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Intervista a Federica – “La mia famiglia annichilita e senza un futuro per la crisi economica.”

Mai Più Disoccupati

Intervista di Luchino Galli, blogger e mediattivista 

Negli ultimi anni, anche nel nostro Paese la crisi economica ha sconvolto la vita di milioni di persone e delle loro famiglie, in nome di logiche economiche dipinte come ineluttabili. È accaduto anche a Federica…

Federica, quanti siete in famiglia, e su quali redditi potete contare?

In famiglia siamo in cinque, io, mia figlia 24enne con 2 bimbe piccole, e mio figlio 16enne; un unico reddito mensile di 800 euro, da un mese passati a 700, essendomi stato ridotto l’orario settimanale: in pratica lavoravo come precaria per 35 ore settimanali, ora sono 31 ore; 700 euro più l’assegno familiare per mio figlio;  da un anno lotto con l’Inps perché anche mia figlia,  disoccupata, li ottenga per le due nipotine!

In questi giorni ho ricevuto da equitalia una cartella di 3 mila e passa euro. Purtroppo ci stava il fermo amministrativo sull’auto;  sono  riuscita  a farmela rateizzare: 100 euro e poco più al mese per ventisette mesi, tra un mese mi  arriveranno i bollettini a casa…

Come fai a mantenere la famiglia con queste entrate?

E’ molto… molto difficile! I nostri soldi vanno  quasi tutti in cibo; compro solo latte, pane e pasta, gli alimenti che costano di meno, ortaggi che riesco a trovare per pochi soldi; purtroppo niente carne, niente succhi, né biscotti per le piccole… Le bollette, luce e metano che usiamo il meno possibile, le pago sempre in ritardo;  l’acqua e la spazzatura purtroppo non riesco a pagarle!

I Tuoi figli, i Tuoi nipoti come vivono questa situazione? 

I miei figli sono mortificati, a volte piangono perché non hanno il minimo indispensabile; le nipotine sono cresciute in questa situazione, non chiedono molto, sono buone, non fiatano.

I parenti, gli amici Vi sono vicini?

Mia madre è anziana, con la sua pensione ci aiuta un poco, per quello che può; viviamo in una casa popolare, a lei assegnata; ormai non paga l’affitto  da 5 anni,  arrivano di continuo lettere di sollecito, ma se pagasse non potrebbe più aiutarci per la spesa o per le bollette.

I parenti? Hanno tutti  famiglia e un reddito basso, troppo basso!

Lo scorso anno due mesi in cassa integrazione, che poi mi pagarono a settembre e fine novembre pochi spiccioli, luglio ed agosto senza lavorare… mi aiutò una famiglia, conosciuta su facebook, per le spese mediche: avevo avuto un intervento al seno. Sapevano che ero stata licenziata, che ero proprio a terra. Mi diedero 300 euro, mi fecero respirare, li utilizzai per  medicine e cerotti.

Gli amici? Non voglio che sappiano della mia disperazione.

Come vedi il Vostro futuro?

Il nostro futuro… lo vedo NERO; sono allo stremo e il 10 giugno sarò in cassa integrazione, ho già la lettera della cig in mano, mi aspettano buste paghe da quattro soldi: 490 euro e non so neppure quando ce li daranno.

Cerco di resistere, ma non so che farò prossimamente, non ne posso più!

Mi sono offerta per lavori domestici e pulizie: niente da fare non si trova nulla; lavorano solo stranieri sfruttati, sottopagati a tre euro l’ora!

Al futuro hanno diritto tutti! Non solo i giovani, ma anche chi non lo è più e quelli di mezza età, come me!  Quelli che lavorano in proprio già da venti o trent’anni, ma hanno ancora dieci o quindici anni di carriera davanti, sulle spalle dei quali gravano famiglie già costruite, vite già strutturate, mutui già erogati….

Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero ha dichiarato: “L’Italia è un paese ricco di contraddizioni, che ha il sole per nove mesi l’anno, e con un reddito di base la gente si adagerebbe, si siederebbe e mangerebbe pasta al pomodoro”.  Cosa ne pensi?

