LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse


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LA COPERTA DEL MONDO

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Vogliamo realizzare una coperta composta da piccoli quadrati provenienti da ogni parte di Italia o meglio ancora del mondo.

La coperta, in linea di massima , avrà i colori della Terra vista dallo spazio come simbolo di protezione e calore per tutti i popoli uniti.

Chiunque potrà contribuire inviando un pezzetto autoprodotto a maglia, uncinetto o telaio.

Misure della mattonellina, colori e filati sono comunque lasciati alla fantasia e sensibilità di chi vuol contribuire.

Ad Arezzo si lavora in compagnia tutti i giovedì dalle 17 alle 19 , Via Po 37.
Per chi non è di Arezzo spedire il lavoro a Fior di Loto onlus via PO 37

EVENTO FACEBOOK

PRIMI ARRIVI …2013-10-26 14.08.25

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Chiamatemi strega

112056281-87dcf812-5694-4482-a1bd-3688315d72c6Chiamatemi strega.

Perché tanto la mia natura è quella. Da sempre, dal primo vagito, dal primo respiro di vita, dal primo calcio che ho tirato al mondo.

Sono una di quelle donne che hanno il fuoco nell’anima, sono una di quelle donne che hanno la vista e l’udito di un gatto, sono una di quelle donne che parlano con gli alberi e le formiche.

Sono una di quelle donne che hanno il cervello di Ipazia, di Artemisia, di Madame Curie.

E sono bella! Ho la bellezza della luce, ho la bellezza dell’armonia, ho la bellezza del mare in tempesta, ho la bellezza di una tigre, ho la bellezza dei girasoli, della lavanda e pure dell’erba gramigna!

Per cui sono Strega.

Sono Strega perché sono diversa, sono unica, sono un’altra, sono me stessa, sono fuori dalle righe, sono fuori dagli schemi, sono a-normale… sono io!

Sono Strega perché sono fiera del mio essere animale-donna-zingara-artista e folle ingegnere della mia vita.

Sono Strega perché so usare la testa, perché dico sempre ciò che penso, perché non ho paura della parola pericolosa e pruriginosa, della parola potente e possente.

Sono Strega perché spesso dò fastidio alle Sante Inquisizioni di questo strano millennio, di questo Medioevo di tribunali mediatici e apatici.

Sono Strega perché i roghi esistono ancora e io – prima o poi – potrei finirci dentro.

BARBARA GIORGI, blogger femminista. Dedicato alla grande Franca Rame e lei lo ha pubblicato nel suo blog.


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FRANCA RAME

Franca Rame2

Noi fummo tra i primi  ( omonimo blog  su piattaforma Splinder, ora chiusa ) a pubblicare la  lettera di Franca Rame scritta a Prodi nel 2008   … ricevendo i suoi personali ringraziamenti….peraltro nessun giornale e nessun notiziario televisivo di questo “libero” paese ha ritenuto opportuno rispondere al dovere di informazione dandone notizia…

Tant’è… GRANDE e CORAGGIOSA FRANCA !

“Sta circolando anche anche su moltissimi forum (basta cercare con google: “Al presidente Prodi da Franca Rame”) raccogliendo larghissimo consenso .Per contro nessun giornale e nessun notiziario televisivo di questo “libero” paese ha ritenuto opportuno rispondere al dovere di informazione dandone notizia.
Per Franca è solo la conferma di una censura che, insieme a te, è costretta a subire da una vita.
Sarà più facile vedere pubblicata la lettera su qualche testata straniera….”

Ecco il testo della lettera

AL PRESIDENTE PRODI DA FRANCA RAME

8 FEBBRAIO ROMA

Gentile presidente Prodi, mi scusi se la disturbo, ma non posso farne a meno: ho una domanda da porLe che riguarda un grosso problema morale a cui La prego cortesemente di rispondere.

Sono giorni che con grande malessere e malinconia, mi ritrovo a ragionare da sola sul susseguirsi degli avvenimenti, cercando di ricostruire come si sia arrivati a questa catastrofica situazione.

Per capirci qualcosa dobbiamo partire dall’inizio della storia, rivederci i passi salienti della XV legislatura. Ricordo in quanti siamo andati alle urne sentendo il dovere di allontanare il rischio di un nuovo governo Berlusconi, e con lui tutte le sue leggi vergogna e il rosario di sciagure che ci ha imposto a proprio vantaggio.

