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Dalla DISOCCUPAZIONE ADULTA al REDDITO MINIMO DI CITTADINANZA

pubblicata su FB da Mai Più Disoccupati Due il giorno domenica 6 novembre 2011 alle ore 22.01

di Luchino Galli, per Mai Più Disoccupati

 In base ai dati Istat sulle forze lavoro del primo trimestre 2011, da gennaio a marzo di quest’anno sono cessati oltre 262mila rapporti di lavoro, di cui il 47% riguardava lavoratori di età inferiore ai 35 anni, e il 53% lavoratori over 35 (rielaborazione Datagiovani).

Si accentua la tendenza già evidenziata nel Rapporto annuale Istat, che rimarcava quanto la crescita più consistente di disoccupazione avesse riguardato la fascia tra i 30 e i 49 anni, e solo in seconda battuta quella dei più giovani (*).

La disoccupazione over 35 è misconosciuta dalla politica, trascurata dai sindacati e sottaciuta dai mass media nonostante abbia assunto, in Italia, rilievo di drammatico e dilagante fenomeno sociale che ha sconvolto – solo nel 2010 – la vita di oltre 2’100’000 (**) persone e dei loro nuclei familiari. Infatti, laddove il dramma della disoccupazione colpisce gli adulti, le famiglie coinvolte spesso non sono più in grado di “fare fronte” neanche alle scadenze economiche più impellenti: rate del mutuo, canone di locazione, bollette (acqua, luce e gas in primis), spese per la salute, per l’istruzione dei figli e le stesse spese alimentari!

 Quanti possibili disoccupati over 35 tra gli oltre 2milioni di lavoratori coinvolti nel 2010 da processi di cassa integrazione?

Quanti potenziali disoccupati over 35 tra i 576’455 lavoratori in cassa integrazione a zero ore per tutto il 2010?  

Cassa integrazione che è un ammortizzatore sociale comunque temporaneo e destinato ad esaurirsi…

Quanti futuri disoccupati over 35 tra i milioni di lavoratori precari, tanto esposti alla disoccupazione (***) ?

Milioni di vite sospese, interrotte, umiliate da una precarietà totalizzante che giorno dopo giorno annichilisce e avvelena l’esistenza, solo per i più fortunati alleviata da una rete di protezione informale – pilastro del welfare “all’italiana” – intessuta di rapporti parentali e amicali. Lo Stato italiano infatti non c’è!! I disoccupati italiani sono tra i meno aiutati dell’Unione Europea; solo il 31% è supportato da ammortizzatori sociali e mancano politiche organiche mirate al loro ricollocamento lavorativo.

Milioni di persone, già vittime – anche nel nostro Paese – di una crisi economica globale, ulteriormente colpite dall’incoerenza tutta italiana di un mondo imprenditoriale che da un lato reclama a gran voce l’innalzamento dell’età pensionabile – magari anche a 70 anni – in nome di una maggiore competitività dell’industria nazionale, e dall’altro non assume, proprio in quanto “anziani”, gli over 35 in cerca di occupazione…

La disoccupazione adulta è troppo spesso anticamera di un’indigenza assoluta e di emarginazione sociale.

Mario Furlan, fondatore dei City Angels che in tutta Italia aiutano i senzatetto, dichiara: “In 17 anni di attività umanitaria non abbiamo mai visto una situazione tanto difficile, in cui tante persone si sono rivolte a noi, persone che si presentano bene e che non diresti affatto si trovino in situazioni drammatiche,  che ci chiedono cibo, vestiti e addirittura coperte e sacchi a pelo […]. Per queste persone una spesa anche di pochi euro può essere proibitiva. Sono moltissime le persone laureate, qualificate, che passano da uno stato di relativo benessere a una situazione drammatica, di vera e propria indigenza”.

Nel nostro Paese, i senzatetto sono almeno 60’000 e sono in continuo aumento; tra questi cresce costantemente la percentuale di nazionalità italiana, prevalentemente uomini che hanno superato i 40 anni e che hanno perso il LAVORO!

Nel corso del 2010, in base al Report Istat – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora – Caritas Italiana, ci sono state oltre 2’600’000 richieste di aiuto da parte di persone in condizioni di grave emarginazione sociale; nella metà dei casi, la richiesta concerneva bisogni primari quali cibo, indumenti, farmaci, igiene personale.

L’Italia, in quanto “Repubblica democratica, fondata sul lavoro” (art. 1 della Costituzione), che” riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”(art. 4 della Costituzione)  viene meno ai propri principi fondativi quando abbandona i disoccupati al solo sostegno della famiglia, degli istituti caritatevoli e delle associazioni e organizzazioni di volontariato, rinunciando al proprio compito istituzionale  di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese” (art. 3 della Costituzione).

 Alla Repubblica competono  politiche sociali che prevengano e risolvano queste drammatiche situazioni di bisogno, a partire dall’introduzione del reddito minimo di cittadinanza, come richiesto dal Parlamento Europeo a tutti gli Stati membri dell’Unione e che ben 24 Paesi su 27 hanno da tempo già provveduto ad istituire (con eccezione di Italia, Grecia e Ungheria).

Reddito minimo di cittadinanza che ha il suo fondamento giuridico nella stessa Costituzione Italiana, all’art. 38, co. 2: “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, DISOCCUPAZIONE INVOLONTARIA”.

