LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse

Mari(o) e Monti

20 commenti

Il professor Mario Monti non è stato ancora designato capo del governo dall’inquilino del Quirinale, che ha subito provveduto a nominarlo senatore a vita, ed è già osannato trionfalmente dai media nazionali e internazionali vicini alle élite finanziarie, come il “salvatore della Patria”. In sostanza, senza che il Nostro abbia fatto assolutamente nulla, si celebra con ampio anticipo un successo assunto e garantito come verità a priori.

E’ l’ennesima prova di potenza che è in grado di esprimere la risonanza mediatica. Si riconferma come un elemento di fatto incontrovertibile che, presso determinati ambienti (economici, politici, mediatici e via discorrendo) che fanno capo agli interessi delle tecnocrazie finanziarie, si è voluto dipingere l’Italia come un Paese “in pericolo”.

Un “pericolo” amplificato e drammatizzato oltremisura sullo scenario costituito dal teatrino televisivo della politica e dei mass-media ufficiali, e che (paradossalmente, ovvero casualmente?) è un “pericolo” creato ad arte da quelle stesse istituzioni bancarie e finanziarie sovranazionali di cui Mario Monti è un esponente organico e riconosciuto.

Non a caso, il famigerato “spread” è immediatamente calato di molti punti percentuali grazie (si dice) alla credibilità e all’autorevolezza del personaggio in questione. E non poteva essere altrimenti, visto che Monti è esattamente un emissario, o fiduciario che dir si voglia, vale a dire un uomo di fiducia del mondo bancario e finanziario in cui sono predominanti le agenzie e i soggetti artefici della speculazione che ha assalito l’Italia.

Non si dimentichi che Monti è una personalità di spicco delle élite che dirigono il sistema della finanza capitalista che ormai spadroneggia nell’economia e nella politica in Europa e nel mondo. Come Romano Prodi, Lamberto Dini, Tommaso Padoa Schioppa, Mario Draghi, anche Monti è un tecnocrate proveniente dagli apparati della Goldman Sachs, catapultato nel potere pubblico e sponsorizzato (guarda caso) da Botteghe Oscure.

Lucio Garofalo

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Autore: francacorradini

essere pensante

20 thoughts on “Mari(o) e Monti

  1. c’é poco da ridere, come dice Torba : una destra finanziaria seria e quindi pericolosa ha preso il posto di una destra sguaiata e corrotta

  2. Beh, l’Italia ha bisogno di una destra seria. Una destra che non rappresenti un pericolo per la demicrazia, che non ci faccia fare figure di melma a livello planetario, una destra con la quale condividere un sistema di valori di fondo, e con la quale scontrarsi sul programma, una destra onesta. Adesso che forse sta nascendo, non lamentiamoci… 🙂

    • Che nasca una destra “europea” al posto della attuale versione sguaiata e corrotta è cosa buona e giusta. Che debba essere la sinistra – o meglio, la parte avversa a questa destra – a fare da levatrice assumendo su di sè le maggiori responsabilità di garantirne il percorso ( più di quanto non facciano “loro”) e così concedendole una corsia preferenziale e tutt’altra cosa. Al di là della delle dimissioni del nano asfaltato e dello stile diverso da salutare con gaudio, non vedo molti motivi di felicità nè di discontinuità nelle ricette economiche di cui sento parlare.
      Insomma una nuova fase che valga un periodo di sospensione della democrazia è una fase in cui veramente cominci a pagare la crisi che non ha mai dato nulla e venga lasciato in busta paga qualcosa in più per far ripartire i consumi. Quello che sento non mi pare andare in questa direzione.
      Certo mi si puo’ rispondere: c’é una emergenza , bellezza, e le cose da fare sono più o meno quelle…beh in questo caso non chiedeteci anche la contentezza!

      • Rosellina, ti capisco ma appunto c’è l’emergenza, e penso che ora ci sia da salvare la baracca, prima che “farla pagare” a chi sinora pagato non ha (ma ci conto, che in tempi ragionevoli lo si faccia).

