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Vite precarie. Dentro e fuori le notti di Arcore

Correva l’anno 2008 quando Berlusconi consigliò alle ragazze precarie di risolvere la situazione “sposando un uomo ricco”.

Fu così che durante la MayDay di quell’anno, a Milano, un gruppo di femministe allestì un carro rappresentando una donna vestita da sposa che, chiusa in una gabbia, si scuoteva con tutta la rabbia, la forza e la disperazione possibili.

Già lì si trovavano condensati i termini della questione che oggi diventa lampante nelle Arcore’s night: potere, gerarchia, controllo, sesso, scambio economico ma anche corpo e rivolta.

Al premier la formula ha continuato a piacer parecchio. Ecco infatti che pochi mesi fa, settembre 2010, ha aggiunto alcuni particolari: “Vi invito a sposare un uomo o una donna ricchi. So che interessa perché sono simpatico, ho un po’ di grano e comincio a essere vecchio”.

Vecchio, indubbiamente. E di ciò infinitamente rattristato, cerca conferma del proprio potere negli sguardi e nei corpi di giovani donne che colgono al balzo l’ambasciata, con grande autodeterminazione e indubbio spirito imprenditoriale.

Viviamo in un mondo fatto così.

Prima si inventano la velina, il Grande fratello, Eva Riccobono che si spalma le tette di sangue sull’ultima copertina di Max, la bocca siliconata, Paris Hilton e America’s Next top model (di cui le ragazzine vanno ghiotte) e insieme (oh, toh), la precarietà, la legge Treu, il collegato lavoro, Marchionne, i salari da fame e il lavoro gratuito, la fine dei diritti e la svalorizzazione della conoscenza (la più schifosa di tutte le bolle, come ha scritto magnificamente Sergio Bologna). Così funziona, insomma, la produzione di valore nel presente.

Ditelo, fatelo sapere anche alla sinistra di questo Paese e alle sue donne che ora si turbano e si indignano per il bunga bunga.

Bene. Quando tutto ciò è diventato innovativo (ma ennesimo, le donne lo sanno) meccanismo di controllo sui desideri e sui corpi, ecco che esso viene sfruttato da un anziano miliardario che ci bombarda attraverso le sue tv proprio con questi messaggi, mentre, come presidente del consiglio (in ottima compagnia), va smantellando il diritto del lavoro e dintorni, il concetto di solidarietà, la scuola e la cultura.

E allora che si fa quando tutto converge e magicamente, “accade”? Si dice che queste ragazze sono puttane e disgustosi modelli femminili (talmente poco eleganti, con quelle borse e quegli occhiali!) ché le donne brave e lavoratrici stanno altrove e sognano altro. Magari di farsi sposare da un uomo ricco? Vedi sopra.

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Arcore 6 febbraio: escortialomo via

Riceviamo da Gioia la cronaca di quel che ha visto e sentito oggi ad Arcore.

Qui siamo all’inizio della manifestazione

lapolizia blocca i manifestanti che spiegano che il delinquente da cui proteggere la gente è dietro le loro spalle non davanti..

una bellissima BELLA CIAO eccheggia dappertutto, fino a oltraggiare le orecchie del papi poco distante…

Sono qui coi miei amici de L’Aquila e di Pescara. Sono le 14 circa  e c’è il sole ad Arcore, un sole che illumina il colore viola, quello che ha invaso la piazza del Municipio. Più in là,davanti all’entrata della residenza di Berlusconi ci sono già due blindati dei carabinieri , molti altri militari vigilano sulla situazione e sbarrano la strada, ma nella piazza siamo ancora solo un migliaio.

Ore 15, cresce la gente, è un continuo arrivare di persone , molte anche in piccoli gruppi o da sole, richiamate dal web. Tantissimi i cartelli “personali”. Ci sono alcuni con una bandiera tricolore decorata con un perizoma al centro

Molto colore e molta musica e cartelli, questi gli slogan che leggo intorno a me «Per Berlusconi rito immediato, sei licenziato»,  «Se ti facessero una statua ad Arcore, noi saremmo i tuoi piccioni». “Silvio hai le orge contate, dimettiti».

“Facciamo un nuovo disoccupato, Berlusconi sei licenziato”, strilla un gruppo di precari ed anche”Silvio portaci in Consiglio Regionale”.

Oggi c’era gente da Milano e dintorni, Genova e Roma,Torino , Toscana ed Abruzzo ed avevamo precisato che la manifestazione sarebbe stata pacifica, abbiamo chiesto solo di lasciare Largo delle Vela ( di fronte al Municipio) per avvicinanarci più possibile a Villa San Martino e gridare a Berlusconi di dimettersi. Gli organizzatori ci hanno chiesto di non fare il corteo ma noi abbiamo deciso almeno di provarci ad aggirare il blocco della polizia in tenuta antisommossa e questi  ci hanno impedito di passare per le vie laterali e raggiungere Villa San Martino.

Verso le 16 è volato qualche colpo di manganello del tutto gratuito visto il genere di persone che c’erano, tutte con le mani alzate; la maggior parte di noi ha capito l’antifona ed è tornata in piazza, ma un  centinaio  di ragazzi dei centri sociali sono rimasti lì a confrontarsi con la polizia, sempre con le mani alzate tentando di raggiungere comunque Villa San Martino.

