LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse


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Un governo di classe, nel senso che sta dalla parte dei forti

Quale prova inequivocabile ed esemplare di “equità” e “rigore” offertaci dall’esecutivo in carica, abbiamo assistito all’immediato e prevedibile dietrofront, con la classica coda tra le gambe, in materia di cosiddette “liberalizzazioni”, uno storico cavallo di battaglia esaltato dall’ideologia bocconiana che è ascesa direttamente al governo della nazione.

Misero e tapino il professor Monti, vittima suo malgrado (si fa per dire) dei poteri forti, ha dovuto arrendersi alle micidiali pressioni e ai ricatti esercitati dai “peones” della politica, ma soprattutto ha ceduto alle ingerenze e alle richieste provenienti puntualmente dalle lobby parlamentari dei farmacisti (sempre in prima linea) e degli altri ordini corporativi che s’intromettono costantemente nelle vicende politiche nazionali, così come ha preservato e addirittura consolidato in partenza gli interessi costituiti degli evasori fiscali, delle principali banche d’affari e delle lobby finanziarie, dell’esercito e degli alti gradi militari, delle innumerevoli caste dei privilegiati e dei corrotti che infestano ed infettano la società, dei centri di potere più o meno occulti.

Come volevasi dimostrare, il governo Monti si è confermato estremamente “forte con i deboli e debole con i forti”, l’ennesimo governo che rivela una vocazione e un’indole “equa e rigorosa” con i “soliti noti”, ma palesemente incerta e titubante con i potenti.

E’ troppo facile bastonare i più deboli, le fasce meno protette della società e nel contempo rinunciare a stangare le categorie più forti solo perché hanno qualcuno che li rappresenta e li difende nelle aule parlamentari con un’inaudita esibizione di arroganza. In questo riflesso di ambiguità e di ipocrisia, ma non solo in questa ostentata debolezza, è inevitabile cogliere un segno di continuità con il governo Berlusconi, con l’aggiunta di ignobili aggravanti di ordine morale e politico che sono ingiustificabili nel caso specifico.

E’ troppo facile massacrare i pensionati e macellare i lavoratori dipendenti e nel contempo esitare, abdicare o ammutolire di fronte ai poteri forti, esentare il Vaticano che detiene il patrimonio immobiliare più ricco e più vasto del pianeta, mantenere le franchigie corporativistiche degli ordini professionali più chiusi e inaccessibili che agiscono come una vera palla al piede, per poi professarsi “liberisti” solo a chiacchiere.

E’ troppo facile esigere sacrifici crescenti dai “poveri cristi” e nel contempo introdurre le solite deroghe a favore degli interessi di classe egemoni nel nostro sgangherato Paese.

E’ troppo facile spogliare ed immiserire ulteriormente chi già possiede poco e nel contempo sovvenzionare le grandi banche d’affari, finanziare le scuole private dopo aver espropriato quelle pubbliche, rilanciare la corsa agli armamenti grazie alle ingenti risorse estorte alle masse popolari, alla sanità pubblica, agli enti locali, arricchire gli speculatori, gli affaristi e gli evasori fiscali, la curia pontificia romana, l’establishment economico-militare, gli ordini corporativi superprivilegiati, il ceto politico dominante, mentre s’affossa e s’impoverisce la parte sana del Paese, quella che lavora e produce, in modo particolare la classe operaia a cui viene sottratto tutto, reddito, dignità e diritti.

Lucio Garofalo


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La sovranità nella bancarotta del capitalismo

Si parla ormai abitualmente (e impropriamente) di “debito sovrano”. Ma non c’è nulla di più errato e fuorviante del concetto di “debito sovrano”, coniato non a caso in un momento storico in cui gli Stati nazionali hanno ceduto totalmente la loro sovranità e autonomia decisionale di fronte all’arroganza e allo strapotere dei mercati finanziari.

In un’assurda e perversa catena di domino, i bilanci degli Stati più esposti al debito pubblico sono a turno travolti e assorbiti nel dissesto finanziario, coinvolgendo le altre nazioni, per cui risulta sempre più complicato adottare le politiche di “austerità” che mirano ad intensificare oltremisura la pressione fiscale e ad inasprire l’offensiva contro le tutele sociali del mondo del lavoro, al fine di sottrarre ingenti risorse dirottate verso il capitale bancario e finanziario, poiché una simile prospettiva comporta la dissoluzione definitiva di ogni intesa sociale, causando e autorizzando la sollevazione del popolo.

Papandreu ha dovuto sottomettersi alle costrizioni delle oligarchie finanziarie e revocare il referendum appena poche ore dopo l’annuncio. Papandreou non è Lenin e non serviva una mente eccezionale per capirlo. Diversamente da Papandreou, Lenin avrebbe promosso il referendum dichiarando l’insolvenza del debito pubblico del suo Paese. D’altronde è esattamente ciò che fece nel 1917: denunciò il debito pubblico dell’impero zarista e promulgò un decreto che fece tremare il mondo, azzerando l’enorme debito accumulato dalla Russia nei confronti delle potenze occidentali. Invece Papandreou non ha affrontato la sfida, temendo che un default della Grecia avrebbe risucchiato nel baratro finanziario l’intera Europa: ha preferito demolire la democrazia piuttosto che contrastare ed eliminare l’accerchiamento usuraio del proprio popolo da parte del capitale finanziario. L’entità del debito pubblico greco è assai modesta, ma sufficiente a rompere i rapporti di forza vigenti negli assetti della finanza capitalista internazionale.

