LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse


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Non si può ridurre un uomo così….

questo è il volto di un uomo non più giovane che piange…

questo è il volto di chi onesto ha paura di perdere il proprio posto di lavoro… oltre tutto ad un età dove magari sarebbe impossibile trovare un altra occupazione…

quest’uomo non piange per motivi personali quest’uomo piange perchè un ” SIGNORE ” di nome MARCHIONNE, che guadagna quanto 6400 suoi colleghi, ha deciso che lui deve rinunciare alla sua dignità ai suoi diritti se non vuole perdere il TOZZO di PANE che il super-manager gli concede…Mia madre ,una saggia donna, alle mie intemperanze giovanili verso i ragazzini mi diceva arrabbiata ;” se sei coraggioso prenditela con quelli più deboli di te”…

i MARCHIONNE e i suoi amici imprenditori-predoni ei compari della casta, non se la prendono mai con quelli più forti di loro..

NON CI POSSONO RIDURRE A SCHIAVI SILENTI E TERRORIZZATI…

NON CI POSSONO CONSIDERARE MENO DELLA LORO ESCORT DI TURNO…

NON POSSONO UMILIARCI E OFFENDERCI ALL’INFINITO ….

QUESTO STANNO FACENDO I MARCHIONNE DELLA CASTA IMPRENDITORIAL POLITICA…

SE NON TROVIAMO LA FORZA PER AVERE UNO SCATTO D’ORGOGLIO E PER DI DEFINITIVAMENTE BASTA SAREMO SOLO DELLE NULLITA’..

LI CONSIDERAVAMO INFERIORI ARRETRATI ED IGNORANTI ED INVECE GLI IMMIGRATI SULLE GRU A BRESCIA E A MILANO…

I RAGAZZI IN TUNISIA ED ALGERIA CI STANNO DIMOSTRANDO CHE LA DIGNITA’ NON LA SI MISURA CON LE TV AL PLASMA ED I CENTRI COMMERCIALI …LA DIGNITA’ LA SI CONQUISTA E LA SI MANTIENE LOTTANDO…

COME IL 14 DICEMBRE A ROMA QUANDO MIGLIAIA DI RAGAZZI SI SONO RIVOLTATI CONTRO UN REGIME BLINDATO NEI PALAZZI,PERCHE’ DI RIVOLTA POPOLARE SI E’ TRATTATO E NON DI VOLGARI TEPPISTI, COME I MEDIA TUTTI ANCHE QUELLI DELLA FINTA OPPOSIZIONE VOLEVANO FARCI CREDERE…

DIFFIDA DA CHI TI PARLA DI DIALOGO ….CHI INVOCA MODERAZIONE…IO QUANDO VEDO UN UOMO ONESTO PIANGERE PER UN SOPRUSO DI UN POTENTE ARROGANTE NON VOGLIO MODERAZIONE , VOGLIO LO SCONTRO.

dal blog : http://informazionedalbasso.myblog.it/

di  Paolo Papillo

QUESTO OPERAIO PIANGE DAVANTI AI CANCELLI DI MIRAFIORI…MARCHIONNE MA UNA COSCIENZA CE L’HAI ?


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Letterina di Natale a Susanna Camusso

Piazza San Giovanni, 16 ottobre 2010No, signora segretario generale della CGIL, stia tra nquilla: a differenza dei ragazzi della Sapienza, io non ho intenzione di chiederle alcun regalo.
Sarà perché sono alle soglie dei quaranta anni, sarà pe rché sono poco affine a qualsivoglia tradizione “caritatevole”, le cose tendo a conquistarmele, non a farmele regalare.

Mi limiterò, quindi, a porle una domanda, prendendo spunto da una sua dichiarazione rilasciata al termine dell’incontro con gli studenti romani.

La domanda è focalizzatasu quella che ritengo l’essenza, l’estrema sintesi della sua dichiarazione: “[…] ma che oggi non ci sono, a nostro avviso, le condizioni per proclamare lo sciopero” (sì, c’è poi un “su questo tema”, a onor del vero).

Veda, segretario, non sarà quel complemento, “su questo tema”, a salvarla in corner. Ad esempio, io ero tra gli ottocentomila che, a gran voce, hanno chiesto lo sciopero generale in quel di Piazza San Giovanni, il 16 ottobre scorso; lei non era ancora segretario, ma lo sarebbe diventata da lì a poco.

Mi dica, signora segretario: la voce di quegli ottocentomila, che erano della FIOM, ma anche di tanti altri segmenti della CGIL, dei movimenti, delle realtà più disparate, è un altro tema poco rilevante o convincente?

