LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse


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Verso lo sciopero generale ??

Da tempo richiesto dai più.. fuori e dentro il web

Da tempo solo promesso dai vertici sindacali  ( e non tutti )  durante i comizi sui palchi …

Chiesto Esplicitamente da Cremaschi ( FIOM )….

Sciopero generale politico: in piazza finché Berlusconi non se ne va

Finalmente annunciato dalla CGIL

“Il Governo sta affossando il Paese, sulla base di questo giudizio” proclamare lo sciopero generale per la Cgil è “una scelta di responsabilita”‘.( Rainews24 )

Susanna Camusso

Bologna, 25-02-2011

“Il Governo sta affossando il Paese, sulla base di questo giudizio” proclamare lo sciopero generale per la Cgil è “una scelta di responsabilita”‘. Lo sostiene Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil. Sulla data dello sciopero non si è sbilanciata, lo sciopero si farà “quando servirà a dare il segno che il Governo e il Paese devono cambiare passo”.

“Lo faremo perché abbiamo bisogno paradossalmente di stare di fianco ai sindaci che non ce la faranno più a garantire welfare municipale ai più deboli – ha aggiunto Camusso – e lo faremo perché dovremo stare insieme a quelle imprese che stanno cercando di avere la certezza degli ammortizzatori, la possibilità di non fallire. Lo faremo perché il tempo non è una variabile indipendente e perché pensiamo che in questi due anni e mezzo il Governo ha fatto arretrare il paese. Un paese che è impresentabile all’estero perde investimenti, credibilità e prospettive per il futuro”.

“Così – ha ribadito – non si può andare avanti. Qualcuno pensa che è uno strumento spuntato? E’ un dibattito antico. Ogni volta che si mettono in campo delle ipotesi di lotta c’e chi dice che è uno strumento spuntato. Il movimento sindacale non ne ha altri a disposizione in questa stagione”.

Di conseguenza lo sciopero generale “per noi è uno strumento come un altro. Il Governo e il paese devono cambiare passo. Il paese così non ce la fa. E non possiamo continuare a fare le signorine che dicono: e spostati un po’ qui, fammi un provvedimentino lì, perché non succede niente”. Ormai “viene annunciato tutto e anche l’effetto annuncio non ha nessuna conseguenza sull’economia”.

e intanto l’esercito dei precari …..

Verso lo sciopero precario

Verso lo sciopero precario


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Prove tecniche di sinistra in movimento…ovvero “anche l’operaio vuole il figlio dottore”

Lo dico con chiarezza a me stessa ed a tutti coloro che sono interessati. C’é un momento per le analisi, poi viene la sintesi. Sono anni che stiamo aspettando una breccia, anche solo un piccolo pertugio per far rinascere la sinistra come opposizione politica, per riannodare i fili con la società e con le persone vere ed in carne ed ossa.

Fino ad ora è stato l’antiberlusconismo come fenomeno civico, costituzionale a farla da padrone nell’opposizione. E siccome il senso civico nel nostro paese è debole, poco strutturato, quasi residuale siamo stati costrettii a subire scenari di palazzo e lotte di potere, tutt’ora in corso. Mi riferisco a Fini  , Montezemolo e cose simili. Rispetto a queste soluzioni la sinistra si è posta in un ruolo distaccato e subalterno, alla finestra guardando gli altri protagonisti muoversi.

O magari qualcuno dei peggiori fra costoro plaudendo al nuovo uomo forte legato a Confindustria, come se per i lavoratori fosse meglio avere uno di costoro a governare sul serio, piuttosto che il pagliaccio a far finta di comandare…

Lo stesso fenomeno viola non si occupa delle reali contraddizioni sociali ed economiche ma si muove nel solco dell’approccio civico di cui sopra, insufficiente.

Ma ora c’é una novità  che viene dal mondo del lavoro, il quale sotto attacco in maniera formidabile e quasi terminale , non si piega, alza la testa e crea nuove condizioni politiche. E spinge inequivocailmente verso un grande sciopero generale.

