LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse


Lascia un commento

Il popolo indica un programma per l’alternativa, ma spuntano i soliti tafazzi del tatticismo

Tafazzi alla riscossa. Tira una nuova aria nel paese, eppure non pare che se ne accorgano tutti coloro che dovrebbero.

Infatti quel che accade è evidente :  non si tratta solo , come molti dirigenti della opposizione di sua maestà ritengono, di una crisi interna al berlusconismo che lentalmente e pericolosamente va alla rovina, ma c’è anche qualcosa di più. C’é un popolo della sinistra che si è riaffacciato sulla scena in modo determinante, dalle amministrative ai referendum,  dopo un certo tempo in cui aveva fatto solo capolino.

E già , perchè i prodromi si erano visti fin dalla nascita del popolo viola – non ringrazieremo mai abbastanza coloro che in pochi scommisero su questo miracolo – passando per i movimenti referendari, per le lotte degli studenti e dei ricercatori, per i movimenti dei precari, per la incredibile ed inaspettata marcia delle donne di qualche mese fa.

Quel che manca è la capacità di sintesi dei dirigenti della opposizione, che non ancora consapevoli del messaggio degli  ultimi eventi elettorali, si prodigano a dismisura nello sport delle bastonate sulle palle. Eppure la sintesi non è così  complicata:

1  – Berlusconi ed il suo movimento è in crisi da tempo ed ha subito la definitiva accellerazione verso la fine.

2 – In questa fase puo’ compiere guai inenarrabili che possono bloccare il paese per decenni, sia dal punto di vista istituzionale che economico

3 – Occorre immediatamente far precipitare le cose verso nuove elezioni ed esiste attualmente una alternativa già verificata ed indicata dagli elettori e dai movimenti ( il risultato del referendum è un programa  politico per la sinistra) che va dal PD, all’IDV, a SEL e dalla sinistra comunista.

La legge elettorale porcata fa schifo ma se per cambiarla dobbiamo mandare a rotoli la alternativa ed inciuciare con Casini e Fini è meglio votare così.

Gli ultimi dati dell’istituto Demos danno  il centrosinistra nella formazione “classica” (PD, Idv, Sel) al 46,1%, avanti di ben 7,5 punti rispetto alla coalizione avversaria. Uno scarto di questo tipo permetterebbe probabilmente la formazione di una maggioranza solida anche al Senato, simile a quella che possedeva il centrodestra subito dopo il risultato del 2008.

A Vendola sta il compito di riunire la sinistra alternativa in modo da contrattare un programma di governo più avanzato possibile

Di Pietro, invece , si muove come alle origini e cercherà di intercettare nuovi consensi moderati in fuga dall’inutile terzo polo.

Tutto bene ? Neanche per idea , troppo facile…ecco che riappare mortifera  l’ingombrante influenza del dalemismo , grande alleato del berlusconismo.

Quindi cio’ che sembra chiaro non lo è , va reso complicato per dare spazio ai maestri del tatticismo inutile.

Per questo prevedo un Bersani influenzato da D’Alema che si trastullerà l’estate intera nei giochini di  apparentamento con l’UDC, dimenticando la lezione elettorale: vinciamo con profili di opposizione alternativa,  determinata e senza sconti.

Crazyhorse70


2 commenti

E’ questo è il nuovo nei partiti ??….. una barzelletta… che non fa nemmeno ridere

Provincia, in due passano dall’Idv al Pdl (da la Discussione)

Clamorosi cambi di casacca al Consiglio provinciale di Napoli. Dopo le elezioni regionali, si stanno registrando i primi inevitabili smottamenti all’interno soprattutto del centrosinistra rimasto al governo soltanto al Comune di Napoli. Secondo indiscrezioni raccolte dal “Velino”, due consiglieri provinciali eletti nella fila di Italia dei valori, Giovanni Palomba e Massimo Filoia sarebbero in procinto di passare nel Popolo della Libertà. Il primo, allontanatosi dai dipietristi già da alcune settimane e dichiaratosi indipendente prima appunto delle regionali, è dei due il più accreditato a compiere il passo nei prossimi giorni. Aumenterebbe, così, la pattuglia di esponenti Pdl in Consiglio: sono 14 per ora, ma Ermanno Schiano e Domenico De Siano sono stati eletti consiglieri regionali e quindi presto potrebbero lasciare l’assemblea di S.Maria La Nova. Rumours di nuovi ingressi, infine, riguardano l’Udc: se amplia il rispettivo gruppo di appartenenza potrebbe poi essere ulteriormente legittimato a chiedere un terzo assessore al presidente Cesaro in concomitanza con l’avvio della nuova giunta regionale targata Caldoro.
Il presidente Cesaro sta lavorando in questi giorni, inoltre, per il rimpasto di giunta, visto che deve sostituire i due assessori Muro e Malvano, dimessisi per candidarsi, entrambi con risultato negativo, al consiglio regionale.

