LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse

Dopo i blitz di Cortina e Milano

20 commenti

I recenti blitz compiuti dalla guardia di finanza nelle località di Cortina e Milano, con tutto il clamore e la risonanza mediatica che hanno suscitato, nonché altri casi meno eclatanti e i vari segnali provenienti dall’alto, ma più in generale il cambio di indirizzo governativo in materia di politica fiscale e il diverso clima culturale instaurato dal governo Monti, sembrano preannunciare una sorta di “rivoluzione copernicana” avviata nel campo della lotta all’evasione fiscale. E’ una battaglia che ovviamente riscuote enormi consensi presso vasti settori dell’opinione pubblica nazionale, incontrando l’approvazione entusiastica delle forze progressiste di sinistra e degli strati sociali operai che finora hanno sofferto maggiormente le conseguenze dolorose della crisi economica, cioè il proletariato industriale e i lavoratori dipendenti, in particolare i precari. Inoltre, questa “svolta epocale” sembra produrre effetti sedativi anche sul piano psicologico collettivo, quasi funzionasse come un farmaco palliativo utile ad appagare ansie di rivincita e desideri di riscatto e rivalsa sociale in una sorta di feroce “guerra tra poveri”.

A me pare che si tratti di una manovra strategica tesa ad abbattere definitivamente la piccola concorrenza economica e commerciale, sottraendo quella che è l’unica (o quasi) arma di sopravvivenza a disposizione della “vecchia piccola borghesia” (cito il titolo di una celebre canzone di Claudio Lolli), vale a dire il ricorso al sommerso e all’evasione (o elusione) fiscale. Ovviamente, a beneficiarne sarà non tanto lo Stato italiano, ormai destinato ad essere ridotto in brandelli, quanto (casualmente) il grande capitale finanziario monopolistico di origine bancaria, che ha tutto l’interesse ad annichilire ed eliminare la concorrenza esercitata dalla piccola e media borghesia industriale e commerciale nel campo della produzione manifatturiera e della distribuzione commerciale, visto che i maggiori gruppi che operano in questi settori economici usufruiscono del sostegno e del denaro provenienti dal capitale finanziario cosmopolita.

La piccola borghesia, che fino ad ieri si identificava completamente nel paradigma berlusconiano, riparandosi dentro l’involucro protettivo del potere berlusconiano, oggi rischia di essere massacrata e condannata ad una condizione di rapida proletarizzazione.

Stanno prosciugando l’acqua in cui sopravvivono a stento i residui della piccola borghesia con l’intento di sottomettere l’intero sistema commerciale. Questa operazione si combina con il regime dei prezzi mantenuti artatamente bassi dalla grande distribuzione che in pratica sta demolendo i super-mercati di piccole e medie dimensioni. Tale strategia punta anche a soggiogare il settore dei trasporti (che ultimamente è in grande fermento e agitazione) poiché senza controllare questo elemento vitale, i rifornimenti alla grande distribuzione sono esposti al ricatto dei padroncini dei camion. Svanite le sovvenzioni pubbliche, ai piccoli trasportatori autonomi non resta che lasciarsi ingoiare dalle grandi holding che monopolizzano il trasporto internazionale delle merci su strada.

Si tratta di vicende tanto complesse quanto controverse, non riducibili ad una volontà (senza dubbio più dichiarata rispetto al passato) di lotta all’evasione, come si vuol far credere agli occhi dell’opinione pubblica nazionale e internazionale. Ma ciò vale anche per la lotta alla corruzione, che al momento resta sul piano dei facili annunci mediatici o delle denunce scandalistiche che investono (guarda caso) solo i partiti politici, non il mondo dell’alta finanza o della grande industria monopolistica, ossia le multinazionali.

Intanto, sperano di consolarci con lo spread sceso a quota 390, ma c’è poco da esultare.

