LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

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Mafia e cultura: le affinità elettive.

Non parlerò  di mafia in termini di giustizia penale, né approfondirò l’argomento degli attuali procedimenti in corso che concernono Berlusconi. Né voglio commentare la cattura di molti mafiosi avvenuta in questi mesi.

Lo abbiamo già fatto, lo faremo ancora , ma non oggi.

Io voglio aprire una discussione sulla mafia come mentalità , come cultura , come agire politico nel concreto ed anche concettualmente , cioé in rapporto con le idee politiche di oggi e di ieri .

Se esiste una maggiore permeabilità alla mentalità ed al potere mafioso da parte della destra o della sinistra, chi nella storia l’ha combattuta, chi l’ha subita o la utilizzata.

Se si può parlare di modo di pensare mafioso come modo di pensare tout court ed al di là del fenomeno precisamente perimetrato o se invece è più corretto parlarne in riferimento al solo suo significato tecnico-criminale.

Guai al popolo che ha bisogno di eroi: l’Italia pare averne bisogno più di altri paesi anche se molte volte è eroico semplicemente fare il proprio dovere fino in fondo.

Io comincio col dire la mia. Non credo che esista un a primazia nella lotta alla mafia in temini ideologici, ci sono stati esempi individuali di ogni tipo, uomini di ogni fede politica che l’hanno combattuta.

So che c’é chi non é d’accordo ma  sgombrerei il campo da una netta distinzione tra destra e sinistra in termini concettuali in relazione al pensiero ed al potere mafioso. Basti pensare al concetto di legalità e sicurezza per capire quel che dico.

Diverso è il campo concreto dell’esperienza politica reale.

Diverso ieri e diverso oggi.

Espongo due foto d’epoca.

La prima. Alla fine della guerra la D.C., l’M.S.I., gli emissari degli U.S.A., la mafia italoamericana sostenevano fortemente   i separatisti, la mafia locale siciliana e Salvatore Giuliano in funzione anticomunista ( vedi Portella della Ginestra) : il potere mafioso vedeva nella sinistra comunista del tempo un ostacolo, specie sul terreno delle riforme agrarie che miravano ad abbattere il latifondo.Anche la sindacalizzazione delle prime fabbriche,  la presa di coscienza dei propri diritti, umani oltre che politici,   fece sì che  chi era fino a poco prima un servo della gleba facilmente soggiogabile al volere piramidale della mafia, mettesse, meschineddu,  troppi grilli nella propria testa fino a rendersi indipendente o difficilmente permeabile.

La seconda. E’ una foto fatta di dichiarazioni. Piccolo gioco: indovinare i protagonisti.

1# “C’è uno strumento politico ed è il Partito comunista. Ci sono i Caselli, i Violante, questo Arlacchi che scrive i libri … Il nuovo governo [1994, Berlusconi] si deve guardare dagli attacchi dei comunisti”.-
2# “Quello che sto subendo è il frutto di una campagna denigratoria, è tutta una Speculazione Comunista, sissignori … I Giudici che mi stanno perseguitando, e soprattutto X, sono tutti Comunisti!”.
3# “Y è l’artefice di un Complotto ordito dal Partito Comunista ai miei danni”.
4 # “Quando il giudice mi ha interrogato, mi sono accorto che mi trovavo di fronte a un ammalato. Se dietro a varie scrivanie dello Stato ci sono degli psicotici la colpa non è mia”.
5# “il peggior male della Giustizia Italiana è la Politicizzazione”.

Risposte: 1. Totò Riina – 2. Michele Sindona [X è Giorgio Ambrosoli] – 3. Nino Salvo [Y è Giovanni Falcone] – 4. Luciano Liggio – 5. Matteo Messina Denaro

C’è qualcuno che in buona fede non noti una certa affinità culturale tra la mentalità mafiosa criminale conosciuta e la cultura di governo non della destra ma del berlusconismo?

Sulla sinistra, sui giudici matti o comunisti, sul fastidio verso una certa legalità …c’é o no una affinità elettiva?

Crazyhorse70


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Berlusconi, la mafia, la libertà di stampa e la violenza politica

Negli ultimi tempi la temperatura politica in Italia si è alzata notevolmente sia perché si è ripreso a parlare dei rapporti tra mafia e potere politico, nella fattispecie tra un pezzo della mafia e il capo del governo, ma soprattutto a causa dell’aggressione perpetrata contro Berlusconi. Ricordo una frase che suscitò scalpore, pronunciata dal premier nel corso di una visita privata in Tunisia, in cui annunciava in modo eclatante l’intenzione di “passare alla storia come il presidente del Consiglio che ha sconfitto la mafia”.

Ma la notizia che destò maggior stupore fu questa. Marcello Dell’Utri, tra i fondatori di Forza Italia, braccio destro di Berlusconi, già condannato in primo grado a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, il 19 agosto scorso annunciò di voler proporre una commissione d’inchiesta sulle stragi del ‘92. Un’intenzione disattesa nei fatti, ma annunciata e pompata sui media in modo enfatico. A quanto pare si trattava della consueta politica demagogica e sensazionalista, fatta di facili annunci e promesse sbandierate sui media e puntualmente tradite, a cui siamo abituati da tempo.

Le vicissitudini politico-mediatiche degli ultimi tempi, a partire dalle querele che Berlusconi decise di sporgere contro La Repubblica e L’Unità, quindi le dimissioni di Dino Boffo, direttore dell’Avvenire, organo ufficiale della CEI, fino al grave episodio di Milano e al varo di un provvedimento di legge volto a ridurre la libertà sul Web, hanno fatto riemergere il tema, già scottante e controverso, della libertà di informazione, insieme ad altri aspetti riconducibili ad un conflitto latente e permanente tra i poteri forti che da diversi anni condizionano pesantemente il destino del nostro Paese.

