LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse


4 commenti

L’Italia va sempre peggio

La situazione e l’immagine che tutto il Mondo ha di noi non è certamente radiosa e non spicca per ammirazione, ma nel solo mese di Febbraio tutta la melma emersa in superficie, non ha fatto che aggravare i contorni e il contenuto di immagine che il nostro Paese mostra fuori dai suoi confini. Quelli che non usano parole dolci, a differenza dei nostri, sono i media stranieri e i giornali che danno risalto ed eco ai terremoti italiani. La nuova Tangentopoli è già in corso, non si ruba più per i partiti ma per se stessi: la storia non ci ha insegnato un bel niente, ma non insegna mai nulla nel nostro Paese.

La Protezione Civile, addetta alla garanzia di limpidezza per opere di emergenza viene meno e salta fuori il più grande sistema di concessione di appalti della storia. Morale della favola? Il capo non sa niente, quindi meglio andare in tutte le televisioni nazionali e sbandierarlo ai quattro venti, poi andare su tutti i luoghi bisognosi del mio intervento e coordinare i lavori, poi già che mi trovo vado anche a farmi qualche massaggio, difficile che a questo punto mi sfugga qualcosa.

Le intercettazioni che intanto vogliono censurare, continuano a far emergere in superficie grossi scandali. Quello di  Telecom e Fastweb è addirittura imbarazzante: una cerchia di politici, imprenditori, ndranghetisti tutti insieme per il bene comune: falsificare voti ed elezioni è la nostra specialità.

Neanche davanti a fotografie che non lasciano dubbi si continua a negare; ma d’altronde questa è la considerazione che si ha di inchieste giornalistiche fatte per bene. Tutto quello che possiamo fare per giustificarci è attaccare la magistratura, oppure candidare alle regionali personalità con sopra il groppone svariati reati, in contemporanea però possiamo gridare a “basta corruzione”. E’ giusto che questo contraddittorio vada avanti, anche se non ha alcun senso. Ma d’altronde da un pò di tempo a questa parte in Italia nulla ha più senso. Si mandano in carcere tre dirigenti di Google per non aver vigilato sul contenuto dei video caricati sulla piattaforma.

E’ come mandare in galera il proprietario del muro sul quale viene fatto un murales, mentre invece lasciamo che i ragazzi che hanno picchiato il ragazzo autistico siano messi in disparte, così come i professori, veri e propri criminali per non aver alzato un dito. Condanniamo Google che invece denuncia fatti all’ordine del giorno, ma che è meglio punire con “la giusta vigilanza”.

Sappiamo fare soltanto bei discorsi da prima pagina, tanto moralismo fasullo, che passa da Sanremo per finire al Parlamento: da una parte non vogliamo un drogato e dall’altra invece vogliamo parlamentari “puliti”. Poi quando andiamo a fare il test, più della metà rifiutano di farlo, 242 lo effettuano e uno risulta positivo. Risultato? Non si può sapere chi è, ha chiesto di non renderlo pubblico. Applausi! Ma ai piani alti sanno come evadere da queste cose, sanno come “pararsi il culo” ogni volta. Il caso Mills è emblematico: tutto in prescrizione, grazie alla Ex Cirielli che dimezza i tempi per prescrizione, ma se esiste ancora buon senso alla presenza di un corrotto è legata anche una figura di corruttore. Qui scatta di nuovo l’accellerazione del “Processo Breve”: unico rimedio ancora utilizzabile per Berlusconi, evitando quindi una sentenza di primo grado. Come si fa per combattere tutto questo? Neanche la nostra classe intellettuale riesce a spiegarlo a parole sue, è troppo evidente che è meglio occuparsi di altro. In altri Paesi tutto questo viene sanzionato, punito, bloccato, da noi invece è tutto normale, è caratteristica immortale del gene italiano.

Manca poco e si delegittimerà anche il concetto di buon senso se non è stato già fatto


Nicola Sorrentino


8 commenti

Tre ipotesi sul perchè i potenti e ricchi vanno sempre e solo a mignotte

Ipotesi 1) il Fatto Quotidiano, Luca Telese

“Ma come! Sono uomini così belli e desiderati, che bisogno hanno di una prostituta?”.

E invece un bisogno c’è. Hai sempre fretta, sei terribilmente stressato, hai pochi tempi morti nell’agenda del palmare. Devi riempirli appena si liberano. Non devi lasciare tracce. Non devi avere implicazioni sentimentali, strascichi. Non devi accendere una relazione con una figura autonoma, che confligge con la famiglia di riferimento, che spesso – anche in contemporanea – deve essere impegnata nella rappresentazione della drammaturgia istituzionale.

