LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse

Prove tecniche di sinistra in movimento…ovvero “anche l’operaio vuole il figlio dottore”

20 commenti

Lo dico con chiarezza a me stessa ed a tutti coloro che sono interessati. C’é un momento per le analisi, poi viene la sintesi. Sono anni che stiamo aspettando una breccia, anche solo un piccolo pertugio per far rinascere la sinistra come opposizione politica, per riannodare i fili con la società e con le persone vere ed in carne ed ossa.

Fino ad ora è stato l’antiberlusconismo come fenomeno civico, costituzionale a farla da padrone nell’opposizione. E siccome il senso civico nel nostro paese è debole, poco strutturato, quasi residuale siamo stati costrettii a subire scenari di palazzo e lotte di potere, tutt’ora in corso. Mi riferisco a Fini  , Montezemolo e cose simili. Rispetto a queste soluzioni la sinistra si è posta in un ruolo distaccato e subalterno, alla finestra guardando gli altri protagonisti muoversi.

O magari qualcuno dei peggiori fra costoro plaudendo al nuovo uomo forte legato a Confindustria, come se per i lavoratori fosse meglio avere uno di costoro a governare sul serio, piuttosto che il pagliaccio a far finta di comandare…

Lo stesso fenomeno viola non si occupa delle reali contraddizioni sociali ed economiche ma si muove nel solco dell’approccio civico di cui sopra, insufficiente.

Ma ora c’é una novità  che viene dal mondo del lavoro, il quale sotto attacco in maniera formidabile e quasi terminale , non si piega, alza la testa e crea nuove condizioni politiche. E spinge inequivocailmente verso un grande sciopero generale.

Ancora una volta, come già nel 94-95, tocca alla Cgil il ruolo improprio di organizzare e porsi alla testa del popolo di opposizione. E, come allora, sarà questa spinta dal basso a mandare a casa Berlusconi e i suoi scherani. Malgrado le incertezze e gli inciuci del Pd.

La spallata che i sindacati diedero allora al governo Berlusconi contro il suo progetto di riforma previdenziale ancora  fa male alla destra, basta leggere le cronache dell’epoca http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/07/03/berlusconi-al-sindacato-uniti-contro-il.html ed i suoi tentativi successivi, peraltro in parte riusciti, di dividere il sindacato e renderlo in gran parte mansueto e disponibile.

Berlusconi quindi conosce bene la forza della piazza e del malcontento sociale e la teme ( Maroni ha infatti tentato di esorcizzarne l’efficacia e provocarne le tensioni) ma quelli che paiono temerla ancor di più del nano di Arcore sono coloro che dovrebbero essere alla testa dell’opposizione. Mi riferisco ai dirigenti del PD.

Questa finta opposizione del PD, che tremebonda, conduce la propria vita politica nell’ombra dei se e dei ma, condizionata da una classe dirigente inetta e complice del berlusconismo.

Come tanti anni fa furono i movimenti a scuotere l’elefantiaco corpaccione del PCI, a permettere alla sua base di trascinarlo a calci nel sedere verso le ( poche ) conquiste di civiltà e di diritto avute nel nostro paese, così oggi  occorre riprendere a calci nel sedere ciò che rimane del PCI, ovvero il PD suo erede e d indurlo ad appoggiare la FIOM , sì da ricreare le condizioni per una opposizione politica e di classe.

Per qualcuno poco avvezzo che equivocasse ( forse mediolungo? ), con il termine classe non mi riferisco allo stile, ma alla classe in senso marxiano del termine.

La lotta di classe esiste ancora: la conducono i padroni contro i nuovi schiavi

Il 16 ottobre è stato la   rispos­ta all’attacco ai diritti consolidati dei lavo­ratori che ha raggiunto il suo apice a Pomigliano, dove Marchionne e la Fiat hanno deciso di rimettere in chiaro che loro sono i padroni e, dunque, i lavoratori sono servi. Occorre prendere consapevolezza di ciò ed organizzarsi di conseguenza. Non continuare a balbettare tenendo conto un pò degli interessi degli operai, ma anche dei padroni come Marchionne!

Anche perchè, come è stato già rilevato, la breccia di Pomigliano serve per far cadere tutto subito dopo. Vedi la disdetta del contrastto nazionale fatta dalla Federmeccanioca.E’ la crepa che apre la voragine.

Occorre chiuderla subito, immediatamente e con forza.

L’opposizione sociale e politica

A Roma c’era l’Italia dei diritti negati, non solo i metalmelmeccanici della Fiom: c’erano donne e uomini, ragazze e ragazzi, operai e pensionati, impiegati e disoccupati, precari e studenti, insegnanti e immigrati.