Ma procediamo con ordine per cercare di comprendere la logica di tali vicende.

Il 26 agosto scorso, il Capo del governo decise di adire le vie legali depositando una citazione per danni contro il gruppo editoriale L’Espresso-Repubblica per contestare le dieci domande (evidentemente scomode) che per oltre due mesi il giornalista Giuseppe D’Avanzo gli ha posto sulle sue frequentazioni sessuali, senza ricevere alcuna risposta.

Probabilmente ciò che avrebbe indotto Berlusconi ad agire legalmente contro La Repubblica furono le insinuazioni su una sua presunta “ricattabilità” e su presunte infiltrazioni al vertice dello Stato italiano da parte di centri mafiosi, in particolare della mafia russa, e l’ampia eco che tali notizie hanno avuto sulla stampa internazionale.

Qualche tempo fa il direttore di Avvenire, Dino Boffo, rassegnò le dimissioni con una lettera inviata al cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Boffo era stato vittima di pesanti accuse sulla sua vita privata, in modo particolare sulle sue abitudini sessuali, messe al centro di una feroce e smisurata campagna diffamatoria condotta in modo cinico e spregiudicato da Vittorio Feltri, direttore del Giornale, il quotidiano edito dal fratello del premier Paolo Berlusconi.

Nello stesso giorno delle dimissioni di Boffo, il presidente del Consiglio decise di trascinare in tribunale il direttore de L’Unità, Concita De Gregorio, insieme ad  altre quattro colleghe del noto quotidiano. La denuncia per diffamazione faceva formalmente riferimento ad una serie di articoli sugli scandali sessuali venuti fuori nell’estate scorsa.

E’ evidente che i violenti attacchi sferrati contro alcuni tra i maggiori organi di stampa nazionali non potevano essere ricondotti semplicemente ad alcuni fatti episodici, né ai motivi ufficialmente addotti nelle querele inoltrate dai legali del premier, ma sono inquadrabili e spiegabili all’interno di una cornice più vasta e complessa che pone al centro non solo la libertà di informazione, sempre più minacciata da fenomeni di squadrismo, killeraggio ed imbarbarimento politico, ma pure una serie di affari ed interessi legati ad importanti centri di potere, tra cui non sarebbero da escludere gli scontri interni al Vaticano tra la Segreteria di Stato e la Conferenza Episcopale Italiana.

Nei mesi immediatamente precedenti all’aggressione contro Berlusconi, il panorama politico italiano aveva assistito ad un frenetico susseguirsi di avvenimenti, esternazioni e iniziative, a cominciare dalle provocazioni estive avanzate dalla Lega Nord fino alla minaccia di elezioni anticipate, quindi lo squadrismo giornalistico di Vittorio Feltri che aveva indotto alle dimissioni il direttore di “Avvenire”, gli ignobili attacchi sferrati dal premier contro la libertà di stampa, che avevano suscitato reazioni diffuse di sdegno, il botta e risposta tra Gianfranco Fini e il foglio di Feltri, che ha lanciato un ricatto fin troppo palese contro il presidente della Camera, divenuto un bersaglio per le sue esplicite divergenze con le posizioni del presidente del Consiglio, la manifestazione nazionale del 3 ottobre per la difesa della libertà di stampa ed infine il recente NoBday.

Questo solo per elencare gli avvenimenti più importanti e significativi degli ultimi mesi.

Dal punto di vista strettamente storico la minaccia lanciata da Vittorio Feltri all’indirizzo di Gianfranco Fini ha costituito il primo ricatto politico condotto a mezzo stampa, facendo oltretutto ricorso ad un codice tutt’altro che cifrato. Negli anni ’50 e ‘60 erano frequenti i dissidi verbali tra gli avversari storici della Democrazia Cristiana, Giulio Andreotti e Amintore Fanfani. I quali si contendevano la leadership all’interno del partito e del governo, azzuffandosi anche a colpi di ricatti e dossier legati alle attività investigative di giornalisti prezzolati o dei servizi segreti deviati, ma lo scontro intestino, per quanto aspro, cinico e spregiudicato, si svolgeva in modo dialetticamente raffinato ed elegante, adoperando un linguaggio velato ed allusivo, mai troppo esplicito.

Quanto sta accadendo negli ultimi tempi rischia di accelerare un processo involutivo e degenerativo della vita politica italiana a scapito soprattutto del livello già basso della libertà di informazione e di quel poco di democrazia formale ancora vigente nel Paese.

Dopo il ricovero di Berlusconi all’ospedale San Raffaele di Milano in seguito all’aggressione di domenica scorsa, in Italia si è scatenata la rabbiosa canea dei quotidiani più rognosi e reazionari e dei mass-media filogovernativi, che hanno denunciato con furiosa idiosincrasia il “clima di odio” esistente contro il capo del governo, accusando in modo indiscriminato tanto i riformisti e i socialdemocratici, quanto gli anarchici e i comunisti, riuniti nel medesimo calderone politico.

A parte il fatto che nell’aggressione a Berlusconi si notano molteplici anomalie e incongruenze. Già un solo elemento irregolare avrebbe dovuto suscitare un sospetto, due indizi anomali costituiscono una mezza prova, ma in questo caso si rilevano troppe circostanze irregolari. Ma lasciamo perdere le analisi dietrologiche e complottistiche per limitarci ad un’interpretazione immediata dei fatti e, soprattutto, delle conseguenze.

