LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

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La realtà non è mai come sembra (di Lucio Garofalo)

E’ assolutamente capziosa e fuorviante quella congettura di origine fascistoide, oggi estremamente diffusa, secondo cui l’attuale crisi economica sarebbe il risultato di occulte trame politico-finanziarie internazionali, per l’esattezza sarebbe il frutto di un complotto “demo-plutocratico” ed “ebreo-massonico” ordito su scala mondiale. E’ questa un’interpretazione di marca nazi-fascista attualmente molto in voga, in quanto è accreditata non solo presso quei settori che fanno tradizionalmente capo alla destra estrema e radicale, ma incontra vasti consensi e adesioni anche presso frange vagamente riconducibili all’area multiforme ed eterogenea dell’antagonismo ideologico politico che abitualmente viene apostrofato in modo dispregiativo come “rosso-bruno”.

Capita di avere frequenti scambi di opinione con presunti o sedicenti compagni, i quali sono realmente convinti che la crisi economica sarebbe stata causata intenzionalmente dai padroni delle grandi banche e dai signori dell’alta finanza, esponenti di comitati d’affari e di potere: per intenderci, si tratta di mostruose società bancarie e finanziarie come la famigerata Goldman Sachs, il turpe Club Bildeberg, l’abominevole Commissione Trilaterale e via discorrendo. Sono deduzioni capaci di suggestionare e convincere una particolare tipologia di utenti del web, un’ampia percentuale dell’opinione pubblica internauta, forse perché quel genere di tesi sembra corrispondere alla realtà delle cose. Sembra, ma la realtà non è mai (o quasi mai) come risulta dalle circostanze apparenti.

Di norma, le insinuazioni dietrologiche attingono a fonti di natura fascista o cripto-fascista, piuttosto che fascio-comunista o “rosso-bruna”, come si usa dire oggi. Infatti, tali argomentazioni sono promosse soprattutto da parte di soggetti e formazioni politiche che si richiamano palesemente all’ideologia fascista e leghista. Tuttavia, nell’attuale fase storica, la confusione ideologica è talmente sovrana che simili illazioni finiscono per riscuotere simpatie persino a sinistra, in ambienti e movimenti politici che dichiarano di ispirarsi alla storia e alla cultura della cosiddetta “sinistra antagonista”.

Probabilmente, la “misteriosa” ragione che consente di spiegare il successo di simili teorie, risiede nell’immediatezza e nella facilità di comprensione che discendono dal loro carattere riduttivo e semplicistico. Non a caso, tali asserzioni si limitano a cogliere e denunciare solo i momenti esterni dei fenomeni, ma non riescono a penetrare in profondità, non vanno a ricercare le cause ultime, per scoprire l’origine dei processi. Al contrario, la visione dialettica, organica e totale, propria del materialismo storico anche in versione volgare, suggerisce di esplorare al di là delle manifestazioni esteriori, oltrepassando la fenomenologia superficiale, cioè i dati e gli aspetti epifenomenici, per desumere le contraddizioni strutturali che si riparano sotto un cumulo di orpelli e artifizi apparenti e che rappresentano le cause reali di un fenomeno storicamente determinato.

Riprendendo il tema iniziale, che concerne la crisi economica in corso, il pensiero di provenienza marxista non pretende affatto di porsi in termini esaustivi o definitivi, ma è in ogni caso superiore, sia intellettualmente che scientificamente, dialetticamente e qualitativamente, rispetto ai comodi stereotipi, alle banali percezioni e persuasioni comuni, alle teorie complottistiche di matrice para-fascista o cripto-fascista, e rispetto altresì alle idee ufficialmente accettate e sponsorizzate dalle élite capitaliste. L’analisi marxista non si accontenta di registrare ed esaminare i fenomeni superficiali, ma investiga a fondo i processi, per estrapolare le radici profonde e sviscerare le effettive dinamiche delle crisi capitalistiche, che costituiscono un elemento storico ricorrente. In tal senso, muovendo da informazioni e indizi rilevati costantemente, l’interpretazione marxista permette ed impone di indagare in profondità i devastanti fenomeni di crisi che sconvolgono periodicamente il sistema capitalista, fornendo una versione estremamente attendibile, rigorosa e razionale, che è senza dubbio più vicina e rispondente alla realtà rispetto alle varie concezioni pseudo-scientifiche, ai numerosi luoghi comuni, alle vulgate nazional-popolari e alle ottuse dietrologie propagandate dalla feccia fascistoide.