Escort è una parola più comoda, asciugata al senso etimologico: la scorta, l’estrema protezione del segreto, la corroborazione curativa del corpo. Non più il corpo del politico, il sottosegretario, il presidente. Ma il capo, il sovrano che deve ristorarsi.
Se è così, però, il capo-semidio, non può sporcarsi le mani con il denaro. Non può distruggere il sogno mettendo mano al portafoglio. Il ruffiano che paga, diventa essenziale perché cancella la traccia e il senso di colpa.

Perché ricostruisce l’illusione del dono sessuale-votivo offerto al principe in virtù del suo carisma. La Protezione virile si sostituisce a quella civile. Meno male che ci sono le intercettazioni: ancora per un po’ Anemone resta un cognome, e non un mito.

Ipotesi 2, Sabina Guzzanti

“Per esempio, un interrogativo che non sarà fondamentale, ma a me m’è venuto, dopo queste intercettazioni, mi sono chiesta: ma perché vanno tutti a mignotte? C’hanno i soldi, c’hanno il potere, c’hanno tutto quello che vogliono, ma perché sempre e solo mignotte? È una domanda legittima, voglio dire: no? Ho chiesto in giro finché non me l’hanno spiegato, un ex tossico mi ha spiegato in modo molto semplice e chiaro che vanno a mignotte perché pippano: molto semplice. Perché la cocaina stimola la amigdala, che produce dopamina e ti fa venire voglia di scopare, però non ti si alza e le mignotte sono le uniche che hanno la pazienza di stare lì anche se non ti si alza, è molto semplice, è una verità che si potrebbe anche diffondere, perché no?”.

Ipotesi 3, la mia

La politica è cambiata, un tempo c’era una certa percentuale di persone che lavoravano politicamente per un impegno ideale disinteressato, o meglio interessato più a futuri rivolgimenti traumatici (rivoluzione) che non a fare soldi. Tale approccio con l’attività politica era psicologicamente  più appagante e tale appagamento faceva da contrappeso alle inevitabili fatiche e delusioni.

Inoltre certo valori,  per alcuni politici per altri morali, non erano ancora stati sotterrati dalla civiltà moderna lobotomizzante ed era più facile trovare in giro reazioni di rabbia ed indignazione oggi quasi scomparsi e sostituiti dall”attuale menefreghismo “cialtrone”,  per usare un termine caro a cavallo matto.

Oggi tale percentuale di idealisti è sicuramente inferiore e capita spesso che si cerchino scorciatoie per avere prima possibile potere e soldi, e tanto più ciò è valido quanto meno l’esercizio del potere politico risulti appagante.

L’attività politica  – vista ormai come una variante del mondo degli affari – è fatta di tanti di quei rapporti da “coltivare” e di tanti di quei nemici da ” fottere” che spesso sostituisce la libido sessuale ed inoltre concorre a creare ansia e pensieri che,  come  notorio,  disturbano la libido sessuale libera e consapevole ( potrei citare il volgare ” il cazzo non vuole pensieri” valido,  con una piccola modifica, anche per le femminucce; oppure il siculo-mafioso “megghiu cumannari ca futtiri “).

Vivere di rapporti da coltivare , rapporti di potere insomma, stimola quel genere di mentalità ed anche poi di sessualità , per cui  –  dopo aver fottuto tanti nemici durante il giorno –  risulta più consono ed appagante rimanere sulla stessa linea anche nel sesso, ricorrendo alle mignotte.

Senza dimenticare le solite chiacchiere più o meno fondate sui nuovi rapporti di forza all’interno della coppia, con la donna sempre più protagonista , conquistatrice e richiedente ( “quella gran rompicoglioni di mia moglie” si legge in diverse vecchie intercettazioni dei tempi della prima tangrentopoli) e l’uomo sempre più in un angolo.

La puttana è disponibile per antonomasia, è la geisha, la moglie bambina a cui guardare senza ansia né affanno, la donna che ti fa sentire uomo e non ti assale di pretese ed attese. Certo poi alla fine c’é quel piccolo particolare del pagamento della prestazione, ma spesso agli uomini piace col tempo illudersi di fare solo dei regalini.