La Fornero è brava a parlare a sproposito! Per lei non è un problema pagare l’affitto, le bollette, mettere insieme il pranzo con la cena, uscire a comprarsi un gelato e magari fare qualche giorno di vacanza. Le farei mangiare pasta al pomodoro: solo questa pietanza per tre mesi di seguito per vedere cosa ne pensa… dopo!

Il ministro  per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione, Andrea Riccardi, ha dichiarato: “Abbiamo aiutato tutti, anche i più bisognosi… ma lavoriamo con mezzi impoveriti”. Con questo governo avete avuto dei miglioramenti, avete ricevuto degli aiuti?

Miglioramenti, aiuti… alle banche, alle loro fondazioni, ma ai cittadini come noi… no! Siamo abbandonati, ignorati! Riccardi ci dica a chi possiamo rivolgerci: se vai alla Croce Rossa o alla Caritas ti dicono che prima vengono gli stranieri, e aiuti per noi non ne rimangono; se ti rivolgi in municipio dicono che lo Stato ha tagliato loro i fondi e non hanno nulla, non possono aiutarci!

Cosa chiedi a Monti? E ai politici?

LAVORO! Un lavoro per me e per mia figlia, per crescere dignitosamente i nostri figli, un lavoro dignitoso per tutti coloro che lo cercano ma non lo trovano e che vedono se stessi e le loro famiglie andare a fondo, giorno dopo giorno, sempre di più!

Dato che l’Italia è nell’Unione europea chiedo gli stessi diritti che hanno gli  altri popoli: reddito minimo garantito, sanità gratuita – io pago tutto pur avendo un basso reddito – sostegni economici per pagare gli affitti, aiuti per crescere i bambini; diritti riconosciuti ad ogni essere umano anche dalla nostra Costituzione!

I politici?? Li odio, di un odio viscerale. Cosa chiedo loro? Le stesse cose che chiedo a Monti!

 

 


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Un blocco sociale contro il regime dei banchieri

La crisi odierna è inequivocabilmente dovuta a fenomeni di sovrapproduzione e sottoconsumo, in sostanza deriva da una restrizione dei mercati che è un effetto della variazione della morfologia sociale. L’enorme rigonfiamento della massa proletarizzata, con la riduzione di gran parte dei ceti medi alla condizione salariata, significa che non ci sono abbastanza compratori per le merci: il proletariato non può ricomprare tutte le merci che esso stesso ha prodotto. Ma ciò rappresenta un’antinomia del capitalismo, dato che non può esistere una società composta esclusivamente da borghesi e proletari.

 La razione di miseria obbligatoria imposta a paesi come Portogallo, Grecia, Italia, Spagna e progressivamente a tutti i popoli europei, non basterà a fermare la caduta di rendimento del capitale finanziario, per cui serviranno altre manovre finanziarie che spingeranno sempre di più verso una condizione di insopportabilità dei sacrifici imposti ai proletari. Ormai il capitalismo non ha più nulla con cui tacitare la protesta sociale, anzi, per sopravvivere è costretto ad estorcere sempre di più e in dosi sempre maggiori.

Se Obama è costretto a raddoppiare i fondi sociali di assistenza con cui vengono finanziati sottobanco i grandi supermercati dei distretti popolari al fine di non fare esplodere rivolte, se in Europa si procede all’abolizione di ogni copertura di welfare (pensioni, sanità, scuola, ecc.), se neppure uno solo dei grandi economisti borghesi è stato in grado di prospettare un modo per uscire dalla crisi e stabilizzare l’economia, tutto questo procedere verso il disfacimento totale del capitalismo ha una sua ragione d’essere ed è l’irrazionalità del capitalismo rispetto alle ragioni dell’intera umanità.

Oggi la miseria obbligatoria imposta dal proconsole della BCE per l’Italia, Mario Monti, al solo fine di garantire il pagamento degli interessi del debito pubblico italiano al capitale finanziario internazionale può valere qualche settimana di ripresa dei titoli italiani. Più del 97% di questi titoli sono incettati dalle banche che esigono i pagamenti, pena il default: sono le grandi banche mondiali, a cui la BCE e le banche italiane sono consociate. Di ripresa nemmeno l’ombra, anzi prosegue la liquidazione sistematica dell’industria e del piccolo commercio. La crisi abbatte chi non è abbastanza forte da resisterle: si contano già 60-70 mila piccoli esercizi commerciali chiusi con relativo numero di disoccupati, per lo più clandestini, dato che erano clandestini anche come lavoratori. Questa ecatombe forza il mercato in direzione dei grandi gruppi commerciali, cioè dei grandi supermercati nei quali i prezzi sono stabiliti nell’ambito dei commerci internazionali. Ci avviamo verso un commercio con forti connotazioni autocratiche, verso cui i consumatori non dispongono di alcun mezzo di influenza e di contrattazione.