Provo a ricostruire, se possibile, in una sintesi sommaria, inevitabilmente semplificata, le linee essenziali dell’analisi marxista (ma sarebbe più corretto dire marxiana) delle crisi capitaliste. A partire dalla tendenza intrinsecamente e peculiarmente capitalistica, cioè la tendenza alla sovrapproduzione e al sottoconsumo, al crollo periodico del saggio di profitto. Si tratta di una poderosa e imponente teoria scientifica esposta nel Capitale di Marx e basata, com’è noto, sul metodo dialettico e sulla filosofia storico-materialista.

L’impianto teorico-scientifico di scuola marxista, più esattamente di impronta marxiana, utile a comprendere e spiegare anche l’odierna crisi capitalistica, procede a rilevare e investigare un complesso di fatti significativi e cicli storici ricorrenti, che possono configurarsi come “leggi”, da intendersi in chiave non meccanicistica, né deterministica, bensì in un’ottica dialettica che comprende la totalità delle contraddizioni immanenti nella realtà storica, tra cui il fenomeno più frequente e rilevante è costituito senza dubbio dalla cosiddetta “caduta tendenziale del saggio di profitto”. Il saggio di profitto è semplicemente il valore medio che si può dedurre dall’insieme degli utili capitalistici individuali. E’ la stessa concorrenza tra i singoli capitalisti che finisce per ottenere un risultato che è opposto alle intenzioni, perciò invece di aumentare, i profitti crollano. Si evince che l’eventualità della crisi è insita nell’anarchia strutturale che caratterizza il modo di produzione capitalistico. Per tale ragione i profitti e, di conseguenza, i salari, tendono a diminuire, quantomeno in termini relativi, ovvero in rapporto con l’inflazione, e non come valore monetario nominale, vale a dire in termini di valore assoluto. Ma la causa ultima delle crisi che investono periodicamente l’economia capitalista, risiede nell’impoverimento progressivo dei lavoratori, i quali formano la massa dei consumatori.

La radice nascosta delle crisi capitalistiche affonda nel problema del sottoconsumo, cioè nella contrazione crescente dei consumi di massa, un elemento che agisce in aperto contrasto con la tendenza del mercato ad estendere il bacino dei consumatori. Pertanto, anche l’attuale crisi è stata generata da fenomeni di sovrapproduzione e sottoconsumo, che si ripetono ciclicamente nella storia del capitalismo moderno. In altri termini, tutto ciò significa che il modo di produzione capitalistico, concepito tout court, al di là dei rivestimenti e delle manifestazioni esteriori, o delle forme organizzative, a prescindere dalla fenomenologia superficiale, racchiude in sé le cause latenti della crisi in corso, come di quelle precedenti. Cause che si annidano in profondità, nelle disfunzioni e nelle incongruenze irrazionali e di ordine strutturale, in quanto connaturate al sistema stesso.

L’unica alternativa per scongiurare eventuali scenari catastrofici, è quella di una fuoriuscita globale e definitiva da un capitalismo destinato al collasso. Ciò significa restituire valore al lavoro collettivo, rilanciando la centralità del lavoro produttivo in un assetto di autogestione dei lavoratori. Non basta appropriarsi dei mezzi produttivi, né rovesciare il quadro dei rapporti di forza vigenti, ma occorre rivoluzionare il modo di organizzare e gestire la produzione stessa. Le aziende capitaliste sono nate per ricavare profitti privati, non per soddisfare le istanze vitali delle persone. E’ la loro natura intrinseca ad essere viziata. Perciò, bisogna riconvertire le imprese alla produzione di beni di prima necessità, cosicché il valore d’uso recuperi il suo antico primato sul valore di scambio, e l’autoconsumo delle unità produttive locali, politicamente autogestite in termini di democrazia diretta, si imponga sulle false esigenze consumistiche indotte dal mercato, evitando di subordinare i bisogni umani alle aride e spietate leggi del profitto.


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Il re è nudo (di Lucio Garofalo)

Azzardo alcune riflessioni preliminari di ordine filosofico ed esistenziale, quindi politico.

Il re è nudo, si potrebbe osare. La realtà, che supera puntualmente ogni immaginazione, ispira e suggerisce un’elaborazione critica di straordinaria attualità storica.

Per decenni il sistema di potere creato dalla borghesia capitalista ha predicato nel mondo, a partire dal secondo dopoguerra, quella che si potrebbe qualificare come la religione più diffusa e vincente di ogni tempo e luogo, la fede cieca e incondizionata nel dio mercato e nel totem della finanza, il culto idiota e mondano del denaro e del successo, il feticismo della merce e del profitto, la morale utilitaristica dell’avere e dell’apparire ad ogni costo in luogo dell’essere, sacrificando e calpestando tutto e tutti.

