LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse


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Morte della Repubblica: dalla mignottocrazia al fascismo tollerato, poco poco, piano piano..

Mignottocrazia

E. Romano mentre canta " Meno male che Silvio c'é " ad una riunione di "papisti" 

Emanuela Romano, una delle protagoniste dei festini del premier, si occuperà di lavoro e industria a Castellammare di Stabia. «Sono un tecnico», assicura lei. “L’espresso” l’aveva fotografata con le amiche in Sardegna mentre mano nella mano col premier passeggiavano per il parco della villa.

Alla fine, dopo tanto penare, è arrivato un incarico anche per lei, l’ultima della “Papi girl” partenopee ancora senza poltrona.

A proposito di collaboratrici del premier: vi ricordate la storia delle infermiere pelviche che si disputavano la maggiore competenza nelle arti amatorie orali? ( vedi qui ed ancora prima qui)

La notizia apparsa sul giornale francese ( Le Nouvel Observateur edizione del 06/08/2009 ) specificava trattavasi di iniezioni di  Cantaridina e di come la Gelmini lasciasse il passo alla più  esperta Carfagna. Quelle intercettazioni furono trascritte e girarono tutte le redazioni dei giornali d’Italia, ma nessuno ebbe il coraggio di pubblicarne il testo per paura della reazione del pagliaccio dittatore di Arcore.

Anche perché ci fu un giovane studente che nel suo blog pubblicò una trascrizione che successivamente dichiarò inventata per fini satirici, ma che sembrava proprio reale e che fece venire il dubbio a moltissime persone.
Il giovane blogger fu querelato, blog chiuso ed ebbe parecchi guai che probabilmente ancora oggi sta passando.

Voglio segnalare quindi che almeno in questo caso nessuno in Italia ha avuto il coraggio di trascrivere quelle intercettazioni, neanche i più combattivi antiberlusconiani…

Un po’ di fascismo che male fa…

“La tolleranza illimitata – scrisse il filosofo liberale e antifascista Karl Popper – porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi”.

Karl Popper non Carlo Marx.

Voglio riferirmi a quel gruppetto di intellettuali di sinistra tra cui Ritanna Armeni e Sansonetti che hanno voluto non far mancare la loro solidarietà ai 400 fascisti che il 7 maggio si sono riuniti nella manifestazione nazionale svoltasi a Piazza della Repubblica a Roma.

A parte il flop megamegagalattico di questi giovani fascisti del terzo millennio  – dovevano essere cinquemila mentre a mala pena nascondevano la vista dell’entrata della chiesa prospiciente , coprendo solo uno spicchietto della piazza  – va detto che tale gentaglia  si dichiara ribelle ed anticonvenzionale ma si sono fatti appoggiare ed accompagnare dal questore da ben 32 parlamentari del PDL e dal sindaco fascista di Roma per ottenere di poter sostare in un sit in che ha comunque insozzato l’immagine di Roma medaglia d’oro della resistenza per un paio d’ore.

Poi la paura della reazione antifascista li ha troppo spaventati e sono tornati in fretta nelle fogne… a casa insomma.

Ma è sul punto del diritto a manifestare che mi soffermo.

«Il diritto di manifestare liberamente e pacificamente è una pietra angolare della democrazia: deve essere difeso e garantito sempre, indipendentemente dal giudizio che si dà sui contenuti o sui promotori delle singole manifestazioni. Pertanto riteniamo grave e ingiustificato l’aver vietato il corteo del Blocco studentesco del 7 maggio, nonostante la distanza che ci separa da quella organizzazione e chiediamo che quel divieto venga tempestivamente revocato».

A cui sono seguite le firme di:

Ritanna Armeni – giornalista e scrittrice
Angela Azzaro
– giornalista de Gli Altri
Massimo Bordin
– direttore Radio Radicale
Andrea Colombo
– giornalista e scrittore
Lanfranco Pace
– giornalista La 7 e Il Foglio
Piero Sansonetti
– direttore de Gli Altri
Gian Luca Minotti
– scrittore
Massimo Ilardi
– professore di sociologia urbana all’Università di Camerino
Paola Tavella
– giornalista del settimanale femminile del Corriere Io Donna
Alberto Abruzzese
– professore ordinario di sociologia
Rita Bernardini
– deputata Partito Democratico
Paola Concia
– deputata Partito Democratico
Carlo Grassi
– professore Università Iuav di Venezia
Guido Allegrezza
– esponente di Sinistra ecologia e libertà.

Ma come si fa a considerare legittima una manifestazione che – come hanno ricordato recentemente tutte le realtà democratiche e antifasciste di Roma, a partire dall’Anpi – vìola una serie imponente di leggi del nostro ordinamento e addirittura lo spirito profondo, oltre che il dettato, della nostra Costituzione?