RitenendoLa persona onesta leale e capace, gli elettori confidavano nella realizzazione di almeno una buona parte delle 280 pagine del programma dell’Unione, dove già a pagina 18 si parla di conflitto d’interessi.

Questa non era una vaga promessa ma un impegno sacrosanto che si assumeva coi Suoi elettori.

Un impegno ribadito con forza subito dopo la vittoria elettorale, e prima di vestire la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri.

Ne è passato del tempo, quasi due anni, ma di questo programma solo una parte ha visto la luce. Oltretutto, sui problemi più scottanti non si è neppure iniziato un dibattito, anzi si sono accantonati come si fa con i quesiti fastidiosi. Come mai? Da cosa è stato causato questo “accantonamento” dei molti problemi? Io mi rifiuto assolutamente di ritenerLa un giocoliere da Porta a Porta, che fa contratti con gli italiani e poi se la ride alle loro spalle. Temo piuttosto che Lei non abbia potuto tener fede al Suo programma perché a qualcuno della coalizione di sinistra o, meglio, sinistra-centrodestra non andava bene. Il Suo torto Presidente, mi permetta l’ardire e mi scusi, è stato quello di non denunciare subito, pubblicamente, le difficoltà in cui si veniva a trovare, a costo di recarsi in televisione e, a reti unificate, svelare la situazione, con un discorso tipo questo: “Mi rivolgo a voi, cittadini democratici che mi avete eletto vostro Presidente certi che avrei mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale. Promesse che era mia profonda intenzione attuare, ma purtroppo mi è stato impedito. Sto a Palazzo Chigi, sì, ma in una condizione che ben si potrebbe definire di “libertà limitata”. I miei custodi sono coloro che non gradiscono cambiamenti sostanziali. Essi anelano piuttosto a poltrone, privilegi e affari. Ecco i nomi: …..” e doveva fare veramente i nomi, caro Presidente! Credo che Lei, Presidente, più di una volta abbia pensato veramente di dar fiato a questa denuncia, ma il senso di responsabilità e il timore per un futuro negativo per il Paese glieLo hanno impedito. Però a questo punto, Lei non se ne può andare con un indice di gradimento che non si merita, come non merita che si provino sfiducia e senso d’ironia verso la Sua persona. Quante volte è stato insultato, disprezzato e profondamente offeso? No, non può andarsene così, tra i lazzi di tanti rozzi-cafoni che ahimè ci accompagneranno negli anni futuri. La rispetto troppo per accettarlo. Caro Presidente, lei ha il dovere, l’obbligo di riacquistare la credibilità e la considerazione che si merita. C’è una sola strada da percorrere, anche se faticosa. Ma lo deve al Paese: fuori i nomi di chi Le ha impedito di portare a termine gli obiettivi prefissati e soprattutto le subdole scantonate ricattatorie con le quali è stato indotto ad affossare le parti essenziali del programma. E’ indispensabile che i Suoi elettori siano consci d’ogni pressione alla quale ha dovuto adattarsi e cedere. Dobbiamo sapere quali sono gli onorevoli che, sia in Parlamento che al Governo hanno materialmente fatto opposizione alla realizzazione di misure fondamentali per il cambiamento del nostro Paese. È un diritto che ci spetta. E Lei, professor Prodi, questo atto ce lo deve. Non solo per onorare la nostra lealtà ma anche la Sua. Il suo silenzio è sicuramente un gesto di fairplay nei confronti dei suoi avversari, ma in questo modo ci lascia nelle loro mani! Chi Le ha imposto quel numero spropositato di sottosegretari, ministri con portafoglio e senza portafoglio? Chi si è opposto all’abbattimento dei costi della politica? Chi ha bloccato, nei fatti, la più severa applicazione della riforma in materia di sicurezza sul lavoro? Chi sono le persone che hanno vanificato la realizzazione dei DICO? Chi ha voluto