LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse


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Lettera al Presidente del Consiglio

una cittadina semplice , nemmeno viola

Al Presidente del Consiglio dei Ministri centromessaggi@governo.it

Onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri, chi le scrive è una donna come tante, una che non fa parte di nessun partito, una lavoratrice, una madre. Le chiedo di dimettersi, lei non rappresenta me né i miei ideali. Io voglio  crescere mia figlia in un paese  libero dalla mafia, non voglio un Presidente del Consiglio che  si è tenuto in casa uno stalliere, pur non avendo stalle nella sua residenza, definito da Paolo Borsellino una delle “teste di ponte dell’organizzazione mafiosa nel Nord Italia”. Non voglio che il mio paese sia rappresentato da chi ha fatto parte della Loggia P2. Non voglio un Premier che con i suoi alleati  ha sempre cercato di  creare leggi ad personam pur di non affrontare i processi a suo carico. Non voglio chi per anni, grazie anche al potere dei suoi  mass media, ha degradato la donna a cosa da poter esibire e consumare come “utilizzatore finale”. Io voglio vivere in un paese dove la legge sia davvero uguale per tutti, per lei come per me. Io voglio poter essere orgogliosa di un paese dove la nostra meravigliosa Costituzione viene rispettata e non stravolta a suo piacimento, questa stessa Costituzione  voluta da chi ha lottato per liberare l’Italia dalla dittatura fascista, quella stessa  Costituzione che è nata per assicurare il lavoro e i diritti di tutti i cittadini senza distinzioni.

Cordiali saluti

Sabrina Ancarola

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La mafia è una montagna di merda. Pensieri di un diciottenne.

Riceviamo da Gianluca Daluisio di Riccione questo bel post e lo ringraziamo perchè accende un lume di speranza nel deserto di lobotomizzati che ci circonda

Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente! “.

A pronunciare queste parole fu Peppino Impastato, politico, attivista, conduttore radiofonico italiano, famoso per le denunce delle attività della mafia in Sicilia, che gli costarono la vita.  Ormai sono passati più di 32 anni dalla morte di Impastato, un uomo che ebbe il coraggio, ma soprattutto la volontà di denunciare quel sistema di mafie, di illegalità diffusa che soffocava una terra bellissima, ma disgraziata come la Sicilia. Nonostante sia passato cosi tanto tempo il problema della mafia è ancora di primissimo ordine. Da un po’ di tempo a questa parte sentiamo in televisione e leggiamo sui giornali la grande pubblicità che il governo Berlusconi sta facendo, dicendo che loro stanno avendo dei veri risultati contro la mafia, che la riusciranno a sconfiggere entro fine legislatura. Si è vero ultimamente si sono avuti grandi risultati contro “il braccio armato” della mafia. Però prima di tutto io penso che il merito più che alla politica vada ai tanti magistrati, forze armate, poliziotti che combattono il crimine organizzato al rischio della propria vita ogni giorno, nonostante il governo gli tagli tantissime risorse.

Come dicevo se contro il lato “armato” della mafia si stanno avendo ottimi risultati, dall’altro, nei confronti della cosiddetta mafia dai “colletti bianchi” c’è ancora molta pulizia da fare.

Vedete, io sono molto giovane, ho appena 18 anni. Sto veramente molta male a pensare che in parlamento, a ricoprire ruoli prestigiosi all’interno delle nostre istituzioni ci siano persone colluse con la mafia. Marcello Dell’Utri(ideologo di Forza Italia) condannato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa è ancora li, a ricoprire il ruolo di Senatore della Repubblica, e nessuno dice niente. Silvio Berlusconi è indagato insieme allo stesso Dell’Utri dalla procura di Firenze come mandanti delle stragi del 93’, è anche qui tutti tacciono, d’altronde lui è soltanto il Presidente del Consiglio. La cosa, però, che mi da ancora più fastidio non sono le persone come Dell’Utri, come Totò Cuffaro. Io non me la prendo con loro, quelli fanno il proprio lavoro fanno i collusi con la mafia. A me fa rabbia la molta gente che non si indigna che rimane la a testa bassa, indifferente. M.L. King diceva :”Non mi fanno paura le parole dei disonesti, ma il silenzio degli onesti”. Non bisogna mai essere indifferenti, bisogna sempre avere la forza, ma soprattutto la volontà di reagire, come fece Peppino Impastato, come hanno fatto Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e tutti gli altri martiri. ITALIANI ALZATE LA TESTA.

