LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse


1 Commento

La DISOCCUPAZIONE ADULTA… quella di cui più si tace! LO SAI CHE ?

Dei due milioni e centomila disoccupati ufficialmente censiti nel 2010 dall’Istat, circa il 45% aveva più di 35 anni.

Del milione di disoccupati di lunga durata che cercano lavoro da oltre un anno, quasi il 43% ha un’età compresa tra i 35 e i 54 anni.

“La crescita più consistente di disoccupazione nel 2010 ha riguardato la fascia tra i 30 e i 49 anni, solo in seconda battuta quella dei più giovani”. Lo dice il Rapporto annuale Istat, presentato il 23 maggio c.a. a Montecitorio.

Secondo l’ultimo rapporto IREF-ACLI sul “lavoro scomposto”, il lavoro atipico, il lavoro temporaneo colpiscono FORTEMENTE anche i lavoratori ADULTI !!

Il 48% dei  contratti precari, difatti, sono stipulati tra datori di lavoro e lavoratori di età compresa tra i 30 e i 49 ANNI !

In base a un’indagine dell’Associazione Direttori Risorse Umane (G.I.D.P./H.R.D.A.), le nuove risorse umane da assumere per le aziende saranno soprattutto giovani: il 75%, infatti, dovrà avere un’età compresa tra i 25 e i 34 anni; il 14% tra i 35 e i 44 anni e solo l’1% più di 45 anni.

Una rilevazione del 2009 ad opera della SDA Bocconi e di Astra Demoskopea su 5’000 annunci di lavoro pubblicati dai giornali evidenziava che quasi il 60% delle inserzioni poneva un vincolo di età che nella maggioranza dei casi si attestava attorno ai 35 anni.

Le risorse messe a disposizione dal nostro Paese per i disoccupati nel 2008 (ultimo dato disponibile) hanno toccato lo 0,5% del PIL. In pratica, per ogni disoccupato italiano sono stati spesi in media 4’691 euro, contro i 17’921 per il disoccupato irlandese, i 16’652 per quello austriaco, i 15’570 per quello tedesco e gli 11’483 per quello francese…

“Una chicca”: a Treviso, nel cuore dell’opulento Veneto, un cinquantenne che avesse perso il lavoro aveva nel 2007 il 32% di possibilità di ritrovarlo; nel 2010 solo l’8% !!

Mai Più Disoccupati Due


1 Commento

DISOCCUPAZIONE ADULTA: Mai Più Disoccupati intervista Stefano Giusti, Presidente di Atdal Over40


Luchino Galli, per Mai Più Disoccupati, intervista il Dottor Stefano Giusti.16 settembre 2011

Dottor Giusti, quando nasce l’associazione Atdal Over 40, e con che finalità e obiettivi? Quali  iniziative ed eventi avete realizzato e quali sono in programmazione?

 L’ass.ne Atdal Over 40 (Atdal sta per Associazione Tutela dei Diritti dei Lavoratori) nasce a Milano nel 2002 su iniziativa di Armando Rinaldi, con base volontaria, per sensibilizzare le istituzioni sul problema dell’espulsione dei lavoratori in età matura. Problema che ne porta un altro con sé, quello della difficilissima se non impossibile ricollocazione di queste persone. Il nostro slogan “Troppo vecchi per lavorare, troppo giovani per la pensione” riassume precisamente il cuore del problema e il nostro pensiero.

In questi anni abbiamo realizzato tante iniziative da quelle di pubblicizzazione del problema tramite convegni e seminari sul tema, a quelle più pratiche di servizio.

In tre occasioni ATDAL è stata ricevuta al Senato ed ha presentato relazioni sul fenomeno dei disoccupati over40 e una serie di proposte di intervento legislativo. Dalle nostre proposte in tema di diritto al lavoro è nato un Disegno di Legge a firma del Sen. Pizzinato, mai discusso nella passata legislatura e riproposto in seguito al Senato dal Senatore Giorgio Roilo e alla Camera dall’Onorevole Gloria Buffo.  Nel corso della sua attività ATDAL ha promosso raccolte di firme su specifiche Petizioni ai Presidenti di Camera e Senato. Le oltre 8.000 firme raccolte sono state consegnate nel Maggio del 2003, Aprile 2004 e Ottobre 2006.

