LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse

Quante panzane, signor Silvio!

5 commenti

 “Una per una, le bugie di B.” E’ il titolo di un post su Bananabis, che riproduce un articolo di Tito Boeri. Confesso che tra un bagno agostano e l’altro mi era sfuggito. Mi sembra troppo lungo da riportare integralmente, così ve lo riassumo. Boeri si è preso la briga di leggersi il libretto integrale (complimenti, sai che palle…) che Berlusconi farà distribuire in autunno (lui è pronto per le elezioni…) A dire il vero, poco arrosto e molto fumo. In due anni, nonostante la schiacciante maggioranza parlamentare, ha combinato ben poco. Ma vediamo in dettaglio la sfilza di balle che il lestofante falsocrinito ci sta per propinare.

 “NON ABBIAMO AUMENTATO LE TASSE”

Sfido. Mentre tutti i governi cercano di ridurle o di aumentare la spesa…! Peccato che in campagna elettorale promettesse di ridurle (ha vinto soprattutto sulla politica fiscale, riuscendo a far credere ai gonzi che Prodi aveva aumentato le tasse ai poveri, mentre era cresciuto il gettito soprattutto per minor evasione). “Il Governo”, scrive Boeri, “ ha comunque contravvenuto non solo alla promessa fatta in campagna elettorale di ridurre le tasse, ma anche a quella di non introdurre nuovi balzelli, mettendo in mostra notevole creatività nell’introdurre una serie di nuovi prelievi. Dalla Robin tax alla “porno tax”, alle tasse sui giochi (…). Bene rimarcare che tutto è avvenuto all’insegna della redistribuzione dai poveri ai ricchi, dai cittadini ai partiti. Le entrate della Robin tax sono andate a finanziare gli organi di partito. La cedolare secca sugli affitti, l’ultima arrivata, sostituirà una tassa progressiva (che tassa proporzionalmente di più chi ha redditi più alti) con una aliquota costante, uguale a tutti i livelli di reddito. L’ICI sulla prima casa abolita a inizio legislatura era quella che gravava sulle famiglie con immobili di maggiore valore. Insomma, un trasferimento dai ceti medi ai più ricchi. Un Robin Hood che opera scrupolosamente al contrario.”

“IL PESO DELLO STATO SI E’ RIDOTTO”

Questa poi! La pressione fiscale è cresciuta dal 42,9 del 2008 al 43,2 per cento del 2009, (ultima Relazione Unificata dell’Economia e Finanza Pubblica). Tremonti afferma che ciò è dipeso dalla diminuzione del PIL, ma non può essere, visto che “anche le entrate calano insieme al prodotto in un rapporto pressoché di uno a uno”. In compenso ciò che cresce è la spesa pubblica (34 miliardi in più nel 2009). “Vero che la manovra appena varata contempla riduzioni di spesa”, dice Boeri, “ma saranno soprattutto a carico degli enti locali che hanno ampiamente mostrato in questi anni di ignorare i vincoli posti dal Governo. Le sanzioni per gli sforamenti sono troppo blande. I commissari delle Regioni che non rispettano i vincoli sono gli stessi Governatori in carica. Come dire che non c’è sanzione politica. Nel frattempo il debito degli enti locali continua a salire. Quello dei Comuni e delle Province ha raggiunto la cifra record di 62 miliardi, più di mille euro a cittadino. Nessuna traccia della riduzione del numero delle Province. E i tagli alla politica, tanto sbandierati sui media, si sono rivelati ben misera cosa. Tagli del 3,5 per cento agli stipendi dei parlamentari. Porteranno a circa 10 milioni di risparmi su di una manovra di quasi 25 miliardi.”