Il corollario finale è stato l’avvento di una sottocultura di massa improntata al consumismo più esasperato, acritico ed alienante, all’edonismo ebete, individualista e conformista, quella che nell’età contemporanea è l’ideologia più ottusa e onnipotente, una mentalità autoritaria e pervasiva, più feroce e persuasiva rispetto a qualsiasi tipo di assolutismo e totalitarismo che si sia mai conosciuto nella storia millenaria dell’umanità.

Negli ultimi cinquant’anni, alle popolazioni del mondo occidentale è stato imposto uno stile di vita ultraconsumista: ci hanno bombardato il cervello per convincerci che bisognava lavorare e produrre al massimo per guadagnare e consumare il più possibile con il risultato che gli individui sono in gran parte stressati, assai insoddisfatti e infelici.

Pertanto, si potrebbe dedurre che la scelta più saggia sia quella di moderarsi in modo da lavorare il meno possibile e, di conseguenza, avvelenarsi il meno possibile, sentirsi meno stressati e puntare ad arricchirsi, non tanto sul versante strettamente materiale, quanto a livello umano, ossia affettivo e spirituale. In altri termini si può scegliere di condurre uno stile di vita più sobrio sul piano dei consumi in modo da permettersi un’esistenza più emancipata dal bisogno, ovvero più libera dallo stress e dalle tossine della vita moderna.

Certo, se un individuo non si accontenta di un cellulare, ma ne vuole due di ultima generazione, se invece di un’auto per ogni famiglia si avverte il “bisogno” di un’auto a persona, se si desidera la villa in campagna e l’appartamento al mare, insomma si inseguono ossessivamente le mode consumistiche, si moltiplicano i falsi bisogni indotti dal mercato, è inevitabile che non basta uno stipendio, è inevitabile essere assoggettati ad un “benessere” fittizio, essere succubi del bisogno e del lavoro, infelici e stressati.

Sia chiaro che tale ragionamento non inneggia alla filosofia, oggi in voga, della cosiddetta “decrescita”, né corrisponde ad una visione “pauperistica” o “francescana” del mondo, ma si limita a suggerire un’ipotesi che è tanto necessaria quanto realistica e praticabile, un’attitudine pragmatica che potrebbe rivelarsi utile per affrontare le gravi difficoltà legate all’attuale fase di austerità e di recessione dell’economia capitalista.

Bisogna rendersi conto che la decrescita è già presente oggettivamente nella realtà dei fatti, sia in Italia che altrove, nel senso che il tasso di crescita economica del nostro Paese è in costante diminuzione da quasi mezzo secolo, a partire esattamente dal “boom economico” degli anni ‘60. Occorre prendere onestamente atto che la decrescita o, meglio ancora, il sottosviluppo e la miseria, sono le conseguenze di un sistema di distribuzione iniqua, irrazionale e distorta delle ricchezze sociali, sono il risultato delle contraddizioni strutturali insite nel funzionamento del modo di produzione capitalistico.

Tornando al tema precedente, è ovvio che il discorso non vale in termini assoluti bensì relativi, per cui sono esclusi, ad esempio, coloro che versano in condizioni di estrema (o relativa) povertà o chi vive in realtà metropolitane in cui il costo della vita è altissimo e si è costretti a spendere oltre la metà dello stipendio per pagare l’affitto mensile. In questi casi temo che la filosofia “stoica” o la morale “francescana” servano a ben poco.

E’ chiaro che la condizione proletaria non va idealizzata, bisogna battersi per l’abolizione del proletariato in quanto classe, e la sobrietà intesa come stile di vita, saggezza o moderazione, non va vissuta “stoicamente” ma come necessità contingente.

Stiamo attraversando una fase in cui dobbiamo misurarci con le condizioni storicamente determinate, senza cedere alle mode consumistiche, né ad uno stile di vita francescano.

E’ altresì evidente che lo sfruttamento e la violenza di classe non possono durare a lungo senza essere accettati dagli sfruttati. A questo compito era deputata in passato la religione. Ma oggi questo strumento di convincimento è vecchio e superato, inadatto allo scopo nell’epoca dell’economia di mercato. Una nuova forma di condizionamento e debilitazione morale è intervenuta: dall’idolatria trascendente all’idolatria delle merci.

Le osservazioni esposte finora servono ad introdurre un ragionamento sul concetto di “proletariato” e sul significato (non solo simbolico) che assume oggi un vocabolo che per molti ha un sapore anacronistico e veterocomunista, di stampo addirittura ottocentesco.

E’ noto che i proletari sono coloro che possiedono esclusivamente la prole, ossia i figli. Il termine indicava in origine una classe di lavoratori il cui ruolo, nel modo di produzione capitalistico, è di prestare la forza lavoro in cambio di un salario, ma nel corso del tempo il significato si è modificato, adeguandosi alle nuove circostanze storico-sociali.