la vergogna dell’indulto di tre anni? Chi le ha tirato la giacchetta per tentare di portare a termine una legge-bavaglio sulle intercettazioni? Chi ha voluto il commissario De Gennaro a Napoli, il super-poliziotto di buona memoria alcuna in materia di gestione dei rifiuti? Chi si è messo di traverso per bloccare la tassazione delle rendite finanziarie? Chi ha impedito un serio confronto sulle missioni all’estero? E sulla base di Vicenza? Chi Le ha fatto ingoiare l’accettazione di quel impegno capestro? Tutte scelte soltanto Sue? Ma chi ci può credere?! Come diceva Socrate: “Solo rovesciando la tunica lisa si può leggere con chiarezza la storia di chi l’indossava.” Quindi sarebbe davvero utile che Lei spiegasse pubblicamente a tutti i cittadini italiani le vere ragioni che hanno portato prima al giornaliero logoramento e poi alla caduta del Governo da Lei presieduto. Non può tacere i motivi veri della crisi, altrimenti permetterebbe che coloro che hanno deliberatamente affossato il Suo Esecutivo, possano tranquillamente continuare ad abbattere qualsiasi tentativo serio di modificare la situazione di grave deterioramento, politico, economico e sociale, del nostro Paese. E non mi riferisco soltanto a responsabilità dell’opposizione ben organizzata (questo è il mestiere del polo conservatore!) ma piuttosto al tradimento messo in atto da elementi di governo in combutta con ambigui faccendieri. Se non si assume, una volta per tutte, il coraggio politico di fare chiarezza, ci troveremo come sempre a roteare nel cerchio dell’ignavia, dal quale non si uscirà mai. Le avvisaglie di questo torbido clima, che alla fine ci ha portato alla débâcle, ci erano apparse palesi fin dall’inizio di questa Legislatura: dal primo giorno in Senato, quando dovevamo eleggerne il Presidente. Si ricorda le tre votazioni andate a vuoto? Tre votazioni! Per tre volte i Suoi senatori, sbagliavano il nome o il cognome: Franco Marini (il prescelto) con Francesco Marini o Giulio Marini o Ignazio Marino, con l’aggiunta di schede bianche. Insomma, i numeri non c’erano. La seduta è finita a tarda notte senza nulla di fatto. Quando “novella senatrice” chiedevo: “Ma che sta succedendo? Come può accadere che sbaglino? Non è difficile!” mi si rispondeva: “Qualcuno della nostra coalizione manda messaggi: richieste rivolte al Presidente del Consiglio. Vogliono qualcosa, stanno bussando e attendono risposta come a tre sette! Finché non l’avranno ottenuta, niente Presidente!” “Ho capito! – ho esclamato – E’ un gioco al ricatto! Mio Dio, ma dove sono capitata?! E’ questa la politica?” Se tanto mi dà tanto mi domandavo: quante telefonate in codice avrà ricevuto, Presidente, e pressioni, e messaggi: “Io do, tu mi dai… noi ti appoggiamo, tu ci favorisci. Quanti sottosegretari sei disposto a sistemarci? Quanti ministeri? Quali favori?” Insomma, la solita danza da pochade con porte, portoni e portali che si aprono e chiudono in tempo e contrattempo. Temo che tutto quanto è successo sotto i miei occhi da neofita stupita, in questi 23 mesi si sia ripetuto a tormentone: “O mi favorisci o mi astengo e tu inciampi e vai giù piatto a terra”. La partita è chiusa, d’accordo… E che facciamo? Ce ne andiamo mesti per non aver reagito con solerzia all’andazzo del prender tempo nella speranza d’arrangiare ogni situazione? Io non credo si possa rimontare da sotterrati. So che è duro, ma questo è il tempo di non accettare supinamente, senza un moto di orgoglio, d’esser gettati nella discarica dei refuses politici e soprattutto è ora di denunciare le responsabilità di chi all’interno della coalizione ha remato contro, trascinando il Paese a questa rovina, evitando di incolpare la malasorte che sghignazza sempre nell’angolo basso della storia. Ora è “solo” Presidente.