Ancora una volta, come già nel 94-95, tocca alla Cgil il ruolo improprio di organizzare e porsi alla testa del popolo di opposizione. E, come allora, sarà questa spinta dal basso a mandare a casa Berlusconi e i suoi scherani. Malgrado le incertezze e gli inciuci del Pd.

La spallata che i sindacati diedero allora al governo Berlusconi contro il suo progetto di riforma previdenziale ancora  fa male alla destra, basta leggere le cronache dell’epoca http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/07/03/berlusconi-al-sindacato-uniti-contro-il.html ed i suoi tentativi successivi, peraltro in parte riusciti, di dividere il sindacato e renderlo in gran parte mansueto e disponibile.

Berlusconi quindi conosce bene la forza della piazza e del malcontento sociale e la teme ( Maroni ha infatti tentato di esorcizzarne l’efficacia e provocarne le tensioni) ma quelli che paiono temerla ancor di più del nano di Arcore sono coloro che dovrebbero essere alla testa dell’opposizione. Mi riferisco ai dirigenti del PD.

Questa finta opposizione del PD, che tremebonda, conduce la propria vita politica nell’ombra dei se e dei ma, condizionata da una classe dirigente inetta e complice del berlusconismo.

Come tanti anni fa furono i movimenti a scuotere l’elefantiaco corpaccione del PCI, a permettere alla sua base di trascinarlo a calci nel sedere verso le ( poche ) conquiste di civiltà e di diritto avute nel nostro paese, così oggi  occorre riprendere a calci nel sedere ciò che rimane del PCI, ovvero il PD suo erede e d indurlo ad appoggiare la FIOM , sì da ricreare le condizioni per una opposizione politica e di classe.

Per qualcuno poco avvezzo che equivocasse ( forse mediolungo? ), con il termine classe non mi riferisco allo stile, ma alla classe in senso marxiano del termine.

La lotta di classe esiste ancora: la conducono i padroni contro i nuovi schiavi

Il 16 ottobre è stato la   rispos­ta all’attacco ai diritti consolidati dei lavo­ratori che ha raggiunto il suo apice a Pomigliano, dove Marchionne e la Fiat hanno deciso di rimettere in chiaro che loro sono i padroni e, dunque, i lavoratori sono servi. Occorre prendere consapevolezza di ciò ed organizzarsi di conseguenza. Non continuare a balbettare tenendo conto un pò degli interessi degli operai, ma anche dei padroni come Marchionne!

Anche perchè, come è stato già rilevato, la breccia di Pomigliano serve per far cadere tutto subito dopo. Vedi la disdetta del contrastto nazionale fatta dalla Federmeccanioca.E’ la crepa che apre la voragine.

Occorre chiuderla subito, immediatamente e con forza.

L’opposizione sociale e politica

A Roma c’era l’Italia dei diritti negati, non solo i metalmelmeccanici della Fiom: c’erano donne e uomini, ragazze e ragazzi, operai e pensionati, impiegati e disoccupati, precari e studenti, insegnanti e immigrati.

E questi ultimi non erano certo i temibili stranieri annunciati dal ministro dell’Interno, il leghista Roberto Maroni, «infiltrati» tra i manifestanti e pronti a creare disordini e violenze. No, né black bloc né fanatici islamici di Al Quaeda, solo cittadini stranieri che rivendicavano diritti. Pacificamente. Non c’è riuscito, Maroni, con la sua in­timidazione, a tenere a casa le persone ed a far esplodere le tensioni. Abbiamo respinto le sue intimidazioni, la sua meschina strategia della tensione.

E che il suo fosse solo un tentativo di inti­midire le masse è risultato subito evidente dalla rilassatezza di tutte le forze dell’ordine comandate a vigilare sulla sicu­rezza del corteo: non c’era nessuno in tenu­ta antisommossa, nè il numero ed altri atteggiamenti sono sembrati spropositati.