Se in passato il termine designava specificamente una classe di operai che hanno come sola ricchezza la prole, in seguito il senso letterale si è aggiornato ed è stato sostituito da un’accezione più ampia che comprende la totalità dei salariati, inclusi i lavoratori intellettuali ridotti in uno stato di precarietà e che percepiscono un salario miserabile.

E’ altresì indubbio che negli ultimi cinquant’anni il proletariato che vive nei Paesi sviluppati del mondo occidentale, si è imborghesito, in particolare sotto il profilo mentale e culturale. Nel contempo conviene ragionare sul fatto che l’attuale crisi recessiva sta producendo effetti di proletarizzazione dei ceti intermedi, un tempo agiati e benestanti, ed immiserisce in modo doloroso le classi operaie degli Stati occidentali.

Non serve rammentare che un numero crescente di famiglie italiane (ma il discorso vale a maggior ragione per Greci, Irlandesi, Portoghesi e via discorrendo) non riesce ad arrivare alla fine del mese, se non proprio alla terza settimana, quando tutto va bene.

Aggiungo una chiosa finale per chiarire che l’esperienza storica pregressa dovrebbe insegnarci che un rovesciamento radicale dell’ordine economico e sociale senza una corrispondente rivoluzione intellettuale in un senso antiautoritario, senza un processo di affrancamento culturale delle singole persone, non ha molto senso e rischia di rivelarsi fallimentare in quanto non produce un’effettiva emancipazione degli individui, come è accaduto nel caso delle rivoluzioni politiche e sociali compiute finora dal genere umano.

In sostanza, la trasformazione dell’esistenza si compie attraverso processi rivoluzionari paralleli che investono l’assetto della sociètà nel suo insieme e la formazione etica, civile, psicologica e spirituale delle persone, che altrimenti rischiano di sottostare ad una nuova forma di oppressione che non è solo politica e materiale, ma altresì culturale.


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Uno stillicidio di balzelli e sacrifici a senso unico (di Lucio Garofalo)

Sono sempre più numerosi gli analisti ufficiali e gli esperti di economia che ipotizzano il caso, ovviamente deprecabile, in cui saremmo di nuovo costretti a sacrifici giustificati in virtù di circostanze di “emergenza nazionale” derivanti da una ripresa degli assalti speculativi dei mercati azionari, per cui non sarebbe valsa a nulla la manovra “salva Italia” varata da Monti, che attinge dalle tasche dei cittadini oltre 30 miliardi di euro, ma secondo le stime della Confartigianato gli introiti varrebbero addirittura 63 miliardi.

Le risorse estorte ai pensionati e ai lavoratori non sarebbero nemmeno sufficienti a pagare gli interessi accumulati, per cui è facile prevedere in anticipo l’eventualità in cui possa degenerare la crisi del debito pubblico, preannunciando l’approvazione quasi imminente di ulteriori piani di intervento, vale a dire nuovi sacrifici e nuove operazioni estorsive ad esclusivo discapito delle classi lavoratrici e dei ceti sociali meno abbienti.

Supposto che  Monti possa eseguire il lavoro sporco che gli è stato dettato dall’alta finanza mondiale, quanto tempo trascorrerà prima che si renda necessaria una nuova manovra? Persino un avvenimento apparentemente insignificante potrebbe rimettere in moto la spirale schizofrenica dei mercati azionari e saremmo di nuovo punto e daccapo.

Vi sono Paesi i cui titoli di stato sono valutati carta straccia e non sono marginali: il capitale finanziario internazionale sposta il denaro sulle economie più solide (si pensi ad esempio alla Germania) per garantirsi, per cui i titoli degli Stati più deboli sono costretti a pagare interessi crescenti e a spremere ulteriormente le masse popolari di quei Paesi.

Fino a che punto sarà possibile lo sfruttamento dei proletari prima che una violenta reazione di massa renda impraticabile il meccanismo architettato per l’espropriazione?

La cautela “democristiana” di Monti, l’invocazione di un’equità sostanzialmente falsa, il calmiere psicologico dell’eliminazione di alcuni odiosi privilegi di cui godono le cosiddette “caste”, non saranno sufficienti ad assicurare quell’atteggiamento di muta rassegnazione popolare di cui il potere ha bisogno per imporre la miseria obbligatoria. I sensori del potere sono in stato di allerta verso quanto affiora dalle viscere più profonde della società europea. La repressione potrà essere diffusa o parziale, ma non basterà.