Salvare la Grecia è un’impresa già ardua per gli equilibri politici europei, ma salvare un mondo sull’orlo della bancarotta è un’impresa praticamente impossibile. In un sistema globale in cui si agita lo spauracchio della crisi e si pretende di usare l’arma del ricatto finanziario per costringere gli Stati nazionali a compiere scelte inique e impopolari, ogni governo rischia di trasformarsi in una mostruosa tirannide esercitata in nome delle banche, un abietto strumento di rapina ed estorsione che annienta ogni elemento di sovranità popolare. Solo pochi mesi fa la maggioranza degli Italiani non sapeva nemmeno che esistesse il Fondo Monetario Internazionale, mentre oggi lo scopre improvvisamente a tutela del Paese. Anche dopo l’imminente cacciata di Berlusconi il rapporto stretto con il FMI vincolerà l’azione dei futuri esecutivi nazionali. Nei periodi di assenza di credibilità e sovranità della politica, le tecnocrazie finanziarie hanno imposto direttamente i loro fiduciari alla guida di governi detti impropriamente “tecnici”. E’ già avvenuto in Italia negli anni ’90 con Ciampi, Dini, Amato. Accadrà di nuovo con Monti.

Chiudo con un episodio salito recentemente alla ribalta della cronaca, destando un certo scalpore: un negozio di gadget elettronici, situato nel centro di Roma, è stato assalito da un’enorme ressa di clienti attirati dall’offerta di prezzi stracciati. La notizia è la classica eccezione che conferma la regola, la riprova del delirio allucinante del capitalismo, una testimonianza ulteriore che certifica l’aberrazione consumistica di massa, una droga che procura demenza e assuefazione: chi non consuma, sprofonda in una crisi d’astinenza.

Lucio Garofalo


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Indignarsi contro l’ingerenza della finanza non basta

Lo strapotere esercitato dalle cosiddette “agenzie di rating” è il sintomo più inquietante ed evidente di come il capitalismo sia ormai impazzito, ridotto alla mercé di una ristretta oligarchia di stampo mafioso, composta dai signori del denaro e della finanza.

Tali agenzie costituiscono un minaccioso e destabilizzante strumento di dominio e di ricatto, esercitato a livello mondiale, una specie di “arma atomica” di cui dispone una cerchia elitaria di banchieri, uomini d’affari ed esponenti della finanza globale. In altre parole, agenzie di rating come Moody’s e Standard & Poor’s incarnano la “voce del padrone”. Nell’assalto sferrato contro l’Italia, esse sono state le prime ad avvertire gli ambienti della speculazione internazionale che si poteva e si doveva aggredire l’Italia.

Esse si arrogano il diritto di emettere sentenze sullo “stato di salute” dei vari Paesi, formulando previsioni sinistre sul loro futuro economico, senza che abbiano mai ricevuto alcuna legittimità a svolgere un ruolo tanto decisivo da condizionare e determinare il destino dei popoli, mandando in rovina intere nazioni e addirittura interi continenti.

Il divario esistente tra il reddito prodotto dall’economia reale dell’intero pianeta e il reddito irreale, cioè le immani ricchezze generate da operazioni incentrate su colossali bolle affaristiche, è pari ad un rapporto di 1 a 8. In altri termini, il valore creato delle speculazioni finanziarie è otto volte superiore rispetto al valore prodotto dall’economia reale; dunque, il capitalismo dominante comporta sproporzioni a dir poco paradossali.

Il complesso finanziario internazionale, così come si è storicamente determinato, presuppone un aumento spropositato delle disuguaglianze, favorendo la concentrazione dei capitali nelle mani di minoranze sempre più ristrette, avide e corrotte, formate da speculatori internazionali che adottano metodi spregiudicati e criminali, alla stregua di associazioni di stampo mafioso, capaci di estorcere le risorse che appartengono alle nazioni, sottraendo con l’astuzia, l’inganno, il ricatto e la frode finanziaria, i risparmi di milioni di piccoli investitori e dei lavoratori del mondo intero, riducendoli sul lastrico.

In altri termini, il sistema si è strutturato in modo tale da estendere a dismisura le sperequazioni esistenti, creando un divario a forbice sempre più ampio tra élite finanziarie sempre più ricche, potenti e circoscritte, e moltitudini di lavoratori poveri destinati ad impoverirsi ulteriormente. Un processo che ingloba anche i ceti intermedi.

In sostanza, si è imposto un metodo di accumulazione e distribuzione delle risorse sempre più iniquo e intollerabile per la maggioranza degli esseri umani, con conseguenze inimmaginabili per gli equilibri degli assetti mondiali, specie se si considera l’andamento demografico che si sviluppa in modo abnorme e irrazionale in alcuni continenti come l’Asia e l’Africa, dove le contraddizioni del sistema sono più esplosive e destabilizzanti.

La crisi economica che minaccia l’integrità stessa del capitalismo, affonda le sue radici nel tempo e discende dalle incongruenze e dalle assurdità insite nell’assetto complessivo del capitalismo. Ovviamente, i fenomeni superficiali inducono a credere che l’origine della crisi sia da ricercare nell’orbita e nei meccanismi delle speculazioni affaristiche condotte dalle grandi banche, dalle borse mondiali e dall’alta finanza internazionale.

