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La sovranità nella bancarotta del capitalismo

Si parla ormai abitualmente (e impropriamente) di “debito sovrano”. Ma non c’è nulla di più errato e fuorviante del concetto di “debito sovrano”, coniato non a caso in un momento storico in cui gli Stati nazionali hanno ceduto totalmente la loro sovranità e autonomia decisionale di fronte all’arroganza e allo strapotere dei mercati finanziari.

In un’assurda e perversa catena di domino, i bilanci degli Stati più esposti al debito pubblico sono a turno travolti e assorbiti nel dissesto finanziario, coinvolgendo le altre nazioni, per cui risulta sempre più complicato adottare le politiche di “austerità” che mirano ad intensificare oltremisura la pressione fiscale e ad inasprire l’offensiva contro le tutele sociali del mondo del lavoro, al fine di sottrarre ingenti risorse dirottate verso il capitale bancario e finanziario, poiché una simile prospettiva comporta la dissoluzione definitiva di ogni intesa sociale, causando e autorizzando la sollevazione del popolo.

Papandreu ha dovuto sottomettersi alle costrizioni delle oligarchie finanziarie e revocare il referendum appena poche ore dopo l’annuncio. Papandreou non è Lenin e non serviva una mente eccezionale per capirlo. Diversamente da Papandreou, Lenin avrebbe promosso il referendum dichiarando l’insolvenza del debito pubblico del suo Paese. D’altronde è esattamente ciò che fece nel 1917: denunciò il debito pubblico dell’impero zarista e promulgò un decreto che fece tremare il mondo, azzerando l’enorme debito accumulato dalla Russia nei confronti delle potenze occidentali. Invece Papandreou non ha affrontato la sfida, temendo che un default della Grecia avrebbe risucchiato nel baratro finanziario l’intera Europa: ha preferito demolire la democrazia piuttosto che contrastare ed eliminare l’accerchiamento usuraio del proprio popolo da parte del capitale finanziario. L’entità del debito pubblico greco è assai modesta, ma sufficiente a rompere i rapporti di forza vigenti negli assetti della finanza capitalista internazionale.

Salvare la Grecia è un’impresa già ardua per gli equilibri politici europei, ma salvare un mondo sull’orlo della bancarotta è un’impresa praticamente impossibile. In un sistema globale in cui si agita lo spauracchio della crisi e si pretende di usare l’arma del ricatto finanziario per costringere gli Stati nazionali a compiere scelte inique e impopolari, ogni governo rischia di trasformarsi in una mostruosa tirannide esercitata in nome delle banche, un abietto strumento di rapina ed estorsione che annienta ogni elemento di sovranità popolare. Solo pochi mesi fa la maggioranza degli Italiani non sapeva nemmeno che esistesse il Fondo Monetario Internazionale, mentre oggi lo scopre improvvisamente a tutela del Paese. Anche dopo l’imminente cacciata di Berlusconi il rapporto stretto con il FMI vincolerà l’azione dei futuri esecutivi nazionali. Nei periodi di assenza di credibilità e sovranità della politica, le tecnocrazie finanziarie hanno imposto direttamente i loro fiduciari alla guida di governi detti impropriamente “tecnici”. E’ già avvenuto in Italia negli anni ’90 con Ciampi, Dini, Amato. Accadrà di nuovo con Monti.

Chiudo con un episodio salito recentemente alla ribalta della cronaca, destando un certo scalpore: un negozio di gadget elettronici, situato nel centro di Roma, è stato assalito da un’enorme ressa di clienti attirati dall’offerta di prezzi stracciati. La notizia è la classica eccezione che conferma la regola, la riprova del delirio allucinante del capitalismo, una testimonianza ulteriore che certifica l’aberrazione consumistica di massa, una droga che procura demenza e assuefazione: chi non consuma, sprofonda in una crisi d’astinenza.

Lucio Garofalo


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Parliamo di economia: un gorilla avrebbe fatto meglio, con la destra siamo finiti nel GIPSI, il gruppo degli ultimi in europa

Per alcuni facciamo parte dei PIIGS, per altri dei GIPSI. In entrambi i casi siamo “soci” del poco esclusivo club dei cinque paesi europei con i problemi economici più gravi.