L’Europa è il cuore del mondo: una rivolta delle masse popolari nel continente di più antica tradizione borghese scatenerebbe squilibri irreparabili, innescando una catena di azioni incontrollabili. Non possono evitare che ciò accada, possono solo cercare di rallentare o ritardare i prossimi avvenimenti, ma non hanno neanche il tempo per farlo.

Tutto ciò non sfugge al proconsole italiano dell’alta finanza internazionale, ossia Monti.

Ogni giorno si consuma un frammento dell’economia capitalista, sono chiusi o delocalizzati gli impianti produttivi, falliscono le fabbriche, crolla il potere d’acquisto dei salari. Oggi il capitalismo può solo provare a sopravvivere il più a lungo possibile, spegnendosi lentamente, ma non esistono le basi economico-sociali per una sua effettiva rinascita. Il processo ha un andamento diverso a seconda della struttura nazionale dei singoli Paesi in cui esplode la crisi. Quando la curia cattolica, con la millenaria sapienza del suo potere, suggerisce di sottrarre alle folli oscillazioni del mercato i beni di primaria importanza come cibo, medicine ed altro, è perché sente vacillare il mondo.

Ovviamente, non è ipotizzabile che il sistema collassi all’improvviso e nello stesso tempo in tutto il globo, ma la tendenza in atto è appunto una lenta, inesorabile, atroce agonia.

 


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Caro Presidente, sono anni che lei ci fa correre dietro ai suoi guai giudiziari, non se ne può più!

Caro Presidente, sono anni che lei ci fa correre dietro ai suoi guai giudiziari, non se ne può più!Ormai credo che ci abbia fatto toccare il fondo, a ragione o torto, ma è andata così.

E’ inutile stare qui a dire tutte le cose che lei ha fatto a questo paese, il suo paese anche, ma evidentemente non tanto suo da proteggerlo e farlo crescere, sì, perché questo paese voleva crescere e lei glielo ha impedito in tutti i modi, anzi, lo ha lasciato divorare sempre più dai paesi che non c’entrano niente col nostro, ma che per forza di cose ci troviamo a gestire le loro popolazioni che arrivano qua pensando di trovare il bengoti, quello che avete fatto credere voi a Cina e ad India.

Bene, io sono stanca di tutto questo impoverimento, io mi prendo le mie responsabilità, farò in modo insieme a tanta altra gente che lo vuole, di far rinascere questa Italia, ma non possiamo farlo fino a quando c’è lei, lei e i suoi uomini dovete uscire di scena, dovete levare le tende, insomma, dovete togliervi dai coglioni una volta per tutte.

Se fossi nella possibilità, le direi. “senti, Silvio, io non ti faccio fare la galera, né a te e né ai tuoi servitori, basta che vi levate dalle palle, ve ne andiate in un altro paese che vorrebbe uomini, se così vi si può definire, come voi.

Per quanto riguarda l’Italia, ce la rifacciamo noi, soprattutto la faranno tutti quei giovani che voi avete disinformato e mal educato, stupidi noi che ve l’abbiamo permesso, ma da ora in poi si suona tutta un’altra musica, saremo noi che per ogni cosa decideremo sul da farsi, i giovani quando c’è da svegliarsi si svegliano, lo abbiamo fatto noi alla nostra maniera, lo faranno quelli di oggi, capiranno che la forza la potranno trovare solo in loro stessi, noi gli staremo vicini, cercheremo di dargli un futuro migliore e loro sapranno finalmente apprezzare cosa significa sacrificio, solidarietà e buon senso, il contrario di quello che ha insegnato lei.

Lei è vecchio ed io sono sicura che l’amore non è quello che intende lei, quello che fa vedere in televisione, perché solo lì può farsi vedere, ormai vederla in giro a qualcuno verrebbe voglia di strozzare lei e gli scagnozzi che paga per proteggerla, mi piacerebbe sapere qual è il loro grado d’istruzione, ma queste ormai sono minchiate.

Allora, che ne dice, caro Presidente? Ci sta alla mia proposta? Lei se ne va e noi ci prendiamo la nostra terra e la rimettiamo in sesto. Le prometto che la Sinistra non le darà più fastidio, ma lei se ne deve andare almeno dalla politica, ma presuppongo che se ne debba andare anche dall’Italia, e non solo lei, perché qualcuno pronto a fare la galera in giro c’è, e lei lo sa, eccome se lo sa, troppa scorta per essere uno che non ha paura.

Chissà se lei riceverà mai questa lettera, qualora la dovesse ricevere, spero che per lei non diventi soltanto un modo per ricascare nel giochetto della strumentalizzazione.

Si goda la sua vecchiaia, si goda i suoi soldi, dei quali una parte è anche nostra, ma ci faccia il piacere, si tolga dai coglioni.