E questi ultimi non erano certo i temibili stranieri annunciati dal ministro dell’Interno, il leghista Roberto Maroni, «infiltrati» tra i manifestanti e pronti a creare disordini e violenze. No, né black bloc né fanatici islamici di Al Quaeda, solo cittadini stranieri che rivendicavano diritti. Pacificamente. Non c’è riuscito, Maroni, con la sua in­timidazione, a tenere a casa le persone ed a far esplodere le tensioni. Abbiamo respinto le sue intimidazioni, la sua meschina strategia della tensione.

E che il suo fosse solo un tentativo di inti­midire le masse è risultato subito evidente dalla rilassatezza di tutte le forze dell’ordine comandate a vigilare sulla sicu­rezza del corteo: non c’era nessuno in tenu­ta antisommossa, nè il numero ed altri atteggiamenti sono sembrati spropositati.

È stata una manifestazione enorma nella quantità ( per un corteo dei metalmeccanici così partecipato occorre tornare agli anni ’70, ma in questo caso si tratta della FIOM da sola) e nella qualità, perchè in questo frangente è stato chiaro a tutti che il popolo della sinistra si è rimesso in moto, in modo pacifico e determinato.

E lo ha dimostrato. Dando sostanza ed urgenza alle analisi dei soggetti che si muovono a sinistra, dettandogli l’agenda e provocandone le reazioni ( vedi Vendola al suo congresso di ieri ).

Ma anche conferendo così un maggiore peso specifico alle pro­prie rivendicazioni nei confronti del Gov­erno e di Confindustria: democrazia, diritti, dignità, lavoro, contratto erano le parole d’ordine degli operai, ma accanto a queste, fra queste, c’erano anche le richieste che arrivano dal mondo della scuola e dell’università, cioè delle istituzioni che dovrebbero formare i cittadini e le future classi dirigenti ma che, invece, sono state trasformate in potenziali “fabbriche” d’ignoranza di massa, in ossequio al prin­cipio enunciato in tv, durante la campagna elettorale del 2006, da Berlusconi durante l’unico faccia a faccia con Prodi: «Voi siete convinti che il figlio dell’operaio debba avere le stesse opportunità del figlio del professionista».

Insomma l’operaio vuole il figlio dottore, non c’è più morale, Contessa, cantava a tal proposito un sarcastico Paolo Pietrangeli nel lontano 1966.

SU FACEBOOK VERSO LO SCIOPERO GENERALE: DOPO IL 16 OTTOBRE CI VUOLE LO SCIOPERO GENERALE. BASTA CHIACCHIERE. BLOCCHIAMO IL PAESE. PER I DIRITTI, PER IL LAVORO, PER LA DEMOCRAZIA.

Rosellina970

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Autore: rosellina970

ricercatrice univeritaria-ufficio contratti

20 thoughts on “Prove tecniche di sinistra in movimento…ovvero “anche l’operaio vuole il figlio dottore”

  1. stasera sento Bonanni difendere Marchionne non soo controla CGIL ma addirittura contro qualche critica di Sacconi

    2+2=4

    è un po’ che nell’aria si sente che cresce un colpo di mano, che a noi certo non dispiace, contro il nano

    Bonanni, Casini, Montezemolo Rutelli Fini alcuni settori moderati ed ecclesiatici, stanchi delle beghe autolesionistiche del governo e delle intemperenza del nano di arcore

    sono pronti a fare il bel gesto democratico di sbarazzarci del puzzone, del sor monnezza insomma

    attenti a quel che succede veramente

    non mi sembra di dire una cosa scandalosa se dico che per i lavoratori sarà forse anche peggio
    perchè questa gente, determinata a governare più che a comandare, porterà con sè il metodo Marchionne

    occorrerebbe maggiore consapevolezza di questa cosa e passare dall’antiberlusconismo civico e costituzionale
    ad una opposizione politica vera

  2. sono tanti anni che lavoro all’estero con una impresa italiana fortunatamente lontana dai metodi di Marchionne e soci ma non ho mai visto ne avrei mai pensato che i lavoratori italiani avrebbero perduto in questi anni tutta la loro forza e che il governo ed i sindacati li avrebbero fatti dividere e indebolire in modo da togliere loro non solo forza contrattuale me anche la fiducia in un futuro migliore per loro e i loro figli.

  3. scusa l’intrusione, ma è troppo forte :

  4. ciao sorelli’

  5. Cara Rosellina, sono d’ accordo con te, io penso che dopo la caduta del duce sarà per noi comuni mortali, paradossalmente ancoro peggio. Perche chi verrà dopo, sarà più assatanato, e poi dovrà dimostrare ai poteri forti che e valida come alternativa.Quindi stiamo attenti ai vari Marchionne, Montezemolo, Bonanni…

    • Non sono pessimista come nando, anche se segnala un pericolo reale.
      Però sono – diciamo così – poco ottimista, nel senso che anche dopo la caduta del Bungabunghista di Arcore, l’eredità di malaffare, corruzione, maleducazione, sovevrtimento dei valori, disprezzo per le regole e per il civismo, eccetera eccetera, sarà comunque pesantissima, e ci vorrà almeno una generazione (a dir poco) per ricostruire un po’ di coscienza civile nell’ethos italiano.
      Mala tempora currunt, comunque vadano le cose.
      Resta il fatto che anche questa pallida speranza di riscatto rimane lettera morta, se non ci liberiamo alla svelta del pagliaccio lestofante.

