LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

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I contorni del nuovo fascismo economico sono chiari : la lotta di classe è finita e superata per l’operaio, mentre è una dolorosa necessità moderna quando la fa il padrone

16 commenti

A rischio di essere considerata monotematica insisto sulla manifestazione del prossimo 16 ottobre.

Perché tutti a Roma con la FIOM-CGIL ?

Per difendere il contratto nazionale, per difendere la democrazia nei luoghi di lavoro, per applicare la costituzione e le leggi anche oltre i cancelli d’entrata!!!

Quanto al popolo viola che si dia una smossa: se non vuole implodere nelle dispute fra gruppetti autoreferenziali, se non vuole finire in mano a furbetti mediatici dell’ultima ora, che esca dalla fase bambocciona e diventi grande unendosi al popolo rosso.

Ci dicono da più parti che le ideologie sono morte , che occorra discutere arrendevolemente col  datore perché ormai costui ha il coltello dalla parte del manico, che pur di salvare i posto di lavoro bisogna rinunciare ai diritti ed alla libertà.

Chi lo dice? Il governo con Sacconi, i sindacati di comodo CISL e UIL, gran parte dei politici del PD, anime morte che vogliono trascinare all’inferno i vivi. E poi Marchionne e la Confindustria tutta. Il nuovo fascismo economico che si staglia nero ed opprimente dietro la figura del pagliaccio di arcore ha pervaso anche il pensiero inesistente delle amebe democratiche.

Basti pensare che dopo diverse e faticosissime riunioni sono giunti alla formidabile decisione di candidare  Montezemolo come prossimo leader. E già se lo disputano fra veltroniani e dalemiani.

E gente che avrebbe dovuto suicidarsi nel 1989 , loro ed il loro senso di colpa che li ha resi supini, piegati e decerebrati da allora.

Pensate a D’Alema che ha scoperto il liberismo un po’ anziano e si è messo subito a recuperare il tempo perduto attaccando i diritti dei lavoratori ai tempi del pacchetto  Treu,  proprio mentre il mondo cominciava a fare i conti con gli effetti funesti del pensiero unico ed iniziava ad abbandonarlo. Pure sfigato l’armatore dell’IKARUS…

Occorre riprendere in mano l’agenda politica. Occorre rispondere a tutto ciò rilanciando l’autonomia e l’autorganizzazione dei lavoratori.

Nello specifico replicare agli attacchi della  FIAT ; il ricatto ai lavoratori di Pomigliano; i licenziamenti dei tre operai di Melfi; la disdetta del contratto nazionale da parte di FEDERMECCANICA.

Loro fanno con determinazione la lotta di classe contro gli operai, ogni giorno con forza e con l’aiuto di tutti.

Noi dobbiamo reclinare il capo ed offrire il collo alla mannaia sicchè i colpi siano più efficaci.

Quanto a Bonanni e la CISL : se non vuoi che siano toccate le sedi sindacali ( alla luce del sole e con volantini e vernice sui muri: questo sarebbe terrorismo?) tu vedi di non toccare  – anzi svendere  – i diritti dei lavoratori!!!

Solo gli aspiranti suicidi possono ritenere che queste cose non riguardino anche loro…

ed ora avanti che il 16 sarà un bel giorno per lottare!

Rosellina970

 

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Autore: rosellina970

ricercatrice univeritaria-ufficio contratti

16 thoughts on “I contorni del nuovo fascismo economico sono chiari : la lotta di classe è finita e superata per l’operaio, mentre è una dolorosa necessità moderna quando la fa il padrone

  1. ancora con la lotta di classe? Ma non capisci che le nostre imprese se ne vanno via in serbia se continuate a rompere le palle? Ma non eravate estinti?

    • Vanno in serbia lo stesso! E se anche i serbi vorranno soldi andranno in Cina o da qualche altra parte a sfruttare la povertà. A meno che i lavoratori italiani non diventino come i serbi o i cinesi. Senza diritti e che prendano un tozzo di pane, allora si che restano qui, magari prendendosi pure gli incentivi statali derivanti dalle tasse della stessa gente che mettono alla fame. Difficile capirlo?

      Con la scusa di delocalizzare mettono alla fame le famiglie per poterle piegare e intascarsi ancora più denaro e così controllare l’intera società attraverso il precariato di massa.

      Ovvio che una situazione del genere non può durare, e prima o dopo la gente si rivolterà e solo allora capirete di aver “sbagliato” in nome del dio soldo, ma sarà troppo tardi.

    • benedetto …. sia benedetta la tua ignoranza del mondo del lavoro delle fabbriche provatù ad alzarti alle tre e mezza per andare all lavoro al primo turno .
      mi piacerebbe sapere che tipo di lovoro fai tù

  2. si vede che tu sei benedetto dal cielo e non devi soffrire per arrivare alla cena

    ma almeno risparmiaci le tue idiozie

    bel post rosy, tremendamente reale

  3. Le imprese stanno trasferendo attivita’ all’estero e licenziando in Italia anche se negli ultimi anni hanno aumentato gli utili. Questo e’ un esempio
    http://collecchiosolidale.blogspot.com/2010/09/cedacrinuove-delocalizzazioni.html.
    Non c’e’ piu’ coesione sociale e’ una corsa all’arraffare dominata dall’egoismo.

    A questo punto siamo costretti a decidere da che parte stare (chiamala lotta di classe o come ti pare) e che societa’ vogliamo. Far finta di niente e’ ipocrisia.

  4. non si tratta di egoismo ma di legge della domanda ed offerta

    non viviamo in un mondo dominato dalla programmazione economica sovietica ma dal mercato libero che porta anche libertà non solo economiche.