Spero solo che la magistratura o chi per esso possa valutare questa proposta, e a loro dico che se non cambieranno le cose, sono pronta anch’io a farmi la galera, ma almeno ho avuto il piacere di dirle quello che pensavo, preferisco andare da mia nonna lassù che vedere di nuovo il fascismo imperare ed altri bambini morire di fame e di stenti come quando ci fu Mussolini, perché lei lo sa che assomiglia molto in tutti i sensi a quell’uomo e sa anche che questo sta già accadendo, la gente si sta suicidando e lei fa finta di niente.

Ci lasci provare, sono sicura che anche Obama apprezzerà, l’uomo abbronzato Presidente degli USA, come le rode questa cosa. Ma basta così, ci pensi, caro Presidente, lasci a noi l’onere di tirare su le sorti di questo paese.

Margherita P.


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Il federalismo al contrario ed i grandi eventi

Visto che lo schiaffo preso dagli elettori è stato mitigato dalla vittoria della lega e dallo stop della sinistra che non ne ha approfittato, in faccia a berlusconi è arrivato solo un pizzicotto.

E’chiaro che poi i media di regime trasformeranno questo buffetto in una carezza lieve e profumata, ma si sa, è tutto uno scodinzolar di minzolini .

E’ stato utile al cainano non far discutere per un mese intero in televisione di problemi e di programmi, era quel che si voleva ottenere: lui dappertutto, a reti unificate a far la chiamata alle armi e l’opposizione con voce flebile attaccata al miracolo web di Santoro.

C’è quindi aria di mestizia a sinistra, l’occasione era ghiotta ma diversi errori ( Loriero ?!) ed un manciata di voti nel Lazio ed in Piemonte, non hanno permesso la vittoria.

C’é anche qualcosa di buono: Vendola è ormai un riferimento nazionale da giocarsi per il futuro della sinistra.

Occorrre insistere sui guasti alla democrazia del delinquentone di Arcore ma occorre pure gettarsi ventre a terra sui problemi economici riscoprendo e rilanciando le nostre idee ed i nostri valori, misurati nel quotidiano delle persone in carne ed ossa.

Le cose vanno fatte entrambe e con la stessa forza: antiberlusconismo e sinistra economica.

Oggi vi parlerò di come il delinquente impunito voglia estendere la corruzione che c’é dietro la politica dei “grandi eventi”, che come tutti sanno ormai non prevedono controlli.

E’ chiaro il grande evento lo decide il nano a livello centrale ( ed il federalismo?) ed i comuni eseguiranno. E già perchè invece il famoso patto di stabilità, cosa grandemente stupida ed antifederalista ( ma i leghisti tacciono in cambio di prebende), non prevede più un euro da spendere per i comuni.

Ma se è Lui a decidere come,  quando e perché ecco miliardi  senza controlli e senza rendiconti.

Ecco questo è malgoverno, questa è una cosa concreta che nessuno ha potuto dire in televisione in campagna elettorale perchè gli è stato impedito.

Quindi meno strutture ed asili ( a Milano il 15 % delle famiglie non può pagare le mense dei formigoni boys, i ciellini) e più grandi eventi berlusconici.

Andate a farvi fottere leghisti fascisti ed italioti che avete scelto di dare solo un pizzicotto al nano di arcore, quando si sarebbe meritata una tranvata.

ROMA – La politica dei “grandi eventi” fa scuola. Adesso Palazzo Chigi la “esporta” anche ai Comuni. Cerimonie, manifestazioni di un certo prestigio, perfino grandi celebrazioni religiose saranno gestite anche a livello locale con la discrezionalità e l’autonomia finanziaria di cui godono sciagurate emergenze naturali. Unico paletto, la necessità per gli enti locali di concordare il “grande evento” con il governo. Ovvio.

Non un progetto, ma una norma che tra oggi e domani il Senato trasformerà in legge, nell’ultimo passaggio del decreto Enti locali già approvato dalla Camera il 16 marzo. Con il decreto Protezione civile, l’opposizione era riuscita un mese fa a stoppare la trasformazione del dipartimento in spa, con tutto quello che ne conseguiva. Uno stop maturato anche alla luce dell’inchiesta giudiziaria, delle intercettazioni e dello scandalo che ha coinvolto il capo, Guido Bertolaso, e lambito Palazzo Chigi. Sotto accusa, proprio la gestione in libertà delle emergenze e a seguire dei grandi eventi come fossero emergenze.