E’ innegabile che enormi responsabilità siano da ascrivere al cinismo del mercato borsistico e delle maggiori banche mondiali, in particolare alla spregiudicatezza delle istituzioni finanziarie internazionali. Non a caso, la rabbia e l’indignazione popolare si indirizzano contro alcuni soggetti individuati come capri espiatori, ossia i megadirigenti e i manager strapagati delle società finanziarie, bancarie e assicurative multinazionali.

Nondimeno, l’origine della crisi risiede nel sistema medesimo ed è l’esito di un processo storico scaturito dalla rottura innescata dalle disfunzioni intrinseche alla natura stessa dell’economia di mercato. Trattasi di  una crisi di sovrapproduzione e sottoconsumo.

Negli ultimi decenni si è compiuto un ciclo produttivo che ha favorito un’accumulazione smisurata di profitti grazie allo sfruttamento eccessivo degli operai salariati. I quali, a dispetto dei ritmi, degli orari e degli standard di rendimento elevati, si sono notevolmente impoveriti. Ciò è accaduto a causa di uno sviluppo economico artefatto ed enfatizzato, che in realtà genera condizioni crescenti di miseria e precarietà ed esercita un’ingerenza imperialista tesa ad imporre livelli decrescenti del costo del lavoro su scala globale, malgrado i lavoratori del sistema produttivo facciano più del proprio dovere.

Di fronte alla crisi le persone sono impotenti, da un lato, inquiete e agitate, dall’altro.

L’indignazione (che sia pacifica o meno, importa poco: quello della “non-violenza” è un falso problema) da sola non basta, e nemmeno la rabbia irrazionale ed esasperata, la violenza esplosiva che genera una ribellione cieca e distruttiva, ancorché spontanea, ossia una sommossa di piazza priva di obiettivi politici rivoluzionari, frutto di una esacerbazione degli animi e una estremizzazione delle proteste e delle rivolte popolari.

La situazione del popolo greco fornisce un avanzato laboratorio di esperienze politiche, capace di impartire al proletariato mondiale una serie di lezioni e prospettive assai utili.

Occorre indubbiamente una mobilitazione più estesa e radicale sul piano sociale, ma questa deve essere ispirata e sostenuta da un’analisi intelligente e rigorosa, che sappia elaborare una piattaforma rivoluzionaria di trasformazione dell’ordine esistente. Serve una coscienza politica e progettuale capace di indicare e propugnare un’alternativa seria e convincente di organizzazione dei rapporti economici, un altro modello di formazione sociale, politica e culturale, che sia davvero credibile agli occhi della gente.

La crisi del capitalismo si è talmente acutizzata e radicalizzata da esigere soluzioni altrettanto drastiche e radicali, che non sono affatto possibili e praticabili all’interno dell’odierno quadro capitalistico. La risposta deve essere intelligente e deve partire dal mondo del lavoro produttivo e sociale, che rappresenta probabilmente l’unica forza materiale in grado di spazzare via le macerie create da un sistema marcio e putrefatto.

Lucio Garofalo


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Parliamo di economia: un gorilla avrebbe fatto meglio, con la destra siamo finiti nel GIPSI, il gruppo degli ultimi in europa

Per alcuni facciamo parte dei PIIGS, per altri dei GIPSI. In entrambi i casi siamo “soci” del poco esclusivo club dei cinque paesi europei con i problemi economici più gravi.

Intanto la Banca d’Italia segnala che le famiglie italiane sono sempre più povere. Sui grandi giornali economici internazionali come il Financial Times o il Wall Street Journal, un nuovo acronimo sta facendo rapidamente strada: PIIGS sigla composta dalle iniziali dei cinque paesi europei: Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna…Prima la Grecia, ora Spagna e Portogallo e c’è chi dice che presto toccherà anche all’Italia

In molti Paesi dell’area euro si registrano squilibri di bilancio ampi e rapidamente crescenti”, ha dichiarato il presidente della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet, accrescendo le preoccupazioni non tanto per la situazione greca, già nota e dove il deficit di bilancio è schizzato sopra il 13%, ma che si preannuncia un piano di rientro per il 2012, quanto le paure su Spagna, Italia e Portogallo.

Mentre l’euro torna ai livelli di sette mesi fa sul dollaro si scatenano le vendite sui mercati azionari europei e salgono rapidamente i Credit Default Swaps, in pratica le assicurazioni sul rischio di fallimento, per i titoli pubblici di quei Paesi. C’è chi, però, assicura che tra Portogallo, Italia, Grecia e Spagna, proprio l’Italia sia il paese che al momento pare stia meglio di tutti: sebbene il suo rapporto debito/Pil sia il più alto in assoluto, vanta anche un livello di disoccupazione inferiore a quello degli altri Stati mediterranei e una struttura delle medie imprese che, comunque, nonostante le difficoltà, permette di evitare quelle tensioni che nei paesi vicini hanno creato confusioni.

E’ pur vero che la situazione della disoccupazione e della occupazione precaria ed in forse ( basti pesnare alle difficoltà sul prolungamento della cassa integrazione ed ai milioni di precari sempre sul ciglio del burrone) è da ora in poi che va monitorata, checchè ne dica il governo essendo i prossimi mesi e non quelli passati, il periodo decisivo per la tenuta del nostro paese sul fronte dei dati economici.

Pertanto le chiacchiere sulla “crisi ormai passata” o  sulle “particolari sfortune affrontate da questo governo dalla torri gemelle in poi” sono balle per gonzi che solo i vari Fede e Minzolini possono spacciare per argomenti economici : tutt’al più van bene nei bar, nei tendoni dei circhi o  dopo un certo tasso alcolico. Costoro ricordano i vecchi film con Alberto Sordi,  il quale preso in flagranza e portato in pretura, ad un certo punto fa il piagnone e dice “c’ho avuto a malattia

Per colpa di questo governo, piuttosto, siamo entrati nell’acronimo dei più sfigati d’Europa.