Il grande problema Italiano è di livello culturale. Gli Italiani se ne fregano o per apatia, o per rinuncia. Vedete io penso che il vincitore sia semplicemente un sognatore che non ha mai mollato, per questo non bisogna mai rassegnarci anche se purtroppo è la cosa più spontanea che ci viene da fare quando pensiamo che non ci siano più speranze.

Io mi voglio rivolgere a tutti gli italiani e soprattutto ai giovani, alla mia generazione: fate sempre il vostro dovere, al di là dei vari pericoli o delle varie difficoltà che potrete incontrare nel farlo. Io cercherò sempre di combattere per ciò in cui credo. Probabilmente sarò un illuso, forse perderò tutte le mie battaglie, ma come diceva Indro Montanelli, una battaglia la riuscirò sempre a vincere, la più importante, quella che si ingaggia ogni mattina davanti allo specchio. L’importante non è il risultato, ma la consapevolezza di aver fatto il proprio dovere.

Per questo dobbiamo combattere per il nostro paese, per il nostro futuro. Molto mi dicono di scappare all’estero se voglio vivere in un paese normale. No. Io non scapperò perché so che il mio posto, il mio futuro è qui nella mia terra e noi tutti, e specialmente noi giovani, dobbiamo batterci per questo. Perché lo dobbiamo ai nostri morti, a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato e molti altri, ma soprattutto lo dobbiamo ai noi stessi.

Io sono convinto che il nostro paese possa essere una nazione normale, ma per far questo ci vorrà una rivoluzione culturale e morale che smuoverà le coscienze di tutti gli italiani. Gli Italiani si devono iniziare ad indignare e a reagire. Ognuno nel suo piccolo può migliorare il nostro paese. Essere onesti nella vita di tutti i giorni, informare i propri amici. Si perché un altro grosso cancro del nostro paese è l’informazione. Sono veramente poche le voci libere,  al contrario dei tantissimi giornalisti servi dei poteri. Quindi noi tutti dobbiamo fare qualcosa nel nostro piccolo. Ricordiamoci che tante piccole gocce formano un oceano.

Lo so è difficile, ma occorre farlo e soprattutto bisogna crederci nel cambiamento.

Spero che un giorno io possa raccontare ai miei figli, ai miei nipoti questo periodo parlandone soltanto come un brutto ricordo, una situazione totalmente differente dalla realtà.

Aiutatemi a crederci e realizzare questo sogno.

Gianluca Daluiso

Chiunque mi voglia contattare lo può fare attraverso il mio profilo FACEBOOK :

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Borsellino : dalla sua morte il crimine è entrato in politica dalla porta principale…

Palermo – (Adnkronos/Ign) – I giovani della ‘Scorta Civica’ stanno manifestando davanti al palazzo di giustizia per ricordare il giudice antimafia, ucciso nella strage di via D’Amelio 18 anni fa e sostenere il lavoro dei magistrati. Il procuratore Messineo: ”Aperti squarci importanti ma non so se si raggiungerà la verità

Molto difficile che accada. La verità sulle stragi riguarda un periodo in cui i rimasugli della peggiore classe politica del CAF rimasta ancora indenne da Tangentopoli tentavano di placare e gestire i furori del clan di Riina trattando  – più che altro con  Provenzano che poi scaricò il corleonese – senza avere più quel potere contrattuale delle prime scelte del CAF , Craxi Andreotti e Forlani , occupati a quel tempo a difendersi dai guai giudiziari.

Per capirci Scotti, Martelli, Mancino ed Amato non rappresentavano più alcunchè di credibile. Avendo le seconde file politiche perso potere contrattuale la mafia investì nella nascente figura politica di Berlusconi , già avvicinato e protetto negli anni precedenti attraversi i buoni uffici di Dell’Utri.

Poi pian piano accadde la mutazione attualmente conclusa per cui gli interessi economici e finanziari si garantivano direttamente da soli entrando in politica personalmente senza più la mediazione del politico vero di turno.