Al di là di tutto, conviene ragionare criticamente sulle cause e sugli effetti degli avvenimenti. Per comprendere l’accaduto non servono tanto indagini di ordine dietrologico, ma occorre una valutazione lucida ed obiettiva dei fatti e delle conseguenze, senza farsi influenzare dall’emotività. Non ci è dato sapere se l’aggressione a Berlusconi sia stata l’azione isolata di uno psicolabile o se dietro vi siano oscure manovre. Ciò che possiamo verificare e valutare sono le sue conseguenze politiche, in quanto non è la prima volta che viene sfruttato il gesto di uno squilibrato per godere dei benefici politici e pubblicitari derivanti da simili atti. Dunque, è lecito chiedersi: cui prodest? A chi giova ciò, quali sono i suoi effetti politici e ideologici?

Il primo elemento da ravvisare è che l’aggressione si è verificata in un momento di grave crisi politica del governo, in cui i consensi di Berlusconi erano in netto calo. Il giorno precedente all’attentato le agenzie di stampa hanno diffuso la notizia che il premier era precipitato sotto il 50% dei consensi. Sfruttando l’eccezionale onda emotiva suscitata dall’aggressione contro Berlusconi, il consenso è immediatamente risalito. Questo è uno degli effetti senza dubbio più evidenti ed immediati prodotti dall’attentato.

Gli altri effetti politicamente rilevanti sono riconoscibili nel ricompattamento di una maggioranza parlamentare che si stava sgretolando, nel disorientamento di una già inerte ed esausta opposizione parlamentare (con particolare riferimento al PD), ma soprattutto nell’isolamento e nella marginalizzazione di un’opposizione sociale che provava a riprendere vigore. Infatti, negli ultimi mesi, al di là dell’evanescente opposizione parlamentare, grazie ai nuovi strumenti di comunicazione si è sviluppato un vasto movimento di contestazione del premier che, malgrado i suoi limiti e la sua fragilità politica, ha sollevato con decisione la questione della cacciata di Berlusconi.

Dopo l’attentato e la comparsa di gruppi su Facebook inneggianti all’attentatore, il governo ha risposto con una furibonda crociata contro Internet, il cui paladino è il ministro dell’Interno. L’unica risposta è stata la volontà dichiarata di oscurare i siti web che criticano il capo del governo. Questa è stata la reazione del governo e dell’intera classe dominante, la quale, non potendo più contare sul ruolo rassicurante dei partiti socialdemocratici, ora riscopre il vecchio, ma sempre efficace, arsenale repressivo.

A proposito di censura e mettendo al bando ogni ipocrisia, non ci si può stupire se su Facebook attecchisca un malcostume verbale quando un ministro in carica ha urlato “questa sinistra di merda vada a morire ammazzata”. Se un ministro della Repubblica si esprime in una maniera così aggressiva, violenta e volgare, perché ci si meraviglia se un linguaggio altrettanto infelice viene adottato da coloro che frequentano Internet?

E’ evidente che la comparsa eccessiva dei gruppi su Facebook inneggianti a Tartaglia costituisce solo un pretesto per mettere il bavaglio ad un mezzo di comunicazione e di mobilitazione di massa che ha rivelato tutta la sua forza in occasione dell’organizzazione di un evento mediatico e politico come la manifestazione nazionale del 5 dicembre scorso, a cui hanno partecipato moltissime persone convocate tramite la Rete Web.

Infine, bisogna segnalare il vile e pavido comportamento dei sedicenti ed evanescenti “democratici” del nostro Paese, chiusi in un eloquente ed imbarazzato silenzio rispetto ad un’improvvisa svolta in senso bonapartista della politica e della società, preoccupati solo di associarsi al coro di solidarietà nei confronti di Silvio Berlusconi.

Lucio Garofalo


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Caro figlio, è da un po’ che ti voglio parlare…….

Caro figlio,
è da un po’ che ti voglio parlare, ma o tu non ci sei o io con i miei impegni non sono ancora riuscita a farlo in tranquillità e libertà, per questo ho deciso di scriverti, però lo faccio perché so anche che tu mi ascolterai e perché so anche di non lasciarti nulla, ma credimi, non era questo il mio intento quando sei venuto al mondo, quindi ora vorrei poterti lasciare qualcosa che è parte di me ormai da tempo e che vorrei ti incoraggiasse a farti riflettere sul tuo futuro.
Da tempo ormai ciò che i nostri padri ci hanno insegnato si sta via via perdendo nei meandri di una politica ignobile e povera di valori, una politica che anziché aiutare il proprio paese a sradicare l’ignoranza, sta demolendo tutti i pilastri che hanno mantenuto questo nostro paese per anni in concorrenza con le potenze economiche mondiali, e non faccio distinzioni fra destra e sinistra.
Nel mio cervello una moltitudine di pensieri si confondono con le notizie che ogni giorno ci arrivano come dei massi, notizie di un Presidente del Consiglio che non denuncia un fatto di corruzione da parte delle forze dell’ordine, (persone di cui invece si dovrebbe avere la massima fiducia), notizie di uomini di governo che a tutto pensano tranne che al bene del nostro paese, vedi ciò che sta facendo il Ministro dell’Istruzione per quanto riguarda ricerca e pari opportunità per chiunque voglia studiare; se tuttora gli atenei sono in mano alle baronie è anche grazie a chi come questo Ministro non ha mai fatto niente per difendere chi col sudore aveva studiato per anni, ma chi paga mica sono loro, i cosiddetti baroni, chi paga per gli errori di “uomini di cultura” sono sempre gli stessi, la gente onesta, anche se di onesti ho sempre meno la certezza che ce ne siano, ma nel mio cuore spero e credo che ancora qualcuno esista.
Le ipocrisie dei nostri cosiddetti ministri mi fanno paura, vedi Brunetta con i suoi tornelli, vedi Alfano con la difesa del processo breve e prima con la legge Alfano, l’immunità delle quattro cariche più alte, che ancora non capisco, visto che l’unico che ha delle pendenze è sempre Berlusconi, va beh, evidentemente sono troppo ignorante per capire, ma non credo che questo fondamentalmente sia vero, lo dirà chi mi conosce.