Esiste infatti un acronimo per descrivere i  paesi europei ad alto debito (pubblico ed estero) e bassa competitività :  i Gipsi (oltre alla Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia).

Questo è il  regalo agli italiani che tanto ama fatto dal nano maledetto e dai suoi accoliti leghisti, questo è il miracolo italiano.

Col governo Prodi, che pure per mettere i conti in ordine non era andato per il sottile anche con gli strati popolari ( sebbene la pressione fiscale sotto berlusconi sia aumentata ), eravamo fra i primi paesi in europa.

Voglio dire: la crisi economica derivata dai derivati – scusate il gioco di parole – e di cui era sponsor allora anche il Tremonti colbertiano di oggi , ha  colpito tutti, però noi più di altri, poichè – al netto delle chiacchiere – scaliamo le posizione all’incontrario.

Ed ora, come mi ricorda un bravo blogger dei dintorni che spesso passa anche di qui, la parola ai dati ed ai fatti.

Economia

Qui al lato il raffronto sul PIL fra i governi succedutisi negli ultimi 15 anni.

Nel 2009 il prodotto interno lordo dell’Italia è crollato del 5%, il dato peggiore dal 1971. Sempre secondo l’Istat la vendita al dettaglio ha registrato il record storico negativo, pari all’1,6% e rappresenta: il dato peggiore dal 2001.

Dal dicembre 2009 il tasso di disoccupazione in Italia è salito all’8,5%, dall’8,3% di novembre. E’ il dato peggiore da gennaio 2004. I senza lavoro salgono così a 2.138.000, ben 57mila in più rispetto al mese prima, e 392mila in più rispetto a dicembre 2008. (Fonte Ministero del Tesoro)

Il fatturato dell’industria italiana è crollato del 18,7% rispetto al 2008 e gli ordinativi sono colati a picco del 22,4%: il dato peggiore dal 2000.
Sempre considerando l’intero 2009 il fatturato totale dell’industria e’ calato del 17,4% sul mercato interno e del 21,6% su quello estero. (fonte ISTAT)

Nel 2009, le esportazioni italiane sono crollate del 20,7% e le importazioni del 22%, rispetto al 2008. Lo comunica l’Istat, aggiungendo che si tratta dei peggiori dati sui flussi commerciali dal 1970.

Tutto questo si ripercuote negativamente sul reddito delle famiglie italiane, che secondo una ricerca di Bankitalia, è calato più del 4% mentre l’indebitamento delle famiglie è salito del 30%.(Fonte Bankitalia)

La quota di famiglie che dichiara di arrivare alla fine del mese con molta difficoltà è salita dal 15,4% del 2007 al 17,0%. In aumento chi non riesce regolarmente a pagare le bollette (11,9% contro l’8,8% dell’anno precedente, acquistare abiti (18,2% contro il 16,9%).
Crescono le famiglie cui è capitato di non avere, in almeno un’occasione, soldi sufficienti per pagare le spese per i trasporti (8,3% contro il 7,3% del 2007) e quelle che sono in arretrato con il pagamento del mutuo (7,1% di quelle che hanno un mutuo, contro il 5,0%).
Quasi un terzo delle famiglie (31,9%) non riesce a far fronte a una spesa imprevista di 750 euro con risorse proprie. (FONTE ISTAT)

Insomma, questi sono i numeri. Leggeteli, assorbiteli e le conclusioni tiratele voi.

Debito pubblico : Bankitalia: sale il debito e calano le entrate fiscali

Secondo il supplemento statistico al Bollettino ha raggiunto a gennaio 1.787,8 miliardi: +1,5% sul mese precedente
e +5,2 sull’anno. Gli incassi, sempre a gennaio, a 28,809 miliardi di euro, contro i 29,675 dell’anno precedente

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A fronte di ciò  Berlusconi che fa ? Sostiene i piccoli imprenditori che in veneto si stanno suicidando come mosche ( già 13 suicidi ) per non sopportare gli esiti della crisi?

Sostiene la domanda togliendo un po’ di tasse sul lavoro in modo che la busta paga sia migliore tenuto conto che da noi ci sono le retribuzioni più povere d’Europa?

No, lui fa ben altro, lui dà il via al Ponte sullo stretto ed alla Banca del Sud …

Se io fossi ( per i più scemi che leggono trattasi di dialogo surreale) un capo mafia, come dire, lo terrei nel mio cuore un giuggiolone come il berlusca, visti i regali ( come dimenticare il caro scudo fiscale?) che mi fa sovente.

Certo spesso mi  arresta molti pesci piccoli o capi in testa passati e già sostituiti…ma che volete un po’ di scena dobbiamo fargliela fare al nostro giuggiolone che in concreto ci vuol tanto bene…e poi a togliermi dalle palle questi mi ha fatto anche un favore…

Tornando in me devo dire che pensare a tali grandi opere è per il premier ormai residuale, nel senso che ci pensa quando ha tempo.

Dico questo perchè molto tempo ne assorbono le  riunioni quotidiane con i suoi 70 avvocati per studiare come fuggire alla giustizia ( il secondo dei suoi obiettivi quando entrò in politica, il primo era togliersi i debiti ed arricchirsi alla faccia nostra, e ci è riuscito…).

