoluzionari” da 4 soldi in ogni parte del mondo.

Perchè loro avevano bisogno di credere che sì , certo , qualche errore  commesso , qualche nefandezza  perpetrata , ma loro in sostanza sono i buoni e con buoni  ideali ( é il senso di colpa cattolico, mi han spiegato dei mie amici psicologi ) e stanno dalla parte giusta del mondo.

E invece no, siete sempre stati dalla parte sbagliata , del torto marcio e delle nefandezze , sin dalla teoria , che non era buona un paio di balle , era ed è una teoria di sterminio annunciato ed anzi preordinato.

pansaPiccola parentesi italiana.

Il luogo comune asfissiante ipocrita e falso della “repubblica italiana democratica ed antifascista”, il rito stantio  declamato da panciuti ladri assassini bianchi e  rossi il 25 aprile il 1° maggio il 2 giugno di ogni  anno da sessant’anni.

Questo schifo è ciò che si oppose e si oppone alla verità dei fatti, non i dati obiettivi ma il rito perpetuato per perpetuare il potere ( più che altro e per fortuna solo culturale  , vedi   La storia d’Italia che nessuno racconta….) del sistema cattocomunista.

Come per i testi di Pansa lo scandalo é nell’aver osato parlare chiaramente ed a voce alta in modo sistematico e storicamente credibile di cose che andavano dette per decenni a voce bassa, con vergogna,  in modo sghembo,  strascicato , un pò occultato.

E subito la casta degli storici del regime “democratico ed antifascista ”  cresciuti  e pasciuti coi soldi pubblici in 50 anni di ricorrenze e riti e  foraggiati coi nostri contributi si scandalizza a comando e piovono critiche, che non contestano mai i dati ma lo scopo – secondo loro propagandistico  – di Berlusconi che lo ha politicamene rilanciato facendolo divenire un record editoriale.Anticomunismo2

Chisse ne frega dello scopo : guardiamo i dati ed i fatti.

Nel libro  in realtà c’é un solo punto che è poco documentato.  Sono le cento pagine della seconda parte dedicate al Comintern, assolutamente inadeguate, tanto come documentazione quanto sul piano delle ipotesi interpretative, rispetto alla letteratura esistente sulle varie Internazioinali susseguitesi nel tempo

Nel merito.  Si parte dopo lo ” scandalo dei numeri ” che lascio alla fine  , con la periodizzazione interna alla storia “criminale” del comunismo sovietico, si  mostrano  i rapporti di continuità e discontinuità tra le varie fasi dei cicli repressivi: il primo, che si dispiega tra il 1917 e il 1922 e abbraccia al suo interno l’intera guerra civile; il secondo, caratterizzato dall’offensiva contro i contadini nel contesto della battaglia interna ai vertici del partito; poi il Grande Terrore del 1936-38, seguito dalla repressione del tempo di guerra (1940-45) e infine gli ultimi anni del dominio staliniano, fino alla morte del dittatore.

Come ha dimostrato la parte curata da Courtois invero , in tutti questi periodi e fasi della storia il terrore criminale non è già un aspetto fondamentale del comunismo, da affiancare con maggiore rilevanza a quelli più volte suggeriti dalla storiografia (l’economia pianificata, il sistema monopartitico, l’ideologia statale), ma la vera e unica essenza del comunismo, ribadendo quanto qui già anticipato sullo sterminio preordinato delle classi avverse al proletariato.

La teorizzazione del terrore e del crimine politico è evidente sin dalla teoria e si trova anche in dichiarazioni come questa di Lenin sulla  ghigliottina e le torture ottocentesche.

Sono tutte “arti” in cui i bolscevichi andranno oltre e fu Lenin stesso a richiamare il precedente come esempio da superare: «La ghigliottina non era che uno spauracchio che spezzava la resistenza attiva. Questo non basta. Noi non dobbiamo solo spaventare i capitalisti, cioè far loro dimenticare l’idea di una resistenza attiva contro di esso. Noi dobbiamo spezzare anche la loro resistenza passiva». Dalla ghigliottina al Gulag, appunto.

Il terrore è stato fin dall’origine , quindi , una delle dimensioni fondamentali del comunismo moderno e come evidenziato anche da altri ( Furet ) va considerata  quella criminale come una delle dimensioni proprie del sistema comunista nel suo insieme , tesi che si accosta a quella di S. Courtois sul carattere monoliticamente criminale del comunismo

controil cheInfine i numeri con cui Courtois ha caratterizzato il libro nero.

Questa e l’ultima parte sono scritte direttamente da Courtois ed espongono le sue conclusioni, fornendo un riepilogo del numero di morti: URSS venti milioni, Cina sessantacinque milioni, Vietnam un milione, Corea del Nord due milioni, Cambogia due milioni, Europa dell’est un milione, America latina centocinquantamila, Africa un milione e settecentomila, Afghanistan un milione e cinquecentomila, movimento comunista internazionale e partiti comunisti non al potere diecimila. Per un totale di poco inferiore ai novantacinque milioni di morti.

Successivamente indica le principali fasi della repressione che in Unione Sovietica sono: fucilazione di decine di migliaia di persone imprigionate senza essere state sottoposte a giudizio e massacro di centinaia di migliaia di operai e di contadini insorti fra il 1918 e il 1922; deportazione ed eliminazione dei cosacchi del Don nel 1920; carestia russa del 1921-1923, che ha provocato la morte di 5 milioni di persone; assassinio di decine di migliaia di persone nei campi di concentramento fra il 1918 e il 1930; deportazione di 2 milioni di kulaki (o presunti tali) nel 1930-1932; sterminio di 6 milioni di ucraini nel 1932-1933 per carestia indotta e non soccorsa (Holodomor); eliminazione di quasi 690 mila persone durante la grandi purghe del 1937-1938; deportazione di centinaia di migliaia di polacchi, ucraini, baltici, moldavi, bessarabi, tedeschi, tatari, ceceni e ingusci negli anni fra il 1939 e il 1945.

Conclusione :  nella  prassi  il  Comunismo é stato peggio del nazismo,  in teoria  entrambe  le ideologie teorizzavano lo sterminio.

Se il nazismo mirava a costituire una società di razza pura, il comunismo mirava a costituire una società di proletari, depurata di ogni rimasuglio borghese.

Ed anzi i comunisti, con più coerenza criminale dei nazisti,  han fatto fuori certosinamente tutti i loro bersagli,  senza risparmiarsi nulla e così  andando fino in fondo nella cosiddetta pulizia di classe.

Mediolungo