È stata una manifestazione enorma nella quantità ( per un corteo dei metalmeccanici così partecipato occorre tornare agli anni ’70, ma in questo caso si tratta della FIOM da sola) e nella qualità, perchè in questo frangente è stato chiaro a tutti che il popolo della sinistra si è rimesso in moto, in modo pacifico e determinato.

E lo ha dimostrato. Dando sostanza ed urgenza alle analisi dei soggetti che si muovono a sinistra, dettandogli l’agenda e provocandone le reazioni ( vedi Vendola al suo congresso di ieri ).

Ma anche conferendo così un maggiore peso specifico alle pro­prie rivendicazioni nei confronti del Gov­erno e di Confindustria: democrazia, diritti, dignità, lavoro, contratto erano le parole d’ordine degli operai, ma accanto a queste, fra queste, c’erano anche le richieste che arrivano dal mondo della scuola e dell’università, cioè delle istituzioni che dovrebbero formare i cittadini e le future classi dirigenti ma che, invece, sono state trasformate in potenziali “fabbriche” d’ignoranza di massa, in ossequio al prin­cipio enunciato in tv, durante la campagna elettorale del 2006, da Berlusconi durante l’unico faccia a faccia con Prodi: «Voi siete convinti che il figlio dell’operaio debba avere le stesse opportunità del figlio del professionista».

Insomma l’operaio vuole il figlio dottore, non c’è più morale, Contessa, cantava a tal proposito un sarcastico Paolo Pietrangeli nel lontano 1966.

SU FACEBOOK VERSO LO SCIOPERO GENERALE: DOPO IL 16 OTTOBRE CI VUOLE LO SCIOPERO GENERALE. BASTA CHIACCHIERE. BLOCCHIAMO IL PAESE. PER I DIRITTI, PER IL LAVORO, PER LA DEMOCRAZIA.

Rosellina970


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FIOM : 16 ottobre una boccata di ossigeno tra i miasmi…

La crisi morde sempre di più ( 8 milioni di poveri, 3 milioni di disoccupati, cassa integrazione e mobilità dappertutto, precari in aumento e senza alcuna tutela), il tessuto sociale è in completo disfacimento ( violenza ed insicurezza aumentano nella città, altro che tolleranza zero) la criminalità organizzata impera ed ha ormai le proprie salde radici in politica fino al parlamento. Il governo del prestigiatore è ormai occupato continuamente a guardarsi l’ombelico in modo sterile ed autoreferenziale, lo hanno capito anche molti tra i cialtroni che lo hanno votato e sostenuto, mentre intere classi sociali e generazionali sono fuori da ogni rappresentanza politica e giuridica.

I media a differenza che in passato ( sotto il governo Prodi seguendo  i TG e la altre trasmissioni di orientamento sembrava che l’Italia fosse in mano alla criminalità rumena e stesse per cadere nello stupro etnico della intera popolazione femminile) hanno l’ordine di sminuire stemperare alleviare e far dimenticare.

Oppure censurare e colpire le voci del mondo reale che ogni tanto fanno capolino da qualche  – pochissime – trasmissione di approfondimento.

Vedi la recentissima vicenda del Direttore della RAI, Masi, che come un guerriero Kamikaze a cui non hanno ancora detto che la guerra è finita, esegue gli ordini del capo con la bava alla bocca anche a costo di trovarsi la cittadinanza onoraria dello Zimbabwe e colpisce appena può la trasmissione Anno Zero di Michele Santoro. Possibile non si renda conto che tutti hanno letto le intercettazione dell’indagine di Trani? Cosa deve rappresentasre Berlusconi per uno come questo Masi, se per lui è disposto a sprofondare nel fango e rinunciare ad ogni dignità e reputazione?

In questa situazione di degrado e di crisi cresce di giorno in giorno lo spessore politico della manifestazione di sabato prossimo  a Roma della FIOM, a difesa dei diritti del lavoro, conculcati della nuova strategia di Marchionne, che intende approfittare del berlusconismo per far digerire un ritorno alla relazioni industriali degli anni ’50.