Vado anche oltre, perché di temi me ne vengono in mente mica pochi, sa: il formidabile attacco al contratto collettivo nazionale che è in corso da qualche tempo a questa parte, proprio a partire dal settore metalmeccanico, prima con Pomigliano e poi, proprio ieri, con Mirafiori non sono, forse, un tema che potrebbe valere uno sciopero generale?

E della P-Generation cosa mi dice, segretario? Sa, a mio avviso non ce la si cava con un po’ di viral marketing e teasing a buon mercato: alla generazione precaria (e, le assicuro, quel “giovani” che è anteposto a “non più disposti a tutto” è decisamente di troppo ed è misura di quanto lontana sia la CGIL dalla realtà: qui fuori è pieno di ultraquarantenni che vorrebbero tanto essere giovani, ma non lo sono, pur essendo, saldamente, precari, se mi perdona l’ossimoro…) non bastano più gli slogan, servono fatti e proposte concrete e, magari, qualche sana assunzione di responsabilità e autocritica, per cominciare (legge Treu, ha presente di cosa parlo, vero?)

Mi dica, signor segretario: anche il tema della precarietà, che sta divenendo metastasi del tessuto sociale nostrano le sembra un tema tale da non giustificare uno scioperino generale?

Ah, quasi dimenticavo, ci sarebbe, anche, una situazione politica ed economica che un ottimista potrebbe definire perniciosa, sullo sfondo: a fronte di una delle più gravi crisi economiche degli ultimi 60 anni (una crisi che si potrebbe decisamente definire sistemica, ma lasciamo perdere, in questa sede), ci ritroviamo con un dei peggiori governi della storia repubblicana il quale, come unica risposta a tale crisi, non ha fatto altro che rispondere con una politica di tagli lineari semplicemente devastanti, che porteranno, nel medio periodo, a un ulteriore depauperamento generalizzato; nelle manovre economiche di questo governo, tagli a parte, non c’è la benché minima ombra di un programma di sviluppo ed investimenti, nessun provvedimento sulla fiscalità che consenta alle fasce più deboli di tirare un po’ il fiato. Nulla, proprio nulla, signora segretario generale: anche questo è un tema che non vale uno sciopero generale, devo supporre, nevvero?

La chiudo qui, signora segretario; le porgo i miei migliori auguri per delle serene festività e chioso con la  domanda di cui parlavo in apertura, che magari suonerà, a questo punto, un po’ retorica: se non ora, quando?

Originale qui :

La mia letterina di Natale a Susanna Camusso.


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Spegniamolo noi il cerino con cui gioca il palazzo

Pasolini con enorme anticipo aveva previsto tutto, troppo. Vigliacchi sono coloro che lo lasciarono solo allora ad affrontare la canaglia fascista e clericale e che oggi hanno perso la memoria…

Le recenti circostanze che vedono protagonista gli abusi di potere di Berlusconi stanno oggettivamente affrettando la caduta del governo.

La stessa strategia di distrazione di massa  messa in atto dai servi mediatici – che passa dall’accanimanto mediatico su Fini della RAINVEST e dei fogliacci di famiglia, alla morbosa attenzione sui fatti di Avetrana, alle ormai giornaliere scoperte di nuovi fatti che rendono ricattabile e miserevole la figura del presidente del consiglio – non serve più allo scopo per cui è nata  – distrarre e confondere le idee agli italiani – e si sta arrotolando su se stessa mostrando  ormai la corda a cui presto lo stesso premier si impiccherà.

Il gioco del cerino in voga nel palazzo ( la spina la stacchi tu, no io no, se hai il coraggio lo fai tu ) non rende giustizia alle istanze democratiche e di cambiamento degli italiani più consapevoli e combattivi, che nella nebbia berlusconica hanno pur stracciato qualche squarcio interessante ed istruttivo.

Mi riferisco alla ripresa di attività della sinistra più legata al movimento operaio ( vedi la grande manifestazione politica della FIOM ) ed alcune lotte che con determinazione e passione hanno ottenuto risultati apprezzabili ( vedi i blocchi di Terzigno sui rifiuti ), tutti eventi che una opposizione politica consapevole dovrebbe appoggiare e non mostrare di temere.