O quando gli rimane tempo dalle ore ed ore passate al telefono ( centinaia di telefonate scoperte solo nell’indagine di Trani…) a ricattare, costringere ed insultare i suoi servi che non si decidono a cancellare certe trasmissioni nonostante lui li abbia messi lì per questo motivo.

Insomma quando ha residualmente del tempo pensa a noi con le sue grandi opere…

Crazyhorse70


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Si spengono le luci, tacciono le voci e dal buio si sente sussurrar : é finita!

L’atmosfera intorno al governo ed a Berlusconi  è satura di scintille e si notano i movimenti scomposti e frenetici delle fasi che precedo in genere i cambiamenti.

Sotto il profilo economico continua l’inazione di Tremonti che scontenta sia i fautori di una politica di forte intervento nell’economia quanto i seguaci del liberismo. Semplicemente sotto il vestito di  condoni e di  scudi fiscali, niente.

Tutto ciò che aveva a che fare con le necessità ed i bisogni degli italiani è fuori dalla finanziaria licenziata dal senato.

Niente Cedolare secca  del 20% sugli affitti, niente credito di imposta, niente fondi per la ricerca, niente taglio dell’IRAP, niente quoziente familiare per le tasse, niente investimenti sul lavoro e nemmeno gli 80 milioni promessi dalla Gelminiper i precari, niente Banca del mezzogiorno, niente investimenti sulla banda larga, con queste ultime due questioni secondo alcuni solo prorogate per il passaggio alla camera.

Dopo aver tagliato in due anni 1, 5 miliardi nel comparto sicurezza, ora ce ne rimettono 100 milioni, ma con un trucchetto per il quale vengono prelevati da un fondo dove erano già destinanti a tale scopo. Se anche fossero soldi veri sarebbero un insulto dopo quel genere di tagli.

I servi berlsuconici dai loro tg delle 5 reti di raiset spacciano per taglio alle tasse la proroga del versamento del 20% dell’acconto IRPEF di novembre alla prossima primavera: due lire in più per le piccole partite iva sotto natale, due lire in meno a Pasqua quando gli stessi “fortunati” dovranno restituire.

Non è passato al Senato l’emendamento che prevedeva lo stanziamento di 100 milioni di euro per far fronte alle esigenze delle popolazioni di Messina e di Scaletta Zanclea, colpite dalla recente alluvione.

Il governo è dilaniato da uno scontro interno del genere : liti furibonde prima della fine

Dopo un anno e mezzo dall’inizio della legislatura, la maggioranza più forte che sia mai uscita dalle urne in Italia appare davvero divisa su tutto. La strategia di Fini ormai è chiara: da una parte, il presidente della Camera fa sì sì con la testa a Berlusconi, poi continua ad aprire continui  fronti di sottecchi.

Continua più acerrimo che mai lo scontro tra Tremonti ed il gruppo intorno a Baldassarre: in senato  si è risolto a vantaggio del primo ma solo per un soffio. Astensioni incrociate, liti furibonde del ministro economico con Brunetta( ” ti prendo a calci in culo se solo ti avvicini” ) e con la Presigicamo («Cara Stefania, questo modo siciliano che hai di ragionare... »ed in risposta volano carte ed improperi «A me certe battute non le fai»).

Sempre più gente del pdl si smarca da berlusconi facendo delle precisazioni e dei distinguo che un tempo sarebbero stati impossibili – dall’avv. Bongiorno a Pecorella , da Taormina per finire a Baldassarre , da Granata a Bocchino, da Ronchi a Poli Bortone a diversi altri deputati di A.N. mentre l’affaire Cosentino rischia di esplodere in mano al berlusca se continua a maneggiarlo come fa in questi giorni.

Anzi non credo di esagerare se penso che la pentola della campania esploderà molto presto e travolgerà sia il pezzo di sinistra dalemiano ancora a guardia del bidone  Bassolino che l’ ampio fronte del centrodestra ed il motivo scatenante saranno proprio l’intreccio camorra – rifiuti-termovalorizzatore.

Berlusconi in crisi personale e di isolamento interno

Berlusconi sempre più ossessionato dal chiodo fisso di sfuggire ai giudici  è ormai assente  completamente dalla vita politica  dimostrandosi disinteressato ad ogni altro aspetto : vaga depresso e pensieroso ed alla fine lo stress senza via d’uscite l ‘addormenta, nelle riunioni è spesso sonnacchioso. Ha  cominciato l’altro giorno a Berlino  a dormire mentre parlavano i suoi colleghi europei e pare che anche ieri al CdM continuasse ancora. Dal giorno del redde rationem con Fini è caduto in un baratro sconsolato ,  aggravato dalla definitiva iniziativa giudiziaria della moglie che ne richiede la separazione per colpa. Inoltre è  ormai consapevole che a colpi di invenzioni di mavalà Ghedini finisce per prenderle sui muso senza anestesia come col Lodo Alfano.

Ancora sulla giustizia sfatiamo la legenda dei 5 telegiornali di RAISET: i successi quotidiani degli inquirenti nella lotte alla mafia sono avvenuti non grazie al governo, ma nonostante il governo.

I buoni  risultati sul fronte della cattura dei mafiosi latitanti e della confisca dei beni sono dovuti  all’impegno costante e spesso eroico degli inquirenti , cioè di quei poliziotti panzoni lasciati senza macchina, soldi e benzina da questo governo che gli ha tolto 1,5 miliardi in un anno e mezzo e di quei giudici assassini e toghe rosse che berlusconi combatte da anni e contro i quali si ascalgia con leggi e con dichiarazioni mediatche roboanti un giorno sì ed un giorno pure.

