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Una guerra di classe contro i lavoratori

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lavoratori

Non so se appare evidente agli altri, ma al sottoscritto risulta ormai fin troppo manifesta la situazione in atto, che denota una guerra aperta e dichiarata contro i lavoratori, che si traduce sostanzialmente in un violento e spietato attacco di classe mosso su vari fronti e con diverse forme, misure e modalità, alcune palesemente coercitive e repressive, al fine di scardinare e annichilire le grandi conquiste sociali, civili e materiali che sono state ottenute da vasti movimenti di massa sorti in Italia durante il secondo dopoguerra.

Tali conquiste, messe ferocemente in discussione, sono insite in quell’assetto di welfare che viene convenzionalmente denominato “stato sociale”, dal quale discendono i diritti sindacali e politici conseguiti dal mondo del lavoro nel corso di lunghi anni attraversati da dure e persino sanguinose lotte condotte non solo dalle presunte o sedicenti “avanguardie rivoluzionarie” a partire dalla fine degli anni Sessanta, ma dall’intero movimento operaio e popolare che riuscì a mobilitarsi in quel periodo segnato da preziose e notevoli conquiste di civiltà e di progresso. Da tempo è in atto, prima in forma strisciante, oggi in termini più espliciti, un’implacabile controffensiva globale avanzata a discapito del mondo del lavoro e delle classi sociali politicamente subalterne.

Una controffensiva sferrata da chi? Da quel mondo che viene comunemente definito “capitalismo”, finanziario ed economico in genere? Ovvero dagli ambienti dei cosiddetti “poteri forti”? O dallo Stato? Indiscutibilmente, da tutti questi elementi messi assieme.

Ci hanno innalzato l’età pensionabile fino a quando non saremo più in grado di intendere e di volere, ci hanno tartassati, sommersi di tributi, balzelli, gabelle d’ogni sorta, ci hanno congelato gli stipendi, ridotto drasticamente il potere d’acquisto di salari miserabili, ci impediscono di scioperare, di manifestare la nostra rabbia e persino la nostra disperazione, pretendono sempre maggiore “produttività”, ci hanno negato ogni diritto e ci intimano persino di non lamentarci, poiché c’è chi sta peggio, e via dicendo.

Se questa non è una guerra dichiarata contro i lavoratori, mi si spieghi cos’è. Ma chi tutela i lavoratori, non solo i dipendenti che appartengono al settore pubblico e privato?

Nessuno, né i sindacati ufficiali, tantomeno i partiti politici rappresentati in Parlamento, e probabilmente neanche all’esterno delle istituzioni. Perciò gruppi di operai, specie delle fabbriche che versano in uno stato di crisi e che hanno avviato dure vertenze sindacali, hanno ripreso ad auto-organizzarsi e a mobilitarsi in modo autonomo, per salvaguardare anzitutto i propri interessi materiali, ossia un misero posto di lavoro che assicuri almeno una sussistenza minima, non dico decorosa, a sé e alle proprie famiglie.

In una fase storica come quella odierna, in cui la guerra di classe contro i lavoratori si è ferocemente inasprita, diventando addirittura frontale, assumendo cioè forme fin troppo aperte e dichiarate, i lavoratori hanno tutto il diritto di organizzarsi e difendersi da soli, facendo ricorso a tutti i mezzi possibili, non solo quelli, ben pochi a dire il vero, messi a disposizione da un modello artefatto di “democrazia”, assolutamente monca e parziale.

Lucio Garofalo

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Autore: francacorradini

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