Voglio dire prima c’era Craxi ed in piccolo Salvo Lima, oggi direttamente Berlusconi ed in piccolo Cosentino, che non a caso,  al massimo , se necessario, viene allontanato dal sito politico per rimandarlo a controllare il territorio.

Per questo oggi si discute politicamente di cronaca giudiziaria, perchè saltate le mediazioni ” andreottiane” il criminale si fa politico e governa direttamente.

E direttamente e personalmente si incontra con l’offerta criminale in un regime liberale perfetto dove domanda ed offerta criminale si incontrano sempre con efficacia. Verrebbe da dire che solo in questo settore il liberismo funziona , eccome!

Ad esempio a Milano il notabile Pietro Pilello, notoriamente vicino alla ‘ndrangheta del clan Barranca, si accomoda spesso e volentieri nelle stanze buone di Palazzo Grazioli. Come quando nel settembre del 2007  il Pilello,  già maestro venerabile della Loggia di Palmi, porta avanti un lavoretto delicato ma fondamentale: aiutare Berlusconi a far cadere il governo Prodi, il tutto su suggerimento di Saccà, ex direttore della RAI, uno degli scendiletto preferiti dal nano di Arcore.

Ebbene il referente milanese dei Barranca manovra, tra gli altri,  il deputato del centrosinistra Randazzo perchè questi tradisca il proprio schieramento in favore del berlusca. E ciò che risulta dealle intercettazioni depositate da Ilda Boccassini e che qualche giorno fa hanno contribuito a mettere al fresco centinaia di appartenenti ai clan calabresi di stanza in Lombardia.

Il governo ha strepitato per il successo degli inquirenti – quando la pianteranno di intestarsi vittorie degli altri, gli invisi magitrati, peralro? – e pochi hanno notato questo caso esemplare.

Mancando la politica ed essendoci solo la mediazione affaristica il potere inevitabilmetne si divide in bande criminali che si spartiscono i traffici leciti ed illeciti ed il PDL, il partito degli affari per eccellenza, è non a caso diviso in 27 correnti che di culturale non hanno nulla, ognuna rappresentando specifici interessi, anche regionali.

Il periodo più buoi della storia d’Italia è in atto: ricorda quella fase del basso medioevo contrassegnata dai capitani di ventura che scorazzavano massacrando e derubando tutto il paese su licenza dei signorotti e dei principi.

Mai come oggi poteri crinminali esplicitamente e direttamente fanno i loro sporchi affari alla luce del sole e senza grande contrasto.

Cì è rimasta una parte della magistratura e delle forze dell’ordine, la parte più indipendente e ligia al dovere , oltre qualche politico dell’opposizione con molto entusiasmo ma poca efficacia. Perchè inefficace? Perchè già sarebbe molto, un buon inizio, essere d’accordo sull’analisi dell’attuale situazione:  molti non sanno neanche dove inizare , storditi, blanditi o corrotti dal potere criminale, non sanno che pesci pigliare

Siamo soli, anche se , come tutti i fenomeni criminali prima che politici, il berlusconismo sta implodendo dall’interno in una guerra tra bande senza quartiere, a cui noi possiamo solo assistere spettatori, senza troppe illusioni…

Crazyhorse70


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Il mondo di Mafiopoli

Durante la colonizzazione del selvaggio West americano, il Popolo degli uomini venne massacrato dall’esercito yankee nel corso delle sanguinose “guerre indiane”. La tribù pellerossa dei Sioux Dakota Hunkpapa era guidata dal grande capo e sciamano indiano Toro Seduto. In realtà il suo nome era Bufalo Seduto, o Tatanka Yotanka nella lingua dei nativi americani. Egli divenne famoso in seguito alla storica vittoria ottenuta nella battaglia del Little Big Horn contro le truppe comandate dal tenente colonnello George Armstrong Custer, soprannominato “capelli gialli”, grande capo dei “visi pallidi”.

Molto tempo dopo, nel mondo della mafia siciliana, esattamente a Cinisi, sovrastava e tuonava don Tano Seduto, come a Corleone troneggiava don Totò Seduto, mentre altrove spadroneggia qualche altro don Seduto sul trono. Ma la mafia non è tramontata con l’arresto dei boss più spietati, cioè Riina e Provenzano, braccati e latitanti per anni, improvvisamente catturati allorché si sono rivelati inutili come arnesi ormai vecchi.