Vedi Scajola che a Messina pochi giorni fa ha presentato la nuova tecnologia di connettività senza fili Wi-Max, a Giampilieri saranno contenti visto che ora potranno connettersi senza problemi, certo, non si da dove, visto che non hanno più una casa dove vivere, figurati cosa gli frega del Wi-Max, anche perché poco prima si era vista sfumare lo stanziamento di cento milioni di euro, emendamento alla finanziaria proposto da Gianpiero D’Alia e sottoscritto da Finocchiaro, Garraffa e Pistorio, ma che anche il giorno dopo l’alluvione, che col suo fango ci ha resi orfani di più di 30 persone, gli era stato gettato ulteriore fango grazie a Bertolaso che il 2 ottobre a poche ore dall’alluvione subito dopo essere sceso dall’elicottero, manco fosse andato al catasto, aveva dichiarato che responsabile di questa tragedia è l’abusivismo, peraltro smentito, visto che erano solo otto pertinenze, e le pertinenze sono cose tipo una finestra che diventa un balcone o qualcosa del genere, ciò ha fatto sì che quella stessa sera già le squadre di calcio hanno fatto finta di niente, lo doveva decidere la lega cosa fare e lei non lo ha fatto, ancora una volta non capisco………

Come mai squadre di un certo livello dimostrano un’indifferenza tale e poi attribuiscono ad altri la responsabilità di questa? Boh, torno a ripetere, io sono ignorante, ma c’è qualcuno che mi sa lo è più di me, viva la sensibilità della nostra Italia, che oltretutto si è vista chiedere dal Sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca, comunque visibilmente colpito e straziato per questa tragedia, il lutto nazionale, che arrivati ad oggi posso dire a malincuore che ne potevamo fare a meno, ahimè, visto che tutt’oggi quell’indifferenza rimane tale.

Pensa che la sinistra chiese poco dopo i funerali le dimissioni del Sindaco, e qua ancora una volta non capisco, ma almeno a Messina un po’ di dignità ce l’hanno i nostri politicanti? Anziché unire un popolo straziato dalla tragedia e costruire una via nuova per comunicare con le istituzioni perché portino il nostro messaggio laddove venga ascoltato, cioè, nelle stanze del Parlamento, si vuole ancora dividere e lasciare questo popolo ancora in mano alla mafia, alla malavita, agli usurpatori? Io non capisco!
Ma non solo tutto questo fa male e ne fa tanto, c’è ancora tanto altro che vede uomini che prima non avremmo neanche considerato tali, perché collusi, corrotti, invischiati in giochi sporchi ed altro, essere a capo del nostro Governo, e ce ne sono tanti di nomi, situazione che una volta non avremmo accettato per niente al mondo. Allora qui spunta di nuovo quell’indifferenza che ora la sento ancora più pesante, perché significa che già da prima esisteva, esisteva nel momento in cui Berlusconi ha deciso di entrare in politica, facendosi creare un nuovo partito come Forza Italia da un mafioso, tale Marcello Dell’Utri, oggi si viene a sapere che Berlusconi, Silvio per tutti, nel 1994 prese accordi con la mafia…………… c’era già chi ne parlava, ma l’indifferenza di alcuni intellettuali e l’ignoranza che ha sempre fatto parte di questa Italia ha fatto sì che non se ne parlasse per interessi sempre più personali e sempre più sporchi. Oggi chi come me vive questo tormento vorrebbe scappare, ma non tutti lo possono fare, ed io sono una di queste, quindi cerco come posso di comunicare con quel pezzo di mondo che conosco per dirgli cosa penso, ma non c’è più nessuno che ascolta, quei pochi che rimangono anch’essi a loro modo cercano di farsi ascoltare………………… qualcuno ci riesce, altri no.