In conclusione credo che le tre ipotesi abbiano tutte qualche parte di verità e vorrei sapere voi che ne pensate…

Rosellina970


13 commenti

Cambiare si può …………

L’ amica Luxuria dopo

essersi rifatta seno e naso a spese dell’assicurazione parlamentare

ma soprattutto :

  • dopo essersi prodigata per i diritti di chi le aveva dato il voto…….
  • dopo aver condotto una dura battaglia per il riconoscimento delle coppie di fatto…….
  • dopo aver preteso che le spese chirurgiche per i problemi legati al gender fossero a carico del servizio sanitario nazionale……..
  • dopo aver duramente maturato e sudato la pensione da parlamentare……
  • dopo essersi negata in ogni genere di avvenimento mondano e/o mediatico …..

passa da Rifondazione Comunista al PDL.

Voglio ridere…………..

E per aiutare anche voi a farlo ripropongono un video scovato su You tube

Franca



Lascia un commento

IL “SORPRENDENTE” PD

di Carmine Gazzanni

Il Pd a volte sorprende. Nel bene e nel male è una sorpresa. Come un uovo di Pasqua dove non sai mai che aspettarti.

Ed ecco che ti combina il Partito Democratico. Nel giorno in cui arriva alla Camera il legittimo impedimento, il secondo asso nella manica del Pdl per far “saltare” i processi a Silvio Berlusconi, viene presentata dal Pd la proposta “processo subito”. Idea apprezzabilissima. In cosa consiste quest’emendamento? L’idea è semplicemente logica: la maggioranza pare essere così interessata al processo “giusto” e “breve”, pare essere così impegnata affinché i processi non siano da ostacolo all’attività istituzionale del premier, che la cosa più logica sarebbe una norma che dia una corsia privilegiata e più veloce ai processi in cui lo stesso premier e i parlamentari dovessero trovarsi ad essere imputati. Il “processo subito”, appunto.”È giusto sapere il prima possibile chi sono le persone che ci governano e ci amministrano nel caso questo qualcuno dovesse inciampare in un’inchiesta” osserva Rosi Bindi, tra i primi firmatari con Richi Levi, Giuseppe Zaccaria, Giovanni Bachelet e Donatella Ferranti. Bene, siamo sulla strada giusta, verrebbe da pensare.

E invece il Pd sorprende sempre. E’ un partito istrionico se vogliamo. E allora eccole lì le scelte che ti fa per le regionali: in Campania Vincenzo De Luca, ex deputato Ds e sindaco di Salerno, rinviato due volte a giudizio per associazione a delinquere, concussione, falso e truffa. Invece di passare il tempo in tribunale per dimostrare la tua innocenza, che fare? Si va a governare e passa la paura. Ottimo nome per sostituire Antonio Bassolino, anche lui imputato per truffa. Un nome di svolta, diciamo.

continua sul blog  Lo specchio


3 commenti

MONOPOLI S.p.A.

Dopo Tangentopoli, Calciopoli, Vallettopoli, l’ultimo scandalo degno di una “Repubblica delle banane”, è Monopoli. Gli scandali emergono in modo frequente a riprova che il Belpaese è da tempo “un popolo di ladri, furbetti, finanzieri rampanti, calciatori, veline, excort, magnacci, paparazzi, manager falliti, spie e giocatori di Monopoli”.

La retorica nazionalpopolare esaltava la nostra “amata Patria” come “un popolo di santi, poeti, eroi e navigatori”. Oggi gli unici “navigatori” che l’Italia vanta sono gli utenti della Rete, i “navigatori solitari” del World Wide Web, che sta per “ragnatela grande come il mondo” e si configura appunto come un’enorme “ragnatela”, anche nel senso di una “trappola gigantesca” in cui possono cadere i “navigatori”. Perciò, Internet rischia di diventare, se già non lo è, un terreno di caccia dello spionaggio planetario.

Ma torniamo alle vicende di “cosa nostra”. Francamente, l’aspetto più inquietante e grottesco è la conferma di essere tutti, tranne ovviamente gli spioni, puntualmente schedati e spiati, quindi coinvolti in un sistema salito alla ribalta come “la grande spiata generale”. Le vicende “scandalistiche” e “gossippare” che hanno coinvolto prima Marrazzo, poi il sindaco di Bologna, e lo scandalo Berlusconi/escort, tutto sommato ci investono da vicino, benché la gente sia toccata da questioni più concrete e prioritarie.