Nel  frattempo si apprestano a varare la “riforma della giustizia”  che dalle anticipazioni ufficiali del ministro Alfano, consisterebbe nel far finire i processi dopo due anni dal decreto di rinvio a giudizio, “riforma” valida per i processi in corso e solo per gli incensurati.

Anche un laureato in giurisprudenza della università di paperopoli capirebbe che tutto ciò è anticostituzionale ed infatti fra i tanti anche un giurista socio da sempre del premier, Baldassarri , ha riconosciuto essere una vera schifezza anticostituzionale.

Schifezza perchè in tal modo si travolgerebbero decine forse centinaia di migliaia di processi di grande allarme sociale, per salvare il premier da un paio di processi che lo riguardano.

Chicca finale i beni confiscati alla mafia non avranno più quell’utilizzo sociale che hanno avuto finora, ma saranno venduti a i privati, con buone ottime chance per la mafia , quindi , di ricomprarseli tutti.

Penso alla associazione LIBERA  ed al bel lavoro fatto per i terreni dei corleonesi di Riina ed immagino già il figlio del boss  già prionto a riprendersi la roba del padre.

Anche a questo progetto  manca solo il nome ed il cognome dello sventurato destrico che sarà costretto ad intestarselo, per  aggiungersi agli altri cognomi famosi ( ex Cirielli, Cerami, Pecorella ecc. ) alle leggi vergogna del passato.

Crazyhorse70 banner silvia


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Dov’é finito il berlusconi del 1994?

berlusconi_1994Sto cercando Berlusconi ma non lo trovo più. Berlusconi ha vinto nel 1994 con le idee di una rivoluzione liberale ed antistatalista e sull’onda del federalismo  già allora ormai maturo nella gente del nord . Dopo lo stop ed il ribaltone ha rivinto nel 2001 ed anche un anno e mezzo fa con maggioranze parlamentari  “bulgare” di  oltre 150 deputati e senatori in più delle sinistre

Oggi ha una maggioranza che se la sognava anche De Gasperi, un asse forte con Bossi garantito da Tremonti unico ministro economico.

L’opposizione è inesistente, i comunisti ed i verdi fuori dal parlamento, i democratici ancora scioccati dall’abbandono di Veltroni a scannarsi far loro od occuparsi di gossip e calzini turchesi.

Di Pietro irrilevante sui temi economici sbraita con populismo inservibile.

Mai nella storia del nostro paese le mie idee sono state così vicine dall’essere concretizzate , quando ricapiterà un simile miracolo? Eppure lo stanno sprecando, e stanno deludendo i fautori del cambiamento.

Il grande assente è la questione fiscale della parte produttiva del paese.

La Banca del sud sarà un carrozzone per piazzare politici meridionali di secondo piano  così che non facciano il partito del sud.

Infatti, come Luigi Einaudi scrisse,  le banche debbono essere «senza aggettivi», devono fare le banche e non essere einaudi2condizionate da altri fattori. La banca del Sud, realizzata con la regia delle Poste italiane, non nasce per iniziativa privata (se ci fosse un motivo economico, l’avrebbero già fatta da tempo ), ma dallo Stato che fa da balia con i soldi pubblici, dando luogo a un ibrido.

Per il sud servirebbe una  No Tax Area, che attirerebbe investimenti privati e consentirebbe di rinunciare agli aiuti di Stato e comunitari. Meno tasse, meno sovvenzioni, più libertà economica. E così facendo anche meno criminalità organizzata dentro l’economia

Ieri la Banca del Mezzogiorno. L’altro ieri il ponte sullo Stretto. Il giorno prima, l’abolizione delle province che passa in cavalleria. La liberalizzazione dei servizi pubblici locali che si assottiglia, la riforma delle pensioni che si allontana, i sussidi alla Fiat che s’ingrossano, e via elencando. Il grande assente è sempre la questione fiscale.

Oggi si aggiunge  la notizia di un altro regalo a Catania che è ormai fallita ed ha ricevuti altri 140 milioni di fondi pubblici addirittura destinati ad attività inesistenti o invendibili.

Ora basta, la misura è colma anche per chi come me è interessato principalmente all’economia ed è disposto a fregarsene del gossip ed anche a credere che la magistratura ce l’abbia con lui per partito preso ( la maggioranza  dei P.M. sono comunisti dell’infornata degli anni ’70,  quindi gente frustrata e vendicativa per la rivoluzione mancata ).

Ma ora basta: dov’è finito il Berlusconi che chiamava immorale un prelievo superiore a un terzo della ricchezza prodotta?

E che ci sta a fare la Lega, se i suoi parlamentari alzano disciplinati la mano quando si tratta di irrorare il Sud di soldi pubblici, ma sono incapaci di portare a casa quella boccata d’ossigeno di cui la Padania ha dannatamente bisogno? E i manifesti che hanno fatto la fortuna elettorale del Carroccio, il Nord gallina dalle uova d’oro e il Paga e taci somaro lombardo? Il paradosso è che non c’è mai stato, sulla carta, un governo più nordista di questo eppure pare orientato ad occuparsi e male del sud.

Dovevano spendere meno e meglio per il sud e rispondere al nord. Meno tasse e più semplici.

Come Ronald Reagan e Margaret Thatcher.