“SI E’ CONTRASTATA L’EVASIONE FISCALE”

Bum! Abbiamo un governo che “ha varato l’ennesimo condono, lo scudo fiscale,(…).” Inoltre, prosegue Boeri, “l’inizio della legislatura è stato caratterizzato da un’operazione di sistematico smantellamento, presentato come “semplificazione”, di un insieme di strumenti, che potevano permettere (…) di ottenere, per via telematica, informazioni utili ai fini del contrasto all’evasione. È stato, ad esempio, soppresso l’obbligo di allegare alla dichiarazione Iva gli elenchi clienti/fornitori, sono state abolite le limitazioni nell’uso di contanti e di assegni, la tracciabilità dei pagamenti, la tenuta da parte dei professionisti di conti correnti dedicati ed è stato soppresso l’obbligo di comunicazione preventiva per compensare crediti di imposta superiori ai 10mila euro. Salvo poi ritornare sui propri passi.“ Quando dicevamo (eravamo un pochi per la verità anche a sinistra), in campagna elettorale, che chi prometteva la riduzione della tasse e dava a Prodi della sanguisuga perché combatteva l’evasione mentiva sapendo di mentire, ci davano dei matti. Ora “la manovra appena varata ha ripristinato la tracciabilità, anche se solo per transazioni superiori ai 3.000 euro.” Siccome però il loro elettorato è quello che è, “il Governo ha abbassato pericolosamente la guardia riducendo i controlli contro l’evasione fiscale e contributiva. Un esempio? Durante la passata legislatura gli Ispettorati del Lavoro erano stati potenziati, con l’assunzione di quasi 1500 ispettori. Tuttavia nel 2009 il numero di controlli sui posti di lavoro si è ridotto del 7%, come ammesso dal Ministro Sacconi nella sua audizione alla Camera il 29 aprile scorso. Il risultato è che nel 2009 il lavoro irregolare, quello che non paga tasse e contributi sociali, è ulteriormente aumentato secondo l’Istat, sorprendentemente anche nell’industria dove era fortemente calato negli anni precedenti. Non ingannino i dati sull’attività ispettiva diramati dall’Agenzia delle Entrate. Se aumentano le somme oggetto di accertamenti a fronte di minori controlli, ciò significa che l’evasione media è aumentata.”

“NON ABBIAMO LASCIATO INDIETRO NESSUNO”

”Il Governo non ha varato la riforma degli ammortizzatori sociali, lasciando decadere la delega ereditata dalla legislatura precedente.” Con buona pace di chi a sinistra, in campagna elettorale diceva che per i poveri avere Prodi o Berlusconi sarebbe stato lo stesso. “Questa riforma avrebbe permesso di contenere la povertà che, durante le recessioni, aumenta soprattutto tra chi perde il lavoro. Il Governo ha, invece, proceduto con una serie di interventi frammentari, temporanei e per lo più propagandistici. I titoli di testa dei TG sono andati alla carta acquisti passata alla storia come “social card” forse perché doveva essere erogata da Robin Hood che, come si è visto, ha invece preferito finanziare gli organi di partito. La social card sembrava essere concepita in modo tale da escludere i maggiormente bisognosi. I destinatari potevano essere solo famiglie povere con almeno un bambino con meno di tre anni oppure con capofamiglia con più 65 anni. Inutile sottolineare che le persone maggiormente bisognose di aiuto spesso non soddisfano questi requisiti. Ad esempio nessuna delle persone senza fissa dimora, censite a Milano nel gennaio 2008, aveva figli così piccoli o più di 65 anni (difficilmente i senza casa sopravvivono così a lungo). Che fosse solo un’operazione propagandistica lo si capisce dallo stesso libretto, se lo si legge con cura. Recita testualmente “dal febbraio 2010 gli enti locali possono partecipare al finanziamento”. Significa che la social card è stata posta a carico dei Comuni. Peccato che i poveri siano concentrati nelle aree del Paese in cui i Comuni hanno meno risorse a disposizione e che la manovra appena varata abbia ridotto di due miliardi e mezzo i fondi dei Comuni. Come ammette lo stesso documento sono solo due (su più di 8000) i Comuni che hanno fruito di questa “opportunità”: Alessandria e Cassola.