Ti dicevo di quei ministri, volevo continuare per dirti che nessuno sta facendo niente per te, sono tutti impegnati a coprire le nefandezze di Silvio, e non solo la destra, ma anche la sinistra che non fa niente per opporsi a questo stato di cose, anzi, ci ammorba con discorsi per niente costruttivi e poveri di programmi alternativi, solo alcuni cercano di proporre qualcosa, ma chi li ascolta? Anzi…………………
Insomma, c’è un’Italia che sta morendo sotto il peso del cemento, sotto lo smog creato dalle macchine e dalle fabbriche, un’Italia del sud che ha e che sta contaminando il suo territorio con i rifiuti tossici provenienti dal nord; un nord che vorrebbe dividerci quando per unirci ha massacrato milioni di persone all’epoca dell’Unità d’Italia, questo sui libri non lo scrivono, ma è storia; un’Italia dove uomini che scrivono sulla mafia e uomini di giustizia che combattono la mafia vengono uccisi da altri uomini per salvaguardare i loro violenti e sporchi giochi di predominio e di potere su tutto e su tutti, ma soprattutto in quella parte in cui ancora si riconoscono giovani che credono che con la mafiosità possano rivestire un ruolo che gli si addica e che gli confà per ottenere un lavoro che in certi casi è l’equivalente dell’andare a rubare, perché gli viene proposto un lavoro che viene tolto a qualcun altro che con la propria onestà potrebbe rivestire quel ruolo in maniera più consona; in altri casi invece altri ottengono più prestigio perché gli si fa rivestire un ruolo pubblico, quindi chi li guarda e li ascolta pensa che quella sia una persona adatta a ricoprire quel ruolo, ma, torno a dire ahimè, quegli uomini non sono altro che i mafiosi travisati da persone perbene, ed ancora qui non capisco, perché io ho avuto degli esempi di integrità, che mi è stata incorporata nel mio codice genetico, quindi non riesco a vivere se non rispettando ciò che ho imparato sia studiando che vivendo, cioè, la Costituzione Italiana, perché sono una persona nata in questo paese e come tale pretendo che i miei diritti e doveri di cittadina vengano rispettati. Ci sarebbe da dire ancora tanto, ma quello che vorrei ti arrivasse è che il tuo futuro in Italia è più precario di quello che pensi e di quello che si vede, ma tu devi mettercela tutta per essere un giorno riconosciuto come un buon studente e una persona perbene. Qua non c’è molto da prendere e Silvio anni fa in un articolo di La Repubblica lo disse a chiare lettere, ed è quello che sta facendo, ci sta mandando via per rimanere solo lui, ma quello che lui non sa è che quando lui non ci sarà più molta gente tornerà e si riprenderà tutto quello che ora è anche suo, perché, com’è vero che la vita mi ha insegnato, tutto ciò che fai ti ritorna come un macigno, così sarà, per tutto il marciume che ci sta buttando addosso, altrettanto e di più ci riprenderemo.
A questo punto, caro figlio, ciò che ti voglio lasciare non è questo peso di un’Italia che qualcuno sta facendo morire solo per salvaguardare i propri interessi, ma voglio lasciarti l’idea che l’Italia si può risollevare e l’unico modo per farlo è di riappropriarsi del territorio, già lo fanno quei ragazzi che con coraggio si sono messi a lavorare quei terreni confiscati alla mafia e che hanno coltivato e coltivano con tanta passione, lo devi fare anche tu, il modo c’è, parlare direttamente con l’Europa, perché là qualcosa si muove per quanto riguarda le energie rinnovabili e per il riconoscimento dei prodotti autoctoni ed anche per il turismo, questo farà ritornare l’Italia a lavorare. Lavorare la terra, ma con la differenza che le tecnologie serviranno a migliorare le colture e quant’altro serva perché sulle nostre tavole ritroviamo il gusto delle cose buone, cosa che solo l’Italia sapeva fare e che tutto il mondo ci riconosceva. Lavorare per mantenere la qualità della vita e dell’aria che respiriamo sempre ad un certo livello di bontà, tutto questo è lavoro, lavoro e lavoro. L’Italia fa parte ormai di un grande territorio quale è l’Europa, di questo si deve fare forza, perché noi ora come ora siamo un puntino sulla cartina geografica, oltretutto neanche ben visto in quasi tutto il mondo, una volta non era così, credimi, noi ci sentivamo forti e potenti. E così eravamo.
Parla con i tuoi coetanei, parla a chi puoi e con tutta la forza che puoi trovare dentro te stesso, vedrai che tutto ciò che farai non sarà vano, ti sentirai più forte ed un giorno ai tuoi figli potrai dire di aver combattuto, nonostante tu non abbia fatto il servizio militare, per qualcosa di grande, la lotta più grande della storia con tanti giovani del mondo, perché in altre parti stanno già combattendo per far sì che il pianeta non muoia sotto le multinazionali del cemento, della droga, della mafia, del petrolio, ma soprattutto sotto il peso dell’indifferenza.
Di una cosa sono certa, non sarai solo, anzi, troverai molti più amici così di quanti mai ne hai avuti nella tua vita.
Ti voglio bene, caro figlio……………

Margherita P.


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Una questione di logica oppure le tre scimmiette…

Il Berlusconi  che ho votato dal 1993 in poi non è l’amico di Previti e Dell’Utri  ma il magnate liberale che si muove nell’idea del buongoverno di Urbani e nelle idee liberali di Antonio Martino.

C’è un tratto levantino ed azzeccagarbugli dell’ambiente di Berlusconi che non mi è mai piaciuto molto e che mi sembrava contraddire la sfida liberale e liberista dei primi tempi.

Ecco perché ieri pomeriggio non mi sono stupito più di tanto per le affermazioni illogiche del coofondatore di Forza Italia nel salotto televisivo della Annunziata.

Misteri della logica. Secondo Dell’Utri  Mangano non ha parlato ed è quindi un eroe perché non ha accusato Berlusconi e Dell’Utri.

Di Spatuzza invece ha detto che parla e “si capisce che non sa nulla, non dice nulla” quando tira in ballo Berlusconi e Dell’Utri.

Ora vorrei che mi spiegasse se intendeva dire che  Mangano è un eroe perché sapeva e non ha parlato, o se non ha parlato semplicemente perché non sapeva ( ma qui sembrerebbe illogico il riferimento all’eroe ).

E Spatuzza non è un eroe perché non sa e parla? Bene ma allora  se parlassero Riina e Provenzano cosa sarebbero? Ditemi voi : supereroi o qualche cattivo consigliori  di silvio si arrischierebbe a tacciarli come persone non informate sui fatti di mafia , forzando la realtà e la logica? Non è uno scioglingua credetemi.