Lucio Garofalo

Advertisements

Autore: francacorradini

essere pensante

20 thoughts on “Dopo i blitz di Cortina e Milano

  1. Sinceramente, mi pare che con la dietrologia si stia esagerando. Che le banche soffrano la concorrenza della piccola borghesia, e che avrebbero interesse a distruggerla, è, scusa, un bufala, dato che stanno in piedi anche grazie ad essa.
    Che poi il cominciare finalmente a perseguire gli evasori sia una oscura manovra del capitale, beh, dai,… 🙂

  2. Chiarisco un paio di cose a scanso di eventuali equivoci. Anzitutto, con questo post non era affatto mia intenzione giustificare gli evasori fiscali, che io sbatterei in galera a cominciare dai grandi evasori, quelli che fanno capo al mondo dell’alta finanza, del grande capitale e delle multinazionali. In secondo luogo vengo al punto sollevato da Dati e Fatti. Ritengo sia un preciso “dovere” intellettuale di ogni autentico ed onesto marxista, per cui ho provato ad analizzare la realtà delle cose non come ci appare, bensì come è, dunque sforzandomi di andare oltre le facili apparenze. Anche a me fa piacere che si cominci a perseguire gli evasori fiscali, ma francamente, in uno stato scombinato e ridicolo come il nostro, in cui l’evasione fiscale ha imperversato finora nel modo più allucinante ed illecito, raggiungendo livelli da record mondiale, non credo sia possibile che il sistema si converta improvvisamente verso comportamenti virtuosi. Personalmente non amo la dietrologia, eppure c’è qualcosa che non quadra e si avverte puzza di bruciato. Perciò ho cercato di comprendere e spiegare quelle che mi sembrano le ragioni nascoste, ma reali, che hanno prodotto il “nuovo orientamento” governativo in materia di politica fiscale. Mi sono posto la classica domanda “cui prodest” e, sinceramente, non sono riuscito ad intravedere vantaggi concreti a favore dei cittadini, o meglio, dei lavoratori. Ancor meno dei consumatori. Sarà che sono sempre diffidente (non a torto), specie nei confronti di chi ci governa, a maggior ragione verso il regime dei banchieri, ma riesco a cogliere ben altre logiche ed altre finalità che sono assai differenti da quelle che vorrebbero farci credere. Grazie ad un’attenta analisi delle contraddizioni che emergono a causa della crisi, credo sia ravvisabile una complessa strategia al sevizio delle forti tendenze monopolistiche del grande capitale finanziario, di cui Monti è un abile funzionario. Una strategia che si camuffa dietro una presunta volontà di combattere l’evasione fiscale…

  3. Non per contraddirti, ma a me sembra che la realtà sia molto più semplice.
    Perché si sono decisi finalmente a combattere un po’ l’evasione? Perché i soldi son finiti, ecco tutto, e se non si vuole una rivolta bisogna che finalmente paghino un po’ tutti.
    Vantaggi concreti per i proletari?
    Per ora, nessuno. Ma alla lunga, il fatto che si raggiunga un po’ di equità fiscale in più non dovrebbe guastare.
    Monti non lo fa certo perché sia di sinistra (tutt’altro), ma solo perché è uno che di economia ne capisce (mica si chiama Tremonti) e sa bene che non c’era più nulla in fondo al barile dei poveri cristi, da grattare, quindi…
    Quanto al capitale finanziario, a me risulta che in tutto il mondo capitalistico esso sia, da sempre, visceralmente avverso alle tasse, e che guardi agli evasori con occhio benevolo. Basta pensare ai famigerati “Chicago boys” e al loro sciagurato mèntore, Milton Friedman.
    E’ vero che spesso la realtà non è ciò che sembra: e infatti io dico che Monti non è che morisse dalla voglia di tassare i ricchi, o di far pagare gli evasori. Solo che non aveva altra scelta.

  4. Non nego che il tuo ragionamento non faccia una grinza, né che una delle ragioni della “svolta” nella lotta all’evasione possa essere anche quella di fare cassa in un momento come questo, dove ai proletari non si possono chiedere ulteriori sacrifici, praticamente impossibili. E se ne è accorto lo stesso Monti, che non sarà Tremonti, ma non è affatto migliore di lui, è solo più abile e intelligente. Tuttavia, tutto ciò non esclude che alla base vi sia anche una manovra strategica “a tenaglia”, cioè tesa ad attanagliare e demolire del tutto le capacità concorrenziali esercitate dalla piccola borghesia nei confronti del grande capitale monopolisitico e finanziario, eliminando quella che da sempre è una vera e propria “arma” di difesa e di sopravvivenza a disposizione dei rimasugli della picccola borghesia urbana e commerciale. Che (aggiungo per la cronaca) non mi sta certo simpatica, anzi. Per cui non vorrei essere frainteso ancora una volta ed essere scambiato per un fautore reazionario del corporativismo piccolo-borghese. Mi limito solo a registrare alcuni fatti e, al massimo, ad elaborare un tentativo di analisi critica, ben sapendo che l’interpretazione intellettuale pura e semplice non basta a cambiare l’ordine delle cose, ma serve l’azione politica delle masse. E qui sorge il vero problema.