La rivoluzione antropologica della mafia

Quella che è morta e sepolta è senza dubbio la mafia più arretrata, anacronistica e tradizionale, la mafia rurale messa sotto processo dalle inchieste dei giudici Falcone e Borsellino, uccisi proprio dai sicari della cosca più feroce e sanguinaria, all’epoca vincente, quella dei Corleonesi. Al contrario, oggi la mafia è più ricca e potente che mai, non è scomparsa solo perché non ammazza più come sua abitudine, con metodi brutali e truculenti, vale a dire usando le armi, minacciando e terrorizzando la gente, compiendo stragi cruente per eliminare fisicamente i suoi nemici, siano essi tenaci e audaci sindacalisti come Placido Rizzotto, intrepidi attivisti politici come Peppino Impastato, giudici onesti e integerrimi come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Ci sono altre mafie che continuano a massacrare le persone, ricorrendo ad eccidi eclatanti e indiscriminati: la Camorra dei Casalesi, la ‘Ndrangheta calabrese o alcune mafie straniere. La mafia siciliana evita di ammazzare perché si è in qualche modo “evoluta” e “civilizzata”, per meglio dire si è “mimetizzata”, in quanto non vuole più esporsi alle eventuali ritorsioni dello Stato, non intende più essere visibile per offrire l’impressione di non esistere più. Infatti rinuncia a mostrarsi, preferisce ripararsi dietro una facciata apparentemente più civile e rispettabile. Ciò significa che Mafiopoli non esiste più? Niente affatto. La mafia ha solo imparato a dissimularsi meglio.

Essa continua ad agire indisturbata, molto meglio di prima, in una veste moderna e aggiornata. L’assetto del potere di Mafiopoli si è modificato profondamente, riciclandosi in forme nuove e più sofisticate. Anche la mafia, quella arcaica e primitiva, ha subito un processo di rivoluzione capitalistica che ha generato una mutazione antropologica e culturale, la stessa che Pasolini ha descritto a proposito dell’odierna civiltà edonistica e consumistica di massa. Dunque, la mafia si è ristrutturata e globalizzata, diventando una holding company estremamente potente, una corporation tecnologicamente avanzata, un’impresa finanziaria multinazionale. Insomma, la mafia è a capo di un vasto Impero economico mondiale ed è oggi la prima azienda del sistema capitalistico italiano, una grossa compagnia imprenditoriale che può vantare il più ricco volume di affari del Paese.

Mafia S.p.A.

La mafia è diventata una complessa e potente società finanziaria privata, che potremmo chiamare Mafia S.p.A.: una Società per Azioni. Azioni criminali! Come criminale, o quantomeno immorale, è l’intero apparato economico capitalistico, le cui ricchezze sono di origine perlomeno dubbia. “Dietro ogni grande fortuna economica si annida un crimine”, scriveva Honoré de Balzac. Questa citazione mi serve per chiarire come la natura della proprietà privata, del grande capitale, delle immense rendite economiche, sia sempre illecita e sospetta, se non di origine criminale, in quanto discende da un atto iniquo di espropriazione violenta del prodotto, ossia del valore materiale creato dal lavoro collettivo. La matrice reale del sistema capitalistico è di per sé violenta e disonesta, come tenta di dimostrare Roberto Saviano nel suo best seller, Gomorra.

“Gli affari sono affari” per tutti gli uomini d’affari, siano essi personaggi incensurati, approvati moralmente e socialmente, siano essi figure losche e notoriamente riconosciute come criminali. Belve sanguinarie o meno, assassini e delinquenti o meno, pregiudicati o incensurati, gli uomini d’affari sono sempre poco onesti, in molti casi astuti e crudeli, cinici e spregiudicati per necessità, per indole o vocazione individuale.