Intanto la Banca d’Italia segnala che le famiglie italiane sono sempre più povere. Sui grandi giornali economici internazionali come il Financial Times o il Wall Street Journal, un nuovo acronimo sta facendo rapidamente strada: PIIGS sigla composta dalle iniziali dei cinque paesi europei: Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna…Prima la Grecia, ora Spagna e Portogallo e c’è chi dice che presto toccherà anche all’Italia

In molti Paesi dell’area euro si registrano squilibri di bilancio ampi e rapidamente crescenti”, ha dichiarato il presidente della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet, accrescendo le preoccupazioni non tanto per la situazione greca, già nota e dove il deficit di bilancio è schizzato sopra il 13%, ma che si preannuncia un piano di rientro per il 2012, quanto le paure su Spagna, Italia e Portogallo.

Mentre l’euro torna ai livelli di sette mesi fa sul dollaro si scatenano le vendite sui mercati azionari europei e salgono rapidamente i Credit Default Swaps, in pratica le assicurazioni sul rischio di fallimento, per i titoli pubblici di quei Paesi. C’è chi, però, assicura che tra Portogallo, Italia, Grecia e Spagna, proprio l’Italia sia il paese che al momento pare stia meglio di tutti: sebbene il suo rapporto debito/Pil sia il più alto in assoluto, vanta anche un livello di disoccupazione inferiore a quello degli altri Stati mediterranei e una struttura delle medie imprese che, comunque, nonostante le difficoltà, permette di evitare quelle tensioni che nei paesi vicini hanno creato confusioni.

E’ pur vero che la situazione della disoccupazione e della occupazione precaria ed in forse ( basti pesnare alle difficoltà sul prolungamento della cassa integrazione ed ai milioni di precari sempre sul ciglio del burrone) è da ora in poi che va monitorata, checchè ne dica il governo essendo i prossimi mesi e non quelli passati, il periodo decisivo per la tenuta del nostro paese sul fronte dei dati economici.

Pertanto le chiacchiere sulla “crisi ormai passata” o  sulle “particolari sfortune affrontate da questo governo dalla torri gemelle in poi” sono balle per gonzi che solo i vari Fede e Minzolini possono spacciare per argomenti economici : tutt’al più van bene nei bar, nei tendoni dei circhi o  dopo un certo tasso alcolico. Costoro ricordano i vecchi film con Alberto Sordi,  il quale preso in flagranza e portato in pretura, ad un certo punto fa il piagnone e dice “c’ho avuto a malattia

Per colpa di questo governo, piuttosto, siamo entrati nell’acronimo dei più sfigati d’Europa.

Esiste infatti un acronimo per descrivere i  paesi europei ad alto debito (pubblico ed estero) e bassa competitività :  i Gipsi (oltre alla Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia).

Questo è il  regalo agli italiani che tanto ama fatto dal nano maledetto e dai suoi accoliti leghisti, questo è il miracolo italiano.

Col governo Prodi, che pure per mettere i conti in ordine non era andato per il sottile anche con gli strati popolari ( sebbene la pressione fiscale sotto berlusconi sia aumentata ), eravamo fra i primi paesi in europa.

Voglio dire: la crisi economica derivata dai derivati – scusate il gioco di parole – e di cui era sponsor allora anche il Tremonti colbertiano di oggi , ha  colpito tutti, però noi più di altri, poichè – al netto delle chiacchiere – scaliamo le posizione all’incontrario.

Ed ora, come mi ricorda un bravo blogger dei dintorni che spesso passa anche di qui, la parola ai dati ed ai fatti.

Economia

Qui al lato il raffronto sul PIL fra i governi succedutisi negli ultimi 15 anni.

Nel 2009 il prodotto interno lordo dell’Italia è crollato del 5%, il dato peggiore dal 1971. Sempre secondo l’Istat la vendita al dettaglio ha registrato il record storico negativo, pari all’1,6% e rappresenta: il dato peggiore dal 2001.