“A FIANCO DELLA FAMIGLIA”

Conciliare lavoro e famiglia, per le donne italiane, è più difficile di prima. “I tagli all’organico del corpo docente della scuola secondaria, prevalentemente femminile, e l’introduzione del maestro prevalente, hanno reso più difficile il mantenimento dell’orario a tempo pieno. Anche la detassazione degli straordinari, misura anacronistica in tempo di crisi e per fortuna abbandonata a fine 2008, non favoriva certo le donne con figli piccoli, giovani e anziani, spingendo semmai i loro mariti a lavorare più lungo.”

“RIPARTE L’EDILIZIA, RIPARTE L’ECONOMIA”

In due anni, l’imbonitore di piazza che ci governa (no, pardon, ci comanda) ha annunciato la bellezza di quattro “piani casa”. Peccato che finora “non è stata ancora posata la prima pietra per la costruzione di una qualche nuova casa. Nessun intervento anche sull’edilizia scolastica. Non c’è stata sin qui neanche l’anagrafe promessa a più riprese. Forse perché i primi dati erano davvero allarmanti. A quanto risulta, dei 43 mila edifici scolastici esistenti,solo un terzo è stato costruito negli ultimi trenta anni! Più di mille sono stati costruiti prima dell’Ottocento e più di tremila tra il 1800 e il 1920. Di quasi 7mila edifici non si sa neanche la data di costruzione. Dopo il 1990 solo il 22% delle strutture è stato ristrutturato. I numeri di queste anticipazioni sono semplicemente inaccettabili. Non si può morire schiacciati dal cedimento di un soffitto in un’aula di lezione come a Rivoli e come ieri poteva capitare in una scuola materna a Verona.”

“ABBIAMO DIFESO I LAVORATORI”

Non credo ai miei occhi. L’unica misura presa in questo senso è stato estendere la Cassa Integrazione, ma per deroga, cioè a discrezione del governo (vale a dire, come gli gira). Se è vero che ciò ha un po’ contenuto la disoccupazione, in compenso “sono state introdotte ulteriori asimmetrie di trattamento fra lavoratori di imprese diverse. E questi interventi d’emergenza ci lasciano in eredità uno strumento, la Cassa in deroga, che sarà molto difficile ridimensionare dopo la crisi. In effetti le ore di Cassa in deroga continuano ad aumentare. Gli interventi in deroga hanno ormai superato in dimensione gli interventi ordinari. Un paradosso che la dice lunga sul navigare a vista con cui si è gestita la politica del lavoro. Il fatto è che i datori di lavoro sono del tutto deresponsabilizzati dagli interventi in deroga; non pagano nulla per fruirne. Sta diventando una specie di sussidio per le imprese che hanno maggiori agganci con la politica. I lavoratori maggiormente colpiti dalla crisi sono stati, comunque, i lavoratori precari che in genere non hanno accesso né alla Cassa Integrazione né ai sussidi ordinari di disoccupazione.” Un vecchio cavallo di battaglia del palazzinaro col toupet è il famoso “milione di posti di lavoro” (che non vedemmo mai), in compenso dall’inizio della crisi indovina quanti posti di lavoro si sono persi? Un milione, guarda un po’. E si tratta, al 90%, di “lavoratori precari, con contratti a tempo determinato, collaborazioni a progetto o impieghi saltuari nella giungla del parasubordinato. Quasi un lavoratore temporaneo su sei ha perso il lavoro. Il Governo non ha fatto nulla per affrontare il nodo del dualismo del nostro mercato del lavoro. Nel Libro bianco del maggio 2009 aveva annunciato uno Statuto dei Lavori, poi rinviato a “dopo le elezioni regionali”, e infine differito “alla fine del 2010”. Speriamo ora non venga rimandato a dopo le elezioni politiche.”

Si accettano scommesse.

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5 thoughts on “Quante panzane, signor Silvio!

  1. buon ritorno a dati e fatti

  2. Pingback: Elezioni Regionali »  Quante panzane, signor Silvio! « LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

  3. Grazie, buon ritorno anche a te.

  4. Pingback: Il gioco delle tre carte « LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

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