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Controinformazione sul fascismo amichevole, sulle ragioni di Gelli e sulla cattiva fede della Fiat che ha già pronto il Piano C

12 commenti

La massoneria piduista manda l’avviso di sfratto al governo dell’anestesia con un sottinteso: fallo sto fascismo, completa l’opera senza fare troppo il gigione…e fallo in fretta  prima che il caos finanziario diventi tremendamente economico e si ridia fiato a movimenti e ribellioni socialistoidi.

Non che un po’ di lavoro  il pagliaccio di Arcore non lo avesse fatto in quella direzione , sono anni che parliamo solo  di magistratura da metter all’angolo ed informazione da comprare o comprimere “…vi si producevano giornali spazzatura che contenevano solo sport, fatti di cronaca nera, oroscopi, romanzetti rosa, film stracolmi di sesso e canzonette sentimentali composte da una specie di caleidoscopio detto versificatore…” da “1984″, di George Orwell.

Per non dire dei tentativi – diversi anche riusciti  – di leggi sfascia costituzione.

Però il tutto aveva ed ha un sapore di affare esasperatamente personale ,  invece che di una pedissequa esecuzione di un piano reazionario come quello del maestro.

Gelli ha ragione : il fascismo o si attua compiutamente in tutte le sue forme ed in tutte le sue necessarie durezze e nefandezze , altrimenti non funziona !

Peraltro la strada stretta – un tempo – della reazione si era mano mano allargata con l’aiuto dei perfetti idioti  e/o dei complici della sinistra debole e confusa e piena di massoni che grosso modo ha mostrato di volere molte cose che andavano in quella direzione. Certo loro le chiedono con più ritegno e meno strappi, ma molti colpi di piccone li hanno messi a segno anche loro.

Un esempio? Il precariato è stato  introdotto da Treu, la riforma controriforma dell’autonomia scolastica l’ha anticipata Luigi Berlinguer, i CPT per segregare i migranti è una ideuzza della Turco Napolitano …

Ma l’esempio più grosso di lenta progressiva irresponsabile distruzione della Costituzione è l’attuale vicenda di  Pomigliano,  dove i lavoratori sono stati messi in condizione di subire un ricatto odioso : perdere il lavoro oppure diventare schiavi.

Cancellata la malattia ed il diritto di sciopero, turni massacranti ed anche un bel grazie al prode Marchionnne per aver gentilmente concesso di continuare a fare la Panda in Campania.

Ma il factotum della Fiat non vuole vincere, gli serve l’unanimità. Ed ecco che in soccorso si muovono tanti mediatori interessati alla cartina di tornasole Pomigliano.

Basta dare un’occhiata a cosa scrive Repubblica, sentire cosa dice in proposito Veltroni e Fassino e così via.

E tutto un bel partecipare all’accerchiamento del lavoratore per terrorizzarlo e costringerlo al si al referendum.  Ma è anche una occasione da non perdere per ristrutturare i rapporti aziendali, per sempre.

Ma neanche così la cosa è accettabile  per Marchionne, che deve imbarcare tutti altrimenti lo stabilimento non funziona come un orologio svizzero. Ed allora ecco pronto un piano C di cui ci mette al corrente il giornale di De Benedetti, che dà una mano a Marchionne: è la prova provata della cattiva fede e del retro pensiero di questa gentaglia che per decenni ha vissuto attaccato allo Stato – elergitore e che ora ha un solo scopo, distruggere il contratto nazionale, il diritto al lavoro, il sindacato.

Una volta per sempre.

Ecco come Repubblica ci mette sull’avviso: Marchionne pensa di chiudere e ripartire con una nuova società. La newco rileverebbe lo stabilimento e riassumerebbe i 5mila operai ma con il contratto aziendale che ricalca la proposta della Fiat

di ROBERTO MANIA

“Chiudere Pomigliano per rifondare Pomigliano. Perché c’è un “piano C” che sta prendendo corpo nel quartier generale della Fiat. È un’opzione che supererebbe tutte le sacche di resistenza della Fiom e dei Cobas destinate a riapparire comunque, sotto forma di una persistente microconflittualità, al di là delle dimensioni del sì al referendum di domani. Sarebbe lo strappo definitivo di Sergio Marchionne con l’attuale sistema di relazioni industriali.

Nelle sue linee generali il progetto è già stato buttato giù dai tecnici del Lingotto ed è molto semplice: costituire una nuova società, una newco, sempre controllata da Torino, alla quale sarà la Fiat a conferire le attività produttive di Pomigliano, cioè la fabbricazione della Panda. La Nuova Pomigliano, a quel punto, riassumerebbe, uno per uno, gli oltre cinquemila lavoratori con un nuovo contratto, quello scritto con l’ultimo accordo separato, con i turni di notte, di sabato e domenica; con meno pause, più straordinari e assenteismo ricondotto a livelli fisiologici. Ritmi da ciclo continuo. Ma soprattutto la certezza del rispetto delle nuove regole aziendali. Niente più contratto nazionale, niente più iscrizione della Nuova Pomigliano alla Confindustria. Niente più sindacato, forse. Il prato verde per ricominciare. È lo schema già adottato, per altre ragioni, con l’Alitalia: la bad company e la good company. Una cesura con il passato……

……..