Il gioco del cerino sta per avere fine e questo è il momento per accellarare la crisi e dargli una connotazione politica e democratica, altrimenti saranno i soliti giochi di palazzo a sostituire un guitto malato e cocainomane con un emissario fedele del marchionismo. E’ evidente che i lavoratori non avranno nulla da guadagnare da un cambio siffatto e gli stessi cittadini democratici che si oppongono per civismo e rispetto della costituzione alla deriva autoritaria, vedrebbero presto sul palcoscenico gente ancora più pericolosa, perché consapevole e non distratta  da guai personali, a prendere in mano le redini del berlusconismo, una malattia più grave dello stesso individuo Berlusconi.

Occorre che le istanze democratiche si ricolleghino, come il 16 ottobre è successo positivamente, con quelle progressive e sociali del mondo del lavoro, della scuola, dei disoccupati e dei precari.

Senza questa unione perderemmo tutti, popolo viola e girotondini civici compresi.

Pertanto propongo l’appello che nasce in queste ore da alcuni settori e che andrebbe esteso e rilanciato dappertutto, dando natura politica e sociale all’antiberlusconismo civico.

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Stop Berlusconi, lunedì 8 novembre in piazza in tutta Italia – Firma l’appello

Siamo alla frutta, il nostro Paese è piombato in una situazione politica, sociale, economica e culturale non più sopportabile. Anche un bambino si accorgerebbe che l’Italia è allo sbando: ad una crisi economica sempre più pressante si aggiunge una crisi democratica che è diventata palese. Il Presidente del Consiglio forza le istituzioni, trasferisce l’impunità di cui pensa di godere a minorenni che dovrebbero essere affidate ai servizi di recupero e racconta frottole alla Questura (“la ragazza è la nipote di Mubarak”). Che la situazione italiana sia arrivata ai suoi livelli più bassi se ne sono accorti – finalmente! – anche i suoi ex alleati politici ed il maggiore partito di opposizione. E’ arrivato il momento di fermare questa spirale di degrado e malcostume in cui il Premier ci ha trascinati, e manifestare tutti insieme, cittadini, forze politiche e movimenti della società civile, il nostro dissenso e la nostra indignazione. Perché tutto questo non è più tollerabile. Tutti insieme ribadiamo a gran voce: BERLUSCONI DIMISSIONI! Per questo chiamiamo a raccolta tutti coloro che hanno a cuore il futuro democratico del nostro Paese: lunedì 8 novembre, dalle ore 15, alla riapertura delle Camere, ritroviamoci tutti davanti a Montecitorio (e in altri luoghi simbolici di tante altre città italiane), per manifestare il nostro dissenso e pretendere che se Berlusconi non capisce che è venuto il momento di mettere la parola FINE al suo inadeguato ruolo di Capo del Governo che siano le forze democratiche presenti in Parlamento a sfiduciarlo per restituire il Paese alla normalità costituzionale.

Prosegue qui  con l’elenco dei firmatari e delle adesioni

IMPORTANTE! Per aderire all’appello scrivi a: pv.gruppi@gmail.com con oggetto “Appello”

IMPORTANTISSIMO! Per organizzare un presidio sotto la prefettura della tua città, lunedì 8 novembre scrivi a: pv.gruppi@gmail.com con oggetto “Presidio”

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Rosellina970


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Prove tecniche di sinistra in movimento…ovvero “anche l’operaio vuole il figlio dottore”

Lo dico con chiarezza a me stessa ed a tutti coloro che sono interessati. C’é un momento per le analisi, poi viene la sintesi. Sono anni che stiamo aspettando una breccia, anche solo un piccolo pertugio per far rinascere la sinistra come opposizione politica, per riannodare i fili con la società e con le persone vere ed in carne ed ossa.

Fino ad ora è stato l’antiberlusconismo come fenomeno civico, costituzionale a farla da padrone nell’opposizione. E siccome il senso civico nel nostro paese è debole, poco strutturato, quasi residuale siamo stati costrettii a subire scenari di palazzo e lotte di potere, tutt’ora in corso. Mi riferisco a Fini  , Montezemolo e cose simili. Rispetto a queste soluzioni la sinistra si è posta in un ruolo distaccato e subalterno, alla finestra guardando gli altri protagonisti muoversi.

O magari qualcuno dei peggiori fra costoro plaudendo al nuovo uomo forte legato a Confindustria, come se per i lavoratori fosse meglio avere uno di costoro a governare sul serio, piuttosto che il pagliaccio a far finta di comandare…

Lo stesso fenomeno viola non si occupa delle reali contraddizioni sociali ed economiche ma si muove nel solco dell’approccio civico di cui sopra, insufficiente.

Ma ora c’é una novità  che viene dal mondo del lavoro, il quale sotto attacco in maniera formidabile e quasi terminale , non si piega, alza la testa e crea nuove condizioni politiche. E spinge inequivocailmente verso un grande sciopero generale.