Fin che sono stata li’ con gli altri posso garantire che lo slogan più cattivo che ho sentito fra coloro che tentavano di avvicinarsi alla Villa del Papi è stato ”Fatemi passare, mi manda la Minetti!” e quindi , ripeto, il nervosismo della polizia era del tutto ingiustificato. Anzi un po’ di tempo prima dal megafono qualcuno aveva tentato di spiegare chi era da proteggere e quale era il vero delinquente ( vedi il secondo  video )

E’ vero del resto che non ci sembrava il caso di regalare ai media la possibilità di parlare di incidenti invece che di colori e di una bella manifestazione autorganizzata.

Ecco gli altri slogan , in un ambiente colorato,  ironico e c0mpletamente pacifico : “se ti facessero una statua ad Arcore, saremmo i tuoi piccioni” e ancora, “fuori le escort dallo Stato”, “Non siamo stati finanziati con i soldi dei partiti”, molta musica e canti. Secondo me , dato confermato da molti dei partecipanti, verso le 17 eravamo circa 5.000 e noialtri siamo andati via, anche  perchè abbiamo saputo con certezza che il Papi si era sottratto al confronto uditivo fin dalle 12 di stamattina.

Gioia


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I biscotti e la politica

Sul mercato ci sono il biscotto Novello e il biscotto Popolare.bisquits-title

Il biscotto Novello e’ fatto (casualmente) ad Arcore con segatura aromatizzata; è impacchettato in una confezione elegante, dalla grafica accattivante, ma fatta con materiali cancerogeni e scadenti, non riciclabili ma di basso costo.

Il biscotto Popolare è prodotto in diversi centri con ingredienti di ottima qualità e quindi piuttosto costosi, e confezionato in scatole di latta che una volta esaurita la loro funzione possono essere riutilizzate in vari modi.

Il biscotto Novello spende in pubblicità quello che risparmia in costi di produzione: numerosi spot televisivi, pagine e pagine di riviste patinate, ma, soprattutto, dietologi, nutrizionisti e professori vari che (grazie a gratificazioni economiche o di altro tipo) non perdono occasione di dire che il biscotto Novello non fa ingrassare, stimola l’intestino, ha il giusto apporto di calorie, previene il cancro e in molti casi addirittura lo guarisce!

Il biscotto Popolare, investendo sulla qualità, non ha le risorse per sostenere una campagna pubblicitaria e quindi si fida del fatto che la composizione del suo prodotto, riportata in modo ben visibile sulla confezione, sia sufficiente a indurre il consumatore ad acquistarlo.

Ma il consumatore, non prende nemmeno in considerazione il fatto che i dietologi, i nutrizionisti, i professori possano mentire: evìta quindi di rivolgersi a qualche esperto che possa confrontare i due prodotti sulla base di analisi approfondite ed imparziali. E compra il Novello che ha la maggioranza schiacciante del mercato.

Il povero biscotto Popolare, ridotto ormai ad un prodotto di nicchia, cosa fa?
Inizialmente tenta di INFORMARE i consumatori su come stanno le cose, cercando di resistere, resistere, resistere!
Poi si rende conto che ai consumatori non importa nulla di essere informati: si fidano più della PUBBLICITA’ che dell’INFORMAZIONE.
E questo per due ragioni:
la prima è che è molto meno faticoso e dispendioso:
vuoi mettere la differenza tra il farsi delle domande, cercare delle risposte, verificare l’attendibilità di chi ti fornisce quelle risposte, ecc. ecc. rispetto al prendere per buona la prima cosa che ti viene detta da uno che esibisce tanto di diplomi e che è così carismatico e convincente?
La seconda è che, dopo anni e anni in cui hanno comprato il biscotto Novello, vantandosene anche, non potrebbero resistere alla vergogna di dover ammettere che il biscotto Novello fa cagare non perché “stimola la funzione intestinale” ma perché è fatto con la segatura! Come potrebbero guardarsi ancora allo specchio, senza piangere!
I consumatori quindi ignorano l’INFORMAZIONE e continuano più o meno consapevolmente a farsi indirizzare dalla PUBBLICITA’ e a “raccontarsi” che quella è la scelta migliore. E continuano ad acquistare il biscotto Novello.

Il povero biscotto Popolare quindi, rivede la propria strategia, inserisce un po’ di segatura nel suo prodotto, riduce lo spessore e la qualità della sua confezione, e, con quello che risparmia, accetta di sfidare il concorrente scendendo sul suo (del concorrente) terreno. Ma parte svantaggiato perché l’altro si è già accaparrato l’esclusiva su quasi tutti i mezzi di diffusione della pubblicità e ha già nella sua scuderìa i “professionisti” comprabili.
Non solo, ma i consumatori di Novello, sono ormai gregge non disponibile a modificare le proprie scelte.
Piuttosto si astengono dal mangiare biscotti. Ma il biscotto Popolare non lo compreranno mai.

Si innesca così un circolo vizioso per cui entrambi i biscotti diventato immangiabili, ma un sacco di gente li compra e li consuma perché in un sistema dove la PUBBLICITA’ ha la meglio sull’INFORMAZIONE la gente è felice di mangiare (pagandoli anche cari) i biscotti con dentro la segatura.

Ci vorranno anni o eventi “imperscrutabili” per invertire la tendenza e indurre i consumatori a pretendere che sul mercato ci siano soltanto biscotti prodotti correttamente in modo da non essere truffati!

E infine parliamo di politica: la politica e’ come i biscotti !

Lucio