Del resto, le mafie non sono altro che imprese economiche criminose. La mafia è fondamentalmente un’organizzazione imprenditoriale che esercita i suoi affari e le sue attività illecite con un obiettivo primario: il profitto economico. Per raggiungere il quale è disposta anche a servirsi dei mezzi più disonesti, a ricorrere al delitto più atroce. Per vincere la competizione delle società rivali è pronta a ricattare e corrompere, ad eliminare fisicamente i suoi avversari. Parimenti ad altri gruppi imprenditoriali, come le compagnie multinazionali che uccidono gli attivisti politici e sindacali che in America Latina o in Africa si oppongono all’ingerenza economica e imperialistica occidentale.

In altri termini, il delitto e la sopraffazione appartengono alla natura più intima dell’economia borghese, in quanto componenti intrinseche di un ordine retto sul “libero mercato”, sulle sperequazioni e le ingiustizie che ne derivano. La logica “mafiosa” è insita nella struttura medesima del sistema economico affaristico dominante, a tutti i livelli e in ogni angolo del pianeta, ovunque riesca ad insinuarsi l’economia di mercato e l’impresa neocapitalista. Ciò che eventualmente può variare è solo il differente grado di “mafiosità”, cioè di irrazionalità e di aggressività terroristica dell’imprenditoria capitalista. C’è chi elimina direttamente e brutalmente i propri nemici, come nel caso di tante “onorate” società riconosciute come criminali, c’è chi invece impiega sistemi meno rozzi, più eleganti e raffinati, ma altrettanto spregiudicati, cinici e pericolosi.

Non vedo, non sento, non parlo

In dirittura d’arrivo un ragionamento finale, ma non esaustivo, vorrei riservarlo al fenomeno dell’omertà sociale. Mi permetto di suggerire anzitutto una definizione sommaria assunta da un comune dizionario: “l’omertà è la solidarietà col reo, è l’atteggiamento di ostinato silenzio teso a coprire reati di cui si viene direttamente o indirettamente a conoscenza”. Il termine omertà è di origine incerta, con molta probabilità è riconducibile all’etimo latino humilitas, cioè umiltà, adottato successivamente nei dialetti dell’Italia meridionale e modificato in umirtà. Da questa fonte vernacolare potrebbe scaturire l’odierna voce italiana.

Nel gergo mafioso chiunque infranga il codice dell’omertà, o tenti di far luce su una verità, viene disprezzato come “infame” e “presuntuoso”. Il codice dell’omertà, consuetudine tipica del sistema mafioso, rappresenta da un punto di vista psicologico la salvaguardia dell’ambito familiare, la tutela dell’onore del clan di appartenenza. La famiglia mafiosa impartisce ai suoi membri il culto del silenzio, della reticenza, quale requisito essenziale della virilità. L’infausta catena omertosa si configura come una delle basi su cui si erge il lugubre potere della mafia. Per estensione, il codice omertoso si impone ovunque sia egemone una realtà di stampo mafioso, nell’accezione più ampia del termine, cioè nel senso di un potere costrittivo, violento e terroristico.

Dunque, l’uso intelligente e raffinato del linguaggio, se necessario urlato, il parlare ad alta voce, può esprimere un gesto di rottura e di rivolta contro il silenzio dell’omertà mafiosa in senso lato, può ispirare anche un modello di educazione basato su codici di comportamento meno oscurantistici, più liberi e democratici. Personalmente credo molto nel potere e nella priorità della parola, intesa ed esercitata non solo come veicolo di comunicazione, ma anche come metodo di critica e denuncia della realtà, come strumento di interpretazione e trasformazione del mondo, che non è l’unico esistente.

Il linguaggio contiene in sé la forza necessaria a mutare lo stato di cose presenti, a migliorare le nostre condizioni di vita e la realtà circostante. Potenzialmente la parola vale molto più di un pugno nello stomaco e può contribuire a spezzare le catene dell’oscurantismo e dell’indifferenza sociale derivanti dal codice omertoso. Il linguaggio della verità può giovare e concorrere alla causa della libertà e della giustizia sociale, rompendo o rettificando situazioni e comportamenti che ci opprimono e ci indignano.

La parola, come testimonianza di un altro modo di vivere, di intendere e costruire i rapporti interpersonali  improntati ai principi della solidarietà, della libertà e della convivenza democratica, è senza dubbio una modalità alternativa, “eversiva” e destabilizzante rispetto all’ordine oppressivo ed omertoso imposto dalla mafia. L’uso della parola rinviene un senso concreto ed acquista maggior vigore e consapevolezza nella misura in cui può servire a violare il potere coercitivo della malavita organizzata, provando a vincere la diffusa e coatta mentalità mafiosa.