        Detto questo, non vedo dove sia la sospensione della democrazia.

        • Vedi Dati io penso che la democrazia è rappresentanza di interessi innescata e sancita dal voto: l’unica alternativa alle oligarchie è sempre stata la possibilità per le masse popolari ( a parte la scelta rivoluzionaria) di votare e delegare chi rappresenta i propri interessi.Pertanto, anche nella forma mediata e molto indiretta del porcellum, in questa fase c’é una evidente sospensione della democrazia formale.
          Di quella sostanziale non ve ne è traccia invece da tempo immemorabile.
          Se poi vogliamo considerare anche l’istituto della delega elettorale come un simulacro e quindi relativizzarne la portata ( spesso qualche dubbio in proposito io ce l’ho) dovremmo pero’ concludere che una buona parte della popolazione non ha alcun legame effettivo con la cosa pubblica , il che ci porterebbe pero’ a conclusioni – che non credo siano quelle che formuli tu – del genere di quelle di Tony Negri sulla dittatura sostanziale delle finte democrazie borghesi.

  3. Questa volta, Rosellina, non condivido. Anzitutto la democrazia è “anche” il voto.
    Ma non solo. E’ anche separazione dei poteri. E’ anche la legge uguale per tutte.
    E’ anche rispetto delle minoranze, rispetto che deve essere sancito dalle leggi.
    E potrei continuare ma non voglio atteggiarmi a Bobbio de noantri…:-)

    Se manca una sola di queste cose (non solo il voto), la democrazia è incompiuta. Sono in radice contrario a Negri, e a chiunque ponga in discussione il principio di rappresentanza: sono in polemica con i “grillini” proprio su questo, perché l’alternativa alla rappresentanza – la democrazia diretta su ogni questione – non è realisticamente praticabile in un Paese di 60 milioni di abitanti (figuriamoci, funziona già male nelle assemblee di condominio…).

    Hai ragione, la democrazia è rappresentanza di interessi. Ma non in TUTTI i poteri dello Stato. Lo è nel Parlamento, che infatti si suol dire sia “sovrano”, proprio in virtù del mandato popolare; non certo il governo, o in altri poteri. Altrimenti facciamo come in USA, dove si eleggono anche i giudici e i PM (e non mi pare il caso).

    L’argomento per cui, se il governo è sostenuto da una maggioranza diversa da quella uscita dalle urne, è spuntato, dal momento che – proprio per garantire l’indipendenza dei parlamentari – essi lavorano senza vicolo di mandato, e appunto per questo la Costituzione prevede espressamente che il governo possa cadere senza però che si ritorni alle urne.

    Venendo a Monti, egli non è stato eletto, e con questo? Deve pur sempre render conto a chi eletto è stato. “Ma il nostro è un parlamento di nominati!”, si dirà, al che replico che è vero, ma il problema della nostra democrazia è appunto questo e non certo l’incarico a Monti, che deve rispondere al Parlamento, ha regolarmente ricevuto l’incarico dal Capo dello Stato (eletto), e che dovrà far passare al vaglio suo, della Corte Costituzionale e del Parlamento stesso i suoi provvedimenti.

    • vedi Dati è una questione di punti di vista, il tuo è quello neutro ma non neutrale del “cittadino costituzionale”, e quel che dici è certamente valido ed inattaccabile. Il mio punto di riferimento è un altro: quello che un tempo si chiamava ” di classe”. Io ti ho parlato di democrazia formale e di democrazia sostanziale: non tutti i cittadini sono garantiti in egual misura dalle istituzioni repubbliicane disegnate dalla Costituzione. Non a caso il costituente ha posto tra i principi fondamentali , nella cosiddetta costituzione materiale irrinunciabile, l’art. 3 comma 2 che prevede un innesto di democrazia sostanziale per salvaguardare quegli interessi. Il principio di eguaglianza sostanziale è un cardine immodificabile – a differenza della sistemazione organizzativa delle istituzioni ( che la costituzione introduce solo negli articoli successivi) – di pari livello se non superiore a quello della divisione dei poteri.
      In soldoni con la rappresentanza delegata c’é almeno un simulacro di astratta rappresentatività di certi interessi, cosa che in questa emergenza non c’é.
      Ed allora in questa situazione ancora di più deve essere attuabile l’art. 3, 2 comma COST., altrimenti siamo dentro , ora anche formalmente, nella dittatura della borghesia che produce poi il fascismo.
      Sta a Monti fornire un surplus di garanzia di certi interessi e togliersi dalla melma di una fase eccezionalmente lontana dagli interessi dei lavoratori…