Poi abbiamo attivato iniziative pratiche come gli sportelli di orientamento e sostegno, ed accordi con Enti e istituzioni per corsi di formazione mirati direttamente al ricollocamento degli over 40. Va detto che noi non siamo e non vogliamo essere un’agenzia di collocamento  ma un punto di riferimento per tutti coloro che, vivono questo problema e sono abbandonati dalle istituzioni e da chi, fino al giorno prima, ha usufruito di loro come forza lavoro sia manuale che intellettuale. In futuro ci riserviamo di continuare su questa strada che fino ad oggi ha ottenuto se non altro il risultato di aver fatto parlare di questo problema sempre nascosto. In programma abbiamo tante iniziative soprattutto pubbliche per sensibilizzare al problema.

La disoccupazione adulta è un fenomeno sociale che sconvolge la vita delle persone, e ne devasta le famiglie; quanti sono i disoccupati adulti in Italia?

 Nessun Ente di ricerca ha mai fatto una campionatura esatta su questo fenomeno. I dati Istat non contemplano questa fascia e quindi i numeri che circolano sono  quelli che vengono raccolti  da Enti e Istituzioni locali (soprattutto regionali) che cercano di definire quantitativamente il problema  e dai dati che faticosamente riusciamo a mettere insieme nelle nostre strutture territoriali. Si può tranquillamente affermare che la disoccupazione Over 40 riguarda almeno 1,5 milioni di persone. E ovviamente a cascata, dietro questo dato ci sono i nuclei familiari. Fare il calcolo di cosa significhi questo dramma sociale è abbastanza semplice anche se le Istituzioni non vogliono riconoscerlo ufficialmente…

Quali sono le dinamiche e i caratteri della disoccupazione adulta?

 

L’insorgere del problema della ricollocazione lavorativa degli “over 40” risale alla metà degli anni ’90, anche se la questione ha cominciato a farsi sentire in misura più grave e patologica con l’arrivo del nuovo millennio. Strutturalmente il fenomeno nasce come maldestra conseguenza di una delle varie e cicliche enunciazioni teoriche di organizzazione aziendale, volte a ridefinire equilibri economici sempre nuovi e spesso contrari ai precedenti. In questo caso la matrice del fenomeno è riconducibile alla teoria dell’ “Old Out Young In”, tradotto letteralmente “vecchi fuori, giovani dentro”. È una teoria organizzativa che viene dall’altra parte dell’Oceano, da aree economiche come quelle americane, giapponesi e sud-coreane e naturalmente prende piede in Europa con circa dieci anni di ritardo, quando in quei paesi viene già vista con sospetto e più volte rivisitata e modificata.

Come tutte le teorie importate belluinamente, non tiene conto della diversa situazione cultural-economica dell’Europa e nel nostro caso dell’Italia, ma diventa in breve tempo una moda, una parola d’ordine aziendale da tutti accettata e vista come funzionale a chissà quale sviluppo. Ovviamente mai nessuno spiega effettivamente perché debba funzionare e su quali basi oggettive, però la si accetta come indispensabile e funzionante e se ne giustifica l’uso con il solito gioco di prestigio tautologico per cui la si applica perché funziona e funziona in quanto si applica (!) ignorando completamente il salato prezzo sociale che porta con sé.   La sua conseguenza più grave, è la difficoltà (per non chiamarla impossibilità) di ricollocazione per tutta questa fascia di lavoratori discriminata in tutte le maniere. Basta guardare i giornali specializzati e scoprire che oltre il 60% degli annunci contiene limiti di età compresi tra i 25 e i 35 anni. Limiti che oltre ad essere pazzeschi da un punto di vista sociale sono anche fuorilegge. Esiste infatti un Decreto Legislativo del 9 luglio 2003, n. 216 “Attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro” pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 187 del 13 agosto 2003 che all’articolo 3 recita:

Il principio di parità di trattamento senza distinzione di età si applica a tutte le persone sia nel settore pubblico che privato con specifico riferimento alle seguenti aree: accesso all’occupazione e al lavoro, sia autonomo che dipendente, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione…”

Insomma è illegittimo discriminare in base all’età e mettere un limite nelle offerte di lavoro, ma lo fanno quasi tutti, aziende multinazionali o piccole società, agenzie per il lavoro e grandi società di head hunting. Naturalmente non esiste nessun garante o figura che faccia rispettare questa legge dello Stato. L’anno scorso il Senato della Repubblica ha bandito un concorso per l’assunzione di personale impiegatizio. Tale concorso, in barba alle leggi vigenti, conteneva il limite di età fissato tra i 18 ed i 40 anni.