    Rinunciare a fare assenze continue per finta malattia e aumentare da 40 a 120 le ore di straordinario lavorabili

    è solo PURO BUON SENSO, senza dimenticare i giusti argomenti sul fatto che laggiù l’unica alternativa a quei posti di lavoro è la camorra.
    Quindi dovreste dire in coro : GRAZIE MARCHIONNE e poi fare pippa e pensare a lavorare!!!

  5. Per questo serve la politica. Se l’economia basata sulla domanda e dell’offerta, cioe’ sull’egoismo, porta alla distruzione dei piu’ deboli, ovvio che i piu’ deboli dovranno difendersi. O devono stare fermi per buon senso?

  6. Sono un vecchio comunista e forse solo per questo non sarò preso in considerazione da Benedetto.Vorrei dirgli che anchio non vedo l’accordo Marchionne cosi duro e penalizzante per i lavoratori,ma rispetto le loro rivendicazioni. Quello che però non acetto da Benedetto è quel grazie a senso unico. La fiat è la fiat da sempre, non da quando è arrivato marchionne, ed è la fiat di tutti i lavoratori che hanno prestato la loro opera per anni ed anni, e non sempre co n stipendi milionari. Un saluto cordiale a tutti. Alessandro

  7. caro Alessandro

    non vorrei che con un “vecchio comunista” tu abbia voluto significare un “ero comunista”

    quando si mettono in discussione i diritti ( malattia, sciopero ) con la scusa dell’assenteismo per riproporre lo schemino ( guarda cosa ha fatto federmeccanica dopo lo strappo di marchionne a pomigliano) dappertutto e tornare a quando il lavoratore era solo davanti al datore negli anni’50

    allora si prende un piano inclinato che vuole farci tornare velocemente a quegli anni

    grazie per la solidarietà ma non essere intimamente arrendevole e comprensivo sulla pelle degli altri
    dicendo che l’accordo sarebbe “accettabile” ( non è così duro e penalizzante)

    stiamo lottando per tutti e non solo per pomigliano

  8. caro Torba forse non ho la tua energia, ma ti assicuro che non ero, sono, e se leggi bene c’è una frase abbastanza significativa “LA FIAT è DEI LAVORATORI” purtroppo il potere di aggiudicarne la proprietaà non è dei lavoratori ma del CAPITALE che conduce il gioco.Nella mia vita lavorativa ho aderito a tutti gli scioperi e atutte le lotte e sono stato nelle Rsu tesserato CGIL per 8 anni, oggi ho tanta paura per voifi faccio i miei più sinceri auguri e posso dirti che vi sono slidale ciao Alessandro

  9. Condivido tutta l’analisi di Rosellina, non c’è tempo da perdere.Sono d’accordo pure sui ultraliberisti… D’ Alema,Veltroni… che sono la rovina dei lavoratori!!! Un monito ai grillini diffidate dei leader e del loro populismo…. che potrebbe portare a strade indesiderate.

  10. Datti pace, i grillini la pensano come il loro leader. La questione è più seria di quanto pensi. Se ci sarà una svolta il 16 ottobre dovrà contemplare una unità d’intenti, altrimenti si ricomincia da capo, come sempre. Uniti si vince, sempre e comunque, anche a costo di sacrifici, ma quando si parte già con obiettivi diversi e così lontani la cosa è pericolosa… è la storia che lo dice.

  11. Mi auguro che la Fiom finalmente scelga con chi stare, arrivato a questo punto non ha più alternativa. Ormai i sindacati corporativi si sono schierati dalla parte degli industriali e del governo.Lor signor non possono criminalizzare i lavoratori che stanno lottando per riavere i diritti persi e un salario almeno dignitoso. I vari Bonanni, Epifani… non possono giocare sulla pelle dei lavoratori, per restare nella casta dei privilegiati.

  12. sono d’accordo con voi il 16 ottobre dobbiamo andare a roma in massa per dare una risposta netta a tutto questo marciume putrefatto vedi cisl ,uil ,marchionne, marcegaglia ,governo berlusconi, ecc. ecc. e il motto deve essere LOTTA DI CLASSE PER UN GOVERNO DI LAVORATORI .SALUTI RIVOLUZIONARI

  13. Io mi occupo di Risorse Umane da 25 anni. E’ da almeno 10 anni che dico (sentendomi dare del matto o del comunista) che:

    a) la scarsa competitività della nostra economia non dipendeva e non dipende dal costo del lavoro o dalla sua rigidità (in Francia e Gemania il costo è molto superiore e il mercato è ben più rigido), bensì dalla scarsa innovazione, dalla scarsa propensione a investire, dalla dimensione microscopica dell’impresa italiana media, e dall’infefficienza totale del sistema (infrastrutture, banche, burocrazia, debito pubblico, criminalità, instabilità politica, eccetera);

    b) la continua e feroce erosione del potere d’acquisto dei lavoratori, e il trasferimento di quote di PIL dalla massa degli italiani alle rendite finanziarie avrebbe prima o poi causato un collasso della domanda interna, con devastanti conseguenze sull’economia e sulle imprese, innescando un circolo vizioso tra recessione e disoccupazione;

    c) pensare di battere la concorrenza dei paesi “emergenti” (le tigri asiatiche, ma non soltanto), sul piano del costo del lavoro era una battaglia persa in partenza.

    d) a contribuire al crollo della domanda interna era anche la dissennata politica fiscale, che mentre alleggerisce le tasche dei lavoratori, ingrassa l’evasione e – diminuendo quantità e qualità dei servizi di welfare – deprime ulteriormente i consumi e i risparmi delle famiglie.

    O ci si mettono nella capoccia questi quattro concetti semplici semplici, o non si capirà mai la crisi attuale dell’Italia – e si perpetua il propalarsi delle fanfaluche di Tremonti e C.

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