L’emendamento che ora allarga le maglie a beneficio (condizionato) dei Comuni è stato introdotto dal governo Berlusconi nel decreto sugli Enti locali, proprio nella prima lettura a Montecitorio, quando il testo è arrivato in aula per essere poi blindato con la fiducia. La norma (il quarto comma dell’articolo 4) è molto tecnica, incomprensibile a un profano, coi suoi molteplici rimandi legislativi. Ma introduce un principio importante, una vera svolta per le amministrazioni locali. Esclude infatti dal saldo finanziario dei loro bilanci – rilevante ai fini del patto di stabilità interno (l’equilibrio dei conti che gli enti devono rigorosamente rispettare) – le spese sostenute per i cosiddetti “grandi eventi”. Un modo per aggirare i vincoli ai quali Palazzo Chigi dovrebbe attenersi, dopo il fallimento del progetto Protezione civile spa? Quel che è certo è che i Comuni non potranno spendere in libertà le risorse che lo Stato concederà loro ad hoc. Perché le “iniziative di particolare rilevanza” dovranno essere dichiarate tali con ordinanza della Protezione civile. Come dire, il bandolo della discrezionalità sarà custodito sempre in cima alla piramide.

Sull’affare “grandi eventi” il PD proverà a dar battaglia con qualche chance in più, dato che tra i senatori della Lega serpeggia un certo malcontento. “Quel che non va è che con questa norma viene ripreso lo schema grande evento uguale emergenza – spiega Luigi Zanda, vicecapogruppo dei senatori democratici – È sacrosanto aiutare i Comuni, vessati dai tagli ai loro bilanci e stretti dai vincoli del patto di stabilità. Ma il governo non può approfittare dell’emergenza reale in cui versano gli enti locali per estendere surrettiziamente una prassi più che discutibile, che ha portato a storture evidenti”.

Denunciamo tutti l’utilizzo improprio e reiterato, da parte del governo, dello strumento delle “ordinanze di protezione civile”, adottato ora anche per consentire agli enti locali “spese in deroga al patto di stabilità”.

Rosselina970


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Intelligenti MENO dello scimmione e si approfittano pure della povera gente….

in questo blog scrivono personaggi che sono MENO intelligenti dello scimmione e che pur di portare acqua al mulino del Popolo Viola dicono qualsiasi stronzata.

Partiamo dalla cosa più grave.

Il governo non fa abbastanza per la crisi ed è colpa del governo se le aziende chiudono e vanno all’estero e la gente rimane col culo per terra.

Ora, ricordo a chi non sa che viviamo in una nazione democratica ed all’interno della CEE, che se una azienda, dalla FIAT alla OMSA (che oscenamente Santoro ha strumentalizzato) decide di chiudere ed andare all’estero, il Governo non può farci un cazzo.

Se il presidente del consiglio fosse Bersani, come impedirebbe alla Fiat di chiudere Termini Imerese?

Con quale legge?

Nell’URSS che avete nella testa voi lo Stato può fare qualcosa, qui al massimo può fare pressioni sull’impresa ma se quella gli fa il dito, si attacca.

E non diciamo stronzate sugli aiuti.

La CEE fa un culo grosso come una capanna agli Stati che aiutano le aziende, perchè gli AIUTI DI STATO sono VIETATI nella CEE.

Quindi, il Governo, CHIUNQUE COMANDI, può solo allargare gli ammortizzatori sociali.

Certo, qualche fenomeno tipo Ferrero, dice che si può aumentare la spesa pubblica di investimenti ed addirittura nazionalizzare le aziende.

Geniale.

Se lo Stato, come diceva Keynes ed abbiamo fatto nel dopoguerra, fa opere pubbliche per rilanciare l’economia, serve che abbia I SOLDI per pagare le imprese che prendono gli appalti.

Ma questi soldi o li prende dalle TASSE o emette TITOLI, ovvero SI INDEBITA.

Ora, ricordo a voi fenomeni, che non possiamo indebitarci maggiormente perchè siamo all’interno della CEE, e se aumentiamo il debito ci buttano fuori dall’euro.

Nazionalizziamo le aziende?

Con quali soldi?

Poi non ci sono sufficienti corrotti in Italia, creiamone altri tornando alle aziende di Stato….

Ah, rispondo qui alle stronzate lette sui PIIGS.

La frase è PIGS, noi ne siamo fuori.

E lo dimostra il fatto che il nostro debito pubblico è sempre sottoscritto dal mercato.

Ovvero, se gli investitori si comperano i nostri BOT che non rendono un cazzo, è perchè non vedono rischi paese.

Ho letto davvero tante stronzate in quel pezzo.

La Grecia perchè è in crisi?

Perchè i suoi BOT, se non paga interessi mostruosi, non li vuole nessuno visto che il mondo teme che non possa pagarli.