  4. Se le oligarchie finanziarie hanno deciso di impossessarsi del governo di alcuni Stati nazionali (Italia e Grecia) esautorando la sovranità dei Parlamenti (eletti o nominati, non importa) per sostituirsi ad essi e diventare artefice in prima persona, vuol dire che principi costituzionali quali “democrazia” ecc., non hanno più ragion d’essere. Dopo che sarà svanita l’immagine apparentemente “tecnica” del governo Monti (un termine che presuppone un concetto di neutralità assolutamente inesistente), sarà evidente che la lotta non è contro la destra berlusconiana, ma contro le oligarchie economiche, cioè i signori del denaro e della finanza.

  5. Rosellina, deciditi. Non puoi sostenere contemporaneamente che non tutti i cittadini sono tutelati dalla Costituzione allo stesso modo, e poi appellarti proprio all’art. 3, comma 2. O l’una, o l’altra.
    Se dici che questo governo, in un’ottica di classe, non ti piace perché è borghese, è legittimo. Se affermi che è antidemocratico solo perché borghese, non mi trovi d’accordo.

    • – Non capisco come tu non veda l’evidenza.: chi governa oggi in emergenza non ha alcun rapporto neppure mediato incompleto ed irregolare con la rappresentanza di interessi che scaturisce , non solo ma anche,direi principalmente e formalmente , dal voto.
      Invece di andare direttamente a votare , al più con un governo di garanzia che in tre mesi cambiasse legge elettorale e gestisse le elezioni , si è scelto di far nominare ai nominati altri nominati con un governo con un mandato politico pieno, emergenziale e delicatissimo , direi storico e fondamentale, del tutto fuori dai partiti e quindi sospendendo il rapporto più o meno diretto di rappresentanza di interessi che nel caso delle classi popolari è l’unico simulacro di garanzia della costituzionalità dell’indirizzo politico governativo.
      Le altre classi non hanno bisogno di quello di cui necessita la classe popolare, per ovvi motivi. Quello scampolo di garanzia democratica ( i partiti eletti dal popolo anche se con il limite di politici solo nominati e comunque con l’esclusione di alcuni partiti rappresentativi che non hanno raggiunto i limiti del quorum previsto dal porcellum) invece legittima almeno formalmente chi detiene l’indirizzo politico ( il governo). Piena legittimità che ora manca : infatti tale potere è in mano a gente con nessun vincolo di rappresentanza, neppure in quel modo larvato ed irregolare prodotto dalle ultime elezioni.
      – Questo a proposito della forma di questa sospensione della democrazia. Poi c’è la sostanza. L’incoerenza di cui mi accusi non è in me che la registro ma è prima di tutto nella Costituzione stessa, frutto bellissimo ma confuso di un accordo tra culture contrapposte, secondariamente e poi è nell’incoerenza del Legislatore che quella Costituzione non l’ha attuata.
      Mi sembra di essere stata chiara parlando della differenza tra la democrazia formale e quella sostanziale e che lo spirito di quella sostanziale è nell’art. 3,2° comma che non è stato mai applicato fino in fondo. Come anche , ad esempio, il diritto al lavoro che nel tempo la democrazia formale ( ovvero la norme di primo grado del Legislatore ) ha ridotto a mera teorica opportunità…ci sono altri casi ed esempi ma mi fermo qui.
      – Considerazioni politiche. Io so benissimo che il berlusconismo è un qualcosa in più di patologico e che ha una sua valenza negativa parzialmente autonoma ed “italiana” ( mi sembra che qui dentro ne abbiamo parlato fino allo sfinimento ), ma l’idea che scaturisce da certe tue prese di posizione, Dati, è quella che tale emergenza debba far superare le differenze di classe, debba sciogliere le contraddizioni che ne scaturiscono in un indistinto concetto di cittadinanza costituzionale. Io trovo ciò del tutto sbagliato e pericoloso ed anzi lo considero il motivo della sconfitta della sinistra sul piano culturale prima ancora che politico. Una sconfitta scritta nella storia ben prima dell’avvento del berlusconismo , una sconfitta che ne ha anzi facilitato l’avvento ed il perdurare…
      Quindi viva la destra presentabile ma insomma …sempre a portare l’acqua con le orecchie agli altri, pur se presentabili ? Io direi viva ancor di più la sinistra che fa pagare la crisi a chi non l’ha mai pagata ed anzi l’ha creata.
      Altrimenti il succo dell’accettazione di questa emergenza sospensiva è che la classe popolare pagherà come sempre, solo che deve pagare più contenta di farlo!

