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NO ALLA LAPIDAZIONE DI Sakineh Mohammadi Ashtiani

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Sembra orma imminente l’esecuzione barbara della donna, si parla addirittura di oggi…..

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NO ALLA LAPIDAZIONE DI Sakineh Mohammadi Ashtiani

dal sito Amnesty

Sakineh Mohammadi Ashtiani © Archivio Privato
Sakineh Mohammadi Ashtiani © Archivio Privato

Grazie a quanti hanno firmato l’appello sul nostro sito. Abbiamo inviato le 39463 firme alle autorità. Continuate a firmare e diffondere l’appello. ( http://www.amnesty.it/flex/FixedPages/IT/appelliForm.php/L/IT/ca/216 )

3° aggiornamento Il 4 agosto la Corte suprema ha iniziato un riesame della condanna a morte di Sakineh Mohammadi Ashtiani: lo scopo di tale decisione appare solo quello di ridurre la pressione internazionale sulle autorità, cambiando la modalità di esecuzione della condanna a morte. La condanna alla lapidazione resta in vigore.

Intorno al 7 luglio, a seguito delle proteste internazionali, i funzionari del carcere di Tabriz hanno chiesto al capo della magistratura iraniana di acconsentire alla commutazione in impiccagione della condanna a morte per lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani.

Il 10 luglio, il capo dell’Alto consiglio per i diritti umani dell’Iran ha dichiarato che il caso sarebbe stato riesaminato e anche che la legge iraniana consente la lapidazione. Il giorno dopo, il capo della magistratura provinciale di Azerbaigian est, Malek Ezhder Sharifi, ha affermato che la condanna a morte per lapidazione era ancora in piedi e poteva essere eseguita in qualsiasi momento su decisione del capo della magistratura, l’ayatollah Sadegh Larijani.

Malek Ezhder Sharifi ha anche detto che Sakineh Mohammadi Ashtiani era stata condannata a morte in relazione all’omicidio del marito. Questa affermazione è stata contestata da uno degli avvocati, il quale ha sottolineato che la donna era stata perdonata dalla famiglia dell’uomo, ma era stata condannata a 10 anni di detenzione in quanto complice del crimine.

Il 14 luglio Sajjad Qaderzadeh, figlio di Sakineh Mohammadi Ashtiani, è stato convocato presso la prigione centrale di Tabriz. Si presume sia stato interrogato dai funzionari del ministero di Intelligence, che lo avrebbero minacciato di non permettergli più di aver colloqui sul caso della madre.

continua

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Autore: francacorradini

essere pensante

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