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La versione comunista dello stato di cose presenti

8 commenti

Oggi è l’anniversario della nascita del Partito Comunista Italiano a Livorno, nel 1921. Forse sarebbe il caso di non dimenticare, anzi. Di far rivivere.

Le contraddizioni di classe non sono diminuite, bensi’ si sono acuite e le necessità di rappresentanza di interessi sono ancora piu’ forti di quando essere antisistema andava di moda . Insomma ci sono vagonate di ragioni per esser comunisti.

La situazione che è stata creata dalla firma degli accordi Fiat di Mirafiori e di Pomigliano è gravissima. La sottoscrizione di nuove regole fortemente penalizzanti per i lavoratori è solo l’ultima fase di un violento attacco ai diritti di tutti i cittadini che è in atto, nel nostro paese, da ormai molto tempo.
Con gli accordi Fiat viene messo in discussione tutto a partire dal diritto di sciopero e dall’applicazione della democrazia nei luoghi di lavoro. I lavoratori non avranno più la possibilità di eleggere i propri rappresentanti sindacali perché questi verranno nominati “dall’alto” e solo da chi ha firmato l’accordo. I ritmi di lavoro saranno sempre più alti, per chi lavora alla catena di montaggio, verranno diminuite le pause. Ci sarà un consistente aumento del carico di lavoro dal momento che sono stabilite un monte ore consistente (fino a 200 ore) di straordinari che i lavoratori saranno obbligati a fare a discrezione dell’azienda. Viene instaurato un
sistema “ergonomico” che non permetterà al lavoratore di muoversi e che aumenterà l’alienazione di chi opera in catena di montaggio. Il diritto al dissenso viene
cancellato attraverso sanzioni che possono colpire il singolo lavoratore. Sanzioni che potranno arrivare anche al licenziamento per chi eserciterà il diritto di sciopero.
Il primo giorno di malattia potrà non essere retribuito in base a statistiche, imposte dalla direzione aziendale, che stabiliscono la percentuale di assenteismo ammissibile.
Con l’applicazione di questi accordi i lavoratori non saranno più persone ma verranno trasformati in automi, ingranaggi del ciclo produttivo. In pratica i diritti
costituzionali verranno bloccati fuori dai cancelli della fabbrica.
A tutto questo hanno dato il loro contributo FIM-CISL, UILM-UIL, FISMIC, UGL che hanno sottoscritto quegli accordi. Molti dirigenti del maggiore partito di “opposizione parlamentare”, il PD, si sono schierati apertamente con i padroni della Fiat e hanno criticato duramente la posizione della FIOM perché ha deciso di non firmare gli accordi.
Il tentativo è chiaro, si vuole far pagare tutta la crisi ai lavoratori, si vuole far tornare i rapporti di lavoro a situazioni in vigore oltre 50 anni or sono, si vuole isolare la FIOM e chiunque non sia d’accordo con la restaurazione in atto.
Noi comunisti diamo tutta la nostra solidarietà alla FIOM e sosteniamo la decisione di proclamare uno sciopero generale di 8 ore per il prossimo 28 gennaio. Ma non possiamo rimanere in attesa degli eventi.

Dobbiamo produrli, lavorando dappertutto per ostacolare gli intenti dei nuovi padroni delle ferriere.

TORBA dalle Terre della Gramigna

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Autore: rosellina970

ricercatrice univeritaria-ufficio contratti

8 thoughts on “La versione comunista dello stato di cose presenti

  1. io vengo da un’altra cultura ma ricordo bene la serietà e la preparazione di chi militava o comunque era stato nel PCI.

  2. potete giraci in torno e vagare in giro alla ricerca di una spiegazione che vi conforti nel giudizio su questo mondo ingiusto

    ma alla fine non troverete mai qualcoisa di meglio che superi l’analisi marxista della società

    peggio per chi ha gettato via il bambino con l’acqua sporca: il bambino è vivo e vegeto e presta si farà sentire…

  3. Bisognerebbe, per cominciare, dire che per essere dalla parte dei lavoratori basta essere socialisti, non c’è bisogno di volere la statalizzazione dei mezzi di produzione magari ottenuta con la rivoluzione o la dittatura del proletariato (un altro grosso equivoco sul quale ci sarebbe da fare un bel po’ di ermeneutica marxiana).
    E proseguire dicendo che lo stalinismo non fu “socialismo reale”, ma una truffa bella e buona – oltre che una mortifera e corrotta dittatura.

  4. concordo con molto di quel che affermi però vorrei sapere come il socialismo possa pensare di gestire l’odierna globalizzazione in termini di emancipazione e liberazione dal bisogno, mantenendo la proprietà privata dei mezzi di produzione

    • Rosellina, stai ponendomi una domanda tanto interessante quanto impossibile in uno spazio così ristretto.
      Però, in sintesi estrema, posso tentare due risposte.
      La prima è che se difendere gli interessi dei più deboli in epoca di capitalismo glbalizzato è difficile, pensare a una rivoluzione marxista globale è impossibile.
      La seconda è che bisognerebbe esportare la socialdemocrazia, e che per farlo bisogna primka di tutto rivitalizzarla laddove è nata: nella vecchia Europa.
      Un terreno sul quale le forze del “laissez faire” hanno vinto facilmente sin troppe battaglie più per timidezza della sinistra ch3e per una loro forza intrinseca.

  5. sai, dati , le cose nella storia non si ripetono mai nelle stesse forme, anche il dittatore di oggi in occidente non puo’ essere come Hitler o Mussolini, al massimo come il nano

    idem per la rivoluzione più o meno marxista che poi non è detto che debba provenire, scaturire da quetsa europa sterile e decadente

    probabilmente il prossimo “che” sarà indiano, o africano o magari cinese

    ma questo mondo globalizzato non mi pare sia riformabile, men che meno con un ideologia , quella socialdemocratica di tipo nord europa, così datata e così “occidentale”

    • Può essere Rosellina, sono opinioni… in questo caso, addirittura, sul futuro! Quindi tanto legittime quanto non verificabili, né le mie, né le tue. Sai, anche Marx pensava che il capitalismo, come lo conobbe lui, fosse prossimo al collasso perché “non riformabile”, poi – dopo una tremenda ondata di restaurazione fascista – venne la socialdemocrazia.
      Il punto è che probabilmente da qualche parte in Estremo Oriente o in Africa ci sono (qui sono abbastanza d’accordo) i germi per un sommovimento popolare grosso. Ma qui da noi, non credo proprio.
      Una cosa è certa: il modello di capitalismo che è andato per la maggiore in tutto il mondo a partire dal 1974 a ieri è alla frutta (su questo siamo d’accordo entrambi) e destinato a crollare o evolversi.

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