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L’ultimo reato del nano

«Non mi dimetterò mai», quasi grida al telefono Berlusconi dal  ventunesimo piano dell’Hotel Hyatt, e dall’altro capo del filo lo ascoltano tramite interfono tutti i gerarchi del suo partito, riuniti a 8962 chilometri di distanza. Il tono di voce è concitato, «Fini vuole eliminarmi, mi vuole morto fisicamente per la storia di Montecarlo, è convinto che gliel’abbia montata io. Ma se questi faranno il governo tecnico noi gli scateneremo contro la guerra civile, avranno una reazione come nemmeno s’immaginano…».

Per tre volte il presidente del Consiglio si collega con il vertice Pdl, l’ultima quando in Corea è già l’una di notte, e sarebbe il momento di calare il sipario su una giornata bestiale: atterraggio a Seul dopo la notte passata in volo, il Cavaliere con la faccia gonfia di sonno e due fessure al posto degli occhi, colloquio in albergo con il premier vietnamita Nguyen Tan Dung, unico «bilaterale» di Berlusconi laddove in queste prime battute del G20 è stato tutto un fiorire di meeting, protagonisti Obama, il britannico Cameron, la tedesca Merkel. L’Italia a zero.

….continua qui l’articolo di Ugo Magri inviato a Seul per La Stampa

Dall’acme della popolarità raggiunta nei giorni immediatamente successivi al terremoto de L’Aquila è stato un lento, progressivo,  costante  decadimento del pagliaccio di Arcore e del suo  governo.

Il nano ha peraltro commesso una serie innumerevole di reati da quando piccolo imprenditore ebbe i primi strani prestiti per le sue attività ad oggi che comanda nel fango senza nemmeno governare.

Sarebbe pertanto paradossale  – ma sommamente godurioso –  se dovessimo riuscire a fargliene scontare solo uno, che riassume perfettamente il profilo fascistoide ed anticostituzionale che egli ha assunto da quando è sceso in campo.

Art. 286 c.p. :  Guerra civile. Chiunque commette un fatto diretto a suscitare la guerra civile nel territorio dello Stato è punito con l’ergastolo.

Forza vieni che ti aspettano : porte aperte nelle patrie galere……….trattamento speciale per i pedofili

Crazyhorse70


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Minaccioso, malmostoso, ossesso avvelenatore di pozzi offresi al pubblico ludibrio per lenta agonia…

E’ in atto una persecuzione giudiziaria che porta sull’orlo della guerra civile”. E’ quanto avrebbe detto il premier, durante l’ufficio di presidenza del Pdl di ieri sera. Durante la stessa riunione l’omino delle illusioni ha affermato che “Il partito e i suoi massimi organi votano e decidono a maggioranza. Questo avviene su ogni argomento. La minoranza o si adegua o è fuori dal partito“.

C’é da dire che ogni giorno il buon vecchio marito della Lario ci regala un motivo in più per venire tutti a Roma al NBD del prossimo 5 dicembre.

Un presidente del consiglio che si rispetti e che per tale motivo meriti quindi rispetto, non dovrebbe usare termini “pesanti”  come questi, solo per lanciare moniti e messaggi di bassa cucina politica contro alcuni dei suoi riottosi alleati.

Pure qualcuno dovrebbe insegnargli il significato delle parole . Pure qualche volta potrebbe risparmiarci la solita tirata contro i giudici. Ma tant’é .

Dato lo scarso rilievo istituzionale del personaggio non ho mai creduto ad un suo atteggiamento coerente col ruolo che occupa, peraltro abusivamente, da un quindicennio. Le sue ossessioni sono note e riguardano le indagini sulla mafia e la politica nel 1993.

I suoi interessi sono altrettanto noti ( usare il potere per arricchirsi, evitare il tracollo personale per i tanti reati commessi, scoparsi più giovani veline possibile promettendo mari e monti). Del resto gli interessa poco o nulla.

Nel frattempo il berlusconismo è divenuto cosa diversa e più pericolosa delle misere sorti individuali del marito di Veronica Lario, sicché quando costui usa impropriamente certi  termini rimane  comunque  nell’aria quell’odore di miasmi antichi e puzzolenti che quelle parole rievocano e l’inadeguatezza del citato signore di Arcore non rende i suoi comportamenti meno inquinati e torbidi.

Può dirsi senza tema di smentite che fino ad ora siamo riusciti a limitare i danni che l’ avvento dell’alieno ci ha direttamente o lateralmente procurati solo grazie alla Costituzione ed agli istituti preposti a garantirla.