  6. domanda: l’altra settimana sono andato a volantinare davanti ai cancelli della Fincantieri di Marghera per pubblicizzare un convegno con Cremaschi ecc vedi http://www.prcvenezia.org/ ebbene presenza operaia al convegno? quasi zero, solo mitanti esterni di partito io compreso sindacalisti politici ma gli olperai dov’erano? Come pensiamo di cambiare le cose con uno sciopero generale, al quale se si farà io aderirò, quando ,sempre per citare la Fincantieri, si accettano o si subiscono regimi di vita ,per usare un eufemismo, differenziati (es. c’è l’operaio diretto che mangia in mensa mentre quello dell’appalto mangia sui binari del treno e così via)? Io non ho una risposta, l’unica cosa che mi vien da pensare è che queste persone sono sole e non hanno alcun riferimento politico credibile ed allora siamo al si salvi chi può intanto la nave affonda……mah

  7. Caro Marco,
    questa è esattamente la situazione che ho davanti anch’io, però posso dirti che la coscenza della sfruttamento e della necessità di porvi rimedio in ogni modo possibile sta crescendo insieme al bisogno

    e non c’é niente di piu’ concreto ed evidente del bisogno per far capire che occorre cambiare,
    i politicanti come l’intendenza seguiranno

    • Vi chiedo un favore, Torba e Marco: fate capire una volta per tutte ai sindacati che, finché pensano solo al rinnovo del contratto e agli interessi (legittimi) del lavoratore dipendente, invece di fare casino per l’uguaglianza, non cavano un ragno dal buco.

      • mi piacerebbe risponderti anch’io se permetti
        ma prima di farlo voglio essere sicura di aver capito bene: con “far casino per l’uguaglianza” cosa intendi?

        • Intendo dire che sono stati sin troppo silenti ed acquisescenti con (per far un esempio) lo sfruttamento dei Co.Co.Pro. e in generale sul precariato.
          Per non parlare della sicurezza sul lavoro, sulla condizione dei lavoratori stranieri, e dulcis in fundo sui temi politici (te li ricordi gli scioperi di solidarietà per il Cile o il Vietnam negli anni ’70?) e sui diritti civili.

  8. vedi , io vorrei un sindacato che sedesse meno nei consigli di amministrazione e più in quelli di fabbrica, che fosse più vicino a noi e ci facesse votare gli accordi, che non cadesse nel tranello delle continue concessioni sui diritti con la scusa che “poteva andarci peggio, non sai cosa ci hanno chiesto!”

    ti descrivi una situazione da anni ’70, ma sbagli perchè siamo invece tipo anni’50, agli inizi, quando dovevi far capire al lavoratore la funzione del sindacato, cosa è il diritto di sciopero, perchè conviene la solidarietà.

    Figurati far capire perchè e come la lotta va fatta anche con e per i precari.

    Per non parlare di politica dove siamo agli anni ’20…

    io mi accontenterei di ripartire dalla consapevolezza e dai bisogni, ad avercene chi fra noi ha una coscienza di classe, siamo pochi

    • Scusa, ma per far capire la funzione del sindacato, c’è solo fare il sindacato.
      Se il sindacato fa il sindacato, cioè protesta, sciopera, fa conferenza stampa infuocate, eccetera eccetera, insomma da loro capire che è dalla parte loro, allora si può parlare anche di precariato e di classe.
      Guarda che stiamo dicendo la stessa cosa.

      • infatti, io ho detto che sbagliavi riferendomi solo alla capacità di far iniziative politiche tipo vietnam, che comportano una coscenza ed un pensiero politico maturo, come si aveva alla fine dei ’60

        mentre mi sembra che oggi la situazione sia più quella degli inizi , quando si trattava di far capire all’operaio perchè serviva IL SINDACATO, cioè spiegarne addirittura la funzione

        e sai perchè? Perchè , specie su al nord , son passate idee sindacali tipo corporativismo fascista

        tanto che è possibile fare gli “arrabbiati” in fabbrica e poi votare berlusconi e bossi quando torni
        a casa

        perchèper il fascista leghista tutte le corporazioni poi vengono mediate e gestite dal dittatore

  9. scuisa
    mi rendo conto che non son bravo a farmi capire , almeno non quanto le mie convinzioni sono chiare dentro di me

  10. Pingback: La versione comunista dello stato di cose presente « Le terre della gramigna

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