La democrazia è una cosa seria, non è banalmente il libero confronto tra opinioni diverse. Nel nostro Paese la democrazia è stata il prodotto di una guerra (di liberazione, di classe, civile) contro l’occupante nazifascista e contro un sistema di disvalori che ha coinciso con la barbarie più acuta della nostra storia contemporanea.

Sono loro che si definiscono fascisti del terzo millennio, loro che inneggiano a Salò, al ventennio, al duce e che fanno manifesti con le squadristi del ’22 definendoli la squadra del cuore.

Sono loro che quel giorno hanno strillato questa parola d’ordine  “partigiani infami, noi sacerdoti fascismo»

Dobbiamo vigilare, talvolta  anche rileggendo la legge Scelba: «Art. 5 – Manifestazioni fasciste – Chiunque, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ovvero di organizzazioni naziste è punito con la pena della reclusione sino a tre anni e con la multa da 400.000 a 1.000.000 lire . Il giudice, nel pronunciare la condanna, può disporre la privazione dei diritti previsti nell’art. 28, comma secondo, numeri 1 e 2, del codice penale per un periodo di cinque anni».

Impedire che i fascisti oggi propagandino i loro deliri è un obbligo democratico. Schierarsi in loro difesa è un errore clamoroso. A furia di frequentare salotti televisivi ed isole dei famosi l’esercito degli utili idioti si allarga: da Pansa a Sansonetti, da Violante ad Armeni sempre più equivoci personaggi ormai non più persone si affacciano alla ribalta del mercato televisivo arcoriano.

Che vergogna, questi squallidi personaggi collaborano alla mutazione genetica della nostra democrazia.

Accompagnati dal loro finto buon senso e dalla loro arrendevolezza, sempre più ci svegliamo la mattina senza riconoscere più niente di familiare intorno a noi.

E’ vero che dal letame nascono i fior ma se nessuno semina più nulla il letame ci sommerge, poco poco, piano piano…

Rosellina970


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Sessismo e ricerca scentifica, femminismo e maschietti più o meno evoluti…

8 marzo, riprendiamo le trasmissioni dopo aver smaltito un altro 8, l’8 settembre del regime berlusconico.

Lo so che la situazione è grave senza essere seria, per colpa del contesto abulico che pervade l’homo italicus, ma non possiamo fidarci, già altre volte nella storia lo zoccolo duro di questo strano popolo ci ha pian piano infilato nel fascismo, tranne poi tirarsene fuori in extremis, anzi fuori tempo massimo, grazie al sacrificio di pochi.

Che dire : da domani quando arrivo tardi per prendere un treno minaccerò la marcia su Roma e pretenderà anch’io un decreto che interpreti gli orari dei treni. Il papi farà tornare indietro il treno alla stazione perchè sono del popolo delle libertà e faccio quel che cazzo mi pare….

8 marzo dicevo, troppa carne al fuoco quindi  dirò solo alcune cose sparse e disordinate.

Sicuro è che siamo tornati indietro nel tempo anche sul sessismo e se fino a qualche anno fa si discettava sulla stanchezza di certi riti e sugli errori del femminismo ora forse è il caso di recuperare zitte zitte un po’ di antiche consuetudini visto che pian piano ci stiamo infilando nel futuro…degli anni ’50.

Talvolta il sessismo si nasconde dietro la ricerca pseudoscentifica : alcuni Ricercatori italiani avrebbero dimostrato che una debole corrente elettrica può modificare il senso morale e che quindi “la capacità di distinguere il bene dal male è «manipolabile» nelle donne , di cui in tal modo si sarebbe provata la maggiore emotività“-

Saremmo dunque delle pericolosissime mine vaganti, una volta ci chiamavano isteriche, uterine, mestruate. Secoli dopo la misoginia si traveste di nuova scientificità e ci ripropone la solita noiosa solfa.

Sarà per questo che le donne che conosciamo sono dure e razionali e che non si scompongono mai di fronte a niente (incidenti con i bambini, la ruota che scoppia, emergenze sul lavoro) mentre gli uomini alla prima difficoltà non fanno altro che uscire di testa e bestemmiare?

La donna che piace a questi maschietti del terzo millennio è sempre più o meno la stessa: è prevista qualche variazione sul tema ma lo spartito te lo danno loro.

Agli uomini al vertice non piace la donna protagonista, ambiziosa, sicura di sé, che vedono come rivale e amano circondarsi di spalle o di caratteriste.
La candidata preferita dai vertici è quella che sostanzialmente avalla la linea del capo, è dissidente, ma solo sulle questioni secondarie, un esempio eclatante è la Serracchiani, che è vestita da pasionaria, ma fondamentalmente rispecchia la linea dei vertici.
Praticamente è dissidente ma pascola nel giardino del re.