Pertanto seppur avesse deciso di avvelenare tutti i pozzi non ci riuscirà perché ce ne è almeno uno,  la Fonte Suprema dell’acqua fresca della Costituzione,  la cui ubicazione per  fortuna non conosce.

Ed anzi mentre osserviamo il mestatore  preso dalla sua attività preferita , mestare nel torbido appunto,  chi ne ha voglia può avvicinarsi a quella fonte e respirare quella aria pura che promana dalle norme della nostra Carta Suprema. Per un pò toglietegli l’audio che sembri un pesce che si agita nell’acquario ; solo il tempo che occorre per la sorsata d’acqua fresca  e  pura che segue …

In difesa della costituzione

Fonte [ Il Manifesto, 20 novembre articolo di Domenico Gallo]

La manifestazione in programma per il 5 dicembre, convocata attraverso una straordinaria mobilitazione politica dal basso, è frutto della crescente consapevolezza che siamo precipitati in un tempo politico drammatico in cui è messa in gioco la sopravvivenza della Costituzione, cioè della nostra patria, in quanto la Costituzione è la patria dell’ordinamento politico.

Non possiamo non vedere che questo luogo politico, la Repubblica democratica con il suo patrimonio di beni pubblici repubblicani, è stato invaso da un esercito di occupazione che si sta impegnando con la massima solerzia a smantellare tutti (proprio tutti) i beni pubblici repubblicani. Non si tratta soltanto della seconda parte della Costituzione che viene contestata e delegittimata ogni giorno con gli attacchi ai giudici, alla corte Costituzionale ed al presidente della Repubblica (quando si mette di traverso), ma anche della prima parte, con l’attacco ai beni fondamentali della vita, come l’acqua, ed ai fondamenti della dignità umana e dell’eguaglianza, fino alla riesumazione strisciante delle leggi razziali.

Quando le truppe tedesche hanno invaso l’Italia, tutte le forze vive, tutti i patrioti, si sono opposti ed hanno unito i loro sforzi creando il Comitato di Liberazione Nazionale, nel quale sono confluite forze e culture diverse (dai comunisti ai badogliani), che hanno messo da parte le loro divergenze per perseguire l’obiettivo comune della salvezza della patria.

In questa contingenza storica, di nuovo un pericolo mortale minaccia la patria-Costituzione. Come avvenne con la Resistenza, ora come allora, occorre chiamare a raccolta tutte le energie spirituali, tutte le culture, tutte le forze politiche e tutti gli uomini di buona volontà, che riconoscono nella Costituzione la loro patria, ad agire con fermezza.

Di fronte a questa esigenza, tutte le forze politiche, che riconoscono valore ai beni pubblici repubblicani, devono mettere da parte le differenze (non cancellarle) ed impegnarsi in una fortissima unità d’azione per scacciare l’esercito di occupazione che dilaga nel territorio della patria. Non esistono alternative all’unità.

L’unità è imposta dalla legge elettorale che, attraverso lo strumento del premio di maggioranza impone che un solo esercito possa sfidare le forze di occupazione.

Anche se le radici del malessere della democrazia italiana vengono da lontano, è stato lo sciagurato scioglimento dell’Unione, nel 2008, a determinare questo disastro. Lo scioglimento dell’Unione è stato come lo sbandamento dell’esercito italiano l’8 settembre: ha tolto di mezzo il principale ostacolo all’occupazione della patria da parte dell’esercito invasore.

Se la posta in gioco è la sopravvivenza della democrazia repubblicana, cioè della patria, allora tutte le forze si devono coalizzare, tutte le energie devono essere chiamate a raccolta. Non si può dire, come irresponsabilmente si è fatto nel 2008: questo sì, questo no.

Solo una forte mobilitazione popolare dal basso può ricomporre l’unità delle forze democratiche intorno ai valori supremi della Costituzione per rovesciare la corsa verso l’abisso e riaprire il futuro alla speranza.

Se non fosse un pagliaccio che usurpa la funzione che qualche milione di sprovveduti gli ha colpevolmente assegnato

se non fosse un misero guitto che straparla per ragioni abbiette e personalissime, ragioni  che niente hanno a vedere con l’interesse collettivo

se non fosse quello che è insomma

potremmo dirgli a questo punto

che noi siamo qui pronti a resistere alla sua guerra e che non ci fa paura.

Siccome invece il tipo è quel che è

io  spero, ritengo anzi voglio che se ne vada via al più presto  –  lui e la sua corte di numerosissimi nani e ballerine  –   e ci risparmi questa lunga ed inutile agonia.

Crazyhorse70