Al momento i grandi centri commerciali mantengono i prezzi al di sotto di quelli del piccolo commercio, fa parte della strategia per liquidare quest’ultimo e la quantità di merci vendute assicura ai grandi gruppi margini soddisfacenti di profitto, dato anche che possono servirsi di lavoro precario a basso costo. Quando essi avranno imposto condizioni di monopolio, allora potranno esercitare tutta la loro forza per spremere i consumatori.

Il piccolo commercio è stata una delle attività fondamentali della piccola borghesia urbana. Le sue attuali condizioni di reddito non sono dissimili da quelle dei proletari. Ma molta della sua sopravvivenza dipende dall’evasione fiscale sistematica, da essa  concepita come lotta di sopravvivenza contro lo Stato e la concorrenza. Essa è oggi un rimasuglio di ciò che era quando il fascismo la mobilitò contro il movimento operaio.

Crollata l’illusione berlusconiana in cui essa si riconosceva completamente, oggi la piccola borghesia urbana si trova sul baratro della sua scomparsa come ceto sociale. Il capitale finanziario la sacrifica per acquisire il potere enorme di monopolizzare i commerci e utilizzarlo come forma di controllo e pressione sociale. E’ noto che i capitali dei grandi gruppi commerciali sono consociazioni internazionali gestite dalle banche.

E’ evidente che per gli ultimi residui della piccola borghesia urbana e commerciale le prospettive future sono uno status di proletarizzazione, disoccupazione e precarietà. Ma bisogna stare attenti poiché è proprio da questi ambienti sociali che stanno riemergendo le tesi complottiste, l’antisemitismo di ritorno, il razzismo contro gli extra-comunitari.

Di fronte alla proletarizzazione forzata della piccola borghesia urbana, il proletariato non può più combattere con gli strumenti, ormai anacronistici, della democrazia parlamentare borghese, un nemico di classe che ha finalmente gettato la maschera, uscendo allo scoperto e ponendosi direttamente al vertice di Stati come Italia e Grecia.

Un’analisi della situazione che sia attendibile, onesta e coerente, non può non generare una presa di posizione ferma ed intransigente di fronte all’inasprimento della crisi e alle soluzioni “lacrime e sangue” adottate dai governi in un quadro capitalistico. Governi che non sono più condizionati in modo occulto e latente, come succedeva all’interno dei precedenti scenari parlamentari, da lobby che fanno capo alle grandi banche d’affari e all’alta finanza, ma sono un’emanazione diretta e palese del potere capitalistico, poiché al vertice degli Stati, in Grecia e in Italia, si sono insediati ufficialmente dei regimi guidati da tecnocrati e alti funzionari del sistema bancario e finanziario internazionale.

Su questo punto non si può non concordare, a meno che non si voglia negare l’evidenza.

In un quadro di crescenti ingiustizie e diseguaglianze sociali, è inevitabile che le proteste, frutto della disperazione dilagante, non saranno più facilmente gestibili con gli strumenti tipici della legalità costituzionale e della democrazia liberale borghese, e da semplici movimenti di indignazione e contestazione pacifica e non violenta, potranno assumere la forma delle rivolte o dei tumulti di massa, ovvero una veste insurrezionale.

Pertanto, serve la formazione di un blocco sociale e popolare, di impronta classista, che sia in grado di esercitare un ruolo antagonista, intransigente e deciso, contro il regime dei banchieri, che è (per l’appunto) un’emanazione diretta e palese, persino dichiarata, di un blocco economico molto agguerrito che fa capo agli affari (di classe) del sistema bancario e dell’alta finanza internazionale, che sono evidentemente contrapposti in maniera irriducibile agli interessi del mondo del lavoro produttivo e salariato, precisamente a quelli delle classi operaie e, più in generale, delle masse proletarizzate.