Comprensibile, dal suo punto di vista; meno comprensibile la situazione di stallo e di confusione dell’opposizione parlamentare più numerosa – il PD – il cui segretario si arrotola la maniche della camicia e minaccia sfracelli porta a porta ma è il ruggito di un amministratore di condominio il cui eco non arriva neanche ai più vicino dei suoi collaboratori, ed infatti  arriva l’ordine di non aderire ma partecipare alla manifestazione a titolo personale. Vergogna

Anche Maroni che gioca a fare il Kossiga provocando poco fa con la storia degli incidenti previsti mostra l’importanza crescente della manifestazione , con il crescere della tensione e delle relative strategie poste in essere per approfittarne.

Sempre più cittadini, studenti,lavoratori, popolo viola, disoccupati, grillini, neocomunisti, vendoliani, indignati ed i tanti  senza rappresentanza si avvicinano al corteo del 16 con una nuova speranza unitaria : ritrovare una boccata di ossigeno che faccia ripartire l’opposizione dal basso, mentre nel palazzo decisa la caduta del nano, si prendono le misure del come e del quando finirlo.

Crazyhorse70


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Santa Lucia, il governo si porta via. Rissa tra agenti immobiliari blocca l’Italia da tre mesi…


La rissa tra i due compari, i due fondatori del pdl ha raggiunto il più basso dei livelli in uno scontro tra le più alte cariche. Ora sono andati a fare a botte nelle antille, con personaggi improbabili e barbe finte che neanche nei peggiori film del genere…

Ed il paradosso è che mentre si prendono a coltellate i seguaci di Fini assicurano che la prossima settimana voteranno comunque la fiducia a quel malfattore che usa i servizi deviati e quant’altro oggi aggiungerà Fini nel suo video messaggio nel web.

Il problema è la casa di Montecarlo, prima viene questa e poi l’Italia.

E’ evidente che sia un pretesto per nascondere l’enorme fallimento di questa  destra che ha iniziato a governare tra le fanfare gli applausi ed  i 100 parlamentari in più ed ora è ridotta alla compravendita degli ascari per sopravvivere.

L’importante è che di questa incredibile debacle non si parli: non solo i giornali di famiglia ( Libero, Il Giornale, Panorama, Chi e tanti altri…) ma anche i giornali “veri” , tutti o quasi accodati a seguire la campagna meschina sui 60 mq disputati, uno  scontro di potere tra il camerata Fini ed il duce Berlusconi ridotti ad una rissa tra agenti immobiliari.

L’unica domanda a cui Fini dovrebbe rispondere è questa: cosa aspetti a sfiduciare Berlusconi che consideri un pericolo grave per la democrazia?

Ma il problema non è solo sottolineare il male delle destre ed il loro lento tramonto, bensì costruire una alternativa che li mandi al più presto a casa.

E questo va fatto subito, sia se ci sarà il conto alla rovescia per le elezioni di marzo, sia che il nano si travesta da Andreotti e galleggi ancora per un po’ nei liquami da egli stesso prodotti.

Il problema è il PD.  Diviso tra guardoni , autolesionisti ed inciucisti , non riesce a gestire neanche il blocco sociale che , un po’ dimagrito, gli deriva dall’essere stato PCI.

Prima o poi dovremmo affrontare questo argomento, partendo dalla constatazione che mai nella storia si sono avuti progressi, riforme o alcunchè di avanzato avendo come motore il PCI. Le iniziative ( dalle riforma agrarie nel mezzogiorno, allo statuto dei lavoratori, alla riforma del diritto di famiglia, al divorzio e l’aborto ed ogni altra conquista ) hanno sempre visto i dirigenti del PCI protagonisti ultimi e meri certificatori delle lotte altrui.