      • Torno volentieri a leggerti e a risponderti, Rosellina, in uno scambio intelligente quanto stimolante. E’ bello parlare con te.
        Detto questo, la tua risposta è molto articolata, cercherò di essere conciso – nei limiti del possibile.
        a) Tu osservi – e mi trovi tecnicamente d’accordo, non è vero che io non veda l’evidenza – che un governo tecnico non è eletto. Mi sono limitato ad osservare che l’eventualità è prevista dalla Costituzione. Considero errato dire che questo governo non goda di garanzia di costituzionalità o di rappresentanza, dato che, al contrario, conta addirittura su una maggioranza bipartisan; sul piano formale, nessuna “illegittimità”. In questo, è evidente, c’è già una prima divaricazione di valori tra te e me. Io considero devastante che ci sia un Palamento di nominati, tu che il nominato sia il Governo.
        b) E’ vero che la Costituzione non è del tutto applicata. E’ proprio ciò che dico spesso: abbiamo bisogni di un maggior rispetto della Carta: ci vuole “più” Costituzione, non “meno”. Ma se la Costituzione non è stata applicata in alcune sue parti, la colpa non è della Costituzione, bensì di chi era chiamato ad applicarla: i legislatori, che in 65 anni di vita repubblicana l’hanno troppo spesso aggirata (anche quando il principio di rappresentanza che invochi era più “sano” di oggi). E’ del tutto evidente che, laddove la Costituzione non è stata applicata, fu anzitutto perché alcune sue parti era scomode per taluni interessi. Quindi essa andrebbe rispettata indipendentemente dagli interessi dei quali si è portatori. Tornerò su questo punto più avanti.
        c) Definisci bellissima, ma “confusa” la Costituzione, in quanto “frutto di culture contrapposte” (suppongo cattolico-liberale e social comunista, alla grossa). E allora? Quale alternativa ci sarebbe potuta essere? La prevalenza di una delle due culture sull’altra? La tua è la stessa critica che, dalla parte opposta e per finalità completamente diverse, le muove Berlusconi, quando dice che abbiamo una Costituzione “sovietica”, cioè inquinata, a suo dire, da scorie di bolscevismo.
        d) Sul piano politico, dici: “l’idea che scaturisce da certe tue prese di posizione, Dati, è quella che tale emergenza (il berlusconismo) debba far superare le differenze di classe (…) Io trovo ciò del tutto sbagliato e pericoloso ed anzi lo considero il motivo della sconfitta della sinistra sul piano culturale prima ancora che politico. (…) Quindi viva la destra presentabile ma insomma …sempre a portare l’acqua con le orecchie agli altri, pur se presentabili ?” La sconfitta della sinistra, Rosellina, è certamente stata culturale, prepolitica se vuoi. In questo mi trovi d’accordo, e mi riferisco soprattutto alla sua acquiescenza verso la marea montante del neoliberismo, che ha sommerso tutto a partire dal 1980 o giù di lì. Io affermo solo che dal ’94 a oggi abbiamo vissuto un’emergenza democratica, una sorta di “guerra fredda civile”, la cui gravità per le sorti del Paese è paragonabile all’epopea della Resistenza. Cosa sarebbe avvenuto allora, se anziché combattere il nazifascismo senza se e senza ma, il CLN si fosse spaccato in una infinita serie di distinguo politici al suo interno? Non considero affatto illegittime le posizioni di un Bertinotti negli anni che vanno dal ’96 al 2008, ma non posso dimenticare che è stato per le sue impuntature che nel ’98 consegnò di fatto il potere a Berlusconi.
        Io non accetterei una sospensione (vera) della democrazia “solo” per non far andare al potere Berlusconi. Dico solo che, in emergenza, bisognerebbe smetterla per un po’ di litigare, per debellare il pericolo. L’avessimo fatto solidali nel ’94, non saremmo a questo punto ora.
        In definitiva, a me sembra che la divergenza tra noi sia valoriale. Io ho come stella polare la democrazia formale prima del socialismo, perché la considero una premessa indispensabile (condizione non sufficiente, ma assolutamente necessaria, lo diceva anche Pertini); tu ti concentri sulla democrazia “sostanziale” in un’ottica che definirei, se sei d’accordo, marxianamente materialista, in un filone di pensiero che lega – all’incirca – Plekanhov (non ricordo se si scrive così) a Mao, che predicava la “libertà dal bisogno”.
        Ciò mi instilla il dubbio, Rosellina, ma correggimi se sbaglio, che di questa “sospensione della democrazia” ti importerebbe assai meno se – anziché un governo borghese, avessimo un governo di sinistra piena. Se è quello il terreno su cui ti trovi, da parte mia rispetto la tua opinione, ma non posso seguirla.