Viene da dare ragione  a chi  ironicamente sottolinea che forse, come dice Silvio, leggiamo troppi libri di mafia e siamo cresciuti con le puntate della Piovra.

Mi viene da dare ragione a chi poi dipinge un ceto politico come trinariciuto e vittima delle tre scimmiette per poi concludere come nei migliori documentari comunisti  che “ la  mafia, lo sanno tutti, non esiste”.

Insomma siamo liberali ma mica del tutto scemi…

Alfredo Cantera


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Quello che toglie il sonno è quel fascicolo 11531/09-2

In queste ore il parossismo ha raggiunto livelli elevati ed è infatti intervenuto Napolitano per bloccare un corto circuito scatenato dall’ossessionato premier e che tra azioni e reazioni sarebbe trasceso oltre il limite.

Ma qual’é il vero motivo che ha portato Berlusconi sull’orlo di una crisi di nervi proprio in queste ore?.

Il mondo dei media laddove non prende ordini direttamente dal boss di RAISET ne è comunque in larga parte condizionato e confonde gossip, fatti, commenti in una melassa indistinta che non lascia capire nulla dei fatti concreti.

La verità è che il prossimo fine settimana, tra processi e no berlusconi day, sarà uno dei più duri per il silvietto nazionale.

Giusto per dare nome e cognomi ai fantasmi che stanno terrorizzando il guitto di Arcore ecco un po’ di dati sull’incubo peggiore.

  • L”ossessione principe, quella che toglie il sonno, è il  fascicolo 11531/09-2 della procura antimafia di Firenze che prevede un registro degli indagati. Fu aperto anche nel 1998. Erano iscritti “ Autore Uno” e “Autore Due”. L’ipotesi era concorso in strage. L’udienza è il prossimo 4 dicembre 2010.
  • Nell’aula bunker di Torino la Corte d’Appello di Palermo in trasferta ascolterà il boss pentito Gaspare Spatuzza, prima linea operativa di Cosa Nostra fino all’arresto nel 1997, reggente del mandamento di Brancaccio tra il 1995 e il 1997, killer di don Puglisi, autore delle stragi che Cosa Nostra ha voluto firmare in continente nel 1993, da Roma a Milano passando per Firenze
  • Per evidenti motivi di sicurezza è stato deciso che Spatuzza è preferibile muoverlo su Torino anzichè su Palermo. Il pg Antonino Gatto, pubblica accusa nel processo d’Appello in cui Dell’Utri è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa (9 anni la condanna in I°), il 23 novembre ha chiesto e ottenuto di riaprire il dibattimento – già arrivato alle arringhe – per poter interrogare Spatuzza.
  • E ascoltare dalla sua voce quello che il boss da quattordici mesi sta raccontando al procuratore Antimafia Piero Grasso, al procuratore di Firenze Pino Quattrocchi e ai sostituti Nicolosi e Crini. Centinaia di pagine di verbale che stanno riscrivendo la storia delle stragi (deve essere in parte rifatto il processo per via D’Amelio) e degli intrecci tra Cosa Nostra e politica
  • La famiglia Graviano avrebbe concordato una alleanza politica ed affaristica  con Berlusconi e dell’Utri discutendone negli anni 1992-1993  – nel periodo degli attentati a Roma e Firenze – e sottoscrivendo successivamente un patto alla vigilia della nascita di Forza Italia.
  • Questa storia si interseca con quella del papello o ne è una variante parallela,  questo è ancora da stabilirsi.
  • Tra luglio e ottobre Giuseppe e Filippo Graviano, messi a confronto con Spatuzza, non lo hanno confermato. Ma hanno accettato il confronto. Nel codice di Cosa Nostra vale moltissimo. Le conferme alle dichiarazioni di Spatuzza sono arrivate da altri pentiti doc come Romeo e Grigoli. Ora l’attesa è massima per quello che U tignusu dirà nell’aula bunker di Torino
  • Bonaiuti con la palla di vetro che tutti gli riconoscono conferma che berlusconi non è indagato, ma viene smentito dalla logica delle cose che pure i giornaletti di famiglia riconoscono essere del tutto diversa.

Crazyhorse70


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Ai terremotati illusioni e bruscolini, alle cosche che ricattano miliardi di euro

berlusconi_domande_lega1Una volta la Lega era un partito popolare e legalitario, oggi é una congrega di miseri alleati della mafia che in cambio di strapuntini regionali si venderebbe la madre.

cavallo pazzoOramai nella destra più nessuno ha principi legalitari: vi ricordate ordine e disciplina, sicurezza e tolleranza zero?

Tutte menzogne. Per dirne una , solo l’ultima: il progetto di accordo – compromesso di ieri sera con Fini sulla giustizia, prevede che i reati di allarme sociale ( stupri, rapine e violenze tutte comprese) debbano inevitabilmente finire in prescrizione. Ciò non perchè non sia giusto che un processo non duri al massimo due anni per ogni suo grado, ma perchè iniziare a riformare dalla coda significa mandare al macero tantissimi processi in corso.

A causa di carenze oggettive che non si sognano  di colmare – perchè dovrebbe metterci soldi che per queste cose che interessano tutti non vuol mettere – il governo , se decide di applicare questo accordo, farà decadere migliaia , decine di migliaia di processi ( vi ricordate la Cirio-Parmalat o la tragedia della Thissen ?).

Ma per altri interessi i soldi veri si trovano,  eccome!

Basta leggere la seguente vicenda : da una parte le necessità dell’Abruzzo terremotato, dall’altra  il ricatto dei potenti ed i favori della mafia.

