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A Mirafiori gli impiegati ed ponzi pilati superano di poco la coscienza operaia

8 commenti

A Mirafiori ha vinto il sì. Con il 54% dei voti. Volevano una vittoria schiacciante, almeno tipo il 63% di Pomigliano. ma anche di più. Ed invece il 46% degli oltre 5000 dipendenti ha votato no,ed anzi alle catene di montaggio e lastratura hanno vinto i NO.

Hanno vinto i SI grazie soprattutto al voto degli impiegati: a mettere a segno l’allungo decisivo è stato infatti il seggio 5, quello degli impiegati: su 449 iscritti hanno votato in 441 e 421 hanno votato a favore dell’accordo.

Coloro che fecero la marcia dei quartamila in favore di Agnelli fanno vincere i NO. Servi e pagliacci, fanno i froci col culo degli altri, come sempre.

Come se nel referendum sulle condizioni di vita degli schiavi ai remi dei velieri fosseroi decisivi i voti dei suonatori di tamburo, queli che danno il ritmo ai rematori…anche se va riconosciuto che anche nel conteggio complessivo dei soli operai, il sì ha prevalso pur se per soli 9 voti.

Fra le tute blu (oltre 4.500), come ho detto , al montaggio e alla lastratura (dove le conseguenze dell’intesa potranno portare fino a 10 ore continuative di lavoro) si è registrato il 53% di no. Per il sì il reparto verniciatura, dove si avranno i maggiori vantaggi economici grazie ai turni di notte.

Hanno vinto grazie all’accerchiamento mediatico ed alla inerzia pilatesca del PD. Poche le voci politiche in aiuto, fra costoro la federazioni di sinistra e Vendola,  oltre alla solita società civile organizzata nel web, come  l’appello di Mircomega, arrivato a 66.000 firme.

In conclusione il 46% ha detto no a al ricatto di Marchionne: “o come dico io o sposto la produzione da un’altra parte”

Sembrerebbe la fine delle relazioni industriali come le conoscevamo: ora i sindacati dovrebbero diventare tutti gialli, ovvero emanazione della proprietà, oppure accomodarsi fuori dalla fabbrica.

Marchionne ha detto anche questoin buona sostanza : “siccome sono spalmato su quattro continenti, anche l’operaio deve spalmarsi adeguandosi all’operaio medio dei 4 continenti” ;  pressapoco uno schiavo senza diritti nè coscienza.

Deve rinunciare a quanto acquisito in anni di dure lotte e diventare come l’operaio cinese o americano (nel secondo caso, con uno stipendio molto più basso), perdere la propria identità, perché ‘identità di un cittadino dipende dalla coscienza che ha dei diritti che gli sono riconosciuti.

Ora sono tutti pronti come squali ad appropriarsi dei contenuti del famigerato accordo ed utilizzarlo dappertutto.

Saprà la classe operaia essere ancora una volta classe e smontare la tavola apparecchiata?

Questa è la domanda epocale, questa è la vera contraddizione politica che vige in questa fase storica, non il bunga bunga del vacchio nano malato.

In questo autunno della civiltà ci sono due bagliori di luce che forniscono qualche speranza: il movimento di contestazione alla controriforma Gelmini e le proteste operaie. Il resto è netto fonda.

Ed  allora accontentiamoci della luce che questo risultato comunque superiore alle attese ci fornisce e ripartiamo con le lotte, con la coscienza che mai come in questa fase storica stiamo lottando per la democrazia di tutti.

Adelante

Rosellina970

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Autore: rosellina970

ricercatrice univeritaria-ufficio contratti

8 thoughts on “A Mirafiori gli impiegati ed ponzi pilati superano di poco la coscienza operaia

  1. 2735 a 2325 Togliamo i 421 si e i 20 no degli impegati e tra gli operai è finita 2314 a 2305 sempre a Favore dei Si… Ariaudo si becca un 4 in matematica
    E anche tu

    • esattamente quel che ho scritto io “…anche se va riconosciuto che nel conteggio complessivo dei soli operai, il sì ha prevalso pur se per soli 9 voti”
      e quindi tu ti becchi un due in italiano, crumiretto di marchionne!

  2. Non avrebbero dovuto votare gli impiegati per le condizioni di lavoro che interessano le catene di montaggio.

    Ora non resta che distaccare costoro sulle linee di produzione; tanto per far saggiare lai “Sì” cosa vuol dire ciò che ci hanno raccontano i nuovi schiavi.

  3. Fiom. Una sconfitta che vale più di una vittoria ?

    Forse faccio un torto a Landini e alla Fiom, e qualcuno di loro se la potrebbe anche prendere, ma io credo che abbiano molti motivi per essere contenti di questa “sconfitta”. Un sindacato che in isolamento quasi totale rispetto alla classe dirigente del paese puntava al 30% ottiene il 45% in una consultazione dove votano il 96% delle maestranze. Marchionne ha sparato le sue cartucce ricattatorie e ora è costretto a dare seguito ai suoi impegni. Gli altri sindacati sono delegittimati davanti ai lavoratori e all’opinione pubblica perché appaiono come coloro che, se siglano un contratto senza la Fiom, devono appoggiarsi al voto determinante dei colletti bianchi per spuntarla. Gli operai sono con la Fiom, e questo vale anche per molti che hanno votato sì.

    Dunque lo stabilimento di Mirafiori non chiude e la Fiom appare promossa come la forza sindacale egemone nel comparto metalmeccanico.

    Sarebbe stata meglio una vittoria? Francamente non capisco in che modo i lavoratori e la Fiom avrebbero potuto ricavarne vantaggi maggiori, a meno che qualcuno non credesse che Marchionne stesse bluffando (possibilità che menziono per beneficio di inventario, e alla quale non ho elementi da portare a sostegno).

    Io stapperei lo spumante. Anzi lo faccio proprio.

    Gianluca Bifolchi

    Link: http://subecumene.wordpress.com/2011/01/15/fiom-una-sconfitta-che-vale-piu-di-una-vittoria/

    15.01.2011

  4. Il prossimo che mi racconta la solita favoletta degli “operai che votano Lega perché in fabbrica è l’unica oramai che li difende”, si becca da me un sonoro invito alla defecazione.
    Ma dov’era la Lega qui, se non a fare propaganda pro Marchionne?
    E non sono stati forse i “comunisti” della FIOM e della CGIL a opporsi?

  5. Perfettamente daccordo anche io non avrei osato sperare di meglio In un certo senso dovremmo ringraziare marchionne, ha fatto vedere a tutti che la classe operaia esiste,l’ha resuscitata ai media ,a fatto sì che è ora piu’ che mai sia compatta,ha fatto ben capire chi è il nemico e gli amici del nemico,chi i venduti.

  6. Pingback: La versione comunista dello stato di cose presente « Le terre della gramigna

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