        • E non abbiamo ancora detto nulla sul ruolo presidenzialista del PDR…
          Ma non sfuggo alla tua ultima provocazione: il tuo dubbio è più che legittimo. Del resto la mia storia personale è un lento graduale e non facile passaggio da posizioni giovanili vicine all’individualismo anarchico a quella posizione attuale “adulta” in cui dopo uno studio – tardivo – del marxismo ortodosso sono sempre più convinta che la liberazione dal bisogno materiale sia il principio intorno a cui ruota ogni cosa , anche la vera e consapevole libertà.
          Cio’ è andato a pari passo con l’evoluzione di un’altra idea – concetto base.
          Ho sempre ritenuto ed ancora ritengo che la forma dia rilievo alla sostanza e che serva specialmente a garantire le classi oppresse, nel senso che la legge generale ed astratta sia baluardo della tutela dei più deboli. Penso ultimamente sempre più spesso e con molti dubbi che in realtà questa bella cosa sia stata una arma a doppio taglio: garantiva tutti specie i più deboli inserendoli pero’ definitivamente nei meccanismi della democrazia borghese. Una volta per tutte e per sempre.
          Con la conseguenza :
          1- Si crea l’effetto collaterale di sterilizzare le punte rivoluzionarie, o anche solo quelle più socialmente progressive, quindi si perde quell’arricchimento che danno le posizioni più risolute e la sintesi finale sarà sempre al ribasso…
          2- le masse sono a pieno titolo per sempre nei meccanismoi democratici, ma lo sono con poca forza,. quella residuale, quella che resta dopo aver accettato le altrui regole…tagliando la coda e le zampe e la corna al diavolo, rimane un simpatico e folkloristico vecchietto, una specie di verboso ed inutile Bertinotti.
          3- quindi quando il capitalismo in uno dei suoi feroci momenti di crisi si avvita su se stesso e crea disperazione, le ricette saranno più o meno quelle del FMI più o meno attenuate.
          Pensa al dibattito di questi giorni, tutti piu’ o meno considerano ineluttabile far cassa coi pensionati, e con la scusa di riorganizzare un sistema , si toglieranno soldi ai milioni di persone con 1.000,00 al mese ed anche meno e molti diranno che è giusto così. Voglio dire il principio “paghi la crisi che non lo ha mai fatto” un principio di normale buon senso democratico , un minimo comune denominatore di un collettività retta dalla costituzione e dalla legge , pare vada urlato nelle piazze ( dove dovremmo urlare ben altro che il semplice buon senso) entra di striscio nei dibattiti, sembra estraneo ai pensieri di questa bella e sobria destra moderna che , col principio della legge formale ci ha accolti in casa sua purchè non sporchiamo…