Cosa contano 300 cadaveri e tante promesse illusorie di fronte al richiamo della foresta proveniente dalla cosca sicula?

Costui gli abruzzesi li ha calpestati impunemente decine di volte con televisioni al seguito ma in concreto ha concesso solo bruscolini, scenette televisive da Vespa e gag volgari da sessuomane in loco,  dando tutto in pasto al popolo bue che accetta ogni cosa provenga dal venditore di fumo.

Queste sono le recentissime proteste degli aquilani

Tutti sappiamo come il centrodestra in Sicilia sia dilaniato da guerre interne  –  ieri sera è addirittura caduta la giunta  –  per il controllo del territorio e la primazia nel rapporto con gli affari , in gran parte, se non esclusivamente, mafiosi.

E’ bastato che due esponenti della Sicilia divoratrice di fondi pubblici minacciassero di creare il partito del Sud e di ridurre di molto il peso politico del Pdl per “suggerire” a Berlusconi di premere perchè il  Cipe (il Comitato interministeriale per la programmazione economica) sbloccasse 4miliardi e 313 milioni di euro di Fondi per le aree sotto-utilizzate (Fas) destinati alla Sicilia. Di questa cifra gigantesca, che significa 72 euro per ogni italiano inclusi neonati e ultracentenari, il 43% sarà dedicato ai progetti per infrastrutture.

Sappiamo bene tutto ciò cosa voglia  dire in un contesto di assoluta collusione con la mafia.

A Palermo una “miriade di trinariciuti giudici comunisti”  stanno indagando sulle origini mafiose di Forza Italia. E “ne vedremo delle belle ” , come disse tempo fa berlusconi riferito al giudice Misiani :   ma questi non sono calzini turchesi,  caro vecchio satrapo malato, questi sono affari che rischiano di travolgerti.

Destinare queste somme per le infrastrutture, dicevo : ben che vada tali somme  serviranno a costruire qualche ospedale di sabbia in stile Agrigento e iniziare, per poi mai completare, qualche strada.

Ma soprattutto serviranno a rimpinguare le casse della criminalità organizzata.

Provate a confrontare ciò che il Decreto Legge n.39 del 28 aprile 2009 prevede per la ricostruzione dell’Abruzzo con le somme sueposte destinate al pozzo senza fondo chiamato Sicilia, per non dire delle somme dell’erario previste per il  Ponte di  Messina, altra grande truffa ineseguibile, come abbiamo già visto in precedenza

All’art. 18 di questo decreto, origine di tutte le proteste degli aquilani, vengono stabiliti i fondi per la ricostruzione. Ecco un riassunto schematico di quanto prevede il Governo:

1.152,5 milioni di euro per l’anno 2009

539,2 milioni di euro per l’anno 2010

331,8 milioni di  euro  per l’anno 2011

468,7 milioni di euro per l’anno 2012

500  milioni  di  euro  per  ciascuno degli anni 2013 e 2014

394,8 milioni  di  euro  per  l’anno 2015

239 milioni di euro per l’anno 2016

133,8  milioni  di euro per l’anno 2017

115,6 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2029

81,8 milioni di euro per l’anno 2030, a 48 milioni di euro per l’anno 2031

14,2 milioni di euro per l’anno 2032

2,9 milioni di euro a decorrere dall’anno 2033.

In gran parte questi fondi, specialmente per gli anni più remoti, non hanno neanche copertura.

Ma , cosa più importante, queste somme promesse sono briciole rispetto al fiume di soldi che copriranno d’oro la Sicilia. Solamente nel 2017 i terremotati riceveranno (sempre ipotizzando un’inflazione pari allo zero, quindi in una situazione illusoria) gli stessi soldi che spettano ora all’isola più grande d’Italia. Che cosa se ne faranno allora, dopo 8 anni di tenda o baracca?

Il mio è un super ok!” ha dichiarato Lombardo, spalleggiato da Micciché, dopo aver riscosso il pizzo berlusconiano.

E te credo! Dicono a Roma. Con questo precedente basterà che le regioni a grande maggioranza berlusconiana minaccino progetti autonomi e il gioco è fatto. Miliardi a pioggia e tutti (?) contenti.

In Abruzzo il presidente  Chiodi non si è neanche ambientato ed essendo stato scelto come prestanome del boss di Arcore, non avrà mai quel grado di autonomia per contrattare alcunché. Il sindaco de L’Aquila ed il presidente della Provincia sono del centrosinistra e quindi si attacchino al tram!

E la Lega guardiano del Nord?

In cambio della speranza di avere una regione da governare Bossi fa ingurgitare alla Lega qualsiasi cosa, soldi alla mafia e leggi ad personas compresi, pur di aiutare il povero boss di Arcore che , notizia di oggi, si è visto notificare una richiesta di separazione per colpa dalla moglie.

Un mare di guai in vista per il malato inguaribile : aiutiamolo noi a risolvere il problema alla radice.

Dimettiti, Silvio,  e torna a fare televisione che è l’unica cosa che puoi fare.

Sebbene faccia schifo pure quella.

Tutti a Roma al NO BERLUSCONI DAY il 5 dicembre prossimo!

Crazyhorse70


11 commenti

La madre di tutte le domande a cui Berlusconi non risponderà mai…

cavallo pazzoSe il premier non risponde alle 20 domande  di  Repubblica o degli altri giornali di tutto il mondo sulle sue storie di sesso é un problema che riguarda la politica e l’informazione.

Ma qualcuno dovrebbe ricordargli che chiarire i suoi rapporti con la mafia e l’origine di Forza Italia attiene anche alla legge penale e, lodo Alfano o meno, prima o poi occorre rispondere, qualcuno dei suoi dovrebbe rammentarglielo.