In realtà gli scandali politici e morali s’intrecciano con quelli economici e con le pesanti ingiustizie sociali che investono la condizione delle classi lavoratrici nel nostro Paese. Il tema della moralità pubblica, come la crisi della democrazia rappresentativa, che sta spingendo il nostro paese ad assomigliare sempre più ad un regime sudamericano, sono emergenze reali che pesano ed incidono direttamente anche sul versante sociale.

Non si tratta di questioni distinte e separate come si vuol far credere. Non a caso le vicende coinvolgono alcuni tra i maggiori esponenti della “casta politica”. Il dato va inquadrato nell’attuale contesto politico, nel quale si inserisce una prepotente campagna mediatica orientata in direzione anti-politica e filo-tecnocratica, in funzione antidemocratica e filo-confindustriale. Infatti, mi sembra poco casuale, ma molto ben calcolata la tempistica con cui gli scandali sono messi fuori, in un momento di grave imbarazzo e difficoltà per un settore vitale dell’industria e della finanza nazionali. In tal senso l’odierna campagna di anti-politica è senz’altro servita a distrarre l’opinione pubblica dallo stato di profonda crisi gestionale e finanziaria in cui versano alcune aziende italiane, per sferrare un violento attacco contro il ceto politico, ritenuto (non a torto) corrotto, colluso e connivente con il mondo degli affari, anch’esso corrotto.

A livello politico nazionale è in atto un aspro scontro per il potere, condotto anche con il ricorso a dossier scandalistici di gossip o altro genere. Insomma, in queste vicende è ravvisabile una sorta di “rivincita” della vera casta dominante contro la “casta” intesa come nomenclatura politica. Entrambe le caste fanno parte della stessa classe dirigente, ma è evidente che la prima, quella confindustriale, non si fida più della seconda, anzi sembra volersene sbarazzare per occuparsi liberamente dei propri affari senza fastidi o ingerenze, mettendo le loro luride mani sulle risorse pubbliche e sui “tesoretti” statali.

Riparato dietro gli scandali e protetto dall’oscurità, qualcuno trama per invocare e legittimare una svolta autoritaria del sistema politico, preparando una sorta di “golpe” morbido. Una chiave utile per interpretare l’uso strumentale che la lobby tecnocratica sta facendo dell’ennesimo scandalo, potrebbe rivelarsi in un’ipotesi relativa alla nascita di un esecutivo tecnico, molto spinto in senso moderato e antioperaio, peggiore di altri governi tecnocratici come quelli che, nella prima metà degli anni ’90, in piena bufera giudiziaria, gestirono il trapasso dalla prima alla seconda Repubblica.

Mi riferisco ai governi guidati da Giuliano Amato nel 1992-1993 (benché questi non fosse un tecnico, ma un politico di provata fede craxiana, il suo governo rivestì un ruolo favorevole al capitalismo della casta tecnocratica e finanziaria) e da Carlo Azeglio Ciampi nel 1993-1994 (già governatore della Banca Centrale Italiana). I quali furono responsabili di accordi siglati a scapito dei lavoratori. E si pensi all’esecutivo presieduto nel 1995 da Lamberto Dini (uno dei massimi dirigenti del Fondo Monetario Internazionale) il cui governo fu artefice della prima “contro-riforma” del sistema pubblico previdenziale. Cito questi elementi storici per fornire un’idea di quanti sacrifici e iatture possa procurare un eventuale “governo tecnico” alle classi lavoratrici.

La riduzione degli spazi di agibilità democratica, la carenza di un minimo di opposizione parlamentare, non dico “comunista” ma persino “socialdemocratica” e riformista, la mancanza di un quadro politico che sia minimamente “di sinistra”, l’inesistenza di un soggetto politico interessato a salvaguardare la sfera delle garanzie costituzionali che appartengono ad una democrazia formale, sono intimamente legate all’assenza di una forza politica e sindacale in condizione di tutelare i diritti e gli interessi dei lavoratori.

Inoltre, credo valga la pena di spendere alcune parole a proposito della cosiddetta “questione morale”. L’approccio risolutivo non può essere affidato semplicemente allo zelo moralizzatore di qualche onesto e laborioso magistrato di periferia, né alla solerzia repressiva di altri soggetti istituzionali, nella misura in cui non si tratta di un problema meramente penale e giudiziario, bensì va affrontato e risolto in sede politica e culturale, ponendola al centro di un incisivo e organico progetto di trasformazione radicale della società. La questione morale è una questione politica, intimamente legata alla società borghese, sempre più corrotta e putrescente. E come tale va affrontata alla radice, inserendola nel quadro di un’ipotesi di cambiamento totale della società, rimuovendo il ceppo, ormai deteriorato, del connubio tra politica e affari, un intreccio deleterio che è inevitabile perché insito nelle basi stesse dei rapporti capitalistici.