    • Ciò che mi lascia perplesso nel tuo ragionamento è uno dei presupposti: e cioè che il “grande” capitale soffra la concorrenza della borghesia medio-piccola. La quale invece è la sua cliente di riferimento, sia per la raccolta del risparmio, sia come consumatrice.
      Nessuno è così idiota da tagliare l’erba sotto i piedi ai propri clienti.
      Ma a parte ciò, non capisco proprio come possa (mi si passi il paradosso) un salumiere, un piccolo “cumenda” che ha la “fabbrichètta” in Brianza, o un avvocato far concorrenza a una banca.

  5. Provo a spiegarmi meglio. E’ evidente che un piccolo salumiere non fa concorrenza ad una banca, non essendoci interessi contrastanti o motivi di concorrenza tra loro. La concorrenza avviene, invece, tra i piccoli esercizi commerciali, i piccoli supermercati a gestione familiare, e i grand gruppi della distribuzione commerciale che hanno dietro gli sponsor e i finanziamenti delle grandi banche. Ebbene, come tutte le crisi economiche, anche questa crisi sta investendo e abbattendo soprattutto chi non è abbastanza forte da resisterle. Non è un caso che si contano già oltre 70 mila piccoli esercizi commerciali chiusi. Questa vera e propria ecatombe sta forzando il mercato in direzione dei grandi gruppi commerciali, vale a dire dei grandi supermercati nei quali i prezzi sono fissati sul piano del commercio internazionale. Sembra così inevitabile una trasformazione verso un commercio dominato dai grandi gruppi della distribuzione rispetto a cui i consumatori non hanno mezzi di difesa ed influenza, né alcun potere contrattuale. Attualmente mi pare che i grandi centri commerciali stiano adottando la seguente strategia: mantenere bassi i prezzi, addirittura al di sotto di quelli offerti dai piccoli esercizi commerciali. E’ evidente che ciò fa parte di una strategia tesa a liquidare e annientare i più piccoli. Oltretutto, le quantità di merci vendute garantiscono ai grandi gruppi ampi margini di profitto, anche perché i grandi centri commerciali (come è noto) assumono manodopera precaria e a basso costo. In seguito, quando i più forti saranno riusciti ad imporre le proprie condizioni di monopolio, a quel punto potranno esercitare tutta la loro forza per spremere i consumatori. Io stesso spero di essere smentito, ma questa mi sembra la strategia in corso. Aggiungo che il piccolo commercio è da sempre una delle attività economiche fondamentali esercitate dalla piccola borghesia urbana. Come è noto, molta della sua stessa sopravvivenza dipende dall’evasione e dall’elusione fiscale…

  6. Aggiungo un’ulteriore precisazione. In genere la piccola borghesia commerciale e artigianale non procura clienti alle grandi banche ma alle piccole: si pensi, ad esempio, alle banche popolari e ai piccoli istituti di credito e di risparmio…

  7. Lucio, non confondiamo le cose. Che i grandi marchi della GDO facciano piazza pulita dei piccoli negozianti è un fatto, e non succede da ieri. Ma sono i piccoli che subiscono i grandi, e non i grandi che temono i piccoli. Quando apre sul territorio un Auchan, o un Carrefour, o un Ipermercato, per i piccoli – nel raggio di qualche chilometro – è come se fosse scoppiata una bomba atomica.
    I grandi non hanno nessun bisogno di chissà quali complotti bancari o finanziari. Nè tanto meno di Monti.
    La piccola borghesia artigianale va nelle BCC in provincia, ma non nelle grandi città. E quello che ha la fabbrichetta in Brianza, come minimo, ha tre-quatro banche con cui lavora, di cui almeno una di interesse nazionale.