È chiaro che non basta togliere una riga con scritto “età compresa tra x ed y” per eliminare il problema ma riuscire a far rispettare le leggi sarebbe già un buon punto di partenza per arrivare a considerare il lavoratore Over 40, sia uomo che donna, ancora un protagonista attivo. Oltretutto, paradosso nel paradosso, in Italia come in tutti i paesi industrializzati, la lunghezza del periodo scolastico formativo anche per le posizioni medie, si prolunga ormai fino quasi ai trent’anni (laurea, + master + stage), in presenza di una dichiarata obsolescenza professionale e conseguente rischio licenziamento, che si presenta non appena si toccano i 40!

In questo deserto sociale, le uniche forme di assistenza vengono da organizzazioni di volontariato, spesso costituite da persone che hanno vissuto questo dramma e che affrontano in prima istanza questo problema. Fino a quando le istituzioni continueranno a far finta di niente?

E’ un dato di fatto che la disoccupazione adulta sia misconosciuta: sottaciuta dai mass media, ignorata dalla politica e trascurata dagli stessi sindacati; quali le ragioni e i motivi?

 

Non c’è un’unica causa  ma diversi fattori concomitanti. I mass media spesso peccano di superficialità e non fanno lo sforzo di diversificare e approfondire i temi. Preferiscono cavalcare le mode e parlare di “disoccupazione giovanile” come se a 35 o 40 anni si fosse anziani. I sindacati hanno una visione del problema obsoleta: loro difendono principalmente il lavoro, chi lo perde esce fuori dai loro schemi e non viene troppo considerato. Oltretutto molti dei loro dirigenti pensano ancora al disoccupato over 40 su stereotipi superati: non sa usare il computer,  non conosce l’inglese. Non vedono o a volte fanno finta di non vedere la trasformazione del problema. La politica beh, che dire, ormai politici e gruppi di potere partitico ragionano solo per numeri: i disoccupati Over 40 per ora non riescono a fare lobby, a far capire il loro peso politico ed elettorale. Quando lo faranno i politici li inseguiranno col cappello in mano… Su quest’ultimo punto poi si inseriscono anche le “responsabilità” dei disoccupati. Spesso molte persone che hanno questo problema, specie quelle che non sono state estromesse da grandi ristrutturazioni  industriali tipo Alitalia ma hanno perso individualmente il lavoro, quasi si vergognano della loro situazione, ne fanno una colpa non si manifestano pubblicamente. Così facendo rendono quasi impossibile far emergere la reale portata del problema.

Le persone discriminate per motivi anagrafici nel mercato del lavoro sono sempre più giovani: over 50, over 40, ed ora anche over 35. Perché questa deriva, e dove ci porterà?

 

La deriva rischia di essere inarrestabile e di finire per travolgere tutta la popolazione lavorativa e rendere i luoghi di lavoro ingestibili . Questo principalmente per via di alcune scellerate politiche del lavoro che permettono sgravi fiscali per fasce di età giovanili rendendo così quasi impossibile la ricollocazione dopo i 35 anni, Le stesse politiche che hanno usato la flessibilità per destrutturare il Diritto del Lavoro creando un universo di precarietà che inizia in età giovanile e continua in maniera sempre più esasperata con l’aumentare dell’età, finendo per emarginare chi perde il lavoro dopo i 40 anni. Tutto questo mentre gli stessi politici su altri tavoli tentano in tutti i modi di allungare l’età pensionabile. Una contraddizione insanabile:  tanto per fare un esempio pratico citiamo Montezemolo che di Confindustria è stato presidente nel periodo 2005-2007. Da presidente  degli industriali si batteva  strenuamente  per alzare l’età pensionabile e quindi per trattenere più tempo possibile i lavoratori in azienda. Nello stesso periodo come membro del CdA della Fiat  si prodigava  altrettanto strenuamente per ottenere una serie di prepensionamenti per i lavoratori della suddetta azienda, quindi mandarli a casa il prima possibile!