E’ questo è il nuovo nei partiti ??….. una barzelletta… che non fa nemmeno ridere

Capisco che la nuova mission di Di Pietro è avvicinarsi responsabilmente al PD per dimostrare di saper mediare ed essere un partito di alternativa di governo

Capisco che per far ciò occorre finirla con la opposizione dura e pura e trovare una classe dirigente adeguata a questa nuova politica

Ma quando leggo le notizie come questa l’IDV mi sembra la fotocopia dell’UDC di vasa vasa Cuffaro.

Ma insomma caro Di Pietro cosa c’è sotto? Ricordati che molta gente appartenente  al popolo viola ti ha dato fiducia in una fase in cui sembravi un lontano parente di quello odierno; quello che ora non strepita più, non diventa più rosso in faccia un po’ incartandosi con le parole ma sempre chiaro netto preciso nei concetti.

ARIDATECE CHE C’AZZECCA tenetevi questo suo parente lontano…

Rosellina970


3 commenti

Di Pietro ammette la sconfitta

“Quando il centrodestra vince in Piemonte, Calabria, Campania e Lazio nonostante non avesse la lista e fosse menomato smettiamo di giocare, di dire cose come ’sette a quattro’: questa tornata se l’aggiudica il centrodestra, questo vuol dire avere onestà intellettuale”. Il leader dell’Idv Antonio Di Pietro, smentisce il “buonumore” del segretario Pd, Pierluigi Bersani, che aveva inneggiato all’inversione di rotta. “Vincere in Umbria e vincere in Lombardia non è la stessa cosa”, ha sottolineato l’ex pm.”

questo dice il leader maximo Antonio Di Pietro.

Non serve infierire ulteriormente….

questo è il resto dell’intervista a Di Pietro:

Roma – “Quando il centrodestra vince in Piemonte, Calabria, Campania e Lazio nonostante non avesse la lista e fosse menomato smettiamo di giocare, di dire cose come ‘sette a quattro’: questa tornata se l’aggiudica il centrodestra, questo vuol dire avere onestà intellettuale”. Il leader dell’Idv Antonio Di Pietro, smentisce il “buonumore” del segretario Pd, Pierluigi Bersani, che aveva inneggiato all’inversione di rotta. “Vincere in Umbria e vincere in Lombardia non è la stessa cosa”, ha sottolineato l’ex pm.

Le critiche alla Bonino Secondo l’ex pm, “la candidatura della Bonino non è piaciuta ai laziali e alle componenti moderate”. “Era una candidatura che andava bene per fare protesta ma non per governare – ha puntualizzato Di Pietro – un’auto candidatura scaturita dal Pd invertebrato laziale”. Il leader Idv ha, quindi, sottolineato che l’Idv “nel Lazio ha preso il 10%, rispetto all’1,5 delle ultime elezioni regionali, quindi ha fatto molto di più”. Il Lazio come in tutta Italia. Secondo Di Pietro, infatti, “Casini che tanto se la tirava e se la menava, alla fine ha preso molto meno voti dell’Idv. Oggi l’Idv è il partito del futuro perchè protesta ma allo stesso tempo propone ed è questa la politica che bisogna fare”.

L’Idv chiede maggiore spazio Ora Di Pietro si augura che “il Pd si renda conto che deve affidarsi all’Idv, ormai in grado di ricostruire una coalizione per l’alternativa di governo”. “Non possiamo più permetterci – ha aggiunto – di andare al traino del Pd. Noi oggi abbiamo la responsabilità di essere il punto di riferimento per tutto il centrosinistra”. I giornalisti hanno chiesto all’ex pm se si aspettava un risultato migliore alle regionali: “Questo – è stata la risposta – bisogna chiederlo a Bersani. L’Idv ha fatto il suo dovere ed è stato premiato dall’elettorato. Purtroppo i nostri alleati spesso hanno fatto scelte che potevano essere migliori rispetto alle qualità delle candidature”.

CHI LO CONOSCE LO EVITA….

