LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse


1 Commento

I fiori di campo muoiono sciogliendo sulla terra gli umori segreti

Il 9 maggio del 1978 è una data che molti associano al ritrovamento del cadavere dell’onorevole Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse. Ma è anche il giorno in cui fu ucciso a Cinisi, vicino a Palermo, Giuseppe Impastato, meglio noto come Peppino. Lui fondò Radio Aut e attraverso la sua radio denunciò lo strapotere mafioso del boss Tano Badalamenti, padrone di Cinisi, ribellandosi al padre e alla maggioranza dei suoi compaesani.

La notte tra l’8 e il 9 maggio 1978 Peppino venne ucciso dagli uomini del mafioso Tano Badalamenti. Era era un giovane giornalista e attivista siciliano che lottava contro la mafia, e per lottare contro la mafia doveva lottare contro la politica, la morale, la societa’ e persino contro suo padre.

Solo nel 2002 Badalamenti fu condannato all’ergastolo come mandante del delitto, per anni archiviato come un incidente da inquirenti che avevano preso per buona la ridicola messinscena dei mafiosi.

A Cinisi 32 anni dopo, nasce la Casa dei cento passi
La casa del boss Tano Badalamenti, affidata oggi ufficialmente all’associazione Peppino Impastato, che porta il nome del militante di Democrazia proletaria ucciso il 9 maggio del ’78 proprio su ordine del boss mafioso di Cinisi, diventera’ un centro culturale.
Ospitera’ una biblioteca pubblica comprendente i circa duecento volumi di proprieta’ di Impastato e gli oltre mille libri acquisiti con diverse donazioni: si tratta di testi di storia, geografia, letteratura, filosofia, sociologia, economia, con una specifica presenza di argomenti relativi alla storia della Sicilia e del movimento operaio e contadino pubblica.
Nel centro si svolgeranno attivita’ come quelle che caratterizzarono il ‘Circolo Musica e Cultura’, fondato da Impastato negli anni ’76 e ’77: cineforum, dibattiti, recital, presentazioni di libri e mostre. Nei locali dell’edificio si organizzeranno anche corsi di recupero scolastico e di educazione musicale rivolti ai bambini e ai ragazzi.

_____________

26 anni fa l’assassinio del giornalista Giuseppe Fava.

“….Bisogna tentare disperatamente, quotidianamente lottare e sperare altrimenti ignoranti, ladri e imbecilli ti affonderanno definitivamente nella merda!…”, queste parole, di drammatica attualità sono state scritte da Pippo Fava, giornalista, scrittore autore, ammazzato dalla mafia 25 anni fa.

Era diventato un bersaglio da colpire perché insieme a pochi altri, non si stancava di denunciare gli illeciti, le corruzioni diffuse, gli intrecci, le relazioni pericolose. Non lo faceva in modo generico ma indicando nomi e cognomi, senza farsi condizionare dalle logiche della vicinanza, della presunta appartenenza, delle convenienze.

Fu ammazzato perchè era diventato scomodo per tanti, persino all’interno della professione era sopportato, considerato un “malato di protagonismo”, la stessa accusa che oggi viene rivolta ai Roberto Saviano e a quanti osano ribellarsi al conformismo imperante.

Fava scriveva nel 1983, molti di quei lazzaroni sono ancora al loro posto, Gelli pontifica dalle tv, gli uomini della P2 sono onorati e riveriti, il presidente del consiglio in carica era un socio della loggia.


Per non dimenticare dobbiamo parlarne. Sempre

Alfonso

Annunci