LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse

Sono con voi in questa battaglia difficile. No a Berlusconi. No a D’Alema, suo massimo sostenitore occulto.

13 commenti

Cari amici del Popolo Viola, sono con voi in questa battaglia difficile. Vogliamo le dimissioni di Silvio Berlusconi da Presidente del Consiglio, l’uomo che ha tentato di distruggere la nostra Costituzione, senza riuscire nell’intento grazie alla reazione del popolo italiano.

Occorre battersi tutti i giorni per la fine del regime di Berlusconi. Un regime nato e cresciuto sui rapporti con la mafia stragista, sui servizi deviati alleati della mafia, sui poteri occulti della P2, sulle ingiustizie sociali, sui potentati economici, sulla umiliazione della scuola pubblica e dell’Università. Occorre disintossicare gli italiani da una pessima informazione, dai conflitti di interessi, dal mito dei successi ad ogni costo, dai grandi fratelli e dalle isole dei famosi. Di questo regime il PD è ampiamente responsabile, nella persona di Massimo D’Alema. Fu lui- lo diciamo da anni- a dare a Silvio Berlusconi, nel 1994, l’assicurazione che il suo impero mediatico non sarebbe stato toccato. Ignorava l’allora capo della opposizione che il 69,3 % degli italiani decide come votare guardando la TV. La verità la confessò Luciano Violante nel febbraio 2002: “L’on Berlusconi sa per certo che gli è stata data garanzia piena nel 1994 che non sarebbero state toccate le televisioni. Voi ci avete accusato, nonostante non avessimo fatto la legge sul conflitto di interessi e dichiarato eleggibile Berlusconi nonostante le concessioni”. E D’Alema volle mantenere in Parlamento un Berlusconi ineleggibile, in violazione della legge 30 marzo 1957, ignorando l’appello di Giorgio Bocca, Paolo Sylos Labini e Giuseppe Laterza. Non c’era stata ignoranza ma un patto scellerato tra D’Alema e il suo amico di Arcore. La speranza del furbetto di Gallipoli era quella di salire al Colle con i voti di Berlusconi. D’Alema ha di recente attaccato attaccato la Magistratura e la Giustizia, accusandola di essere una minaccia allo Stato, condividendo pienamente la posizione di Berlusconi in una lettera all’ambasciatore Spogli. D’Alema tentò di introdurre la Repubblica Presidenziale voluta da Berlusconi chiedendo in cambio la sua elezione a Presidente della Repubblica. Ed oggi D’Alema, responsabile di tante sconfitte, si propone come artefice della riscossa. Ed invece egli prepara un altro disastro. Egli ci riporterà verso una nuova sconfitta. No a Berlusconi. No a D’Alema, suo massimo sostenitore occulto.

Ferdinando Imposimato

Presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione e molte altre cose ancora…

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Autore: laconoscenzarendeliberi

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13 thoughts on “Sono con voi in questa battaglia difficile. No a Berlusconi. No a D’Alema, suo massimo sostenitore occulto.

  1. per quel che può valere la mia opinione,concordo pienamente

  2. si è capito da molto tempo da che parte sta, non per niente e diventato uno dei uomini più ricchi d’Italia

  3. Sempre la solita minestra, è sempre colpa di qualcuno.
    Mai dire che la colpa è anche nostra, per questo, noi di sinistra perdiamo sempre.
    Questa volta voto pure io per il CALIFFO

  4. baffetto mi sta qua già da un pezzo. e ritengo che la mancata opposizione nasca da questo snob.

  5. Vi sbagliate. D’Alema va a braccetto solo con i terroristi. Le fighe gli fanno orrore. E Berlusconi è pieno. Di voti e di figa.

  6. D’Alema non ha mai cessato di colludere con il premier, cui si e’ rivolto per averne l’appoggio prima per tentare la scalata al Quirinale, dicendosi disposto alle riforme volute dal Cavaliere, poi chiedendo il suo consenso per diventare ministro degli Esteri della UE e, infine, avendo i voti del Pdl per diventare presidente del Copasir. Tutto questo, in continuita’ con le scelleratezze del passato. Che, e’ bene ricordarlo anche al popolo viola, rischia di ritornare. Infatti l’inizio del declino della democrazia italiana non e’ di oggi: risale all’elezione al parlamento di Silvio Berlusconi, avallata proprio da D’Alema. Fu l’uso insipiente di una furbizia gravemente censurabile del centrosinistra a compiere il primo di una serie di errori che hanno portato il paese sull’orlo del baratro, oltre il quale sta la fine della nostra democrazia. La furbizia consistette nel voler ignorare – a dispetto delle censure di Paolo Sylos Labini, Giorgio Bocca e Vito Laterza – l’esistenza di un decreto presidenziale (il numero 361 del 30 marzo 1957) che all’articolo 10 contempla esattamente il caso Berlusconi: «Non sono eleggibili coloro che in proprio o in qualita’ di rappresentanti legali di societa’ o di imprese private, risultino vincolati con lo Stato per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entita’ economica…». Quando Berlusconi fu eletto in violazione della legge, la giunta delle elezioni concluse per la sua eleggibilita’, in base ad un’assurda interpretazione della norma. Anche allora le intepretazioni erano “creative” e non esplicative.