Non manca all’appello delle contraddizioni l’attuale presidente di Confindustria Marcegaglia che ha recentemente dichiarato che “Sull’innalzamento dell’età pensionabile dobbiamo seguire gli altri paesi dell’Unione Europea”. Naturalmente nelle sue aziende la Marcegaglia se ne guarda bene dall’applicare le strategie nord europee di incentivazione all’occupazione e persegue invece la politica più in voga degli ultimi decenni, quella che vede estromettere i lavoratori in età matura a favore di quelli più giovani. Anche lei ci dovrebbe anche spiegare come pensa che queste persone possano arrivarci alla pensione, considerando che per loro è difficilissimo ritrovare lavoro e che quasi nessuno ha un qualche sostegno al reddito. Ma forse il piano è proprio questo; a forza di allungare l’età pensionabile si spera che il lavoratore alla pensione non ci arrivi proprio così da risolvere il problema dei conti alla radice, non pagandole proprio.

La disoccupazione, nella fascia d’età tra i 30 e i 49 anni, è in costante crescita; per l’economista Francesco Daveri “potremmo assistere a una nuova emergenza, quella di un forte aumento di disoccupazione tra gli over 50” (La Stampa, 24 maggio 2011). A Suo avviso, quali politiche vanno attuate per contrastare efficacemente la disoccupazione adulta?

 

Atdal su questo ha una politica propositiva ben chiara con proposte mirate a combattere questa situazione. Atdal 40 ritiene che il discorso di un reddito sganciato dal lavoro debba essere una delle soluzioni con cui affrontare  le nuove forme di occupazione precaria e disoccupazione strutturale. Per questo avanza alcune proposte operative:

A) Istituzione di una indennità di disoccupazione generalizzata per tutti coloro che si trovano privi di lavoro calcolata in percentuale su l’ultimo salario percepito e comunque tale da garantire un reddito dignitoso e per un periodo di tempo idoneo a sostenere la ricerca senza angoscia di un nuovo lavoro;

B) L’ indennità di disoccupazione deve entrare in vigore anche per coloro che svolgono lavori precari nei periodi di inattività e deve prevedere la corresponsione dei contributi previdenziali figurativi;

C) Accanto all’indennità di disoccupazione occorre prevedere un sostegno economico per la copertura dei versamenti previdenziali volontari per disoccupati over50 che abbiano maturato almeno 30 anni di versamenti contributivi o, in alternativa, prevedere percorsi di accesso anticipato alla pensione per disoccupati over50 di lunga durata, considerati non più ricollocabili, eventualmente prevedendo una trattenuta sulla pensione pari ai contributi che dovrebbero ancora versare fino al raggiungimento dei requisiti anagrafici o contributivi di legge.

Nell’attuale contesto economico, la disoccupazione non è una colpa: persone e famiglie la subiscono. Come Lei puntualizza: “la società del lavoro si è trasformata e il lavoro stesso in alcuni casi tende a scomparire o quanto meno a riguardare la vita di sempre meno persone”. Tuttavia, molti vivono la disoccupazione con rassegnazione e vergogna, rinunciando a denunciarla e combatterla, accentuando il proprio isolamento. Dottor Giusti, cosa può convincere il disoccupato a cambiare atteggiamento e modificare il proprio comportamento?

 

Come dicevamo anche prima, solo convincendosi sull’utilità di far emergere le proprie situazioni, le proprie storie. Se questa massa per ora composta solo di individui che tendono ad agire isolatamente, saprà identificarsi e sentire una sorta di coscienza collettiva allora verrà anche considerata all’esterno. Poi, in termini anche utilitaristici, “fare rete” con altre persone nella stessa situazione, significa avere più possibilità di avere accesso a fonti utili per la ricollocazione. Insomma solo uscendo fuori dall’isolamento si ha la possibilità di far sentire la propria voce.