Lucio Garofalo


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Forum Sociale Antimafia Felicia e Peppino Impastato

Il 21 marzo 2010, primo giorno di primavera e giornata della Memoria e dell’Impegno in Ricordo di tutte le Vittime di Mafia, il popolo viola di Ivrea ha avuto la fortuna e l’onore di conoscere Giovanni Impastato, fratello di Peppino, ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978.

Ogni anno in quella data viene commemorata la vita di Peppino, passata a lottare la mafia.
Nonostante l’impegno costante di Peppino e dei suoi compagni, ad oggi la mafia continua ad essere il cancro della Sicilia, e non solo.

Durante l’incontro, Giovanni, ci ha posto le seguenti domande:
Vi riconoscete nei valori della Costituzione?
Vi riconoscete nella lotta alla mafia?
Vi riconoscete nell’antifascismo?

La nostra risposta è stata:
SI

Per questo motivo Giovanni ci ha invitati a partecipare al“Forum Sociale Antimafia Felicia e Peppino Impastato” ( Cinisi 9 maggio 2010 ) ,richiedendo l’aiuto dei gruppi locali del popolo viola.

Il popolo viola  vuole, per questo motivo, fare da cassa di risonanza e richiede a tutto il movimento di collaborare attivamente all’organizzazione dell’evento, con una massiccia partecipazione e con il

coinvolgimento di tutte le associazioni e movimenti conosciuti.

Sarà anche un’opportunità per il nostro movimento di riunirsi e partecipare ai forum programmati sui temi lavoro, ambiente, rapporti e spazi sociali e territorio.

Dimostriamo ancora oggi che Peppino non è stato dimenticato, perché

CON LE IDEE E IL CORAGGIO DI PEPPINO NOI CONTINUIAMO

Appello integrale su

http://www.peppinoimpastato.com/visualizza.asp?val=878




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13 marzo : NO MAFIA DAY. La festa dei cittadini onesti

Nuove adesioni per la manifestazione
di sabato 13 a Reggio Calabria
Appuntamento alle 15 in piazza Garibaldi

Da Pavia a Palermo, da Roma a Bari. Ci saranno delegazioni provenienti da tutta Italia sabato a Reggio Calabria per il No Mafia Day, la manifestazione contro tutte le cosche nata sul web e che, giorno dopo giorno, raccoglie sempre nuove e importanti adesioni. In un momento di straordinaria voglia di partecipazione che sta attraversando il Paese con appuntamenti, sit-in, manifestazioni e cortei da Nord a Sud, Reggio Calabria non vuole essere da meno e sceglie l’impegno antimafia e il No Mafia Day.
“Questa è la manifestazione di tutti i cittadini onesti – spiegano gli organizzatori – di tutte le persone che vogliono dire basta allo strapotere delle cosche, di quelli che non si rassegnano. Come sostengono i magistrati della procura reggina, è necessario stare uniti, mostrare pubblicamente il nostro no alla ‘ndrangheta e a tutte le mafie. Per questa ragione invitiamo ancora una volta tutti le cittadine e i cittadini, le persone impegnate nelle associazioni e nei movimenti a scendere in piazza insieme a noi sabato 13. Per una giornata di festa, di musica, di impegno. Il No Mafia Day è un punto di partenza per riprogettare il futuro di Reggio Calabria, del Sud, di tutto il Paese che sta via via subendo l’inquinamento delle mafie”.
E i segnali positivi sono numerosi. In queste ore, hanno annunciato la loro presenza alla manifestazione, tra gli altri, la Provincia di Reggio Calabria, il Museo della ‘ndrangheta, la Confesercenti, Confindustria, l’archivio multimediale Stopndrangheta.it, la Tavola provinciale della legalità, Sos Impresa e l’Atam (l’azienda di trasporti municipale). E poi associazioni, comitati, reti, movimenti e partiti politici, studenti e professori, tante cittadine e cittadini. Tutti insieme per dire “no” alle cosche.
L’appuntamento è per sabato 13 alle ore 15 in piazza Garibaldi. Dopo il corteo, per le principali vie del centro storico, tutti in piazza Duomo fino a sera nel villaggio antimafia allestito dagli organizzatori con musica, performance, interventi di personalità impegnate contro le mafie e per i diritti, stand. La festa dei cittadini onesti.