Ancora una volta, come già nel 94-95, tocca alla Cgil il ruolo improprio di organizzare e porsi alla testa del popolo di opposizione. E, come allora, sarà questa spinta dal basso a mandare a casa Berlusconi e i suoi scherani. Malgrado le incertezze e gli inciuci del Pd.

La spallata che i sindacati diedero allora al governo Berlusconi contro il suo progetto di riforma previdenziale ancora  fa male alla destra, basta leggere le cronache dell’epoca http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/07/03/berlusconi-al-sindacato-uniti-contro-il.html ed i suoi tentativi successivi, peraltro in parte riusciti, di dividere il sindacato e renderlo in gran parte mansueto e disponibile.

Berlusconi quindi conosce bene la forza della piazza e del malcontento sociale e la teme ( Maroni ha infatti tentato di esorcizzarne l’efficacia e provocarne le tensioni) ma quelli che paiono temerla ancor di più del nano di Arcore sono coloro che dovrebbero essere alla testa dell’opposizione. Mi riferisco ai dirigenti del PD.

Questa finta opposizione del PD, che tremebonda, conduce la propria vita politica nell’ombra dei se e dei ma, condizionata da una classe dirigente inetta e complice del berlusconismo.

Come tanti anni fa furono i movimenti a scuotere l’elefantiaco corpaccione del PCI, a permettere alla sua base di trascinarlo a calci nel sedere verso le ( poche ) conquiste di civiltà e di diritto avute nel nostro paese, così oggi  occorre riprendere a calci nel sedere ciò che rimane del PCI, ovvero il PD suo erede e d indurlo ad appoggiare la FIOM , sì da ricreare le condizioni per una opposizione politica e di classe.

Per qualcuno poco avvezzo che equivocasse ( forse mediolungo? ), con il termine classe non mi riferisco allo stile, ma alla classe in senso marxiano del termine.

La lotta di classe esiste ancora: la conducono i padroni contro i nuovi schiavi

Il 16 ottobre è stato la   rispos­ta all’attacco ai diritti consolidati dei lavo­ratori che ha raggiunto il suo apice a Pomigliano, dove Marchionne e la Fiat hanno deciso di rimettere in chiaro che loro sono i padroni e, dunque, i lavoratori sono servi. Occorre prendere consapevolezza di ciò ed organizzarsi di conseguenza. Non continuare a balbettare tenendo conto un pò degli interessi degli operai, ma anche dei padroni come Marchionne!

Anche perchè, come è stato già rilevato, la breccia di Pomigliano serve per far cadere tutto subito dopo. Vedi la disdetta del contrastto nazionale fatta dalla Federmeccanioca.E’ la crepa che apre la voragine.

Occorre chiuderla subito, immediatamente e con forza.

L’opposizione sociale e politica

A Roma c’era l’Italia dei diritti negati, non solo i metalmelmeccanici della Fiom: c’erano donne e uomini, ragazze e ragazzi, operai e pensionati, impiegati e disoccupati, precari e studenti, insegnanti e immigrati.

E questi ultimi non erano certo i temibili stranieri annunciati dal ministro dell’Interno, il leghista Roberto Maroni, «infiltrati» tra i manifestanti e pronti a creare disordini e violenze. No, né black bloc né fanatici islamici di Al Quaeda, solo cittadini stranieri che rivendicavano diritti. Pacificamente. Non c’è riuscito, Maroni, con la sua in­timidazione, a tenere a casa le persone ed a far esplodere le tensioni. Abbiamo respinto le sue intimidazioni, la sua meschina strategia della tensione.

E che il suo fosse solo un tentativo di inti­midire le masse è risultato subito evidente dalla rilassatezza di tutte le forze dell’ordine comandate a vigilare sulla sicu­rezza del corteo: non c’era nessuno in tenu­ta antisommossa, nè il numero ed altri atteggiamenti sono sembrati spropositati.

È stata una manifestazione enorma nella quantità ( per un corteo dei metalmeccanici così partecipato occorre tornare agli anni ’70, ma in questo caso si tratta della FIOM da sola) e nella qualità, perchè in questo frangente è stato chiaro a tutti che il popolo della sinistra si è rimesso in moto, in modo pacifico e determinato.

E lo ha dimostrato. Dando sostanza ed urgenza alle analisi dei soggetti che si muovono a sinistra, dettandogli l’agenda e provocandone le reazioni ( vedi Vendola al suo congresso di ieri ).