  7. 1. l’elezione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano designato da D’Alema è stata votata da tutti i partiti, come si conviene quando si deve eleggere una figura istituzionale che deve rappresentare tutti. D’Alema non si è mai candidato presidente della repubblica.

    2. E’ un onore per ciascuna nazione avere come ministro degli esteri un proprio rappresentante. Quindi non c’è niente di strano che D’Alema che aveva i requisiti per aspirare a quella carica abbia chiesto l’appoggio di Berlusconi, capo del governo del suo paese.

    3. L’eleggibilità è un diritto politico di ogni cittadino. Il fatto che qualcuno abbia delle concessioni da parte dello Stato lo obbliga ad astenersi dall’attività di governo tutte le volte in cui sono in gioco quelle concessioni. Nessuno stato democratico ha mai dichiarato ineleggibile un concessionario dello Stato. Tutt’al più si impone al concessionario di spogliarsi delle proprietà che gli derivano dalle concessioni con un trust per tutto il periodo del mandato parlamentare.

    4. Il popolo viola non ha nessuna rappresentatività è solo una subcorrente del partito di Di Pietro I.D.V.

  8. E’ da anni, dalla famosa ‘bicamerale’ che sostengo, fra sguardi di compatimento, che la barca al dalema gliel’ho comprata silvio.

    Mi solleva il constatare che, invece, altri la pensano proprio come me.

    Come lo vogliamo chiamare? Candidato manchuriano, mela avvelenata, quinta colonna…. Fate voi.
    Io so che ha svenduto l’eredità socialista e i nostri
    sogni… ho speato fosse solo per incapacità

    Vi ricordate il medico ‘patriota’ e collaborazionista interpretato da Romolo Valli in Giù la Testa? Come
    mi piacerebbe un simile ‘lieto fine’ per il nostro.
    Già, ma i sogni quasi mai si avverano.

    Marforio

  9. L’elegibilità non è un diritto di tutti se c’è una legge che lo vieta per alcune categorie di persone, non possiamo prendere dalle altre nazioni solo le leggi che ci fanno comodo.

  10. Secondo me esagerate…
    il paese giunto al baratro ..e tutte queste espressioni teatrali e false
    ecco perche’ perdete sempre ! non siete convincenti e sperate che gli ialiani vi credano; gli italiani vogliono fatti non chiacchere; degli scandali veri o presunti tutti strumentali comunque non ce ne
    importa nulla: non siamo negli USA non siamo mormoni; le campagne denigratorie quelle si’ sono vergognose e indisponenti da un punto di vista elettorale ( cioe’ sono controproducenti )
    memori di cio’ alle prossime elezioni la cosiddetta sinistra prendera’ un stangata tale da sparire per sempre!

    • Berlusconi incarna un modello abbastanza originale di leader. Il leader che potremmo definire “assolutorio”. La gente lo segue perché – come dice Severgnini – è lui stesso un’assoluzione ambulante.
      Se lui, potente ed osannato, evade le tasse, corrompe i giudici, si abbandona alle orge, fa regolarmente la figura del parvenue maleducato nelle cerimonie ufficiali, diffama gli avversari, piega le regole a proprio vantaggio ed occupa la posizione che occupa, se lui dall’alto dello scranno su cui siede “sdogana” anche il razzismo, l’egoismo localista e Faccetta Nera in nome del pragmatismo, allora cosa vuoi che sia se io non mi faccio fare la fattura dall’idraulico, se parcheggio in seconda fila, se evado a mia volta, se cerco la “spintarella”, se disprezzo il diverso e il più povero (avete notato che il peggior insulto oggi è “sfigato”?)…

      Insomma, ecco perché metà – o poco meno – degli Italiani ancora lo seguono: perché è il monello che c’è in noi, è il proprio porco comodo che diventa lecito e anzi si vanta della sua – della nostra – furbizia.
      Ne consegue il disprezzo per le regole e l’invettiva contro il moralismo, lo sbrago totale dei costumi e dell’educazione, il dileggio verso la cultura ed i libri, sino all’esaltazione dell’egoismo come virtù (questa viene da lontano, chi si ricorda il “gene egoista”?), che Albanese ha reso benissimo con Cetto La Qualunque quando grida dal palco del comizio di voler fare, per i poveri e i bisognosi, una “beata minchia”.

  11. fra non essere mormoni e diventare un bordello costruito su di una fogna a cielo aperto c’é differenza

    se il tuo odio per la sinistra ti offusca la vista e l’olfatto

    sei fregato

    tutto il mondo, destra o sinistra, ci prende per il culo e ci emargina per colpa di quelli come te

  12. se penso che migliaia di giovani intelligenti,volenterosi,laureati a pieni voti hanno lavori precari e stipendi da fame ,se non addirittura disoccupati,e vedere questo deficente rampollo di bossi con stipendio da 15 mila euro mensili solo per parentela ,verrebbe voglia di fare una vera rivoluzione

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