          • Carissima, la mia non era mica una provocazione, piuttosto era una domanda, nel senso che non ero sicuro di aver ben capito. Ti ringrazio per la chiarezza, e l’onestà intellettuale.
            E’ evidente a questo punto che esiste una divaricazione valoriale tra noi.
            Io considero la democrazia delle regole (con tutti i suoi difetti, ma credo che l’Uomo non possa inventarsi di meglio, pensando al concetto di libertà), come la premessa indispensabile per una strada di progresso sociale.
            Tu la vedi come un ostacolo sulla strada del superamento dell’odierno modo di produzione. Credo che le nostre radici culturali (socialista la mia, anarco-comunista la tua), pesino non poco.
            Ti rivolgo solo due domande.

            a) come proponi che una società complessa possa organizzarsi senza (o al di là) di regole scritte;
            b) se ritieni che – almeno in questa fase storica – una rivoluzione sia necessaria (sia pure magari una rivoluzione non violenta, non è questo il punto).

            • ciao dati, scusa il ritardo,allora:
              a) non c’é alternativa al valore della società fondata su regole scritte e sul valore primario della legge generale ed astratta, che peraltro nasce proprio per tutelare le classi più deboli. Resto pero’ convinta della enorme contaddizione che ho provato a spiegare e che quindi rende necessaia una rivoluzione.
              b) Infatti un altro mondo diversamente organizzato è possibile ed anzi necessario, nel senso che è intollerabile il grado di sfruttamento continuo dei lavoratori e degli sfruttati in generale ( su questo rimango un po’ anarchica nel senso che non limito la classe rivoluzionaria solo alla classe operaoia ,i lavoratori consapevoli, ma anche a coloro che non lo possono essere o che non lo riescono ad essere, cioè i sottoproletari). I primi essendo i soliti noti da dissanguare perchè produttori “in chiaro”, non sommersi; i secondi perchè non tutelati da nessuno.
              Ma un altro mondo è dannatamente necessario anche perchè , oltre che ingiusto è inefficace , ormai vicino all’autodissolvimento e solo un’alternativa consapevole e pronta puo’ prenderne il posto, prima che sia troppo tardi.

              • Scusa Rosellina se insito, ma dal tuo commento non mi è chiaro se la rivoluzione la vuoi, o no.
                Dire “un altro mondo” è un po’ generico, non credi?
                🙂

                • certo che si: ho scritto che non solo è giusta e necessaria ma anche ormai l’unica barca di salvataggio prima che questa organizzazione della produzione ci distrugga tutti, borghesia compresa…
                  se poi parlo di “un altro mondo” e non specificamente di “rivoluzione bolscevica” è solo perchè alcune cose vanno modificate imparando dalla storia…

                  • Capisco. Beh, qui – come certo immagini – non ti seguo. Nel senso che, a mio avviso, una rivoluzione si giustifica solo contro una dittatura.
                    Non mi è chiara una cosa però: se non vuoi una rivoluzione bolscevica, come la vorresti, visto che parli comunque di superamento del capitalismo?

  6. PS nota a margine: il vero golpe strisciante era nella prassi dei governi berlusconidi, che hanno ridotto il Parlamento a luogo di ratifica della volontà del Duce, subordinando di fatto il Legislativo all’Esecutivo.
    Contro il dettato e lo spirito della Costituzione repubblicana.

  7. Colgo l’occasione per dire a Rosellina, Franca, Crazyhorse e lorenzo che vi ho scritto un messaggio privato su splinder.
    Scusate l’OT.

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