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L’anomalia della sinistra e lo stato delle cose

Oltre alla anomalia berlusconi di cui abbiamo detto già detto in modo esaustivo, occorre occuparsi anche della anomalia sinistra.

Per questo motivo propongo questa riflessione sul risultato elettorale, non per aprire di nuovo la discussione iniziata da cavallo pazzo la sera dello scrutinio, ma per evidenziare piuttosto lo stato d magma indistinto in cui versa la sinistra, incapace di intercettare la grande disaffezione elettorale.

Il primo partito d’Italia è il PDA, partito dell’astensione, cioè di quelli che non riescono più a tollerare né il Pd né il Pdl, e conta il 36% degli elettori.
Ad essi si devono aggiungere quelli che hanno dato scheda bianca o nulla, voti persi di cui il Viminale è sempre restio a comunicare i numeri ma che nella sola Campania riguarda ben l’8,4% dei votanti.

In un paese normale, vuoi o non vuoi, è l’opposizione che fisiologicamente fa cassa in elezioni come queste. E’ l’opposizione che intercetta buona parte della disaffezione.

Da noi non è successo: dai motivi di questo insuccesso dobbiamo ripartire. Si dice sempre talvolta con demagogia, che occorre stare tra la “ggente” ;   bene,  mai come ora tale assunto è vero ed è anche da mettere in  atto velocemente altrimenti andrà  in porto la vecchia idea berlusconica di avere dentro la destra sia il  governo che l’ opposizione, sia il partito di lotta che il partito delle istituzioni, protestatari e goverantivi, tutti dentro.

Vi ricordate il presidente operaio, avvocato, imprenditore, casalinga , garagista, infermiere, posteggiatore ecc, ecc.?

Tra lui e la Lega e Fini stanno occupando tutto lo scibile politico e la sinistra diventa museo delle cere.

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Berlusconi ha perso le elezioni e la sinistra non ha vinto. Questo è il dato di fatto. Dal risultato del 37,4% delle politiche del 2008 il PDL è passato al 26,7%. Quando si perde il 10,7 % dei voti significa che si è perso.  Riferirsi alla vittoria dell’ alleato Lega Nord e spacciarla come propria vittoria è la cosa più stupida che esiste e Berlusconi,  che non è stupido,  lo sa bene;  non ha dietro di sé  il vantato partito del 38% dei sondaggi, ma un magro partito del 26,7% (tra l’altro molto litigioso al suo interno al punto di non mettersi d’accordo sui candidati da presentare nel Lazio fino all’ultimo momento),   ora cercherà di attrezzarsi per salvare se stesso,  e marcerà a grandi passi verso la repubblica presidenziale.

La sinistra non ha vinto.  Tranne il caso Vendola in Puglia, per il resto si dimostra incapace di proporre una politica per il Nord ed anche per il Sud dove era stata precedentemente premiata. Rimangono alla sinistra le regioni storiche del centro, dove si registra anche un diffuso scontento  e lo testimonia l’affermazione delle liste del movimento di Grillo.

Nonostante la meno litigiosità della sinistra che abbiamo osservato il 13 marzo, la sinistra continua ad essere un magma fluido che necessita di un processo di unificazione su contenuti essenziali.

Il centro non ha vinto, il partito di Casini è rimasto inchiodato a strette percentuali, il bipolarismo  continua ad avere una maggiore forza attrattiva, e non è stato apprezzato il gioco su più tavoli.

Il partito che non c’è dell’astensione ottiene la percentuale più elevata del 35,80%;  si badi bene che trattasi di percentuale sugli aventi diritto al voto, di conseguenza se si misura il risultato del maggior partito (PDL 26,7%, percentuale sui voti espressi)  e lo si rapporta agli aventi diritto di voto si scopre che le percentuale dei consensi degli italiani a Berlusconi è molto misera;  nonostante tutto marcerà verso il presidenzialismo, e forse avrà come alleato il vincitore di questa ultima partita a carte che è stato Bossi.

Sul perché la Lega ha aumentato i suoi consensi al Nord, si possono fare tutte le riflessioni che si vogliono, ma è certo che una parte di voto popolare che prima premiava la sinistra si è spostato verso la Lega.

francesco zaffuto

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Una volta la sinistra si occupava dello stato delle cose, ed ora?

Alfonso