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Un’altra figuraccia di Feltri e de “IL GIORNALE”

E così, ancora una volta, e sia pure a denti strettissimi, e in una pagina interna, Feltri si rimangia ciò che aveva sbandierato per un paio di settimane al rientro dalle ferie, e che ha spinto il povero Boffo a dimettersi.

Come riporta anche il Sole 24 Ore (noto giornale comunista) del 4 dicembre, Feltri deve ammetterlo: era una bufala. Sentite qui. «Personalmente – scrive Feltri – non mi sarei occupato di Dino Boffo, giornalista prestigioso e apprezzato, se non mi fosse stata consegnata da un informatore attendibile, direi insospettabile, la fotocopia del casellario giudiziario che recava la condanna del direttore a una contravvenzione per molestie telefoniche».

Inaudito. Fosse la prima volta che le fonti di Feltri, da lui sempre definite “attendibili”, “insospettabili”, gli tirano il bidone, pazienza. Ma non è affatto la prima volta. A parte la figura da peracottaro sul caso Mitrokin, possiamo annoverare – tra le tantissime – anche la più recente, quella del suo giornalista Francesco Guzzardi, che dopo essersi scritto una lettera minatoria da solo (firmata “Brigate Rosse”), ha pubblicato un articolo in cui sproloquiava come sempre sull’intolleranza e la violenza che ci sarebbe nel DNA dei “rossi”. Peccato per lui che, allertata la Digos, gli agenti di quest’ultima, fatta una rapida indagine, gli fanno ammettere che se l’è scritta da solo, e lo denunciano per procurato allarme.

Ma perché Feltri ci casca con questa regolarità? Lo dice lui stesso: «La ricostruzione dei fatti descritti nella nota – prosegue Feltri – oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali. All’epoca giudicammo interessante il caso per cercare di dimostrare che tutti noi faremmo meglio a non speculare sul privato degli altri, perché anche il nostro, se scandagliato, non risulta mai perfetto«. Hai capito, che giornalista? Lui non pensa di dover pubblicare notizie vere. Che siano vere o no, chi se ne frega. L’importane è cercare di dimostrare una tesi. E lo dice con un candore davvero disarmante.

Poi, naturalmente, è sempre colpa della vittima: “La cosa da piccola divenne grande – prosegue Feltri – ma forse sarebbe rimasta piccina se Boffo invece di segretare il fascicolo, lo avesse reso pubblico, consentendo di verificare che si trattava di una bagatella e non di uno scandalo. Dalle carte infatti, Boffo non risulta implicato in vicende omosessuali, tantomeno si parla di omosessuale attenzionato». In altri termini, se Boffo non si fosse difeso… non ci sarebbe stato tutto ‘sto can-can.

Adesso mi piacerebbe sapere che ne dicono tutti i blogger di destra, che davano del “frocio” e del “pederasta” a Boffo.

Sarebbe come dare del “giornalista a Feltri.

DATI e FATTI


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Le brigate turchesi causano gli autogol degli squadristi in campo per una rockstar al tramonto

L’altro giorno la Rolling Stone Italia ha nominato Silvio Berlusconi “Rockstar dell’anno”: da sempre, in occasione dell’uscita del numero di dicembre, il mensile incorona il personaggio che si è distinto nel corso dell’anno per il suo carattere e temperamento decisamente rock&roll.  La decisione di eleggere Silvio Berlusconi Rockstar dell’anno é stata presa dalla redazione di Rolling Stone per gli evidenti meriti raccolti dal cavaliere, capace come nessun altro di stare sotto le luci della ribalta e distinguersi per il suo stile di vita degno delle migliori rockstar.

Quando uno è una rockstar è normale avere nutriti gruppi di fans.

Ma alcuni fan strabordano, esagerando nell’idolatria. Ecco cosa hanno combinato i fans – squadristi di Silvio rock per esaltare le gesta del loro idolo.

Il giudice Mesiani ? Eravamo d’accordo con Brachino di fare del gossip su di lui come avevamo fatto in precedenza su Pieto Maso e Marco Furlan

Avete letto bene, nessuna omonimia, il paragone è proprio con Pietro Maso (che assassinò i genitori) e  Marco Furlan (componente del sodalizio criminale Ludwig).

Tutto ciò è contenuto nel verbale dell’interrogatorio previsto dal procedimento disciplinare contro la  “giornalista” Annalisa Spinoso –  l’autrice del pezzo contro Mesiani trasmesso da Mediaset tempo fa, quello sui calzini turchesi stravaganti per intenderci – ed i suoi capi  Claudio BrachinoAntonello Sette.

Che dire? A questa fonte inquinata si abbeverano ogni giorno milioni di persone sprovvedute che per decenni ingurgitano stronzate come fossero notizie e poi , una volta ben lobotomizzati, diventano fedeli elettori del premier. Ha funzionato così fino ad ora. C’é qualcuno che può negarlo?

Altro eccesso di zelo, altro autogol dei soliti cialtroni del ” Giornale” : Aiuto i comunisti ci vogliono far fuori” Poi la Digos scopre che la lettera delle B.R. è una invenzione di Littorio Feltri che se l’è mandata da solo...

Presso la redazione de “Il Giornale” di Genova è stata recapitata una lettera scritta a mano, con stella a cinque punte e firma delle BR. La lettera conteneva minacce alla redazione, al capo della sede Lussana ed al collaboratore Guzzardi, colpevoli secondo i brigatisti immaginari di reiterate inchieste sulla Valbisagno.  Guzzardi si era preso la briga di scriverci un articolo per il sito della testata,  in cui illustrava la situazione, ed il momento in cui aveva cominciato a trovarsi sotto minaccia.

Più tardi sempre ieri , la Digos è riuscita a risalire al mittente di quella lettera anonima arrivata in redazione: Francesco Guzzardi. Omonimia? No, non solo è lo stesso nome del giornalista, ma chi ha scritto quella lettera ed il giornalista sono la stessa persona! Così come a ha fatto sapere l’ANSA tramite questo lancio. Poi Guzzardi ha confessato di aver architettato l’intera vicenda, cercando di salvare il capo, Littorio Feltri.

Indro Montanelli, quando ancora in vita e vedeva la sua creatura “Il Giornale”, sotto la direzione della famiglia Berlusconi in tandem con Feltri, affermava che per lui  equivaleva ad avere un figlio drogato con cui non voleva più avere niente a che fare.

Annoveriamo quindi l’ennesima figuraccia che la testata gionalistica diretta da Littorio Feltri può rivendicare  nel suo palmarés. La creazione di un nemico che non c’è, di un allarme che non esiste, al solo scopo di mantenere alta la paura dei comunisti cattivi che se la prendono contro il giornale del Regime.

Crazyhorse70