Ma come e con quale durata temporale si potrebbe conseguire un simile obiettivo? E con quali metodi di lotta è possibile, oltre che necessario, agire per concretizzare tale progetto? Ed è un traguardo di breve termine, o di medio e lungo periodo? Sempre che sia realizzabile. Inoltre, ammesso che lo sia, il processo dovrà e potrà svilupparsi dal basso, quindi compiersi in modo spontaneo ed auto-organizzato, o dovrà essere diretto dall’alto, cioè da un soggetto politico che si configuri come avanguardia rivoluzionaria?

A tutti questi interrogativi, che non sono affatto accademici, astrusi o peregrini, bensì estremamente pratici, occorrerebbe dare una risposta. Una risposta che eventualmente può giungere solo dal basso, ovvero dal magma ribollente delle lotte sociali e materiali.

Lucio Garofalo


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Intelligenti MENO dello scimmione e si approfittano pure della povera gente….

in questo blog scrivono personaggi che sono MENO intelligenti dello scimmione e che pur di portare acqua al mulino del Popolo Viola dicono qualsiasi stronzata.

Partiamo dalla cosa più grave.

Il governo non fa abbastanza per la crisi ed è colpa del governo se le aziende chiudono e vanno all’estero e la gente rimane col culo per terra.

Ora, ricordo a chi non sa che viviamo in una nazione democratica ed all’interno della CEE, che se una azienda, dalla FIAT alla OMSA (che oscenamente Santoro ha strumentalizzato) decide di chiudere ed andare all’estero, il Governo non può farci un cazzo.

Se il presidente del consiglio fosse Bersani, come impedirebbe alla Fiat di chiudere Termini Imerese?

Con quale legge?

Nell’URSS che avete nella testa voi lo Stato può fare qualcosa, qui al massimo può fare pressioni sull’impresa ma se quella gli fa il dito, si attacca.

E non diciamo stronzate sugli aiuti.

La CEE fa un culo grosso come una capanna agli Stati che aiutano le aziende, perchè gli AIUTI DI STATO sono VIETATI nella CEE.

Quindi, il Governo, CHIUNQUE COMANDI, può solo allargare gli ammortizzatori sociali.

Certo, qualche fenomeno tipo Ferrero, dice che si può aumentare la spesa pubblica di investimenti ed addirittura nazionalizzare le aziende.

Geniale.

Se lo Stato, come diceva Keynes ed abbiamo fatto nel dopoguerra, fa opere pubbliche per rilanciare l’economia, serve che abbia I SOLDI per pagare le imprese che prendono gli appalti.

Ma questi soldi o li prende dalle TASSE o emette TITOLI, ovvero SI INDEBITA.

Ora, ricordo a voi fenomeni, che non possiamo indebitarci maggiormente perchè siamo all’interno della CEE, e se aumentiamo il debito ci buttano fuori dall’euro.

Nazionalizziamo le aziende?

Con quali soldi?

Poi non ci sono sufficienti corrotti in Italia, creiamone altri tornando alle aziende di Stato….

Ah, rispondo qui alle stronzate lette sui PIIGS.

La frase è PIGS, noi ne siamo fuori.

E lo dimostra il fatto che il nostro debito pubblico è sempre sottoscritto dal mercato.

Ovvero, se gli investitori si comperano i nostri BOT che non rendono un cazzo, è perchè non vedono rischi paese.

Ho letto davvero tante stronzate in quel pezzo.

La Grecia perchè è in crisi?

Perchè i suoi BOT, se non paga interessi mostruosi, non li vuole nessuno visto che il mondo teme che non possa pagarli.

La Grecia non può pagare interessi così alti e quindi è dovuto intervenire la CEE ed il fondo monetario internazionale, che ha detto che è disponibile a prenderli lui.

In Italia i BOT rendono meno dell’1%.

Nonostante tutto vanno bruciati appena emessi.

Forse perchè da chi se ne intende di nazioni, non siamo la merda che ho letto in quell’articolo.

PUNTO.

Le altre cose sono stronzate, avrete ragione voi se e quando avremo problemi a collocare i bot.