Lei scrive: “nel nostro strano paese il 69% dei disoccupati non ha nessun accesso a forme di sostegno reddituale né di ammortizzatore sociale. Secondo l’ultimo monitoraggio del Ministero del Lavoro, gli ammortizzatori sociali italiani coprono solo il 31% dei disoccupati con sussidi di varia natura. Gli altri devono arrangiarsi da soli”. Infatti, come ha evidenziato la CGIA (Associazione Artigiani e Piccole Imprese) di Mestre, il welfare italiano è caratterizzato da un pacchetto di ammortizzatori sociali riservato a determinate categorie di lavoratori: cassa integrazione ordinaria, straordinaria, mobilità, etc.; questi ammortizzatori intervengono – osserva il segretario Giuseppe Bortolussi –  “prima della perdita definitiva del posto di lavoro”, “prima che il rapporto tra lavoratore e impresa sia compromesso definitivamente”. Inoltre, le stesse indennità di disoccupazione sono temporanee e il loro importo è inversamente proporzionale al tempo di durata dell’inattività lavorativa! Tuttavia in Italia, come Lei precisa, “tra coloro che perdono il lavoro, solo il 25% lo ritrova entro i primi sei mesi, per gli altri le attese oltrepassano anche l’anno, con esiti ovviamente disastrosi sotto tutti i punti di vista”. In un tessuto socio economico caratterizzato da alta disoccupazione e precarizzazione crescente, diffuse e strutturali, è ormai prioritaria la riforma del sistema degli ammortizzatori sociali, per assicurare protezione ai tanti (troppi) che oggi ne sono esclusi!  Come realizzarla, e con quali risorse?

In Italia ogni volta che si parla di reddito di sostegno, di cittadinanza, o di qualsiasi altra forma di supporto, ci si scontra subito col discorso del debito pubblico e con l’impossibilità di mettere mani a riforme strutturali. Recentemente la Banca Mondiale ha calcolato che il costo della corruzione in Italia si aggira intorno ai 50 miliardi di Euro. L’evasione fiscale, combattuta nel nostro paese sempre a parole ma raramente nei fatti se non con scudi e condoni tesi a favorire chi aveva già allegramente evaso o esportato capitali all’estero,  sfiora i 250 miliardi di Euro. Volendo, i soldi per una riforma veramente rivoluzionaria ci sarebbe dove prenderli, senza contare poi che in Italia la spesa sociale (al netto della spesa pensionistica e delle indennità di disoccupazione riservate a pochi) è una delle più basse d’Europa, pari al 9,6% del Pil. Il problema dei soldi è un falso problema.

 

 


2 commenti

Lettera aperta di una figlia a una mamma da giorni in sciopero della fame

Daniela Basile
Daniela Basile

Lettera aperta alla madre in lotta. La scrive Gaia Russo, figlia di Daniela Basile, esponente del Comitato dei precari, da giorni (con un’altra docente, Monica Sateriale) in sciopero della fame, a Benevento, in segno di protesta e in difesa del proprio posto di lavoro, a rischio dopo i provvedimenti di taglio del Governo Berlusconi e del ministro per l’Istruzione Gelmini. La ragazza coglie l’occasione per criticare la più famosa zia, Nunzia De Girolamo, coodinatrice del PDL sannita e  deputata al Parlamento, per il disinteresse che avrebbe mostrato alle richieste della Basile e alla salute della cugina in lotta. Di seguito il testo integrale della lettera:

“Le presentazioni credo siano d’obbligo, mi chiamo Gaia Russo, figlia di Daniela Basile. Farò in fretta, sarò schietta e breve, negli ultimi sei giorni di presidio permanente in cui mia madre sta scioperando per avere il diritto di lavoro, ho finalmente aperto gli occhi sulla nostra città. Non chiedo troppo, voglio solo che qualcuno si accorga che mia madre sta rischiando per voi, non solo per i precari, perché toccherà anche agli altri impieghi di lavoro, e i tagli non ci saranno solo sulla scuola.

A parte questo, mi sono resa conto che la gente è molto indifferente, e pensa solo a sé, senza preoccuparsi degli altri, mia madre lotta ogni giorno per tutti noi, e lei non chiede che il vostro sostegno, ma voi le avete levato il diritto anche di mangiare, dormire in un letto caldo e, soprattutto, le avete levato la dignità.

Una lettera di una ragazzina, non credo farà molto notizia, ma per me conta, perché io lascio mia madre a dormire in una tenda ogni notte, e mi sento impotente, perché so che non posso cambiare nulla. Vedo la sua fiamma ancora viva dentro di sé, leggo la sua determinazione negli occhi, ma la stanchezza sta prendendo il comando, ma nessuno si interessa di lei, viene trattata come una criminale, le è stato negato prersino il diritto di andare in un bagno decente. Non credete sia un atto di pietà, che lo stia facendo solo per lei, perché lo faccio anche per me, perché se rimmarrò orfana, la colpa sarà solo vostra.