In conclusione, la questione morale non si può subordinare e vincolare ad un problema di ordine pubblico, ad iniziative, per quanto audaci e apprezzabili, di tipo giudiziario, ma deve rilanciarsi e ricollocarsi nella prospettiva di una più vasta azione di lotta e di trasformazione della società in un senso profondamente e decisamente anticapitalista.

Lucio Garofalo


15 commenti

Difendiamo la Costituzione : sabato 30 gennaio SIT IN davanti alle prefetture di tutta Italia

Bandiere italiane, bandiere viola, copie della Costituzione, uomini sandiwch con gli articoli della legge fondamentale italiana, letture collettive del testo costituzionale……ecco  cosa vedrete sabato in molte città italiane.

Sabato 30 gennaio 2010

SIT-IN davanti alle prefetture

per difendere la Costituzione da possibili e ventilati attacchi.


Qui sotto un  simpatico video del popolo viola  milanese durante un volantinaggio .

Franca



1 Commento

Riflessioni sulla politica

Riconosco di essere una persona caratterialmente scettica e diffidente, persino malpensante. Ideologicamente sono un ateo marxista. Sono stato ripetutamente  disilluso dalla vita, amareggiato da esperienze negative, tradito dal comportamento spregiudicato di numerosi pseudo compagni e dai falsi partiti politici di “sinistra”.

Francamente sono molto arrabbiato contro i falsi moralisti e i falsi compagni, i parolai e i “pifferai magici” della sinistra borghese, affetta dal morbo del “cretinismo parlamentare”. L’esperienza storica ha dimostrato che costoro aspirano solo ad adagiare il proprio deretano sopra un comodo ed ambito scranno all’interno delle istituzioni borghesi per ricavarne potere, gloria, ricchezza, privilegi e immunità personali, fregandosene delle sofferenze e dei bisogni della gente, delle istanze dei loro elettori.

La mia posizione di critica netta e intransigente mi ha procurato problemi di solitudine politica, condannandomi ad una sorta di ostracismo e di esilio morale, di isolamento nel territorio dove abito. Ma tant’è. Credo di essere sufficientemente forte e vaccinato verso tale situazione, abbastanza immune rispetto alla violenza morale ed esistenziale esercitata dai conformismi di massa, compresi quelli imposti dalla “sinistra”, essendo abituato al ruolo, senza dubbio scomodo, di bastian contrario, di ribelle anticonformista e di “cane sciolto”, per cui la condizione di marginalità non mi turba affatto.

Ultimamente ho cercato di uscire dall’isolamento politico provando ad infrangere il clima di chiusura ed ostilità creato nei miei confronti dai vari “forchettoni”, “rossi”, “bianchi” o “neri” che siano. I quali dettano legge soprattutto in alcune realtà di provincia come l’Irpinia. Una terra costretta ad un livello di sudditanza semifeudale, le cui popolazioni sono soggette a ricatti e condizionamenti perpetui e ad un mostruoso giogo clientelare. Non dobbiamo dimenticare che il territorio dove abito rappresenta da lustri un feudo incontrastato di Ciriaco De Mita e dei suoi galoppini. L’Irpinia è da sempre una roccaforte elettorale e clientelare della peggiore Democrazia cristiana.

Tuttavia, non mi lascio mai sopraffare dallo sconforto o, peggio, dalla depressione, né da rancori e risentimenti, ma reagisco sempre con rabbia e indignazione, riscoprendo “prodigiosamente” una spinta motivazionale che mi restituisce un fervido entusiasmo e una volontà combattiva, un desiderio tenace ed impetuoso di lotta e di riscatto. Forse perché sono uno spirito libero e ribelle, consapevole della lezione della storia. La quale insegna che è addirittura possibile, quindi concepibile, la realizzazione dell’utopia.

Si pensi che fino al XVIII secolo, ovvero il “secolo dei lumi”, la schiavitù del lavoro, la servitù della gleba e la tirannia aristocratico-feudale erano viste quali elementi ineluttabili e immodificabili, al limite come fenomeni conseguenti a leggi naturali, come una realtà che era sempre esistita e sarebbe durata in eterno, e non come dati storici transeunti, soggetti a trasformazioni rivoluzionarie determinate dalle forze produttive e sociali in movimento e in lotta sia per necessità oggettive che per volontà soggettive.