E’ il Suo momento.

Lei deve finalmente parlare.

Deve dare una risposta decisa alla domanda che in tanti Le poniamo: “Perché non ha reagito alle imposizioni ricattatorie da subito… perché non si è impegnato con tutte le sue forze e sul conflitto d’interessi e sulle leggi vergogna?” Attendiamo in TANTI una risposta.

Con stima Franca Rame


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Disoccupazione: intervista al Presidente Associazione Lavoro Over 40

di Luchino Galli, blogger e mediattivista

Dopo la pubblicazione di una serie di dati qui sul blog  ricevuti in un commento da parte del  Dottor Zaffarano, ecco un intervista di Luchino Galli collaboratore del blog sui temi delle disoccupazione e gestore della pagine facebook Maipiùdisoccupati.

1) Dottor Zaffarano, quando è stata costituita l’Associazione Lavoro Over 40, e a quali scopi?  

 L’associazione è sorta nel 2003 a cura di un gruppo di persone che hanno vissuto sulla propria pelle la disoccupazione in età matura con difficoltà infinite al reinserimento lavorativo, e che hanno deciso di dare voce a questa difficoltà, raccogliendo da subito un buon gruppetto di soci e simpatizzanti. Allo stereotipo di moltissime aziende che rifiutavano, ed ancora oggi rifiutano, il lavoratore maturo, si accompagnava anche una mancanza di strumenti legislativi idonei a sostenere queste persone ed una sordità del sindacato, che continuava invece la politica di dismissione dei lavoratori maturi  in accordo con le associazioni di categoria.

Il risultato? Una fascia di persone over 40 completamente dimenticata. Ecco perché occorreva fare emergere la propria voce.

2) Chi si rivolge all’associazione, e per quali motivi? Com’è cambiato negli anni l’utente dell’associazione? 

L’associazione viene contattata da persone – che si trovano in diverse situazioni lavorative, o meglio non lavorative: disoccupati di lunga durata, persone in CIG, mobilità – che si aspettano una esclusione dal mondo lavorativo a breve, lavoratori che sono in mobbing; insomma persone che provano una sofferenza lavorativa e che non riescono più a ritrovare la loro dignità di lavoratore, e l’identità di uomo. Non esiste una tipologia precisa: si presentano donne, uomini, operai impiegati, dirigenti, direttori, ex artigiani, lavoratori autonomi. Una panorama umano quindi; sono accomunati da due elementi: l’aver perso la loro sicurezza con poca speranza di riconquistarla e il non vedere un futuro per sé e per i propri cari. Un panorama che mostra tutti i lati di difficoltà, e a volte di tragicità, nel vivere tale condizione di difficoltà, con l’aggravante di avere  avanti a sé un muro fatto di incomprensione ed un rifiuto spesso secco al reinserimento con la conseguenza di sentirsi zavorra e relegato ai margini della società.

Negli anni l’utente non è cambiato molto: mostra sempre le medesime difficoltà ma in un mondo in crisi che accentua ancor più la criticità del lavora al pari e ancor più dei giovani. 

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Chi sono i disoccupati adulti ?

disoccupatidi Luchino Galli, blogger e mediattivista

Disoccupati adulti sono le persone relegate al margine o escluse dal mercato del lavoro, discriminate, emarginate per motivi anagrafici…

Disoccupati adulti sono le persone che nei Centri per l’impiego non trovano offerte di lavoro per le quali candidarsi, a causa di “sopraggiunti limiti d’età”.

Disoccupati adulti sono le persone che le agenzie per il lavoro faticano a presentare alle imprese, data l’età “avanzata”.

Disoccupati adulti sono le persone alle quali non sono rivolti gli annunci di lavoro pubblicati sui giornali e sui siti web, perché giudicate “anziane”.

Disoccupati adulti sono le persone costrette ad arrestarsi, con il loro bel curriculum in mano, davanti all’entrata degli esercizi commerciali, sulle cui vetrine sono affissi cartelli che recitano: “Cercasi personale, età massima 30 – 35 anni”.

I disoccupati adulti hanno almeno 35 anni perché, come chiarito dall’Istat nel “Rapporto annuale sulla situazione del paese nel 2008”, “le classi d’età fino a 34 anni” sono “oramai da identificare come la componente giovanile della disoccupazione”. I 35 anni costituiscono la soglia anagrafica, la linea di demarcazione tracciata dallo stesso mercato del lavoro, oltre la quale le persone incontrano ulteriori e rilevanti difficoltà nella ricerca di un’occupazione! Un esempio emblematico: dall’indagine dell’Associazione Direttori Risorse Umane (G.I.D.P./H.R.D.A.), “I trend occupazionali delle imprese italiane” per il 2010, emerse che nel corso dello stesso anno solo il 14,6% delle nuove assunzioni avrebbe riguardato personale dai 35 anni in su.

Disoccupati adulti… lavoratori accantonati, dimenticati, ritenuti superflui, condannati a una continua, dolorosa, troppo spesso infruttuosa ricerca d’occupazione; gli ultimi ad essere assunti, i primi ad essere licenziati: nel 2012, puntualizza l’Istat, l’incremento della disoccupazione ha coinvolto “in più della metà dei casi persone con almeno 35 anni”; nello stesso anno i nuovi iscritti ai Centri per l’impiego in seguito alla perdita del lavoro sono stati, in maggioranza, cittadini dai 35 anni in su.