L’onorevole Nunzia De Girolamo cugina di mia madre, resta senza fare niente, nemmeno una telefonata per controllare la salute di mia mamma. Da questo momento questa parte è dedicata solo a te Nunzia, sappi che fino a qualche tempo fa ti stimavo molto, sai? Mi piaceva il tuo mestiere, ma ti confesso che mi deludi, perché ti sei dimenticata di tutti, e come tutti i politici pensi solo a te, anche se i politici servono ad ascoltare le persone e a tutelare i diritti di tutti.

Non sto chiedendo una raccomandazione per mia madre, ma solo che gli Onorevoli si interessino ai problemi della gente, dei precari e dei deboli. A scuola studio educazione civica, e la Costituzione dice che il lavoro va tutelato. Chiudo il discorso qui, perché qualche lacrima già mi sta scendendo, e non voglio essere più triste di quanto lo sono già. Hasta la victoria, Siempre (questa è per te mamma!!!”)

originale su il quaderno.it


4 commenti

Proviamo a costruire il futuro

Cari padri e madri,
scrivo a voi perché so che alcuni che la leggeranno capiranno il significato delle mie parole e vorranno, come me, poter fare qualcosa per cambiare ed aiutare i propri figli, siamo tanti e siamo soli, più le cose diventano difficili e più i nostri figli ci fanno resistenza, dobbiamo agire per il loro futuro, ed anche per il nostro, se non vogliamo che niente ci succeda.

Sicuramente qualcuno si sarà trovato a pensare che cosa stesse succedendo al proprio figlio, qualcuno avrà avuto anche paura del proprio figlio, non è necessario che siano figli di borghesi o di operai, il problema è universale. I nostri figli sono stati narcotizzati dalla TV e da Internet e noi, pensando che fossero al sicuro, li abbiamo lasciati crescere senza capire il pericolo che correvano.

In Cina hanno creato delle comunità per questi ragazzi e forse dovremmo prendere esempio da loro.

Qualcuno sa che in Italia ci sono circa duecentomila ragazzi EMO? Sono ragazzi che vanno in giro col ciuffo e hanno il cervello vuoto, se gli si chiede che lavoro fanno i loro genitori non sanno rispondere. Qualcuno sa che ragazzi di 14 anni si incontrano sulle chat e dopo neanche mezzora le ragazze si svestono davanti ai loro monitor e i ragazzi si masturbano? Qualcuno sa che le droghe usate dai nostri figli sono pericolose per sé stessi e per gli altri?

Quante domande, direte voi, ma sono domande alle quali io ho saputo dare una risposta, che non sarà uguale per tutti, ma che per qualcuno forse saranno una spiegazione, nei nostri figli c’è il NULLA, un NULLA pervaso di vuoto, quel vuoto che gli abbiamo dato noi, vuoto di affetto, perché troppo presi dal lavoro, dalla palestra, dalla linea. Li abbiamo riempiti di merendine, bibite, pranzi e cene già pronte e TV durante questi pasti. Non li abbiamo ascoltati e non li abbiamo neanche preparati a vivere, cosa che invece i nostri genitori hanno cercato di fare, ma poi noi siamo stati buttati nel mondo del lavoro, della carriera, e tutto questo dove ci ha portato? Alla situazione attuale del paese.

Una volta con gli occhi dei nostri genitori vedevamo come andavano le cose e imparavamo da loro a sostenerci e a diventare adulti, oggi basta dirgli di lasciare la loro stanza in ordine e in casa diventa guerriglia.