Inoltre, non possiamo aumentare le tasse.

Sono già troppo alte, ma questo governo ha la colpa di essere pavido e di non aver licenziato abbastanza statali, e quindi siamo fermi.

Vorrei sapere da voi fenomeni se foste al governo voi, cosa fareste IN CONCRETO per impedire la chiusura di Termini Imerese, della OMSA.

Altra stronzata che ho letto è che il governo non fa abbastanza per il blocco del credito delle banche.

Anche qui chiedo a voi luminari di dirmi, CONCRETAMENTE, se foste al governo voi, cosa fareste.

Faissola, presindente dell’ABI ha detto che l’Italia non è la russia di Putin, e che Tremonti si faccia i cazzi suoi visto che le banche sono aziende private e gestiscono le proprie aziende come cazzo gli pare.

Qui a Brescia nel 2009 c’è stato 1 fallimento al giorno, ci sono 5.000 appartamenti vuoti invenduti.

E’ colpa della Regione Lombardia?

Del Sindaco di Brescia?

Del presidente della Provincia?

Sono tutti e tre di centro destra.

Sparate le vostre cannonate più grosse…

Ma poi mi dite come Presidente della Regione, come Presidente della Provinca e come Sindaco QUALI provvedimenti CONCRETI prendereste VOI…

Ora, cari fenomeni, ditemi se le aveste in mano voi cosa fareste CONCRETAMENTE per queste situazioni.

Ma visto che oltre a dire che va tutto male e tutto è merda altro non sapete dire, e proposte concrete non le leggo, tacete e salvate un minimo di dignità.


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Il peggior governo di corrotti mafiosi ed incapaci ci sta conducendo al baratro

Qui a sinistra la “grande partecipazione di massa”  del popolo della destra romana alla protesta contro la “burocrazia,  i radicali violenti ed il  destino cinico e baro” per la esclusione della lista PDL e del listino collegato alla Polverini.

La quale farebbe bene, come dice lo sbirro Lorenzo qui sotto nel suo post, a prendersela coi suoi ed a smuovere quelle 4 rotelle che ha nel cervello per capire chi come e  perché la stanno fottendo.

E’ vero che i fascisti han più dimestichezza con bastoni e manganelli che con le procedure democratiche, ma anche i vecchietti in fila per ore all’INPS riescono ad entrare in orario negli uffici pubblici ed a consegnare in tempo la domanda per la pensione…

Intanto è il caso di non farsi troppo distrarre dalle loro chiacchiere lamentose e ricominciare ad occuparsi di economia e problemi concreti.

Il governo degli scandali, della corruzione, della mafia e degli incapaci ci sta conducendo allegramente e nel silenzio dei media di regime al collasso economico e sociale.

Questo è un fatto , con il quale bisogna fare i conti, nel senso di organizzarsi per porre riomedio alla situazione.

Non si capisce come possano ancora difendersi questi gran ladroni: in due anni sono riusciti a fare in fretta e senza problemi solo le leggine ad berlusconem, rimandando ogni altra cosa chissà a quando e litigando su tutto.

Le retribuzioni han perso tantissimo potere d’acquisto ma l’idea di togliere qualcosa delle tasse che appesantiscono la busta paga a questi delinquenti politici non è mai passata per la testa.

La notizia di ieri è che al Senato hanno modificato nella sostanza l’art. 18 dello statuto dei lavoratori per cui non sarà più un giudice a valutare la “giusta causa” dei licenziamenti ma sarà un arbitro a decidere secondo “equità”. Quando il capo dei cialtroni ci ha provato alla luce del sole anni fa ci ha sbattuto il muso ( 3 milioni di lavoratori al Circo Massimo con Cofferati) ora ci riprova di nascosto aggirando lo statuto.  Magari ci riesce pure , conoscendo le idee moderate della cosidetta opposizione…

Non c’é paese al mondo che con questi dati non vedrebbe milioni di persone in piazza per contrastare un tale governo. Eppure secondo i sondaggi c’é ancora qualche scemo o qualche “cialtrone” che  voterebbe questi delinquenti e che dobbiamo sentitamente ringraziare per questa vergogna unica al mondo.

