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Riflessioni in itinere sulla campagna elettorale

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Vi anticipo subito che il contenuto di questo intervento è, come potrebbero facilmente obiettare i detrattori intellettualmente più disonesti e in malafede, “demagogico e qualunquista”. Ma tant’è, me ne faccio orgogliosamente un motivo di vanto personale.

In questa campagna elettorale si è sentito proporre di tutto e il contrario di tutto, abbiamo assistito ad una “kermesse” assai variopinta e molteplice di “ricette anti-crisi”.

C’è chi insiste sui tagli ai costi della politica. Ebbene, riduciamoli drasticamente, ma se fosse per me, consegnerei tutto il potere politico direttamente nelle mani dei cittadini mediante l’istituzione di appositi organismi di autogoverno popolare, attraverso le procedure e i canali della democrazia assembleare a partecipazione diretta, che è un modello senza dubbio più utile e convenente sotto il profilo sia economico che politico.

Chiamateli consigli di fabbrica, comitati di quartiere, comitati popolari, coordinamenti territoriali, assemblee cittadine, consigli operai e via discorrendo, oppure, più banalmente, “soviet”, insomma battezzateli come vi pare e piace, ma questi strumenti di partecipazione e di gestione diretta dei cittadini costituiscono un meccanismo di (auto)governo senza dubbio migliore, più equo e democratico, persino più efficiente rispetto ai vecchi e macchinosi ingranaggi istituzionali retti sul “cardine” della delega rappresentativa tradizionale, cioè il parlamentarismo borghese, ormai prigioniero dei comitati d’affari privati nominati dall’alto, ovvero dai vertici delle nomenclature di partito, per cui si tratta di strutture pseudo democratiche composte da servi di partito e di casta, da funzionari e burocrati ottusi, elementi in gran parte corrotti, incompetenti e privilegiati che rappresentano solo i propri interessi personali e corporativi, nonché gli interessi capitalistici dominanti delle lobby e dei maggiori potentati economici, delle più grosse banche d’affari, dell’elite finanziaria mondiale, delle signorie oligarchiche e tecnocratiche che controllano le principali istituzioni decisionali a livello sovranazionale.

C’è altresì chi propone l’abbattimento degli investimenti militari. Ben vengano simili tagli, ma servirebbe rendersi realisticamente conto che nell’odierno panorama della globalizzazione imperversano proprio i profitti dell’industria bellica. Parimenti c’è chi caldeggia ipotesi di riduzione di altre spese pubbliche da parte dello Stato. Così come c’è chi suggerisce, più o meno timidamente, di ridurre gli stipendi dei supermanager delle imprese pubbliche e, magari, anche di quelle private, se si riuscisse a nazionalizzarle. E c’è chi azzarda persino proposte di nazionalizzazione in vari settori.

Nel contempo c’è chi avanza proposte in senso contrario, dirette alla svendita ed alla privatizzazione di pezzi consistenti dello Stato, a totale ed unico vantaggio delle forze capitalistiche che spadroneggiano e condizionano in modo quasi dispotico il mercato.

E c’è chi promette astutamente la restituzione dell’IMU, o l’abolizione della stessa, e l’eliminazione di altre imposte che la gente percepisce come inique, e via discorrendo in questa “sagra elettorale” di annunci, promesse, bufale, panzane, inganni e menzogne.

Dagli angoli più marginali e minoritari del panorama politico provengono proposte addirittura più estremiste e radicali in senso quasi bolscevico: si pensi a Marco Ferrando. Idee che nessuno, negli scenari parlamentari borghesi, prenderà mai in considerazione.

In questo enorme guazzabuglio di imbrogli e promesse menzognere, di contenuti e discorsi che spesso contrastano tra loro all’interno del medesimo programma e della medesima coalizione elettorale, non esiste alcuna possibilità di analisi e discernimento, nessuna possibilità di scelta consapevole da parte dell’elettore più onesto, libero e cosciente, per riconoscersi in modo netto, preciso e coerente in una formazione politica.

Lucio Garofalo

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Autore: francacorradini

essere pensante

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