Poi altri di noi ha pensato anche che il loro figlio non era uno dei tanti, poi si è dovuto ricredere, ed ora ci sono ragazzi che frequentano gli studi di psicanalisti o simili. Forse abbiamo creduto che di avere la situazione sotto controllo e invece da fuori qualcuno ci teneva sotto controllo a noi, dando ai nostri figli l’idea che le cose andavano bene e che loro potevano dedicarsi a diventare famosi, come veline, tronisti, insomma, sgallettati e sgallettate al macello. Hanno illuso anche noi di poter avere dei figli che sarebbero potuti diventare famosi ed invece per farlo qualcuno ha dovuto vendere i propri figli al primo provino o a chissà quale di questi. Sono tante le ansie che oggi investono le famiglie di questo paese chiamato Italia, un’Italia che non c’è più, un’Italia che ha finito di vivere circa vent’anni fa, quando la politica ha finito di esistere, sì, perché è la politica di un paese che lo fa grande, non la mancanza di questa, la politica è lo specchio di un paese e il nostro paese non si riflette più in nessun posto e in nessun modo, siamo senza futuro, io penso anche che siamo al collasso totale, cioè al fallimento del paese Italia, ma voglio sperare che non sia così. L’America è fallita, falliranno tutti quei paesi che sono in qualche maniera annessi alla Grande Mela, che oggi grande non lo è più.

Però lì qualcosa si muove, Obama ha già fatto la riforma sanitaria e fiscale, l’Italia sta morendo sotto il peso di un’economia ferma e stagnante, l’Italia è ancora in guerra e noi con quella guerra non c’entriamo niente, l’Italia è piena di rifiuti tossici sotto di noi, l’Italia è piena di corrotti e corruttori, l’Italia sta vendendo il debito pubblico alla Cina e all’India e nessuno sa che cosa significa, solo alcuni, l’Italia nel momento dell’entrata dell’euro ha giocato con i suoi cittadini e li ha impoveriti non avendo fatto i controlli sul mercato, l’Italia sta perdendo la ricchezza della cultura, delle tradizioni, della cucina tipica, della terra da coltivare, del mare, quel mare che ci hanno inquinato, l’Italia è razzista, l’Italia è mafiosa, l’Italia è fallita, ma nessuno se n’è accorto.

Ora, in questa Italia con dei figli che non hanno la coscienza di tutto questo, come ne usciamo da tutto questo? Scuotendoci dal torpore che ci pervade, torniamo ad unirci e a far unire quanti pensiamo che possano aiutarci nel fare questo.

Non abbiate paura, riconosciamo i nostri sbagli e proviamo a costruire qualcosa che nessuno ha mai fatto in Italia.

Non è giusto che io dica cosa si deve o non si deve fare, dobbiamo essere noi tutti a partecipare ad un progetto di sostenibilità, unione e rispetto degli individui.

Creeremo lavoro e il mondo vedrà ciò di cui siamo capaci, è un momento particolare questo, facciamo vedere prima ai nostri figli e poi al resto del mondo che siamo italiani e che non molleremo mai.

Margherita


Lascia un commento

Appello del Popolo Viola Arezzo e Toscana in aiuto di Emergency Toscana

Servono circa 3.000,00 euro per le spese vive di un Concerto organizzato dal GRUPPO EMERGENCY TOSCANA che si terrà ad AREZZO il 27 GIUGNO 2010 e dove si esibiranno Artisti Toscani , evento seguito dal Trio Medusa su Radio Deejay.

Il Concerto servirà a raccogliere fondi per il funzionamento del Poliambulatorio di Palermo aperto nel 2006 per garantire assistenza sanitaria gratuita ai migranti (con o senza permesso di soggiorno) e alle persone residenti in stato di bisogno.

CHIEDIAMO A TUTTI VOI di fare un piccolo versamento per sostenere le spese del concerto.

Questo sarà il contributo del POPOLO VIOLA AREZZO E DEL POPOLO VIOLA TOSCANO alla realizzazione dell’iniziativa.

SENZA IL VOSTRO AIUTO IL CONCERTO NON SI POTRA’ TENERE !!!

AIUTATE EMERGENCY !

COME EFFETTUARE IL VERSAMENTO :

poste pay : 4023 6005 7022 7035

oppure

Bancoposta :

IT-50-L-07601-14100-000099381402

( intestati a Franca Corradini )
Concerto Emergency Arezzo

L’AMBULATORIO :
Fatta eccezione per alcune figure sanitarie e non sanitarie che garantiscono la continuità e l’organizzazione del servizio, il personale medico, paramedico e amministrativo del centro opera a titolo volontario e gratuito.

Il progetto è stato realizzato con la collaborazione della direzione generale dell’Azienda unità sanitaria locale di Palermo, che ha ristrutturato e messo a disposizione i locali per la conduzione delle attività.