Sono sempre stati trascinati da questo o quel movimento, da questa o quella pressione della base. La base del PCI, a cui riconosco una grande generosità di militanza e passione,  la vera  protagonista dei cambiamenti, spesso senza l’appoggio del partito.

Io sono anarchica, ma la storia non ha nascondigli e va riconosciuta e raccontata per quel che è.

Qualcosa del genere a quanto sta accadendo oggi, auspicabilmente.

Molti, anche a sinistra,  si stanno appassionando ai metri quadri di Tulliani, con una attività guardonistica che sfocia nell’onanismo della sconfitta annunciata.

C’è invece  qualcuno fra coloro che si dicono di sinistra pronto a mettere sul tavolo le questioni serie del lavoro, della scuola, dell’acqua, delle energie rinnovabili, dei rifiuti che rispuntano da sotto il tappeto, della mafia che investe indisturbata, delle tasse sui salari che vanno tagliate?

C’é qualcuno di costoro dell’opposizione graziosa a sua maestà, pronto a lasciare l’aula quando il banana farà il suo famoso discorso a fine mese?

C’é qualcuno che si dice di sinistra pronto a condurre seriamente la battaglia del salario minimo garantito ?

L’unica nota positiva è questa della manifestazione del 16 ottobre 2010 lanciata dalla FIOM, ripresa dala parte più consapevole del popolo viola che ha spinto per l’appello di  Micromega :  l’esigenza di riunire le lotte a difesa della Costituzione con quelle operaie è insopprimibile e il non averlo capito dimostra il grave limite di una parte del Popolo Viola, che indulge in un atteggiamento piccolo borghese ed autoreferenziale, più interessato ai media che ai contenuti, forse determinato a sterilizzare gli entusiasmi, alla mera conservazione di un serbatoio di voti per il PD.

Ma come ho spiegato prima, niente si è ottenuto nella storia senza prendere a calci nel sedere il corpaccione dell’ex PCI, un elefante rigico e lento, oggi magari un elefantino, che arriva per ultimo ed ha la tendenza a sedersi sopra le conquiste ottenute dal sacrificio altrui.

Dai morti di Reggio Emilia in poi.

Rosellina970


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Pomigliano, prove tecniche di terzomondizzazione

La drammatica vertenza che coinvolge i lavoratori dello stabilimento FIAT di Pomigliano D’Arco rappresenta il caso più clamoroso ed emblematico di lotta di classe degli ultimi anni in Italia. E’ una vicenda paradigmatica, destinata a cambiare le relazioni industriali nel nostro paese. Essa dimostra che ogni sacrificio da parte dei lavoratori non serve a conservare il lavoro, ma consente solo al capitale di estendere i sacrifici ai lavoratori di tutto il mondo e ad imporne di nuovi con la scusa di dover reggere la concorrenza.

Al di là dell’esito referendario, della vittoria dei “sì” che non è stata affatto plebiscitaria, sebbene tale risultato si possa definire come una “vittoria di Pirro”, in realtà hanno perso gli operai. Nella “proposta di accordo unilaterale” avanzata da Marchionne e firmata dai sindacati filo-padronali, affiora un’arroganza da vecchi industriali ottocenteschi. Per realizzare il massimo profitto, la Fiat intende “derogare” su ogni regola: leggi, contratti, Statuto dei Lavoratori, Costituzione. La vicenda di Pomigliano rischia di imporre l’idea che l’unica soluzione alla crisi sia accettare la logica del ricatto aziendale: lavori se rinunci al salario sottraendo occupazione ad altri lavoratori; sopravvivi se rinunci ai diritti e alla democrazia. In tal senso Pomigliano rischia di “fare scuola” segnando lo spartiacque delle “nuove relazioni industriali”.

