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Protestiamo per l’arresto del regista JAFAR PANAHI a Teheran

Raggiungiamo il numero più alto di firme possibile per inoltrare una petizione al Governo e alla Presidenza della Repubblica perché protesti presso le autorità iraniane, in seno all’Unione Europea e all’ONU per l’arresto del regista iraniano Jafar Panahi, avvenuto ieri sera, lunedì 1 marzo, a Teheran, con l’accusa di girare un film sulle proteste di piazza.

per firmare ed aderire alla protesta  su facebook cliccate  qui

Il testo dell’appello:

Al Presidente della Repubblica Italiana
Giorgio Napolitano

Al Ministro degli Esteri
On. Franco Frattini

Signor Presidente,
Signor Ministro,

con la presente inoltriamo formale richiesta per sollecitare il Vostro immediato impegno nella protesta da inoltrare presso le autorità della Repubblica Islamica d’Iran, contro la gravissima violazione dei diritti umani e della libertà di espressione commessa dalle autorità di quel Paese, arrestando la sera del 1° marzo 2010 presso la sua abitazione di Teheran il regista cinematografico Jafar Panahi insieme a sua moglie, sua figlia e altri presenti in quel momento nell’abitazione. Al regista sarà in questo modo impedito di proseguire le riprese di un film documentario sulle attuali proteste popolari in corso in Iran nei confronti delle autorità governative.
La gravità simbolica dell’atto, che colpisce uno dei più importanti, premiati e autorevoli cineasti iraniani come monito intimidatorio affinché nessuno – men che mai un artista -, documenti la feroce repressione in corso nel paese, è l’ennesimo episodio di disprezzo delle Convenzioni Internazionali per i Diritti dell’Uomo, peraltro sottoscritte anche dall’Iran, a cui sentiamo di doverci opporre come cittadini italiani, europei, e cittadini del mondo e parti in causa della società civile.
Chiediamo pertanto che il nostro appello sia parimenti promosso presso le sedi dell’Unione Europea e dell’ONU, affinché sostengano la protesta contro le autorità iraniane per questo deprecabile atto.


2 commenti

Tangenti, arrestato ex capo della Procura

giustiziaHo letto la notizia che riporto di seguito.

L’adozione del provvedimento cautelare a carico di un ex procuratore, da una parte, conferma (sempre, ovviamente, col rispetto della presunzione d’innocenza) che esistono anche magistrati seri che non hanno remore o pregiudizi nell’indagare (e, perfino, arrestare) colleghi o ex colleghi; dall’altra parte, conferma che non esiste solo la casta dei politici.

Oltre un anno fa, su questo mio blog, ho scritto alcune considerazioni e un mio commento ad un post pubblicato sul sito di Beppe Grillo: le avevo inserite in un mio post che avevo intitolato “La politica del nulla? e la giustizia in Italia?” (lo si può leggere cliccando qui). Scrivevo, in sostanza, che non mi meravigliavo se, come affermato dal comico, il politico italiano portasse il figlio in Parlamento per fargli vedere il seggio che gli avrebbe lasciato in eredità: ritenevo (e ritengo) altrettanto discutibili le consulenze affidate da magistrati ai loro parenti o a parenti dei colleghi.

Ci sono alcune procedure fallimentari (posso fornire le prove) nelle quali il giudice affida consulenze o mandati difensivi a parenti di suoi stessi …. “amici” (senza che i giudici competenti territorialmente abbiano disposto misure analoghe a quelle adottate a carico dell’ex procuratore di Pinerolo). Ci sono giudici che convivono con mogli, amanti o figli che, indisturbati, esercitano nello stesso pianerottolo.

Si cerca, però, tra libri, quotidiani e talk-show, di informare (e ritengo ciò apprezzabile e doveroso) sugli abusi, sui privilegi, sulla vita e sugli intrecci che hanno coinvolto e coinvolgono tanti politici ma non capisco perchè non si informi la gente, allo stesso modo, che insieme a tanti magistrati seri, onesti e preparati, esistono anche alcuni “personaggi” che non si comportano diversamente da quella che viene rappresentata, forse, come  l’unica “casta” esistente o la più scandalosa. L’accusa per la quale è stata disposta la misura cautelare di cui è stata data notizia nell’articolo (sempre se l’arresto, ovviamente, dovesse essere seguito da una condanna definitiva) potrebbe essere solo un esempio!!! 

Roberto Di Napoli

Corriere della Sera.it
MILANO -Giuseppe Marabotto, l’ ex capo della Procura di Pinerolo (Torino), è stato arrestato con l’accusa di corruzione avrebbe incassato il 30% dei pagamenti effettuati sulle consulenze da lui disposte. Secondo quanto si è appreso a Milano, le consulenze ammontano a circa 10 milioni di euro e l’ex magistrato avrebbe avuto un ritorno, negli anni, di circa 3 milioni di euro. I pagamenti Leggi ancora