Ecco i dati ripresi, anzi copiati ed incollati dal Pompiere della Sera.  Ho preso i dati del giornale della vera destra economica proprio per non perder tempo con stupide contestazioni sulle fonti  promosse da qualche provocatore adoratore del banana.

Dal Corriere della Sera- Economia

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ROMA – Aumenta la pressione fiscale e la disoccupazione (che tocca il record dal 2004), mentre crolla il prodotto interno lordo (-5%, mai così male da quasi 40 anni) e il saldo primario per la prima volta dal 1991 è negativo. Lo comunica l’Istat nei Conti economici nazionali dell’anno appena trascorso.

DISOCCUPAZIONE – A gennaio è la disoccupazione è giunta all’8,6%, in crescita dall’8,5% dello scorso dicembre. Il numero delle persone in cerca di occupazione a gennaio è risultata pari a 2.144.000. Lo comunica l’Istat sulla base dei dati provvisori e destagionalizzati, sottolineando che è il dato peggiore da gennaio 2004, inizio delle serie storiche, quando era stato rilevato all’8,3%. A gennaio 2010 la variazione congiunturale è sostanzialmente nulla, ma il dato complessivo è in aumento dell’1,3% rispetto allo stesso mese del 2009. Sono pari a 307 mila le persone occupate perse rispetto a un anno fa. Il numero delle persone in cerca di occupazione a gennaio risulta in crescita dello 0,2% (+5 mila) rispetto al mese precedente e del 18,5% (+334 mila) rispetto a gennaio 2009. Si tratta dell’ottavo incremento su base mensile consecutivo. La disoccupazione giovanile si colloca al 26,8%. Il tasso di disoccupazione giovanile cresce di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 2,6 punti percentuali su base annua.

PIL -5% – Il prodotto interno lordo (Pil) italiano nel 2009 è diminuito del 5%. Lo segnala l’Istat precisando che si tratta del dato peggiore dal 1971, dall’inizio cioè della serie storica. Le ultime previsioni di governo, indicate nell’aggiornamento al Programma di stabilità italiano, indicavano un Pil in calo del 4,8%. Nella stima provvisoria il Pil aveva registrato una diminunizione del 4,9%. L’Istat ha anche rivisto al ribasso le stime 2007 e 2008: rispettivamente da +1,6% a +1,5% e da -1% a -1,3%.

INDEBITAMENTO – L’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche (deficit/Pil) calcolato ai fini del Trattato di Maastricht è stato pari al 5,3%, superiore a quello registrato nell’anno precedente, che fu pari al 2,7%. In valore assoluto l’indebitamento netto è aumentato di circa 38,2 miliardi di euro, attestandosi a 80,8 miliardi di euro. Lo comunica l’Istat rilevando che per la prima volta dal 1991 il saldo primario (indebitamento netto al netto della spesa per interessi) è risultato negativo: pari allo 0,6% del Pil, inferiore di oltre 3 punti rispetto al livello positivo raggiunti nel 2008 (2,5%). Il debito pubblico dell’Italia è volato a quota 115,8% al termine del 2009 sulla base dell’ultime stime elaborate dalla Banca d’Italia che indicavano un debito a 1.761,191 miliardi di euro.

FISCO – La pressione fiscale sale al 43,2% del Pil, in salita dal 42,9% del 2008. Tale risultato – spiega l’Istat – è l`effetto di una riduzione del Pil superiore a quella complessivamente registrata dal gettito fiscale e parafiscale, la cui dinamica negativa (-2,3%) è stata attenuata da quella, in forte aumento, delle imposte in conto capitale (cresciute in valore assoluto di quasi 12 miliardi di euro). Le imposte dirette sono diminuite del 7,1%, quelle indirette del 4,2% e i contributi sociali effettivi dello 0,5%. L`andamento di questi ultimi riflette la tenuta delle retribuzioni lorde, dovuta alla lieve crescita dell`importo medio pro-capite, che ha parzialmente compensato la flessione dell`occupazione.

ENTRATE – Nel 2009 le entrate totali, pari al 47,2% del Pil, sono diminuite dell’1,9% rispetto all’anno precedente. Nel 2008 erano cresciute dell’1,1%. Le uscite totali sono risultate pari al 52,5% del Pil (49,4% nel 2008), con una variazione del +3,1% rispetto all’anno precedente.