Di fronte alla crisi internazionale la risposta della FIAT è un preciso disegno strategico che punta alla terzomondizzazione del lavoro in Italia, ossia ad una crescente intensificazione dei ritmi e dei tempi di lavoro, ad una completa precarizzazione dei diritti e delle tutele sindacali, delle retribuzioni salariali, delle condizioni di sicurezza e di vita degli operai italiani. Dopo aver dissanguato i lavoratori polacchi, la FIAT pianifica il rientro in Italia di una produzione automobilistica che era stata trasferita all’estero negli anni scorsi, malgrado le generose sovvenzioni elargite alla FIAT da parte dello Stato italiano, cioè denaro pubblico versato dai cittadini e contribuenti del nostro paese.

In una lettera inviata ai colleghi di Pomigliano da un gruppo di lavoratori della FIAT di Tychy, in Polonia, si legge testualmente: “La FIAT gioca molto sporco coi lavoratori. Quando trasferirono la produzione qui in Polonia ci dissero che se avessimo lavorato durissimo e superato tutti i limiti di produzione avremmo mantenuto il nostro posto di lavoro e ne avrebbero creati degli altri. E a Tychy lo abbiamo fatto. (…) Adesso stanno chiedendo ai lavoratori italiani di accettare condizioni peggiori, come fanno ogni volta. A chi lavora per loro fanno capire che se non accettano di lavorare come schiavi qualcun altro è disposto a farlo al posto loro. (…) E’ chiaro però che tutto questo non può durare a lungo. Non possiamo continuare a contenderci tra di noi i posti di lavoro. Dobbiamo unirci e lottare per i nostri interessi internazionalmente. (…)”

La vertenza di Pomigliano D’Arco riassume gli effetti della crisi che attraversa l’economia mondiale. L’attuale recessione non è un episodio accidentale, ma una crisi strutturale di portata planetaria, causata dall’eccessivo sviluppo delle forze produttive, è una crisi di sovrapproduzione accentuata e accelerata dalla saturazione progressiva dei mercati internazionali: finora si è prodotto in quantità eccessiva sfruttando troppo i lavoratori, che si sono impoveriti in modo crescente e sono destinati ad impoverirsi ulteriormente. E’ una crisi che si spiega in virtù del divario tra la crescente produttività del lavoro e la declinante capacità di consumo dei lavoratori. In altri termini gli operai producono troppo, al punto che non si riesce a vendere quanto essi producono. E’ la radice delle contraddizioni del capitalismo, riconducibile alla sua tendenza intrinseca alla sovrapproduzione e all’incapacità di realizzare il profitto insito nelle merci prodotte.

In questo quadro l’azione dei governi non fa che assecondare il gioco e gli interessi delle forze capitalistiche. Infatti, le politiche di liberalizzazione selvaggia attuate dai governi avvicendatisi negli ultimi anni, procedono senza sosta, malgrado aumenti la consapevolezza che esse favoriscono il predominio degli interessi dei grandi potentati economici, delle banche e delle società finanziarie, ad esclusivo discapito dei lavoratori.

Impresa, mercato, produttività, profitto, non sono mai stati termini asettici o neutrali, ma hanno sempre definito affari e poteri concreti, persone in carne ed ossa. Invece, oggi tali interessi privati vengono esibiti come il bene comune della società. La contraddizione centrale è ancora quella che contrappone l’impresa capitalistica al mondo del lavoro. I lavoratori devono prendere coscienza che il vero problema risiede nel costo del capitale, nell’inasprimento delle condizioni di sfruttamento e nell’aumento del lavoro straordinario, nella crescente precarizzazione delle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori, insomma nel sistema dell’alienazione capitalistica del lavoro operaio.

Negli ultimi mesi, gli effetti della recessione hanno spinto molti lavoratori, esposti alla minaccia dei licenziamenti, ad intraprendere forme di protesta. C’è l’operaio che tenta il suicidio perché non riesce ad arrivare alla metà del mese, ma ci sono anche casi di operai ribelli che scelgono di lottare strenuamente contro la crisi, che i padroni tentano di far pagare ai lavoratori. Contro i nuovi attacchi perpetrati dal sistema mafioso della FIAT, occorre far sentire tutta la solidarietà del proletariato italiano ed internazionale verso le iniziative di lotta intraprese dagli operai di Pomigliano, sottoposti all’ennesima criminalizzazione da parte della Fiat e dello Stato suo complice. E’ urgente schierarsi a fianco degli operai che lottano contro la crisi e lo sfruttamento in fabbrica, per non essere più vittime dell’ennesimo inganno perpetrato da governo, padroni e sindacati.