Disoccupazione adulta che, aumentando di anno in anno, ha ormai eguagliato quella giovanile: nel secondo trimestre del 2012 l’Istat ha censito 1 386 000  disoccupati sotto i 35 anni e 1 320 000 disoccupati con almeno 35 anni, il 48.8% del totale dei disoccupati; nel terzo e quarto trimestre del 2012, la disoccupazione adulta ha ulteriormente accelerato e nel 2013, alla luce di questa tendenza, il numero complessivo dei disoccupati censiti dall’Istat con almeno 35 anni supererà quello dei disoccupati sotto i 35 anni.

Disoccupazione adulta, disoccupazione di massa, da paura, eppure ancora misconosciuta e sottaciuta da partiti e movimenti. Anche nella campagna elettorale delle politiche 2013 la disoccupazione adulta – come fenomeno sociale da contrastare con interventi mirati e qualificati – è stata ignorata. Intanto un dilagante e drammatico fenomeno sociale, che richiederebbe provvedimenti immediati, rimane senza prospettiva di soluzione, e sempre più persone e famiglie precipitano in una spirale – di povertà ed emarginazione – dalla quale è difficile risalire…


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Baratto : una forma nobile di economia

jazz1La prossima edizione di Barattowave, mercato Ecoscambio,sarà il prossimo 17 marzo a partire dalle ore 10,30 alle ore 18,30 sempre nello spazio del nuovo parcheggio di via Mecenate ad Arezzo.

Il sapore antico di un commercio che si basa sullo scambio è aperto “ad ogni uomo di buona volontà”.

Forse il termine migliore non è scambio ma contraccambio, perché nasconde in sé il restituire oltre che il dare ma con un significato più sociale e più fraterno. Partecipare è facile sia che si voglia aprire un proprio banchino sia che si voglia usare l’occasione di BarattoWave per liberarsi di qualcosa che oggi non ci serve più, con altro invece di più utile.

C’è però anche un’altra occasione e cioè quella di far vivere ai nostri figli un esperienza educativa unica: non si buttano via le cose ma si reciclano sempre e la sua forma più nobile per reciclarle è proprio il baratto.

Non è cosa da poco questa ultima opportunità nell’epoca per eccellenza dello spreco e nello stesso tempo della perdita di valori collegata anche ad un uso annoiato di tecnologie avanzatissime che non rispondono a vere esigenze personali e non ridanno quasi mai quello che all’apparenza promettono, entrando così in un circuito consumistico alienante che sempre porta all’isolamento e mai alla socializzazione.

BarattoWave ha soprattutto questa funzione educativa.

Certamente è il rischio/problema per i più giovani e giovanissimi ma anche per i nuovi dipendenti adulti da sms, chat e commercio in rete, che si ritrovano perduti tra le fredde nuove esperienze di comunicazione che regolano alla fine solo dei dialoghi agli specchi e scprire di colpo questa triste realtà è spesso causa di vere e proprie patologie.

Non è un caso che oggi la psicologia è obbligata ad occuparsi in maniera sempre più seria di questa problematica e al solito la risposta e la cura viene sempre dalla piazza.

La piazza è il luogo di incontro ed il mercato è la sua festa.

Il baratto, lo scambio,obbligano la trattazione e dentro alla trattazione si inseriscono empatie favorevoli all’amicizia.

Anzi il germe che porta alla “sana malattia” del legame amicale, risiede proprio nell’incontro e nel confronto. Non so se riesco a comunicare quanto di apparentemente secondario si nasconde dietro ad un evento come BarattoWave?

In più (e questo è il regalo aggiuntivo della festa BarattoWave) intorno alle ore 16, ormai è divenuta una consuetudine, si esibiranno il duo jazz composto da Roberto Casi alla chitarra e Michela Cartocci voce e magari con la sorpresa di qualche gradito ospite. Certamente ci sarà la piccola Lorenza Casi al cembalo, come già è capitato al suo debutto la scorsa volta e questa presenza ci serve a ricordare ancora una volta che BarattoWave è la festa dei bambini a cui partecipano anche i grandi più che il suo contrario e la presenza di Lorenza all’interno dell’esecuzione jazz ha proprio questo intento.

Roberto Casi


					
		
	


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Nuova vita agli oggetti : ci pensa FattoDiScarto !

 

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Intervista (esclusiva) per il blog  A SCUOLA DI BUGIE a Sauro e Licia di FattoDiScarto.