Il Nordest oggi è in un momento di rallentamento semplicemente perché il sistema Italia non ne ha sostenuto la crescita, che è stata anche tumultuosa, ma certamente di grande vitalità.Democrazia liberale

Ad esempio, i nostri imprenditori all’estero vanno allo sbaraglio perché non hanno il supporto su cui possono contare i concorrenti tedeschi o francesi. L’italia è un paese, poi, che non ha promosso la ricerca, l’innovazione, quindi le piccole e medie imprese che da sole non possono farcela, sono svantaggiate dal punto di vista della concorrenza e della competitività.

E poi la giustizia è da riformare profondamente, invece si è data l’idea di occuparsi di giustizia per altri motivi.

Le banche non aiutano le piccole e medie imprese e Tremonti mi sembra il “sor tentenna”  che chiacchiera di rivoluzioni oppure  di complotti ma che di concreto non ottiene nulla per chi produce.

Tra il 2001 ed il 2006, niente riduzione, niente liberalizzazioni, nessun taglio alle spese pazze della P.A. ma solo colbertismo, la difesa degli ordini professionali, l’attacco alle compagnie aeree low cost, e la difesa dei forestali, per fare alcuni esempi. Sui diritti civili, sono venuti il no ai pacs, una legge sulle droghe per mettere in galera i ragazzi per qualche spinello, un tenace no ai pacs, e l’approvazione di una legge illiberale come la legge 40.

L’incapacità di intervenire sulle imposte è pura omissione di soccorso, visto lo stato precario in cui versa il tessuto produttivo del paese, ma anche e soprattutto un cedimento molto vicino al tradimento.

Secondo la Banca mondiale, l’Italia è il centotrentacinquesimo paese al mondo per semplicità del sistema fiscale: non basta rapinarti, vogliono anche che tu affoghi sotto inutili carte in triplice copia

Io ho 38 anni  e lavoro  nell’ufficio legale di una  sede abruzzese di una grande azienda multinazionale.

Sono sempre stato un liberale classico e guardo agli States come mio riferimento politico e culturale e quindi difendo la sfera di autonomia del singolo dalla invadenza delle istituzioni.

Per questo la gente ha votato Berlusconi.

Ma ora sono deluso e vederlo occuparsi solo di stronzate rotolandosi su se stesso mi fa capire che non è il fuoriclasse che credevo, invece di Kakà ci siamo ritrovati con Gattuso, per di più zavorrato,  e con tutto il rispetto, non è la stessa cosa.

Alfredo Cantera


15 commenti

Un barlume di luce dalle piazze rischiara infime manovre di palazzo per far fuori il maiale malato…

“La crisi che non c’e'” dicono i ministri del governo. Viviamo in un paese con pil a meno cinque-meno sei. La crisi economica è stata negata per un anno e mezzo. Poi è divenuta sorpassata. A settembre ci sarà la ripresa. Un pò tutti ci dicono che sarà un autunno duro per l’occupazione. Forse sposteranno la fine della crisi a gennaio….

Viviamo in un paese in cui cresceva il ricorso record e massiccio alla cassa integrazione. Eppure la crisi non esisteva. Viviamo in un paese in cui sono stati cancellati mediaticamente i licenziamenti, i precari. Le morti bianche scomparse dai giornali. E’ tutto fiabesco, tutto bellissimo. Chi prova a rovinare la fiaba è automaticamente un disfattista. Magari passibile di denuncia. L’elenco di chi ha cercato di raccontare il paese vero, quello che fatica ormai ad arrivare alla seconda settimana non è breve.femminista1

In questo paese deve essere rappresentata la fiaba del Mulino Bianco. Peccato che la realtà sia così distante, sideralmente distante dalla fiaba che ci raccontano.

Il dato del PLI è il peggiore dal 1980, anno in anno in cui è cominciata la rilevazione statistica.

Gli effetti nefasti della crisi economica hanno maggiormente colpito le fasce più deboli della popolazione, a partire dalle famiglie a reddito fisso che, a seguito della perdita del posto di lavoro, o della cassa integrazione, hanno perso potere d’acquisto e quegli introiti fondamentali per poter andare avanti.

La conseguenza di tutto ciò è che in Italia i consumi lo scorso anno sono scesi dell’1%, ma per quest’anno, secondo quanto sostiene la Federconsumatori, le attese parlano di una contrazione dei consumi del 2,5-3% con ulteriori ripercussioni negative che il nostro Paese rischia di trascinarsi anche per l’anno 2010.
«Ci stiamo giocando il sistema produttivo ed economico». Queste sono le parole del Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia,che avendo il polso della situazione reale ( la protesta operaia dai primi di agosto si è estesa in tutta italia anche perché stanno chiudendo o hanno già chiuso 400 aziende mediograndi) ha pensato bene di intrupparsi recentemente con Epifani per tentare di ammorbidirlo in vista dell’autunno caldo.

Ma cara confindustria se é per quello che ti muovi avresti dovuto incontrare altri non la CGIL che da molti anni  quel che fa é soprattutto accodarsi alle proteste spontanee i corso, dopo averle sconsigliate…

Nelle realtà vera, dai primi di agosto ad oggi la protesta operaia si è estesa in tutta italia, spesso in forme nuove  e comunque sottraendosi al controllo delle caste sindacali di regime e proponendo nuove e fantasiose forme di lotta di base ( basti pensare ai precari della scuola o all’esempio positivo della lotta degli operai della INNSE e di altri che ne hanno raccolto il testimone).