La Grecia non può pagare interessi così alti e quindi è dovuto intervenire la CEE ed il fondo monetario internazionale, che ha detto che è disponibile a prenderli lui.

In Italia i BOT rendono meno dell’1%.

Nonostante tutto vanno bruciati appena emessi.

Forse perchè da chi se ne intende di nazioni, non siamo la merda che ho letto in quell’articolo.

PUNTO.

Le altre cose sono stronzate, avrete ragione voi se e quando avremo problemi a collocare i bot.

Inoltre, non possiamo aumentare le tasse.

Sono già troppo alte, ma questo governo ha la colpa di essere pavido e di non aver licenziato abbastanza statali, e quindi siamo fermi.

Vorrei sapere da voi fenomeni se foste al governo voi, cosa fareste IN CONCRETO per impedire la chiusura di Termini Imerese, della OMSA.

Altra stronzata che ho letto è che il governo non fa abbastanza per il blocco del credito delle banche.

Anche qui chiedo a voi luminari di dirmi, CONCRETAMENTE, se foste al governo voi, cosa fareste.

Faissola, presindente dell’ABI ha detto che l’Italia non è la russia di Putin, e che Tremonti si faccia i cazzi suoi visto che le banche sono aziende private e gestiscono le proprie aziende come cazzo gli pare.

Qui a Brescia nel 2009 c’è stato 1 fallimento al giorno, ci sono 5.000 appartamenti vuoti invenduti.

E’ colpa della Regione Lombardia?

Del Sindaco di Brescia?

Del presidente della Provincia?

Sono tutti e tre di centro destra.

Sparate le vostre cannonate più grosse…

Ma poi mi dite come Presidente della Regione, come Presidente della Provinca e come Sindaco QUALI provvedimenti CONCRETI prendereste VOI…

Ora, cari fenomeni, ditemi se le aveste in mano voi cosa fareste CONCRETAMENTE per queste situazioni.

Ma visto che oltre a dire che va tutto male e tutto è merda altro non sapete dire, e proposte concrete non le leggo, tacete e salvate un minimo di dignità.


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Meno male che Silvio c’è…..

questa è un pò la sintesi della manifestazione di oggi.

io non so quanta gente ci fosse in piazza, tra l’altro se anche c’erano 100.000 persone, per la mentalità di noi di destra sono davvero tante.

Visto che noi, per forma mentis, in piazza non ci andiamo perchè è una cosa da comunisti e non serve a un cazzo, ed il sabato andiamo a farci una passeggiata in centro, al mare o al centro commerciale e non ci pippiamo la strada in pullman per manifestare.

Ma se il Silvio è riuscito a convincere gente che per DNA è allergica alla piazza a manifestare, vuol dire che anche di qui la gente si è rotta i coglioni.

Si è rotta i coglioni di:

  1. Di Pietro che fa il paladino della giustizia e poi ha De Magistris che si fa eleggere con l’inchiesta Why Not che è andata a puttane dimostrandosi solo mediatica (tutti assolti) e strumentale a De Magistris per farsi eleggere da voi coglioni che l’avete votato credendo al nuovo paladino (delle proprie tasche, non della giustizia).
  2. Santoro, che pagato dalle tasse di tutti fa comizi elettorali ogni giovedì ed usa la Rai come pulpito elettorale.
  3. I giudici che si fanno pubblicità con le inchieste sui politici anzichè occuparsi magari di far recuperare i crediti alle persone normali, e poi vengono arrestati da altri giudici (ci sono tanti giudici seri rispetto a quelli politicizzati o showman) perchè come nel caso della moglie di Mastella
  4. Gente che parla di dittatura, colpi di stato, puttanate di ogni genere e non capisce che la gente è lontana mille miglia da questa stronzate.
  5. le inchieste su Berlusconi che ogni evento elettorale, puntualmente scoppiano.

Voi simpaticissimi amici del Centro Sinistra continuate a non capire che sparando sempre a zero, odiando tutto e tutti, allontanate sempre di più la gente normale da voi.

Ne parlavo oggi con mio padre, l’unica persona votabile a sinistra è La Torre, serio e moderato e che parla di cose concrete senza dichiarazioni deliranti, per fortuna che è ghettizzato e voi portate come vostro campione la Bindi, perchè con gente come La Torre come candidato, potreste prendere voti.

Ma voi no, chiaramente emarginate i vostri moderati e lanciate i fondamentalisti, quelli che dicono sempre le stesse cose come un disco rotto.

Non credo che nemmeno le prossime elezioni, dove prenderete una facciata mostruosa  e la Lega farà numeri da spavento, vi possa servire da lezione perchè voi ed il buon senso siete come l’acqua e l’olio.