Eppure, alla fine del 1700 la rivoluzione francese e il radicalismo giacobino, mobilitando le masse popolari e contadine, spazzarono via il feudalesimo e l’assolutismo monarchico con tutti i suoi assurdi privilegi aristocratici, il servaggio, l’oscurantismo religioso e tutte le anticaglie medioevali. Parimenti, fino ad Abramo Lincoln nessuno avrebbe mai immaginato che la schiavitù, ritenuta per secoli come una situazione naturale e ineluttabile, una condizione ineliminabile e permanente dell’umanità, potesse un giorno essere abolita, almeno giuridicamente, sebbene non ancora soppressa sul piano materiale. E lo stesso si potrebbe dire per un fenomeno quale il cannibalismo, un’abitudine alimentare millenaria dei popoli primitivi, che oggi farebbe inorridire chiunque. E così per altre pratiche consuetudinarie, usanze e costumi del genere umano.

Non vorrei allontanarmi dal tema in questione. Ricordo che una delle radici ideologiche dell’opportunismo risiede precisamente nell’elettoralismo borghese. Personalmente sostengo con estrema durezza la critica contro l’opportunismo in quanto costituisce il male storico del movimento comunista internazionale. Non c’è bisogno di scomodare Lenin o Rosa Luxemburg per dimostrare la validità di tale tesi, basta guardarsi attorno.

L’interesse e il calcolo opportunistico, l’autoritarismo e il verticismo burocratico, l’arrivismo, l’ambizione e il carrierismo individuale, le invidie e i personalismi eccessivi, questi ed altri atteggiamenti piccolo-borghesi, purtroppo assai diffusi in determinati settori della cosiddetta “sinistra radicale” (e non solo negli ambienti della sinistra borghese e riformista), costituiscono un male ben peggiore dell’isolamento personale.

La principale preoccupazione per un’autentica forza antagonista e di classe, di ispirazione comunista e anticapitalista, non può essere la “questione elettorale”. Non credo che la priorità politica di una soggettività comunista, specie in un momento di crisi epocale del sistema sociale vigente, una crisi segnata da crescenti disordini e conflitti (si pensi al caso emblematico della Grecia) che minano le basi stesse dell’assetto capitalistico globale, possa essere il tema della rappresentanza elettorale.

L’esperienza storica dovrebbe insegnarci che il pericolo per un’autentica sinistra comunista e di classe è costituito da ciò che si chiamava polemicamente la “febbre elettoralistica”, cioè la frenetica ricerca del successo elettorale, la conquista a tutti i costi del potere o di una quota di rappresentanza nell’attuale ordinamento statale borghese. E’ esattamente questa impostazione burocratica ed elettoralistica che rischia di aprire la strada all’affermazione di tendenze opportunistiche e individualistiche piccolo-borghesi, all’emergere di atteggiamenti di corruzione e di sfrenate ambizioni di carriera.

Per quanto concerne la questione dell’isolamento, a me pare che questo costituisca un problema della politica in generale. Tutti i partiti politici soffrono il distacco e la disaffezione della gente, ma in fondo è sempre stato così, almeno in Italia. Il popolo italiano è storicamente un popolo ignorante e qualunquista, privo di senso civico e di moralità pubblica. Lo stesso Pier Paolo Pasolini scriveva nel lontano 1973: “La Resistenza e il Movimento Studentesco sono le due uniche esperienze democratico-rivoluzionarie del popolo italiano. Intorno c’è silenzio e deserto: il qualunquismo, la degenerazione statalistica, le orrende tradizioni sabaude, borboniche, papaline”. Più chiaro di così.

In fondo, anche Guicciardini lo aveva compreso diversi secoli fa: il popolo italiano bada solo al proprio “particulare”, persegue solo i propri affari personali senza capire che i propri interessi possono coincidere e identificarsi con quelli altrui. Ma anche ai più grandi marxisti rivoluzionari è capitato talvolta di essere isolati. Rosa Luxemburg, ad esempio, è sempre stata un’esponente isolata e minoritaria all’interno del movimento operaio e socialdemocratico internazionale, e lo stesso Lenin, prima di prendere il potere in Russia, ha sofferto una condizione di marginalità e di solitudine politica.

Lucio Garofalo