Il Governo ? E’ presente dappertutto meno che in economia dove non ha fatto né intende fare nulla : Tremonti e Brunetta nervosamente ripetono che é tuttto un incubo e che ci sveglieremo meglio di prima…

operaioin lottaIntanto sono tutti occupati con manovre e trappole di regime per far cadere il vecchio maiale malato ed ormai imbarazzante.

Dico sinceramente che non  me ne può fregare di meno se questo vecchio deficiente cadrà per essere inciampato su qualche pillola di viagra o per il ricatto di qualche mignotta.

Non me ne frega nulla se Casini, Fini, Rutelli e Montezemolo con la Cisl e Formigoni con tutta comunione e liberazione manderanno in pensione il satrapo malato ed imbarazzante perché così vogliono certi poteri internazionali o il vaticano.

Non seguo volentieri queste ipotesi dietrologiche, ma non perché siano assurde.

In un paese dove Kossiga è trattato con rispetto ed Andreotti  – il mafioso solo  fino al 1980  – è considerato uno statista tutto è possibile…

Me ne frega poco perché in realtà non sarebbe una vittoria delle mie idee, della mia piccola italia “ che suda che soffre e lavora, smettiam di soffrire che è l’ora …” ma sarebbero i soliti giochini di quella parte paludata di politicanti che non perdono mai perché giocano sempre sulla pelle degli altri, conto terzi.

Anzi dico senza timore che il grande stronzo che ci governa farebbe bene a cadere così, farebbe quasi una figura dignitosa e finalmente onorevole, come finora mai gli è capitato, perché cadrebbe a causa di un a trappola di regime ( democristiano)

Trappole  parenti  –  non troppo alla lontana, peraltro –  di quel mondo che con la strategia della tensione 30 anni fa ha ucciso centinaia di persone innocenti nelle piazze e nei vagoni dei treni, quel mondo che con l’uccisione di Moro ha cambiato il corso della storia indirizzandolo verso la destra qualunquista che ci governa da Craxi in poi…

Dall’altra parte la sinistra moderata è assolutamente inesistente sia nel palazzo ( ed infatti è fuori gioco anche negli scenari politicanti di queste ore dove Casini e Fini la sostituiscono) sia nelle piazze che cominciano invece a riempirsi di lavoratori e studenti e che lasciano un barlume di speranza a chi voglia proporre una opposizione di classe.

Eppure  sarebbe il momento giusto per insistere sui temi economici, per insistere con l’opposizione sociale e far sì che le luci che vengono da molte fabbriche aumentino e si uniscano far loro, fino a divenire bagliori  sempre più forti :  mai come ora il governo si trova con la graticola e sull’orlo di una crisi di nervi e  sarebbe sommamente giusto mandarlo a casa per le scelte politiche fatte o omesse e non per storie di pisello e vaticano…

Difatti, anche un passante svogliato e distratto si accorgerebbe dell’estremo nervosismo nel governo: prendiamo i primi sei ministri che vengono in mente.

Berlusconi sbotta di nervi ogni santo giorno sblaterando contro intere categorie ( giornalisti , opposizione, magistrati ), con quella faccia marrone come il cotto e piena di strane pieghe innaturali, che dopo il lifting quando ti guarda con quegli occhi tirati a mandorla sembra un mostro giapponese perennemente incazzato . Forse si è reso conto che ha sbracato troppo con mignotte ed affari poco puliti e sa che ha le ore contate…

Brunetta sclera contro il festival del cinema di Venezia ed insulta tutti i registi ed attori italiani dandogli dai fannulloni comunisti , forse vuol far dimenticare il flop subito dalle sue finte battaglie contro i fannulloni che in realtà nascondevano solo ed esclusivamente duri tagli al personale , altro che sprechi. Dietro la cortina fumogena della lotta all’assenteismo? Niente

Tremonti predice la fine del conflitto sociale proprio ora che si sta invece riaccendendo in tutta  Italia a causa della chiusura di circa 400 aziende medio grandi così dimostrando di essere un economista previdente. Come quando si vantava di aver previsto la crisi: difatti ci azzeccò talmente tanto che dopo crisi dei prodotti finanziari americani dovette cambiare la legge finanziaria prima impostata sulla Robin Hood Tax contro le banche, poi con previsioni di grossi esborsi in loro favore

La Gelimini e la Carfagna stanno sempre su dritte e rigide come avessero ingoiato una scopa elettrica e ciò accade da quando si sono scoperte le intercettazioni hard su come si organizzassero a fare le infermiere pelviche del premier. Sarà per questo che la prima si vendica falcidiando 25.000 precari in una sola mattinata d’agosto e la seconda è impazzita ed al G8 delle donne e la violenza nel mondo si è trasformata in Emma Bonino e si è messa a predicare contro il maschilismo e le donne oggetto, senza peraltro arrossire un po’ per la vergogna?

Frattini ha sempre più accentuato un tic nervoso che gli fa pulsare l’occhio destro ad ogni domanda si politica estera : sarà perché non ce la fa più a fare la controfigura del premier che va in giro per il mondo e fa come cazzo gli pare facendo perdere credito al suo ministero ad ogni dichiarazione tant’è che lui sempre più spesso si chiede che ci sto a fare io se non conto nulla ed ha iniziato ad andare dall’analista ?

Ed invece mentre qualche falò comincia a rischiarare le piazze e le coscienze in un autunno di lotta e promesse,  il potere che conta con giochi di palazzo mette fine lentamente ma  ferocemente all’esperienza berlusconica…

Rosellina e Torba