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Arte in Istituto – Istituto in Arte ( anche per dire NO alla chiusura degli Istituti d’arte )

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Nato nel 1961 l‘Istituto Statale d’Arte Piero della Francesca di Arezzo ha visto transitare , tra i componenti del corpo docenti , numerosi artisti ed ha visto crescere in campo artistico numerosi allievi divenuti poi artisti affermati.
Mancava un luogo d’incontro dove farli ritrovare, non  solo per esporre ma anche per uno scambio culturale, umano e di esperienze professionali.
Piuttosto difficile metterli tutti insieme in un evento che osiamo definire storico.
Un primo tentativo, lo scorso anno, è andato fallito.
Ma gli ideatori di questa importante  e storica rassegna non si sono demoralizzati.
I professori Giuliano Censini e Gian Franco Cherici alla fine sono riusciti a radunare circa 50 artisti  affermati tra docenti, ex docenti ed ex alunni della scuola.
Tutti artisti che fanno arte “credendoci”.
Il prof .  Chierici tiene a precisare che tutti hanno aderito con entusiasmo quasi come avessero trovato finalmente uno sbocco ad una esigenza già sentita .
Il contatto tra di loro  è avvenuto tramite un passaparola e i ricordi di ognuno.
Le opere  che verranno esposte sono sculture e pitture.
Inizialmente la mostra doveva trovare posto nel corridoio ( attrezzato per le esposizioni ) dell’Istituto d’arte, che nel tempo  ha cambiato denominazione ed è divenuto l’Istituto di Istruzione Superiore Piero della  Francesca .
E’ stato interessato il Comune di Arezzo e l’assessore alla cultura Camillo Brezzi ha gentilmente concesso l’uso della Sala Sant’Ignazio in via G.Carducci,7.
Numerosi sponsor , tra cui abituali fornitori della scuola  e istituzioni locali  hanno mostrato interesse per la mega collettiva ed hanno dato un contributo tangibile  per la realizzazione e la stampa del catalogo.
La mostra verrà inaugurata venerdì 24 aprile 2009 e rimarrà aperta fino al 16 maggio .
Franca Corradini


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Assenteismo,visite fiscali e genialità di Brunetta

Mai letta una cosa così stupida e controproducente.

Brunetta vuol combattere l’assenteismo della pubblica amministrazione, quindi diminuire i costi indotti dagli impiegati malati, aumentandoli ( i costi non gli impiegati… )

Mi spiego meglio e cercherò di farlo usando un linguaggio non burocratico per facilitare la lettura ai non addetti ai lavori.

Visita fiscale anche per un solo giorno di malattia.

Un giorno di malattia del dipendente costa mediamente allo Stato 70 euro.

Una visita fiscale , secondo stime molto approssimative, costa alle ASL circa 200 Euro di cui circa 40 rimborsati dall’amministrazione richiedente.

E qui già i conti non tornano.

Poi ci sono considerazioni di vario carattere.

L’obbligo della visita fiscale ed eventuali decurtazioni di stipendio valgono per assenze fino a 10 giorni .

Se Brunetta si avvalesse di buoni ( o discreti.. basterebbe ) collaboratori , come d’altro canto dovrebbe fare Gelmini, saprebbe che una iniziativa analoga era già stata attuata in passato con pessimi risultati. Difatti ad essere penalizzati furono solo i dipendenti che realmente erano ammalati. I “lavativi” non faticarono a trovare medici compiacenti che compilavano certificati di malattia per assenze più lunghe driblando gli incovenienti.

Inoltre, se Brunetta si avvalesse di statistiche e studi , scoprirebbe che sono molto rari i casi in cui un medico fiscale smentisce il medico curante. Per vari motivi , alcuni anche seri :

  1. solo il medico curante ha una visione generale dello stato di salute dell’individuo, quindi è in grado di giudicare se un una banale influenza innestata su altre patologie necessita , ad esempio , di 8 giorni di assenza anzichè di 3 …
  2. cane non mangia cane…
  3. inesperienza dei medici addetti alle visite fiscali , spesso giovanissimi

Ed ancora, le ASL, giustamente, devono dedicare le loro risorse ( sempre più scarse ) all’attività di cura e prevenzione.

Pertanto in molte regioni di sono poste un limite giornaliero nel numero di visite da effettuare proprio per meglio assolvere al loro compito primario, e bene hanno fatto !!

Per finire, sono passati tempi di questo genere di assenteismo.

Sono rimasti invece i tempi di coloro che approfittano del loro ruolo per trarne vantaggi economici e non. Danneggiando in modo molto più consistente le casse dello Stato e l’immagine della pubblica Amministrazione……….ah ,questi non sono i piccoli Travet che ogni tanto hanno il raffreddore…

Franca Corradini