Agli uomini in generale non piace la donna che sia protagonista, brava e forte professionalmente, anche perchè poi a casa potrebbe avere  le stesse identiche pretese del maschietto: e no eh? Deve scegliere, altrimenti c’é confusione di ruoli. Altrimenti il tipo perde le proprie  certezze e si sà che poi a letto non rende. Povero cucciolo…

Quindi o maschietti egoisti e prepotenti ma , quando gli va, capaci ancora di fare sesso oppure perfetti “essere femministici“, gradevoli e comprensivi che però poi si stressano e si asessualizzano e non ti cercano nè ti desiderano più. Però  quanto ti rispettano e come ti capiscono…

E’ il vostro di mondo ad essere complicato e contraddittorio. Prendiamo  Lucio Garfalo, che fa oggi un post che è un compitino perfettino ed un po’ ipocrita.

Dopo un cappello politicamente corretto e generico egli  descrive la femminilizzazione della scuola come un problema,  dato lo scarso impegno delle donne italiane  nelle lotte, forse – bontà sua –  distratte da altre cose.

Conclude dicendo che il suo non è un atto di accusa, che egli capisce e comprende ma vuole stimolare…

Lucio, prima dici che le donne rifuggono dall’impegno politico e prefessionale a scuola – cosa che poi  non mi risulta, comunque… –  poi chiarisci che la tua non è una critica ma uno stimolo, così indulgendo nel  più bieco ed antico paternalismo.

Però sorvoli superficialmente sui motivi e d’un tratto le tue analisi in genere articolate risalgono in superficie e diventano banali, liquidando in due righe (  ( ” Pertanto, le insegnanti che sono anche mogli e madri non hanno molto tempo, né voglia per dedicarsi ad attività sindacali e sociali, e tantomeno per occuparsi di politica.” ) tutta una serie di problematiche che evidentemente non ti appartengono.

E sì perchè fai finta di non sapere quali e quante altre cose possano aver fatto quel giorno le tue colleghe.

Caro maschietto evoluto e di sinistra,  anche tu non hai capito un cazzo: le donne nella scuola sono spesso il motore e non solo numerico: inoltre,  la crisi delle lotte e dell’impegno è trasversale ai sessi.

E poi quando e se colpisce di più le donne la tua sensibilità politica non ti suggerisce una domanda:  perchè ?

Forse c’entra il fatto che se non hai il maggiordomo e l’autista la  mattina all’alba inizi a sbatterti  coi bambini e le faccende di casa, poi accompagnarli a scuola e tutto il resto,  con la prospettiva di doverlo fare ogni giorno e per molto tempo? Forse c’entra il fatto che quando stai a scuola spesso i tuoi pensieri si concentrano su altre cose meno “nobili” ,  tipo pensare che la sera dovrai ricominciare ed ancora darti da fare ?

Insomma, dimmi Lucio,  perchè costoro dovrebbero avere tutto questo entusiasmo ad impegnarsi ?  Forse avranno in testa e nel corpo i segni di questi altri impegni, impegni che quelli come te magari non hanno, impegni per i quali quelli come te possono esser liberi invece di pensare solo al lavoro, magari di inventarsi un bell’articolo paternalista e di “stimolo alle donne” …

Insomma caro il mio compagnuccio: finchè non applicherete l’art. 3 , seconda comma della costituzione ( uguaglianza sostanziale) e rimuoverete gli ostacoli che impediscono una reale partecipazione ( questo dovrebbe essere il compito della sinistra, o sbaglio?) piantatela di fare i paternalisti e di stimolarci all’impegno, perchè trattasi di ipocrita e pelosa superficialità…

Questo per i maschietti evoluti, figuramoci per quelli che ancora no. Quelli che hanno nel Papi un vero e proprio mito

Il femminismo del PDL, io lo chiamo il femminismo da harem (di per sé affascinante come fenomeno), invece si riassume nel concetto che tutte le donne hanno il diritto di essere belle e di far parte di una corte di lusso.

La donna deve essere giovane o giovanile, bella e disponibile, stupida o sembrare tale. La donna deve essere rassicurante, non agitare tematiche che potrebbero turbare i telespettatori, ma soprattutto seguire per filo e per segno i dettami di poteri che stanno sopra di lei. Una donna bravina, non eccezionale, che non si specializza autonomamente nei dossier, che non esprime una propria linea, ma sposa in toto la linea del capo e vota secondo le istruzioni che arrivano dagli esperti. L’ideale per il potere che agisce dietro le quinte.