Ma anche conferendo così un maggiore peso specifico alle pro­prie rivendicazioni nei confronti del Gov­erno e di Confindustria: democrazia, diritti, dignità, lavoro, contratto erano le parole d’ordine degli operai, ma accanto a queste, fra queste, c’erano anche le richieste che arrivano dal mondo della scuola e dell’università, cioè delle istituzioni che dovrebbero formare i cittadini e le future classi dirigenti ma che, invece, sono state trasformate in potenziali “fabbriche” d’ignoranza di massa, in ossequio al prin­cipio enunciato in tv, durante la campagna elettorale del 2006, da Berlusconi durante l’unico faccia a faccia con Prodi: «Voi siete convinti che il figlio dell’operaio debba avere le stesse opportunità del figlio del professionista».

Insomma l’operaio vuole il figlio dottore, non c’è più morale, Contessa, cantava a tal proposito un sarcastico Paolo Pietrangeli nel lontano 1966.

SU FACEBOOK VERSO LO SCIOPERO GENERALE: DOPO IL 16 OTTOBRE CI VUOLE LO SCIOPERO GENERALE. BASTA CHIACCHIERE. BLOCCHIAMO IL PAESE. PER I DIRITTI, PER IL LAVORO, PER LA DEMOCRAZIA.

Rosellina970


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FIOM : 16 ottobre una boccata di ossigeno tra i miasmi…

La crisi morde sempre di più ( 8 milioni di poveri, 3 milioni di disoccupati, cassa integrazione e mobilità dappertutto, precari in aumento e senza alcuna tutela), il tessuto sociale è in completo disfacimento ( violenza ed insicurezza aumentano nella città, altro che tolleranza zero) la criminalità organizzata impera ed ha ormai le proprie salde radici in politica fino al parlamento. Il governo del prestigiatore è ormai occupato continuamente a guardarsi l’ombelico in modo sterile ed autoreferenziale, lo hanno capito anche molti tra i cialtroni che lo hanno votato e sostenuto, mentre intere classi sociali e generazionali sono fuori da ogni rappresentanza politica e giuridica.

I media a differenza che in passato ( sotto il governo Prodi seguendo  i TG e la altre trasmissioni di orientamento sembrava che l’Italia fosse in mano alla criminalità rumena e stesse per cadere nello stupro etnico della intera popolazione femminile) hanno l’ordine di sminuire stemperare alleviare e far dimenticare.

Oppure censurare e colpire le voci del mondo reale che ogni tanto fanno capolino da qualche  – pochissime – trasmissione di approfondimento.

Vedi la recentissima vicenda del Direttore della RAI, Masi, che come un guerriero Kamikaze a cui non hanno ancora detto che la guerra è finita, esegue gli ordini del capo con la bava alla bocca anche a costo di trovarsi la cittadinanza onoraria dello Zimbabwe e colpisce appena può la trasmissione Anno Zero di Michele Santoro. Possibile non si renda conto che tutti hanno letto le intercettazione dell’indagine di Trani? Cosa deve rappresentasre Berlusconi per uno come questo Masi, se per lui è disposto a sprofondare nel fango e rinunciare ad ogni dignità e reputazione?

In questa situazione di degrado e di crisi cresce di giorno in giorno lo spessore politico della manifestazione di sabato prossimo  a Roma della FIOM, a difesa dei diritti del lavoro, conculcati della nuova strategia di Marchionne, che intende approfittare del berlusconismo per far digerire un ritorno alla relazioni industriali degli anni ’50.

Comprensibile, dal suo punto di vista; meno comprensibile la situazione di stallo e di confusione dell’opposizione parlamentare più numerosa – il PD – il cui segretario si arrotola la maniche della camicia e minaccia sfracelli porta a porta ma è il ruggito di un amministratore di condominio il cui eco non arriva neanche ai più vicino dei suoi collaboratori, ed infatti  arriva l’ordine di non aderire ma partecipare alla manifestazione a titolo personale. Vergogna

Anche Maroni che gioca a fare il Kossiga provocando poco fa con la storia degli incidenti previsti mostra l’importanza crescente della manifestazione , con il crescere della tensione e delle relative strategie poste in essere per approfittarne.

Sempre più cittadini, studenti,lavoratori, popolo viola, disoccupati, grillini, neocomunisti, vendoliani, indignati ed i tanti  senza rappresentanza si avvicinano al corteo del 16 con una nuova speranza unitaria : ritrovare una boccata di ossigeno che faccia ripartire l’opposizione dal basso, mentre nel palazzo decisa la caduta del nano, si prendono le misure del come e del quando finirlo.

Crazyhorse70