MONTENERO DI BISACCIA (CAMPOBASSO) – “Il frequentatore di delinquenti calabro-bulgari perde pure a casa sua. Montenero di Bisaccia ha scelto il centro destra. Chi lo conosce lo evita”. Non va per il sottile il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, a proposito della sconfitta della candidata dipietrista Margherita Rosati per il Comune di Montenero di Bisaccia, paese natale di Tonino Di Pietro. Per una coincidenza diabolica, il nuovo sindaco si chiama Nicola Travaglini, avvocato 36enne, capolista della formazione civica di centrodestra “Uniti per Montenero”, cognome che porta in mente il giornalista, ospite fisso di Santoro, vicino alle posizioni dell’ex magistrato.
Montenero di Bisaccia, città natale di Antonio Di Pietro (e del figlio Cristiano, candidato a consigliere), volta quindi le spalle al suo illustre concittadino. La signora Margherita Rosati, imposta da Tonino dopo un braccio di ferro con il Pd, non ce l’ha fatta. Sconfitta non da poco: il giovane pupillo del centrodestra diventa sindaco con il 49% dei suffragi, 350 voti di scarto, un’enormità per i tremila votanti del paese molisano. Una vittoria “storica” per il centro della costa molisana: erano venticinque anni che i socialcomunisti prima, e i dipietristi poi, costringevano lui e i suoi predecessori all’opposizione.
Terzo posto per Giuseppe Chiappini, che guidava una lista sostenuta da una parte del Pd.
A livello locale una sconfitta anche per Nicola D’Ascanio, presidente della Provincia di Campobasso, ultima roccaforte della sinistra dopo che Campobasso città è passata lo scorso anno al centrodestra tra le fratture interne del centrosinistra.
“È come se Mussolini avesse perso a Predappio – scherza il neosindaco. “Lo stesso Di Pietro – continua Travaglini – ha fatto letteralmente il matto negli ultimi giorni qui a Montenero. Ha chiesto voti porta a porta, casa per casa, regalava i suoi libri, telefonava agli amici, faceva riunioni, cene elettorali. E che dire dei suoi: si sono contraddistinti per una campagna d’odio incomprensibile, atteggiamenti al limite dello squadrismo, mentre la gente ha premiato la politica del fare contro quella delle chiacchiere”. Nemo profeta in patria.

Con la solita ipocrisia, oggi sono stato sgridato perchè ho detto che due redattori, persone esimie e squisite, gridando alla vittoria del centro sinistra facevano abuso di droghe pesanti ed alcolici. Chiaramente questa è una offesa mortale, vilipendio, lesa maestà, etc etc etc. Stasera, una di queste squisite persone, manda a farsi fottere tutti quelli che hanno votato centro destra. Tra cui mia mamma che ha 71 anni. Questo chiaramente non è offensivo. Questo è un commento politico. Sapete un pò cosa c’è? C’è che la sconfitta elettorale da alla testa, e quindi i soliti atteggiamenti comunisti del cazzo saltano alla testa, e con il solito modo di ragionare stalinista, quello che dicono questi esimi personaggi è sempre corretto, io sono l’orco, brutto sporco e cattivo.


8 commenti

Fosse solo il problema della figlia….

Da tempo volevo scrivere un post su questa vicenda, ma non ne ho mai avuto l’opportunità.

Leggendo il dibattito nato sotto un recente post, voglio scrivere due righe su quella che, secondo me, è una faccenda ben più pesante per l’onorevole Di Pietro di quella della figlia citata nei commenti da Marco.

Da molto tempo circolava la voce dell’incarico da TRE MILIONI DI EURO assegnato da Di Pietro al giudice di Brescia , Guglielmo Ascione che lo assolse per ben due volte.

Sulla parcella – che dalla cifra iniziale di 5 milioni è scesa, poi, a 3,2 milioni – ha acceso un faro anche la Corte dei conti. I giudici contabili voglio appurare se la Serenissima – per ottenere una rimodulazione della concessione dal 2013 al 2026: per altro, manca ancora la firma del decreto interministeriale – abbia, o meno, sprecato denaro (la maggioranza dei soci è composta da enti pubblici), configurando un danno alle casse dell’Eario. (m.mar.) ( SCONTRO FABRIS-DI PIETRO SUL CASO ASCIONE )

Anche Mastella nel gennaio fece riferimento a Guglielmo Ascione, il “giudice di Brescia” e ai fatti già menzionati.Ascione successivamente aveva presentato querela per diffamazione nei confronti di Mastella. Dopo la richiesta di archiviazione del pm Ascione aveva presentato opposizione. Ma la sua istanza è stata respinta dal gip, che ha emesso ordinanza di archiviazione.

La notizia è del 10 luglio 2008

Roma, 9 lug. (Apcom) – L’ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, non diffamò il giudice di Brescia Guglielmo Ascione quando, in un’intervista del gennaio scorso, parlò dell’incarico che gli era stato assegnato dall’allora ministro Antonio Di Pietro. Parole, quelle dell’ex Guardasigilli, che per il gip di Torino Elisabetta Chinaglia sono state pronunciate nell’esercizio delle sue funzioni e comunque possono rientrare nel “diritto di critica”. Per questo, riferisce un comunicato stampa del leader dell’Udeur, il procedimento per diffamazione a carico di Mastella è stato archiviato.

Saranno tutte fandonie????

Franca Corradini

altre chicche sulla ricattabilità di Di Pietro raccolte da Giomo