Ambiti di intervento:
medicina di base
odontoiatria
oculistica
pediatria
ostetricia e ginecologia
cardiologia e patologie del metabolismo
supporto psicologico-neuropsichiatrico
otorinolaringoiatria
dermatologia
infettivologia
orientamento socio-sanitario.

evento Facebook con le istruzioni per le donazioni

Il Popolo Viola Arezzo e Toscana in aiuto di Emergency Toscana


7 commenti

Lettera appello al Presidente della Repubblica

  • Sottoscrivi

Questo il testo di una lettera appello che sarà consegnata al Presidente Napolitano il 2 giugno 2010,  già firmata da :

  • Margherita Hack: astrofisica di fama mondiale, importante scrittrice di libri di successo sull’astronomia;
  • – Nichi Vendola: Governatore della regione Puglia;
  • Armando Petrini: segretario regione Piemonte del Partito della Rifondazione Comunista;
  • – Paolo Ferrero: segretario Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista;
  • – Franca Corradini: una dei cinque blogger che ha promosso il No Berlusconi day;
  • – Giuseppe Grisorio: uno dei cinque blogger che ha promosso il No Berlusconi day;
  • – Marcello Abis: Presidente Nazionale dell’associazione culturale Penso Libero Onlus;
  • – Helene Benedetti: giornalista amministratrice di Informare per Resistere;
  • Monica Cerutti: Consigliere Regionale Piemonte;
  • Maria Luisa Simeone: Sindaco di None (TO);
  • Samanta Di Persio: giovane scrittrice aquilana di Morti Bianche e “Ju Tarramutu”
  • ed altri ancora…
  • Ill.mo Signor Presidente, questa è una lettera aperta alla quale speriamo che tanti cittadini diano la loro adesione. Siamo i primi firmatari riuniti in un’associazione denominata “Democrazia per l’Italia”. Siamo assolutamente indipendenti da tutti i partiti e intendiamo rivolgerci a Lei per indirizzarLe un appello.La situazione politica, economica, sociale, culturale ed etica in Italia è molto grave. Ci troviamo di fronte a una vera e propria emergenza. Dal punto di vista politico il conflitto dei partiti è giunto a un livello insostenibile. Si nota, con rammarico, che la classe politica non riesce a formulare proposte che possano in qualche modo risolvere, anche se in prospettiva, i problemi che assillano la nostra Repubblica.L’economia del nostro Paese versa, anche in conseguenza della crisi generale a livello mondiale, in uno stato di estrema difficoltà. Autorevoli osservatori prevedono, nel 2010, una ulteriore diminuzione dei parametri occupazionali (flessione fino a 500 mila occupati) che determinerà un notevole disagio sociale ed una tensione nel Paese, che potrebbe diventare insostenibile. Ciò avviene mentre altri cittadini si arricchiscono con operazioni di speculazione finanziaria e con l’evasione fiscale.

    Anche sul piano culturale mancano idee e non si profila all’orizzonte un nuovo modello di cultura politica. Non ci sono stimoli a pensieri di alto profilo. I cittadini risentono fortemente della pregressa e attuale condizione della scuola pubblica e dell’Università, alle quali, tra l’altro, vengono destinate risorse finanziarie sempre più limitate. E tutto ciò, per non parlare della ricerca, alla quale sono erogati, ormai da molti anni, pochi fondi che sono assolutamente insufficienti.

    L’economia e l’etica non riescono a trovare una sintesi di equilibrio, e come conseguenza la società è pervasa per buona parte da un capitalismo selvaggio (così si esprimeva Paul A. Samuelson) che limita la funzione sociale dell’impresa e non rispetta l’ambiente. Questi sono invece vincoli fondamentali per uno sviluppo economico e sociale armonico.

    In questo contesto l’istruzione a tutti i livelli dovrebbe avere un ruolo molto importante, ma purtroppo, con rammarico, constatiamo che così non è. Tra l’altro è trascurata l’educazione civica per cui prevale l’individualismo e viene a mancare l’idea della comune appartenenza e quindi del dovere di solidarietà̀ economica e sociale. Quindi, nella persona tende a prevalere l’avere sull’essere, con tutte le conseguenze desolanti che ciò comporta.

    Buona parte dell’informazione deve assolutamente essere migliorata per consentire ai cittadini di orientarsi nella politica e nella società in modo adeguato.

  • continua qui