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Il peggior governo di corrotti mafiosi ed incapaci ci sta conducendo al baratro

Qui a sinistra la “grande partecipazione di massa”  del popolo della destra romana alla protesta contro la “burocrazia,  i radicali violenti ed il  destino cinico e baro” per la esclusione della lista PDL e del listino collegato alla Polverini.

La quale farebbe bene, come dice lo sbirro Lorenzo qui sotto nel suo post, a prendersela coi suoi ed a smuovere quelle 4 rotelle che ha nel cervello per capire chi come e  perché la stanno fottendo.

E’ vero che i fascisti han più dimestichezza con bastoni e manganelli che con le procedure democratiche, ma anche i vecchietti in fila per ore all’INPS riescono ad entrare in orario negli uffici pubblici ed a consegnare in tempo la domanda per la pensione…

Intanto è il caso di non farsi troppo distrarre dalle loro chiacchiere lamentose e ricominciare ad occuparsi di economia e problemi concreti.

Il governo degli scandali, della corruzione, della mafia e degli incapaci ci sta conducendo allegramente e nel silenzio dei media di regime al collasso economico e sociale.

Questo è un fatto , con il quale bisogna fare i conti, nel senso di organizzarsi per porre riomedio alla situazione.

Non si capisce come possano ancora difendersi questi gran ladroni: in due anni sono riusciti a fare in fretta e senza problemi solo le leggine ad berlusconem, rimandando ogni altra cosa chissà a quando e litigando su tutto.

Le retribuzioni han perso tantissimo potere d’acquisto ma l’idea di togliere qualcosa delle tasse che appesantiscono la busta paga a questi delinquenti politici non è mai passata per la testa.

La notizia di ieri è che al Senato hanno modificato nella sostanza l’art. 18 dello statuto dei lavoratori per cui non sarà più un giudice a valutare la “giusta causa” dei licenziamenti ma sarà un arbitro a decidere secondo “equità”. Quando il capo dei cialtroni ci ha provato alla luce del sole anni fa ci ha sbattuto il muso ( 3 milioni di lavoratori al Circo Massimo con Cofferati) ora ci riprova di nascosto aggirando lo statuto.  Magari ci riesce pure , conoscendo le idee moderate della cosidetta opposizione…

Non c’é paese al mondo che con questi dati non vedrebbe milioni di persone in piazza per contrastare un tale governo. Eppure secondo i sondaggi c’é ancora qualche scemo o qualche “cialtrone” che  voterebbe questi delinquenti e che dobbiamo sentitamente ringraziare per questa vergogna unica al mondo.

Ecco i dati ripresi, anzi copiati ed incollati dal Pompiere della Sera.  Ho preso i dati del giornale della vera destra economica proprio per non perder tempo con stupide contestazioni sulle fonti  promosse da qualche provocatore adoratore del banana.

Dal Corriere della Sera- Economia

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ROMA – Aumenta la pressione fiscale e la disoccupazione (che tocca il record dal 2004), mentre crolla il prodotto interno lordo (-5%, mai così male da quasi 40 anni) e il saldo primario per la prima volta dal 1991 è negativo. Lo comunica l’Istat nei Conti economici nazionali dell’anno appena trascorso.

DISOCCUPAZIONE – A gennaio è la disoccupazione è giunta all’8,6%, in crescita dall’8,5% dello scorso dicembre. Il numero delle persone in cerca di occupazione a gennaio è risultata pari a 2.144.000. Lo comunica l’Istat sulla base dei dati provvisori e destagionalizzati, sottolineando che è il dato peggiore da gennaio 2004, inizio delle serie storiche, quando era stato rilevato all’8,3%. A gennaio 2010 la variazione congiunturale è sostanzialmente nulla, ma il dato complessivo è in aumento dell’1,3% rispetto allo stesso mese del 2009. Sono pari a 307 mila le persone occupate perse rispetto a un anno fa. Il numero delle persone in cerca di occupazione a gennaio risulta in crescita dello 0,2% (+5 mila) rispetto al mese precedente e del 18,5% (+334 mila) rispetto a gennaio 2009. Si tratta dell’ottavo incremento su base mensile consecutivo. La disoccupazione giovanile si colloca al 26,8%. Il tasso di disoccupazione giovanile cresce di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 2,6 punti percentuali su base annua.

