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Da via Quaranta al Vigorelli

Da venerdì scorso il centro islamico di via Quaranta può orgogliosamente vantare un servizio regolare di parcheggiatori volontari.
Già in precedenza, in vista della preghiera comunitaria, alcune persone si premuravano di aiutare i fedeli ad attraversare la strada, in un tratto particolarmente trafficato – dove, circa tre anni fa, fu anche investito un bambino, nonostante la presenza di strisce pedonali – e scoraggiavano l’assembramento di biciclette sul marciapiede antistante. Questo venerdì, munite di vistosi gilet – che avranno strappato più di qualche sorriso – quelle stesse persone si sono date da fare per impedire la sosta di veicoli in doppia fila ed indicare parcheggi di minore intralcio per la viabilità e per i residenti.

Il clima di novità è stato confermato durante la khutba, il sermone che precede il culto. Solitamente, alla predica in arabo seguiva subito la preghiera, e solo in un secondo momento la traduzione italiana – soprattutto per le esigenze lavorative della maggior parte dei presenti. Oggi, invece, la traduzione del sermone ha preceduto la preghiera, e con un’esplicita attestazione di riguardo nei confronti dei credenti non-arabofoni presenti. Perfino la sua qualità lessicale è risultata di gran lunga superiore al solito.
Una lunga premessa ha riguardato specificamente le questioni più concrete: evitare le soste in doppia fila, cercare parcheggi più distanti e liberarli appena terminata la preghiera; non affollare le strade circostanti, impegnarsi a non essere motivo di disagio e rispettare le abitudini e le sensibilità degli abitanti della zona.

La spinosa vicenda di viale Jenner ha certamente contribuito ad incentivare nella comunità islamica un qual certo senso di positiva urgenza, di rinnovata attenzione per se stessa e per la società italiana, di spiccata responsabilizzazione collettiva. Così i temi della sostenibilità viabilistica e delle esigenze del quartiere si sono affiancati alla promozione dei corsi di arabo e di italiano, attivi ormai già da qualche tempo.
Si tratta, naturalmente, di germogli che richiedono tutta la nostra cura e dedizione.
A partire, se Dio vuole, da venerdì prossimo: credo che i musulmani – milanesi e non – che ne avessero la possibilità, dovrebbero prendere in considerazione l’idea di celebrare la preghiera comunitaria al velodromo Vigorelli. Si tratterebbe di un’attestazione concreta di solidarietà ai fratelli di viale Jenner, e di un atto civile di denuncia verso una situazione di precarietà cultuale, insopportabile tanto per la cittadinanza quanto per la tradizione liberale del capoluogo lombardo.

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