Lucio Garofalo


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Controinformazione a 4 mani sulle ultime magagne del governo: superpost estivo con notizie , commenti, rabbia, musica e “sottile” ironia … 2° parte

INNSE – MILANO – La INNSE di Milano, acquistata dal gruppo Camozzi di Brescia dopo una estenuante trattativa durata 15 ore, riprenderà la produzione il 1° ottobre. .

operaioin lottaIo credo che il merito della vittoria , se tale sarà, vada solo ed esclusivamente ai lavoratori che con tenacia hanno creduto e lottato e poi vinto.

Merito anche alla FIOM che con Rinaldini e Cremaschi si è schierata compatta coi lavoratori. Questo è il sindacato che vogliamo. Loro i padroni fanno la lotta di classe contro di noi non vedo perché noi dovremmo abdicare .

Quando il sindacato non concerta,  non cogestisce,  non fa la casta, non piazza i suoi nel CDA ,  vince .

Quando fa il sindacato cioè tutela gli interessi reali dei lavoratori e non i propri interessi partitici,  vince.

Torba di Gramigna

ps . ultima ora :

sette operai su di una torre del CIM a Marcellina, 4o KM da Roma resistono già da 48 ore ” faremo come la INNSE

in loro onore e solidarietà metto il video di Pablo, vecchia canzone di De Gregori

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ROMA – Il dibattito politico di agosto si infiamma sulle gabbie salariali dopo l’ok di Berlusconi alla Lega. Dopo i razzisti della Lega Nord, anche Berlusconi nel suo primo giorno di ferie riprende la questione dell’instaurazione delle famigerate ‘gabbie salariali’”.

Altre stupidaggini per distrare l’attenzione e crearsi precedenti per ricattare scelte successive sui fondi da stornare al nord.

Infatti, l’ultimo annuario Istat, riferito al 2008, racconta una storia diversa. Il reddito medio equivalente delle famiglie in tutte le regioni del Mezzogiorno risulta inferiore al dato nazionale. In Calabria è inferiore del 29,7 per cento, in Basilicata del 29,6 per cento, in Sicilia del 28,5 per cento, in Puglia del 20 per cento. Il reddito medio è di 30.500 euro al Nord e di 22.400 al Sud.

Le differenze dei prezzi tra Nord e Sud sono reali, anche se poi si scopre che i prezzi di alimentari, abbigliamento e arredamento nel Mezzogiorno sono quasi equivalenti (3 per cento in meno) a quelli del Nord e che addirittura la benzina, al Sud pieno di raffinerie, costa il 2 per cento abbondante in più. Un mutuo per la casa o un finanzi amento all’impresa continua a restare più caro al Sud, con tassi superiori a quelli concessi al Centro-Nord. Inoltre i  decerebrati minorati della lega dimenticano la carenza di infrastrutture e servizi nel Mezzogiorno aspetto che, infatti, fa aumentare il costo della vita.

Anche pericolosi organi comunisti di informazione della Confindustria e di Bankitalia si mostrano scettici, portando dati precisi.

Bankitalia, busta operaio al Sud -15% ROMA – La busta paga di un operaio dell’industria al Sud è, in media, ‘piu’ leggerà di un 15% rispetto a un collega del Nord mentre un impiegato meridionale del settore industriale guadagna anche il 22% in meno. Le divaricazioni Nord Sud emergono nei reporti di Bamkitalia che evidenziano come i salari al Sud siano inferiori del 15% a quelle del nord E un mutuo per la casa o un finanziamento all’impresa continua a restare più caro al Sud, con tassi superiori a quelli concessi al Centro-Nord.