  8. Non faccio confusione e non mi pare che tu abbia smentito la mia tesi. Infatti la crisi economica, come sai, agisce da vero e proprio acceleratore storico, per cui la tendenza in atto, che entrambi abbiamo descritto (al di là di alcune differenze, tutto sommato marginali) subisce una profonda accelerazione storica…

  9. Che siano i piccoli a subire i più forti è un dato di fatto assolutamente ovvio e innegabile. Nel contempo devi convenire su un altro punto, cioè che, nel momento in cui si sottrae ai piccoli una delle poche armi di difesa e di sopravvivenza, la liquidazione definitiva della piccola concorrenza è inevitabile…

  10. Per capire e definire meglio il fenomeno di cui stiamo parlando, ossia la liquidazione progressiva e definitiva della piccola borghesia commerciale, è utile provare a quantificarlo. Nel dicembre 2011 si contavano ben 80 mila esercizi commerciali falliti ed almeno 40 aziende individuali (agricole, artigianali, ecc.) chiuse. E’ il fenomeno della scomparsa degli strati sociali intermedi tra borghesia e proletariato ad essere accelerato dalla crisi. Di conseguenza tali strati sociali rischiano di prendere una piega reazionaria, soprattutto in mancanza di un blocco proletario e classista che proponga loro una prospettiva diversa. In tal senso mi collego ad un precedente post di Rosellina sul movimento dei forconi e sul carattere dejavu, reazionario e piccolo-borghese, di questi fenomeni di reazione alla crisi da parte degli ultimi rimasugli della piccola borghesia. I quali appartengono alla stessa classe sociale che venne mobilitata dal fascismo contro le organizzazioni proletarie e il movimento operaio negli anni ’20. Soltanto che all’epoca essa presentava dimensioni sociali molto più vaste. Nella situazione presente l’assenza di un blocco proletario e classista rende questi soggetti ancora più reazionari in quanto non vedono prospettive di uscita dalla crisi. Ed è in questi strati sociali che sta riprendendo a circolare un’interpretazione di stampo complottista per spiegare la crisi in corso. Ebbene, se la crisi è l’esito di una congiura (giudaica, piuttosto che massonica, o di altra matrice), cioè di un complotto inteso alla stregua di Hitler e degli altri teorici e fautori dell’esoterismo nazista, si deduce che non è il capitalismo che non funziona, ma basta solo perseguire ed eliminare gli ipotetici cospiratori o gli “untori” della situazione…

    • Scusa, ma sei tu che non porti dimostrazione alcuna alla tua tesi. Il fatto che la borghesia continui ciecamente a dar credito ai complottismi non dimostra di per sé un bel nulla sull’esistenza di un complotto, da parte delle grandi catene di distribuzione che si servirebbero a tuo dire delle banche per affossare la classe media.
      Continuo a dire che il suo progressivo impoverimento è un pessimo affare per la grande distribuzione, la quale non ne soffre la concorrenza, mentre ha bisogno che le loro famiglie abbiano un reddito disponibile tale da sostenere i consumi.

  11. Chiarisco subito che il sottoscritto non è tra quelli che ipotizzano l’esistenza di un complotto contro la piccola borghesia. Mi pare che tu faccia un po’ di confusione. Eppure pensavo di essere stato fin troppo chiaro. Io credo che questa crisi sia il frutto di disfunzioni e incongruenze (per non dire contraddizioni strutturali) che sono connaturate al sistema stesso. Sei tu che ti ostini a voler riconoscere nel sistema una razionalità (“universale”) che il capitalismo non è, per sua stessa natura e vocazione, in grado di esprimere e di assicurare, al di là di una spietata logica particolaristica e individualistica che è quella, per dirla alla Hobbes, dell’homo homini lupus, insita nell’economia di mercato e nel perseguimento del profitto ad ogni costo. Una logica devastante e disumana…

  12. Allora la metti sull’eterogenesi dei fini?
    Sull’assunto (marxiano, ma che non c’è bisogno d’esser marxisti per condividere, al giorno d’oggi),
    che il capitalismo è pieno di contraddizioni, che lo spingono a fare il proprio stesso male?