Poi se vuol salire di grado, il discorso cambia e  dopo aver fatto calendari ( Carfagna, Mussolini e socie) deve essere in grado di fare iniezioni pelviche come nessuno…

Nessuno troverà mai da quelle parti una Margherita Huck, una Menapace, una Rosy Bindi o una Finocchiaro…e non ho detto Rossana Rossanda, ma, per dire,  Lilli Gruber…

Rosy


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IN OCCASIONE DELL’8 MARZO: UNA RIFLESSIONE SU FEMMINISMO E FEMMINILIZZAZIONE NELLA SCUOLA ITALIANA

Riprendiamo le trasmissioni oggi 8 marzo pubblicando due post  adatti all’occasione. Il primo è questa riflessione di Lucio Garofalo, il secondo che lo segue è di Rosellina ed è in parte anche una risposta al primo.

La Conoscenza rende liberi.

Probabilmente, occuparsi oggi di un tema vasto e controverso come il “femminismo” potrebbe apparire demodé nel senso che, per quanto si possa sollevare un problema reale ed oggettivo, l’approccio rischierebbe di essere  superato e scorretto in partenza.

Non c’è dubbio che diversi segnali attestano che l’uguaglianza tra i sessi rappresenta un traguardo ancora distante quando si tratta dei ruoli decisionali, benché la presenza femminile in molti settori lavorativi sia in costante aumento. E’ innegabile come in tutti gli ambiti lavorativi e sociali i maschi detengano e difendano a denti stretti le posizioni di maggior prestigio e potere. La discriminazione diventa un dato più evidente nel campo della politica, soprattutto ai vertici del potere. Infatti, tranne rare eccezioni, i “boss” dei partiti politici più importanti in Italia sono quasi tutti elementi maschili. Ciò è vero anche per gli ambienti della cosiddetta “sinistra radicale”, compresa Rifondazione comunista, i cui quadri dirigenti sono stabilmente in mano agli uomini.

Nel contempo, laddove esiste una netta prevalenza femminile, come nel settore della scuola, il rapporto di potere è rovesciato: infatti, sono in aumento i dirigenti scolastici donna. Tuttavia, a riguardo mi sono formato alcune convinzioni che, all’apparenza, potrebbero risultare invise alle più accese “femministe”. Mi riferisco alla realtà della scuola italiana, soprattutto a livello dei primi ordini di scolarità: scuola dell’infanzia, scuola primaria e secondaria di I grado. In tale contesto la femminilizzazione è un dato dominante. Si pensi alle scuole materne, laddove gli elementi maschili sono completamente assenti, o alle scuole elementari, dove i maestri costituiscono una netta minoranza. Ebbene, sono convinto che uno tra i principali problemi della scuola italiana (non l’unico, è ovvio) sia rappresentato dall’eccessiva femminilizzazione.

Mi spiego meglio. Altrove, ad esempio in Francia o in altri stati europei (in particolare nei paesi scandinavi) la presenza maschile è più consistente e, in alcuni casi (si pensi alla Norvegia), è addirittura massiccia. La ragione si intuisce e si spiega facilmente. In tali paesi gli emolumenti assegnati agli insegnanti sono più appetibili e convenienti, per cui gli uomini aspirano in maggior numero ai posti di insegnamento, a differenza del nostro paese, dove gli stipendi retribuiti alla classe magistrale sono a dir poco indecenti.

Ebbene, lo scarso valore economico riconosciuto alla professione docente in Italia, deriva almeno in parte dalla eccessiva femminilizzazione nella scuola. Infatti, le donne che insegnano sono nella quasi totalità madri e mogli, impegnate ad attendere alle faccende domestiche e accudire la prole, relegate in ruoli marginali rispetto ai coniugi, che magari svolgono funzioni più vantaggiose e remunerative sul piano economico.

Pertanto, le insegnanti che sono anche mogli e madri non hanno molto tempo, né voglia per dedicarsi ad attività sindacali e sociali, e tantomeno per occuparsi di politica. Per le medesime ragioni, quando si tratta di lottare e rivendicare i propri diritti, ottenere miglioramenti nella propria condizione lavorativa, le insegnanti (mogli e madri) tendono a sottrarsi e disimpegnarsi in modo decisivo, per cui il potere contrattuale della categoria si è ridotto progressivamente. Non a caso le adesioni agli scioperi nel comparto scuola sono più basse rispetto ad altri settori, laddove la presenza maschile è più alta. Si pensi ad esempio all’industria metal-meccanica o ad altri ambienti di lavoro.

Il mio non è un atto d’accusa nei confronti della presenza femminile nella scuola e nella società italiana, anzi. Il mio intento è esattamente quello di ridestare le coscienze assopite delle donne, distratte da troppi impegni familiari e di altro tipo, siano esse insegnanti, madri e mogli, siano esse indipendenti, perché la liberazione della società passa anche attraverso l’emancipazione effettiva delle donne da una condizione di marginalità e subalternità a cui ancora sono costrette nella società italiana, in vari ambiti professionali, ma ancor più sul versante del potere politico decisionale.

Lucio Garofalo