PIL -5% – Il prodotto interno lordo (Pil) italiano nel 2009 è diminuito del 5%. Lo segnala l’Istat precisando che si tratta del dato peggiore dal 1971, dall’inizio cioè della serie storica. Le ultime previsioni di governo, indicate nell’aggiornamento al Programma di stabilità italiano, indicavano un Pil in calo del 4,8%. Nella stima provvisoria il Pil aveva registrato una diminunizione del 4,9%. L’Istat ha anche rivisto al ribasso le stime 2007 e 2008: rispettivamente da +1,6% a +1,5% e da -1% a -1,3%.

INDEBITAMENTO – L’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche (deficit/Pil) calcolato ai fini del Trattato di Maastricht è stato pari al 5,3%, superiore a quello registrato nell’anno precedente, che fu pari al 2,7%. In valore assoluto l’indebitamento netto è aumentato di circa 38,2 miliardi di euro, attestandosi a 80,8 miliardi di euro. Lo comunica l’Istat rilevando che per la prima volta dal 1991 il saldo primario (indebitamento netto al netto della spesa per interessi) è risultato negativo: pari allo 0,6% del Pil, inferiore di oltre 3 punti rispetto al livello positivo raggiunti nel 2008 (2,5%). Il debito pubblico dell’Italia è volato a quota 115,8% al termine del 2009 sulla base dell’ultime stime elaborate dalla Banca d’Italia che indicavano un debito a 1.761,191 miliardi di euro.

FISCO – La pressione fiscale sale al 43,2% del Pil, in salita dal 42,9% del 2008. Tale risultato – spiega l’Istat – è l`effetto di una riduzione del Pil superiore a quella complessivamente registrata dal gettito fiscale e parafiscale, la cui dinamica negativa (-2,3%) è stata attenuata da quella, in forte aumento, delle imposte in conto capitale (cresciute in valore assoluto di quasi 12 miliardi di euro). Le imposte dirette sono diminuite del 7,1%, quelle indirette del 4,2% e i contributi sociali effettivi dello 0,5%. L`andamento di questi ultimi riflette la tenuta delle retribuzioni lorde, dovuta alla lieve crescita dell`importo medio pro-capite, che ha parzialmente compensato la flessione dell`occupazione.

ENTRATE – Nel 2009 le entrate totali, pari al 47,2% del Pil, sono diminuite dell’1,9% rispetto all’anno precedente. Nel 2008 erano cresciute dell’1,1%. Le uscite totali sono risultate pari al 52,5% del Pil (49,4% nel 2008), con una variazione del +3,1% rispetto all’anno precedente.

CONSUMI – Nel 2009 si è registrata una contrazione in termini reali dell’1,2% dei consumi finali nazionali, secondo i dati Istat, e in particolare una flessione dell’1,8% per la spesa delle famiglie residenti, un incremento dello 0,6% per la spesa delle amministrazioni pubbliche e un rialzo dell’1,1% per le istituzioni sociali private. La flessione dei consumi privati interni è stata pari all’1,9%. Per quanto riguarda i redditi da lavoro dipendente e le retribuzioni lorde sono diminuiti dello 0,6%.

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Dati impressionanti, ma è ancora più impressionante vedere poca rabbia e contestazione in giro, anche se a L’Aquila, pur in ritardo, hanno cominciato a capire di essere stati fregati e si stanno mobilitando.

Mi impressiona veramente che ancora non ci siano migliaia di persone ad inseguirli a bastonate o almeno a monetine, come successe al loro amico latitante Bettino Craxi.

Ma forse inizia ad esserci qualche segnale, finalmente.

Finchè non riprende la lotta di classe niente si smuove in questo paese :   solo noi operai, come un tempo, possiamo essere motori del cambiamento. Se aspettiamo che questa piccola borghesia di svegli dall’incanto televisivo stiamo freschi!

Rilanciamo le lotte!!!

Bertoldino