Antefatto . La storia dei rapporti di lavoro fra Alberto Mori e Paolo Berlusconi è stranota : i due erano soci all’inizio dei ’90 in una ditta di costruzione siciliana oggetto di indagine per mafia.

I berluscones a lungo hanno sostenuto che fosse un menzogna e lo stesso prefetto Mori  che quell’Alberto non  fosse suo fratello.

Oggi,  notizia freschissima, la DIA conferma che si trattava invece del fratello e che c’era stato solo un errore di trascrizione materiale del nome, Alberto e non Giorgio Mori.berlusconimafiaappalto

Quindi era proprio lui in affari nella CO.GE di Paolo Berlusconi indagato per appalti mafiosi. Tale elemento é utile a chiarire la stessa figura del prefetto, perché é lo stesso personaggio  protagonista della trattativa di cui parla il figlio di Ciancimino, l’inchiesta sul “papello”. Tale papello conterrebbe le prove dei rapporti fra politci e mafiosi nei mesi successivi alle stragi 1992-1993. In quei mesi , infatti,  i boss mafiosi chiesero una mano allo stato in cambio della fine delle ostilità ( c’e’ una lettera di tale tenore sequestata nei magazzini dell’ex sindaco di Palermo)

Detto l’antefatto, in queste settimane Berlusconi ha iniziato una  guerra mediatica preventiva contro i magistrati antimafia di Palermo titolari del’inchiesta di cui sopra :  lui ed i suoi giornalisti  ogni giorno prevedono l’oggetto delle indagini sempre mettendo le mani avanti e definendo ogni aspetto come “diffamatorio e frutto di complotto” .

Qualche volta si tradiscono per eccesso di “imprudente previsione”.

Mi ha colpito in particolare  il modo di trattare l’argomento di questi prezzolati giornalisti, che nel temere che si rispolverino  “ i rapporti professionali tra il fratello del generale ed il gruppo Fininvest” , ripetono tutti la stessa solfa ovvero che ” Berlusconi  al tempo richiamato dalle indagini (quindi  successivamente alle bombe del 1993 ) non avesse ancora alcun potere …” ed indicano come possibile riferimento istituzionale dell’accordo criminale piuttosto l’avversario politico di allora, Luciano Violante .

Devo dire che in verità Violante é  l’unico ad aver spontaneamente risposto alle domande rivoltegli dalla DDA di Palermo e tutti possono rendersi conto se sia credibile o meno , leggendo gli atti  che sono pubblici. Ma qualunque sia stato il ruolo di Violante –  nessuno lo ha smentito finora –  rimane il gigantesco masso sulla democrazia e sulla verità storica , oltre che giuridica, la legittima curiosità di sapere qualcosa direttamente dal premier anche perché é  assolutamente falso che egli non avesse interessi politici in quelle settimane visto che stava costruendo ex novo un partito politico. Inoltre  i dubbi sulle origini mafiose del berlusca  sono ormai ventennali e spesso auterevoli e non sinistrorsi  , visto quel che pensava anche il giudice Borsellino nella famosa e censuratissima intervista televisiva che dovremmo pubblicare tutti come un tormentone specialmente per qualche duro d’orecchio dei dintorni

Tornando a bomba colpisce anche un altro aspetto della vicenda . In questi mesi , sempre secondo i Ghedini Boys , il sistema di informazione del premier ha fatto apparentemente molta acqua , come quando “tutti entravano ed uscivano da Villa Certosa senza che si sapesse chi fossero”  o  come quando lo stesso ” premier non sapeva chi fossero le tante ragazze portate da Tarantini “. Il virgolettato é perché trattasi delle esatte loro dichiarazioni pubblicate sui giornali.

Allora che qualcuno mi risponda, di grazia  :  come  mai  Silvio Berlusconi riesce a sapere in anticipo che “due procure, quella di Palermo e di Milano,  cospirano” contro di lui, ma non è mai riuscito invece a sapere , né anticipo né dopo,  che le 30 ragazze 30 portategli fin sull’orlo del lettone  dall’imprenditore puttaniere cocainaro Tarantini erano in buona parte delle escort? E come mai per mesi ha ignorato che le gentili puttane ( in effetti come qualcuno ha già detto questo termine è più onesto ) con le quali faceva sesso erano pagate proprio per soddisfare i suoi appetiti?

La verità é ormai un’altra : all”apice del potere deborda caracolla e cade sbracando.

Tra i progetti governativi da realizzare, il Cavaliere ha messo anche la sconfitta definitiva della mafia e, però, sa di non farsi male a parole da quel lato così prodigo di sostegni elettorali, perché gli atti concreti del suo governo sono abbastanza rassicuranti: magistratura da normalizzare, intercettazioni da azzerare, bavaglio alla stampa, capitali sporchi da far rientrare, ecc.

Macigni in giro ce ne sono, specie con il processo Dell’Utri in appello, ma non si aspettava una precipitazione degli eventi come quella registratasi in questi giorni con le inchieste riaperte a Palermo e Milano sulle stragi, né poteva pensare che gli potesse arrivare una qualche autorevole bordata dall’interno del Pdl. La reazione è stata scomposta.

Il nervosismo che già si notava per le questioni gossipare estive ha raggiunto livelli parossistici ed ormai il piano inclinato comincia ad essere anche scivoloso: la situazione potrebbe precipitare a breve per le note e plausibili vicende di questi giorni con Gianfranco, Pierferdy, Francesco ed altri ancora nell’ombra…

Crazyhorse70