LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

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Il falso mito del “carisma” di B.

 

Fu vero leader? …ai posteri l’ardua sentenza. Nel frattempo, permettetemi qualche dubbio in proposito. Dall’inglese, “to lead” significa “guidare”, “farsi seguire”. Il che implica che se c’è un leader debbono esserci, per definizione, dei followers: coloro i quali lo seguono. Ma l’idea stessa del guidare e del seguire implica un moto, un dirigersi verso un fine, una meta. L’avere una direzione.

Ed è qui che possiamo fare una prima distinzione. Esistono leader che si fanno seguire per un ideale che implica un futuro migliore e di progresso (Gandhi, M.L.King, solo per citarne due arcinoti) ed altri che si fanno seguire assecondando gli istinti peggiori della gente (persino scontato Hitler). Nella seconda categoria, quella dei leader “negativi” possiamo annoverare coloro i quali non avrebbero seguito se non sulla base del terrore e della menzogna (ancora Hitler, ma anche Stalin). Insomma, ci sono leader e leader.

E Berlusconi? Berlusconi incarna un modello abbastanza originale di leader. Il leader che potremmo definire “assolutorio”. La gente lo segue perché – come dice Severgnini – è lui stesso un’assoluzione ambulante.

Se lui, potente ed osannato, evade le tasse, corrompe i giudici, si abbandona alle orge, fa regolarmente la figura del parvenue maleducato nelle cerimonie ufficiali, diffama gli avversari, piega le regole a proprio vantaggio ed occupa la posizione che occupa, se lui dall’alto dello scranno su cui siede “sdogana” anche il razzismo, l’egoismo localista e Faccetta Nera in nome del pragmatismo, allora cosa vuoi che sia se io non mi faccio fare la fattura dall’idraulico, se parcheggio in seconda fila, se evado a mia volta, se cerco la “spintarella”, se disprezzo il diverso e il più povero (avete notato che il peggior insulto oggi è “sfigato”?)… Insomma, ecco perché metà – o poco meno – degli Italiani ancora lo seguono: perché è il monello che c’è in noi, è il proprio porco comodo che diventa lecito e anzi si vanta della sua – della nostra – furbizia.

Ne consegue il disprezzo per le regole e l’invettiva contro il moralismo, lo sbrago totale dei costumi e dell’educazione, il dileggio verso la cultura ed i libri, sino all’esaltazione dell’egoismo come virtù (questa viene da lontano, chi si ricorda il “gene egoista”?), che Albanese ha reso benissimo con Cetto La Qualunque quando grida dal palco del comizio di voler fare, per i poveri e i bisognosi, una “beata minchia”. Ed ecco la vera ragione per la quale il trionfo del berlusconismo ha implicato, necessariamente, la sconfitta del senso civico e dell’altruismo della sinistra e del cattolicesimo progressista: il comunismo e lo stalinismo non c’entrano una cippa, è fumisteria ideologica. Il vero bersaglio è la coscienza in senso etico. Come ebbe a dire Gaber, “non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me”. Perché lo temo? Basta guardare lo sguardo beota e soddisfatto di sé del cretino qui sopra, per capirlo.