Dal dicembre 2009 il tasso di disoccupazione in Italia è salito all’8,5%, dall’8,3% di novembre. E’ il dato peggiore da gennaio 2004. I senza lavoro salgono così a 2.138.000, ben 57mila in più rispetto al mese prima, e 392mila in più rispetto a dicembre 2008. (Fonte Ministero del Tesoro)

Il fatturato dell’industria italiana è crollato del 18,7% rispetto al 2008 e gli ordinativi sono colati a picco del 22,4%: il dato peggiore dal 2000.
Sempre considerando l’intero 2009 il fatturato totale dell’industria e’ calato del 17,4% sul mercato interno e del 21,6% su quello estero. (fonte ISTAT)

Nel 2009, le esportazioni italiane sono crollate del 20,7% e le importazioni del 22%, rispetto al 2008. Lo comunica l’Istat, aggiungendo che si tratta dei peggiori dati sui flussi commerciali dal 1970.

Tutto questo si ripercuote negativamente sul reddito delle famiglie italiane, che secondo una ricerca di Bankitalia, è calato più del 4% mentre l’indebitamento delle famiglie è salito del 30%.(Fonte Bankitalia)

La quota di famiglie che dichiara di arrivare alla fine del mese con molta difficoltà è salita dal 15,4% del 2007 al 17,0%. In aumento chi non riesce regolarmente a pagare le bollette (11,9% contro l’8,8% dell’anno precedente, acquistare abiti (18,2% contro il 16,9%).
Crescono le famiglie cui è capitato di non avere, in almeno un’occasione, soldi sufficienti per pagare le spese per i trasporti (8,3% contro il 7,3% del 2007) e quelle che sono in arretrato con il pagamento del mutuo (7,1% di quelle che hanno un mutuo, contro il 5,0%).
Quasi un terzo delle famiglie (31,9%) non riesce a far fronte a una spesa imprevista di 750 euro con risorse proprie. (FONTE ISTAT)

Insomma, questi sono i numeri. Leggeteli, assorbiteli e le conclusioni tiratele voi.

Debito pubblico : Bankitalia: sale il debito e calano le entrate fiscali

Secondo il supplemento statistico al Bollettino ha raggiunto a gennaio 1.787,8 miliardi: +1,5% sul mese precedente
e +5,2 sull’anno. Gli incassi, sempre a gennaio, a 28,809 miliardi di euro, contro i 29,675 dell’anno precedente

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A fronte di ciò  Berlusconi che fa ? Sostiene i piccoli imprenditori che in veneto si stanno suicidando come mosche ( già 13 suicidi ) per non sopportare gli esiti della crisi?

Sostiene la domanda togliendo un po’ di tasse sul lavoro in modo che la busta paga sia migliore tenuto conto che da noi ci sono le retribuzioni più povere d’Europa?

No, lui fa ben altro, lui dà il via al Ponte sullo stretto ed alla Banca del Sud …

Se io fossi ( per i più scemi che leggono trattasi di dialogo surreale) un capo mafia, come dire, lo terrei nel mio cuore un giuggiolone come il berlusca, visti i regali ( come dimenticare il caro scudo fiscale?) che mi fa sovente.

Certo spesso mi  arresta molti pesci piccoli o capi in testa passati e già sostituiti…ma che volete un po’ di scena dobbiamo fargliela fare al nostro giuggiolone che in concreto ci vuol tanto bene…e poi a togliermi dalle palle questi mi ha fatto anche un favore…

Tornando in me devo dire che pensare a tali grandi opere è per il premier ormai residuale, nel senso che ci pensa quando ha tempo.

Dico questo perchè molto tempo ne assorbono le  riunioni quotidiane con i suoi 70 avvocati per studiare come fuggire alla giustizia ( il secondo dei suoi obiettivi quando entrò in politica, il primo era togliersi i debiti ed arricchirsi alla faccia nostra, e ci è riuscito…).

O quando gli rimane tempo dalle ore ed ore passate al telefono ( centinaia di telefonate scoperte solo nell’indagine di Trani…) a ricattare, costringere ed insultare i suoi servi che non si decidono a cancellare certe trasmissioni nonostante lui li abbia messi lì per questo motivo.

Insomma quando ha residualmente del tempo pensa a noi con le sue grandi opere…

Crazyhorse70