Come è nata l’dea dell’attività ? dal bisogno di inventarsi un lavoro che fosse nuovo ( strade non percorse ) o da una scelta ben precisa e motivata ?

FattoDiScarto, l’alterego di Sauro Montecchi, non nasce per un bisogno economico, ma per la necessità e voglia di esprimere una creatività interiore. Sauro è socio di un laboratorio di riparazioni di elettrodomestici in cui giornalmente vengono accomodati e molto spesso buttati pezzi e componenti che potrebbero ancora avere un processo vitale alternativo.

Questo “spreco” ha portato Sauro a riflessioni sulla brevità dell’utilizzo degli oggetti nel mondo di oggi, riflessioni che esprime attraverso la sua arte. Arte in quanto FattoDiScarto nasce come artista. Successivamente la voglia di sperimentare, ma soprattutto condividere, ha portato alla realizzazione di un Laboratorio Creativo gestito assieme a Licia (la sua attuale compagna).

I corsi organizzati nelle scuole e in luoghi pubblici sono generalmente gratuiti, giacché vengono portati avanti non come lavoro primario, ma come associazione non a scopo di lucro.

Leggendo il vostro sito,in particolare dove parlate della sedia “implasticata “,trapela un amore per gli oggetti che in teoria sono alla fine della loro vita e l’entusiasmo di dargliene una nuova. Sbaglio ?

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In un mondo consumistico, dove un oggetto appena acquistato è già obsoleto, è prevalsa la voglia di ritrovare valori morali, materiali, di vecchio artigianato, perché le nostre dita non servono solo a digitare parole su una tastiera. Quei valori di chi apprezza la vita per quello che è e non solo per quello che da. Ogni oggetto trovato ha avuto la sua importanza nel percorso del Laboratorio, perché ha permesso di poter applicare dei vecchi insegnamenti unendoli a nuove idee e materiali, come per la sedia. L’entusiasmo nasce dalla sperimentazione, dal vedere il nuovo “prodotto” finito, dall’utilizzo e anche dall’apprezzamento di tutte quelle persone che come noi amano il riciclo.

E’ esagerato dire che amare ciò è paragonabile all’amore per gli ultimi,i diseredati, gli invisibili?

Non ci paragoniamo a dei benefattori, poiché in definitiva utilizziamo scarti che persone non volevano più, di cui non sentiranno la mancanza. Noi amiamo solo i nostri oggetti, non quelli che ci fanno sentire “bene”, ma quelli di cui riconosciamo il valore e che ci sono utili. Ci innamoriamo di cose abbandonate in cui intravediamo nuove possibilità e sperimentazioni. Questo amore è però libero, infatti molto spesso cediamo, regaliamo, barattiamo e vendiamo le nostre creazioni perché questo è l’unico modo per portare avanti il progetto FattoDiScarto.

Soddisfazioni dalla vostra attività: personali per la “sfogo” della creatività o anche economiche o entrambe?

La più grande soddisfazione deriva dalla condivisione di un progetto, poiché abbiamo visto che ad ogni insegnamento dato traiamo anche noi una nuova idea, che i partecipanti dei corsi settimanali da perfetti sconosciuti ancora oggi si frequentano, a distanza di anni, anche al di fuori del laboratorio, che dando un piccolo input vengono fuori variazioni personali di grande spessore, che la gente sa chi siamo e ci apprezza, che ci vengono offerte tante possibilità di collaborazione in tutta Italia, che la nostra filosofia gira, che siamo entrati in contatto con importanti artisti locali e non solo, che continuiamo a divertirci come bambini. Bastano come soddisfazioni? Quelle economiche verranno in seguito, così ci auguriamo… per ora l’importante è sopravvivere e creare.

Come è nato il nome “FATTODISCARTO” ?

FattoDiScarto deriva dalla contrapposizione del termine fare e del termine scartare. Creare con un qualcosa che altri hanno buttato. Per chi conosce Sauro è facile capire come ciò nasca dal suo egocentrismo… per chi non lo conosce è bene spiegare che nel suo piccolo è come una divinità che ha potere di rigenerare e riportare a nuova esistenza ciò che è stato scartato, ma che può ancora esistere. La creazione di un piccolo mondo riciclato!

In due parole un auspicio : per voi…. per noi… e per l’ambiente …

Un auspicio per tutti? Che il progetto FattoDiScarto possa prosperare, che la nostra filosofia circoli liberamente per una decrescita sana e felice e che il vero valore venga dato alle cose realmente importanti.