Inoltre tale scemenza oltre che iniqua ed ingiustificata è anche stupida ed autolesionistica perche’ porterebbe nel sud ad una drastica riduzione dei consumi di prodotti in larga parte prodotti al Nord, creando cosi’ un pericolosissimo circolo vizioso meno consumi, meno produzione, meno occupazione.

Lo stesso articolo 36 della Costituzione, prevede una retribuzione per il lavoratore proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro e non ad altri fattori di incerta catalogazione e verifica.

Senza dimenticare  che la disoccupazione nel meridione tocca livelli molto più elevati: generalmente con un normale stipendio vive un nucleo familiare piuttosto numeroso.

Ma non é meglio che si vadano a fare un bagno questi scemi razzisti invece di straparlare tutti i giorni?

Crazyhorse70

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Prendiamoci le badanti e diamo in cambio per ognuna di loro 10 leghisti

E’ proprio vero che la lotta di classe non va mai in vacanza

Lo sapete ora quanto costa regolarizzare una badante? 500Euro, giustificabile solo con l’odio, il disprezzo, lo stivale del più forte libero di schiacciare il più debole.

La retorica antitasse leghista evidentemente non vale quando bisogna accanirsi con le moldave e le ucraine che puliscono il culo ai nostri vecchi. Le badanti possono pagare, su di loro lo stato ha il diritto di vessare, per loro le tasse non sono un furto. In provincia di Ancona hanno messo sotto sequestro la villetta a schiera di una coppia di novantenni per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Colpirne uno per educarne cento.

Contro di voi fascisti e leghisti nessuna tregua, mai.

Torba di Gramigna

Ascolta e canto con me i figli della stessa rabbia

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Come sono le donne della destra: così

Ecco un esempio di una donna di destra che è arrivata al successo per meriti , come la Gelmini e la Carfagna per silvioe pascaleintenderci

«Se abbassi la mutanda si alza l’auditelle…» canta Francesca Pascale, solo ieri show girl in cerca di fortuna, poi fotografata all’aeroporto di Olbia in partenza per Villa Certosa, e oggi politica in ascesa, nientedimeno che responsabile provinciale Pdl allo spettacolo e sport della Provincia di Napoli. «Ora sogno Montecitorio…

GUARDA IL VIDEO DI «TELECAFONE»

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Ed ora un pò di risate per esorcizzare questo periodo di …cacca

L’idea di Salvini : metti i nemici su Facebook

di Francesca Fornario

Prosegue lo scontro sulle gabbie salariali proposte dalla Lega per alzare gli stipendi al nord. Il Vaticano affida alle parole di Monsignor Fisichella una critica durissima: «Dividere il paese in un’Italia del nord e una del sud è un grave errore perché, a quanto ci risulta, la Terra è piatta». Contrari anche i sindacati. Guglielmo Epifani della Cgil e Raffaele Bonanni della Cisl stavano per esprimere un parere unanime quando se ne sono accorti e si sono accapigliati per stabilire se fosse migliore il romanzo di Scurati o quello di Scarpa, pur ammettendo di non avere tempo di leggerli. La Lega incassa le polemiche e rilancia: per motivare gli elettori in vista delle regionali, deve imbarcarsi in nuove crociate. Dopo gli stranieri e gli stipendi del sud, La Padania si scaglia contro i bagnini, i diabetici, i Dik Dik, le begonie e l’eye liner, mentre Matteo Salvini presenta un rivoluzionario progetto di legge che consentirà agli utenti di Facebook di aggiungere nuovi nemici. Per il ministro Zaia le gabbie salariali sono il primo passo di una più organica riforma del lavoro ispirata al testo di riferimento del federalismo, «Asterix il Gallico»: «La riforma sarà completa quando gli operai del nord-est berranno una pozione magica»………….

Continua qui

12 agosto 2009