    Beh, può essere, ma allora ti devo ricordare che hai parlato tu, mica io, di una (ti cito) ” manovra strategica a tenaglia”, volta “ad attanagliare e demolire del tutto le capacità concorrenziali esercitate dalla piccola borghesia nei confronti del grande capitale monopolisitico e finanziario, eliminando quella che da sempre è una vera e propria “arma” di difesa e di sopravvivenza a disposizione dei rimasugli della picccola borghesia urbana e commerciale.”

    Se intendevi parlare di intenzioni, è una cosa. Se si parla di politiche allal unga autolesionistiche, è un’altra.

    • completamente O.T., SI PREGA DI CANCELLARE dopo la risposta del destinatario :

      ciao dati e fatti scusa l’enorme ritardo . Questa è la mia email ( @@@@@@@@@@ ) perchè su splinder , già da prima della chiusura, non riuscivo ad entrare. Se sei ancora interessato alla mia collaborazione sul tuo blog fammi sapere come devo fare.

  13. Se proprio vuoi scomodare Giambattista Vico, o altri, fai pure. Probabilmente, se per “eterogenesi dei fini” si vuole intendere un fenomeno storico, o una strategia politica che finisce per generare effetti contrari rispetto a quelli desiderati o alle intenzioni prefissate, non mi pare che questo sia il caso. Inoltre, ribadisco ancora una volta che non sono un complottista, anzi detesto ogni tipo di analisi dietrologica in quanto è un atteggiamento pericolosissimo che alimenta sospetti, veleni e diffidenze sempre crescenti, finendo per vedere il marcio anche laddove non esiste affatto. Una cosa è un complotto, un disegno cospirativo deliberatamente ordito contro qualcuno, un gruppo politico, sociale, o etnico, altra cosa è una manovra poltica che, intenzionalmente o meno, colpisce e danneggia alcune categorie sociali. In ogni caso, restiamo sempre sul piano dei presunti “rimedi”, ovvero delle terapie adottate per contrastare la crisi, mentre le cause ultime della crisi sono insite nella struttura stessa del sistema capitalista, che non funziona più, per dirla in maniera banale e semplicistica. E, come giustamente hai notato, non occorre essere marxisti per accorgersene…

  14. a) Scusa, ma tu dici: “se per eterogenesi dei fini si vuole intendere un fenomeno storico, o una strategia politica che finisce per generare effetti contrari rispetto a quelli desiderati o alle intenzioni prefissate, non mi pare che questo sia il caso.” Quindi? in questo caso l’impoverimento della classe media è proprio quello che si vuole, secondo te?
    Ma se è così che differenza c’è tra ciò che tu chiami manovra – nel caso in cui sia deliberata – e complotto?

    b) Sulle contraddizioni del capitalismo, non vorrei che si facesse lo stesso errore che si faceva – e si fa – sullo Stalinismo, identificandolo tout-court con il marxismo. Che QUESTO capitalismo faccia schifo e sia malato – per overdose di neoliberismo e totale scomparsa del concetto di regola, da Reagan in avanti – mi trova d’accordo. Ma che QUESTA sia la sola faccia possibile del capitalismo, non direi proprio. Esiste, è esistita, ed ha dato ottima prova di sé, anche la socialdemocrazia.

  15. Mettiamola così: non importa se esiste o meno un’intenzionalità o una volontà deliberata, da parte di forze più o meno occulte, di impoverire i ceti intermedi, ma ciò che conta sono i fatti, i quali attestano, al di là di ogni nostra valutazione che può essere opinabile, che gran parte degli strati sociali che fanno capo alla piccola e media borghesia si stanno proletarizzando. La crisi sta solo accelerando un processo che era in atto già da tempo. Che questo piaccia o meno, è comunque un dato di fatto (tu hai scelto, non a caso, il nickname “Dati e Fatti”) con cui bisogna fare i conti se si vuole leggere ed interpretare correttamente la realtà e, se possibile, modificarla. Il resto sono chiacchiere…

  16. E allora mettiamola così, che siamo d’accordo. :-))

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...