 Le risorse non mancano di certo, e vanno recuperate contrastando efficacemente la corruzione capillarmente diffusa nel nostro Paese, l’evasione fiscale, il lavoro nero, gli assurdi sprechi e i privilegi corporativi che tutti insieme rappresentano la vera emorragia delle ricchezze nazionali; quella che manca, invece, è la volontà politica di intraprendere un simile percorso!

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(*) Nel momento in cui scrivo di disoccupazione adulta non intendo contrapporla a quella giovanile, ma denunciarne l’esistenza. Oggi più che mai, in un contesto socio-economico caratterizzato da una disoccupazione diffusa a carattere endemico e strutturale, il primo passo per affrontare questo drammatico fenomeno sociale è riconoscerne le effettive dinamiche e peculiarità, contrastandolo con interventi  qualificati e mirati.

(**) Il numero indicato è il risultato di una approssimazione per difetto ed è ottenuto mediante rielaborazione di dati Istat 2010, sommando  al numero dei disoccupati over 35 quello degli inoccupati over 35, gli scoraggiati che, pur essendo disponibili a lavorare, non cercano più attivamente un’occupazione, in quanto il mercato del lavoro nega loro qualsiasi opportunità di reinserimento lavorativo, discriminandoli  per motivi anagrafici.

(***) Nel 2009, il 63% di chi ha perso il lavoro era precario.


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L’Italia, agli ultimissimi posti nell’Unione Europea per tasso di occupazione, è ancora senza un reddito minimo di cittadinanza!

di Luchino Galli per Mai Più Disoccupati

 

Il tasso di occupazione in Italia per le persone in età lavorativa fra i 15 e i 64 anni – primario indicatore economico di riferimento – è stato nel 2010 del 56,90%, in base ai dati EUROSTAT.

Questo dato colloca il nostro Paese al terzultimo posto, 25° tra i 27 Stati membri dell’Unione Europea. Peggio di noi solo Malta (56%) e Ungheria (55,40%)!!

Da evidenziare come Italia e Ungheria, insieme alla Grecia – che si posiziona invece al 20° posto con un 59,60% – siano le uniche nazioni facenti parte dell’Unione Europea a non aver ancora istituito un reddito minimo di cittadinanza, nonostante nell’ottobre 2010 il Parlamento Europeo abbia approvato una risoluzione che ne chiede l’istituzione in tutti i paesi dell’Unione, per un importo pari almeno al 60% dello stipendio medio di ogni paese.

Reddito minimo di cittadinanza del quale avrebbero potuto beneficiare gli oltre 2’100’000 disoccupati censiti dall’Istat nel 2010 (media su base annua) che rimangono invece tra i meno aiutati d’Europa e dei quali non più del 30% ha potuto usufruire di sussidi di varia natura comunque destinati ad esaurirsi in un breve lasso di tempo, quando le difficoltà economiche connesse a una prolungata disoccupazione si acuiscono.

In particolare, da specifici sussidi drammaticamente e paradossalmente sono esclusi proprio i disoccupati che hanno lavorato di meno… (si vedano a riguardo i requisiti necessari per accedere all’indennità di disoccupazione ordinaria e a quella con requisiti ridotti).

Reddito minimo di cittadinanza del quale avrebbero potuto beneficiare inoltre circa 2’100’000 persone inattive (dato 2010) che hanno rinunciato a cercare attivamente occupazione pur essendo immediatamente disponibili a lavorare. Si tratta di persone scoraggiate, in larga parte over 35, arrese all’evidenza di un mercato del lavoro che nega loro qualsiasi possibilità di ricollocazione professionale.

 Reddito minimo di cittadinanza del quale potrebbero beneficiare anche gli adulti (over 60, 55, 50, 45, 40, 35… ormai una deriva inarrestabile!) che costituiscono quasi il 45% dei disoccupati censiti ufficialmente dall’Istat e la stragrande maggioranza degli inattivi! Adulti che sono i primi ad essere licenziati e gli ultimi ad essere riassunti, discriminati per motivi anagrafici, pervicacemente esclusi tout court dal mercato del lavoro e destinati – se non supportati da una robusta rete di solidarietà familiare o amicale – a finire letteralmente per strada, precipitando in una dimensione di emarginazione, esclusione sociale e povertà assoluta dalle quali è difficilissimo risollevarsi! Nel nostro Paese le persone che vivono per strada sono in continuo aumento. I senzatetto sono in maggioranza uomini, soprattutto 40enni, che hanno perso il LAVORO…

 Reddito minimo di cittadinanza del quale potrebbe beneficiare, a integrazione, anche quella parte di lavoratori precari che non raggiunge una determinata soglia di reddito.

In Italia, tra l’inizio del 2008 e il giugno 2010 sono stati attivati 27,4 milioni di contratti di lavoro, di cui ben il 73,4% precari!

Si tratta di una variegata moltitudine di lavoratori, quali: lavoratori subordinati a termine, in somministrazione, intermittenti, accessori, lavoratori parasubordinati, quali collaboratori a progetto e associati in partecipazione, titolari di partita iva monocommittente (precari con partita iva).

Lavoratori precari che la crisi economica trasforma spesso in disoccupati: nel 2009, ben il 63% di chi ha perso il lavoro era infatti precario…