CONSUMI – Nel 2009 si è registrata una contrazione in termini reali dell’1,2% dei consumi finali nazionali, secondo i dati Istat, e in particolare una flessione dell’1,8% per la spesa delle famiglie residenti, un incremento dello 0,6% per la spesa delle amministrazioni pubbliche e un rialzo dell’1,1% per le istituzioni sociali private. La flessione dei consumi privati interni è stata pari all’1,9%. Per quanto riguarda i redditi da lavoro dipendente e le retribuzioni lorde sono diminuiti dello 0,6%.

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Dati impressionanti, ma è ancora più impressionante vedere poca rabbia e contestazione in giro, anche se a L’Aquila, pur in ritardo, hanno cominciato a capire di essere stati fregati e si stanno mobilitando.

Mi impressiona veramente che ancora non ci siano migliaia di persone ad inseguirli a bastonate o almeno a monetine, come successe al loro amico latitante Bettino Craxi.

Ma forse inizia ad esserci qualche segnale, finalmente.

Finchè non riprende la lotta di classe niente si smuove in questo paese :   solo noi operai, come un tempo, possiamo essere motori del cambiamento. Se aspettiamo che questa piccola borghesia di svegli dall’incanto televisivo stiamo freschi!

Rilanciamo le lotte!!!

Bertoldino


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Crisi economica, usura bancaria e crisi della giustizia: quando i giudici tutelano le vittime

Ritengo -e l’ho sempre scritto su questo mio blog fino, probabilmente, a rischiare di essere considerato noioso e monotono da chi legge le mie pur modeste opinioni- che le cause dell’attuale crisi economica italiana, al contrario di quanto comunemente affermato sui media, possano, solo in minima parte, ricondursi alle medesime ragioni che hanno determinato la crisi che, da circa un anno, si trascina in varie parti del mondo, principalmente, a causa del fallimento di banche ed assicurazioni negli Stati Uniti.

La crisi economica italiana, a mio avviso, è fortemente determinata, da una parte, dallo strapotere e dall’impunità del sistema bancario e, dall’altra, dalla crisi della giustizia e della politica i cui responsabili, amministratori e rappresentanti, per diversi motivi, non sempre hanno saputo o voluto far rispettare le norme di legge: talvolta, probabilmente, non lo possono fare dal momento che, come le imprese, anche i partiti, i movimenti o i loro rappresentanti sono indebitati.
Esistono, oltre che il codice penale e il codice civile, migliaia di sentenze che ribadiscono alle banche il divieto di pretendere interessi su interessi o richiedere il saldo determinatosi, nel corso degli anni, a causa dell’addebito di interessi anatocistici, commissioni di massimo scoperto non dovute ed altri oneri illegittimi. Eppure, nelle aule di giustizia, continuano a circolare impunemente soggetti che richiedono ed ottengono decreti ingiuntivi al fine di ottenere somme che, per legge e giurisprudenza, non sono dovute, costringendo, così, la controparte a difendersi. Ci sono, poi, esecuzioni immobiliari fondate su mutui “suggeriti”, spesso, dagli stessi funzionari di banche per estinguere apparenti saldi di conto corrente già gravati dall’addebito di interessi su interessi ed altri oneri illegittimi.
Se uno spacciatore di droga, con una cambiale o un decreto ingiuntivo esecutivo, minacciasse un’esecuzione immobiliare, il giudice civile non farebbe altro che sospendere il titolo per evitare che si concretizzi la minaccia trasmettendo gli atti alla Procura della Repubblica; se non fosse possibile sospendere il titolo (ad esempio, perchè divenuto definitivo per difetto di opposizione), probabilmente, resterebbe ferma la definitività del titolo ma (almeno, si spera) la pretesa illecita non troverebbe, comunque, tutela nelle aule di giustizia. Diversamente accade, a volte, se, invece, una pretesa illecita viene avanzata da un rappresentante della banca che, con un titolo rappresentativo di una pretesa che l’ordinamento analogamente vieta, minaccia la vendita di una casa, di un’impresa o di un intero patrimonio.

continua sul blog di Roberto di Napoli