Mi si nota di più se vado al no berlusconi day e mi metto in disparte o se resto a casa?

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Negli ambienti della sinistra storica, riflessiva ed un pò datata come al solito si sentono squillanti e snobistiche vocette pseudorivoluzionarie che predicano contro il No Berlusconi Day come fosse il caso di fargli il pedigree e analizzare il tasso di anticapitalismo presente tra i manifestanti.

Il NBD sarebbe una strana commistione di cui non si conoscerebbe  bene la componente di classe e che ruolo otterrebbe la parte antagonista che intanto spara accuse di apoliticità sulla manifestazione. Inoltre e specialmente costoro rivelano una snobistica avversione al mezzo, il web .  Il tutto li rende perplessi se aderire o meno a questa giornata.

Trattasi di gruppetti residui alla divisione dell’atomo avvenuta anche tra i cosidetti intellettuali riuniti intorno al Manifesto.

Verrebbe da risponder loro: ecchissenefrega, statevene a casa…

Verrebbe …io poi ho con questo genere di “compagni” un discorso personale di enorme fastidio.

Io vorrei picchiarli uno per uno perchè rappresentano figurativamente le ragioni delle nostre sconfitte, il peggio di ognuno di noi , la quintessenza dell’autoreferenzialità, della inutilità, della presunzione .

Mi vengono in mente facce conosciute e poi perse nel tempo, gente che indulgeva in queste forme  incredibili di presunzione ( incredibili già allora, figuriamoci oggi!!!) , persone capaci di accopparti pomeriggi interi perchè dovevi capire che la posizione della terza mozione dei compagni del salvador è più vicina di quanto si crede alle rivendicazioni della terza internazionale…

poi però la rivoluzione non venne come promesso e tutto questo fare e chiacchierare rimase una nevrosi fine a se stessa…

Fumose assemblee dove si spaccava il capello in quindici parti su una riga da aggiungere o togliere da un ta-tze-bao e si finiva senza voce non avendo combinato molto.

In effetti abbiamo tanto complottato contro il potere che ci siamo confusi e ci ha girato la testa a furia di dietrologie e subordinate.

La verità è che questi  comportamenti più che posizioni politiche mi rammentano pigrizie culturali e vezzi antichi ,  malattie infantili del politicismo marxista , del periodo in cui tutto era politica , quando  il primo Nanni Moretti  si poneva problemi simili  (“ mi si nota di più se vengo e mi metto in disparte o se non vengo per niente?”) in ECCE BOMBO.

Oggi usare certi modi e certi vezzi è solo un modo per sottolieare una sofferenza personale , per attrarre l’attenzione di tua moglie che evidentemente ti trascura e molto. In questo senso li capisco e mi fanno tenerezza , forse.

Pubblico qui l’ottima intervento di Norma Rangeri  sul Manifesto dello scorso 20 novembre che mi sembra sintetizzi una risposta di buon senso.

Norma Rangeri – Il Manifesto del 20 novembre 2009

Per come è nata (dalla comunità di Facebook), per come ha saputo contenere la voglia di alcuni partiti di metterci il cappello, per come sta crescendo, e per i contenuti della piattaforma che ne sta disegnando il volto, quella del 5 dicembre sarà una manifestazione inedita. Politicamente, culturalmente, anagraficamente. A due mesi dalla straordinaria manifestazione del 3 ottobre sulla libertà di stampa, nella stessa piazza si incontreranno i soggetti sociali che in questo momento politico, drammatico e confuso, sentono di non avere una rappresentanza e tentano di costruirla attraverso la rete.
Prendere la parola e comporre un’agenda di sinistra. E’ possibile, necessario di fronte a una sinistra radicale frantumata nei mille pezzi, a un Pd incapace di offrire una cornice, ideale e morale, in grado di contrastare e sostituire il campo occupato dal marketing politico della destra berlusconiana.
Il no-B-day nasce e si sviluppa subito dopo la bocciatura del lodo Alfano, contro Berlusconi e lo sfascio della democrazia costituzionale, per ristabilire il principio della legge uguale per tutti. Cresce anche contro la privatizzazione dei beni comuni, la precarizzazione del lavoro intellettuale, la risoluzione della crisi attraverso la creazione di uno sconfinato esercito di riserva, contro il razzismo, contro il monopolio dell’informazione. I lavoratori di Eutelia con studenti, precari, giuristi, immigrati e artisti saliranno sul palco e mostreranno, insieme, legati come i nodi di una rete, forme di autorganizzazione divise e sommerse, escluse dal gioco del potere e della sua rappresentazione pubblica.
L’Italia legge meno, cresce il consumo di televisioni tematiche e aumenta il popolo di internet, lo documenta l’ultimo rapporto del Censis sulla comunicazione. Spiegando che la diminuzione del tempo dedicato alla lettura, nei giovani e nei ceti più acculturati, è occupato dai social-network. Di più: il 54 per cento degli utenti della rete fa parte di gruppi di interesse, ha sottoscritto appelli, ha partecipato a eventi sociali e manifestazioni politiche. Lo studio fotografa un cambiamento, ci piaccia oppure no, delle forme di aggregazione, dei rapporti personali, del modo stesso di sentirsi parte di una comunità. Qualcosa di nuovo e di diverso dal vecchio grillismo («se viene Napolitano gli diamo il posto d’onore», dicono gli organizzatori).
Con la manifestazione del 5 dicembre, le connessioni virtuali possono diventare reali, agire nel dibattito generale, sviluppare una dimensione politica, condizionare i partiti (le forze politiche saranno in piazza, fra la gente, nei gazebo), chiamandoli alla responsabilità di una risposta. Se ne saranno capaci.

Rosellina