Perché non è affatto detto che gli basti un plebiscito al referendum. Addirittura un sì all’80% potrebbe non essere sufficiente poiché – è evidente – non ci sarà alcuna garanzia che Pomigliano funzioni “come un orologio svizzero” (Marchionne docet). Se la Fiom non sarà della partita (il referendum puntava a farla rientrare) e minaccia pure il ricorso alle vie giudiziarie, l’efficienza dello stabilimento sarà sempre in bilico. Così traballa lo stesso progetto industriale.”

Il fascismo fu prima violenza e manganello e poi lento assuefarsi al conformismo.

Nel nostro caso attuale è l’inverso  :  prima la lenta anestesia posta in essere da questi alieni, lenta e devastante , utilizzando le droghe in commercio ( calcio e televisione) poi il lento picconare la casa copstituzionale, fino ad arrivare a mostrare i muscoli in corripondenza della fine del cinghialone, la cui vita politica è agli sgoccioli e sta per essere sostituito, anche se in gran parte il lavoro è stato fatto : una sorta quindi di fascismo friendly,  controllando i conflitti sociali sul nascere, niente olio di ricino ma una tenaglia collettiva di poteri forti e di interessi comuni per far ingurgitare modifiche che neanche Gelli aveva sperato di ottenere.

Un fascismo subìto sotto anestesia generale, che ormai va avanti per inerzia trovando un popolo – vasellina che non mostra dolore, in gran parte ancora anestetizzato.

L’unica avvertenza è che “il Silvio faccia meno il goliardico e sia  più determinato nell’instaurazione fascista, ecchecazzo!!!”

Crazyhorse70

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12 thoughts on “Controinformazione sul fascismo amichevole, sulle ragioni di Gelli e sulla cattiva fede della Fiat che ha già pronto il Piano C

  1. bello cavallo
    si è avverato ciò che il grande Pier Paolo Pasolini diceva già 40 anni fà!! Ormai stiamo completamente sotto una dittatura ’’dolce’’e alienizzata, peggio di così non si poteva arrivare.Toccherà a noi debellare questo cancro.

  2. io sono operaio

    non abbiamo più potere contrattuale, non gli mettiamo più paura

    ci scherniscono ridono di noi

    ci è rimasta solo la FIOM

    forse dovremmo ricominciare come un tempo…

  3. Io mi devo cambiare la macchina e ti assicuro che prenderò una macchina prodotta dai tedeschi in germania oppure dai francesi in francia. Il vero scandalo è che si permette senza scandalo a questi pezzenti di industriali di dire che loro vanno a produrre in Serbia perchè dopo che li abbiamo bombardati sono più poveri dei bulgari o degli albanesi e quindi per fame farebbero qualsiasi cosa. Marchionne ha decretato che non comprerò mai più neanche un tappetino fiat:le vendesse ai serbi le macchine. Il guaritore

    • che cazzo di discorso…
      non è poi che francesi e tedeschi le producono proprio tutte a casa loro le automobili se è per questo… non ne farei una questione di nazionalità… altrimenti prenditi direttamente un’auto cinese che fanno in cina… ma a quali prezzi sociali la producono e te la vendono per “due soldi” ?

  4. Un partito realista oggi come oggi in Italia dovrebbe farsi pubblicità all’Isola dei Famosi e attaccare i “più ultimi”…. ecco che esce la Lega.

    Far capire ad un operaio che il problema non è l’operaio cinese o quello polacco ma l’imprenditore non è semplice.

    Non pensiamo che solo le “casalinghe” guardano la tv e ne sono rincoglionite. Qualsiasi operaio può dirti della difficoltà di parlare di politica “concreta” con i propri colleghi.

    Personalmente ritengo che sia il nostro sistema economico e sociale il problema. Forse rileggendo Marx il ricatto di Marchionne agli operai di Pomigliano sembrerà ripreso dall’800.

  5. ed ancora: che fare?

    Già non farsi prendere per i fondelli dai vari Grillo e Di Pietro (non parlo ovviamente del PD) sarebbe un importante passo in avanti.

    Evitare di seguire ogni volta il leader carismatico o il personaggio di successo come nuovo messia, pure non sarebbe male.

    In secondo luogo impegnarsi fattivamente sul territorio, anche solo ognuno nel proprio campo (i blog e facebook non credo che bastino).

    Incontrandosi ci si può organizzare, confrontarsi. Certo alla base ci deve essere una effettiva preparazione culturale (nella mia zona gli operai negli anni passati studiavano di notte per farsi una cultura ed avevano spesso una licenza elementare).

    Da qui potrebbe nascere (o usufluire di un contenitore esistente, anche se quest’ultima la vedo difficilissima) un qualcosa di strutturato e nuovo (che per me deve essere Marxista, per quello che ho detto nei post precedenti). Sarebbe importante cercare di evitare carrieristi (vedere ad esempio la fuoriuscita da Rifondazione verso non solo Sel ma anche Idv e Pd; oppure vedere la composizione dell’Idv e dei Grillini).

    Certo se manca la preparazione e se non c’è partecipazione attiva almeno nel proprio campo e sul proprio territorio la vedo difficile.

    Per eperienza personale però devo dire che è difficilissimo anche così. Quando a Napoli una ragazza ti dice che ha paura di andare alla Stazione per i troppi cinesi…. devi solo farti una risata.

  6. Se non ci fossero in giro cervelli marciti di assuefazione e piccoli favoritismi quotidiani del cazzo e ci fosse, invece, un minimo di serietà, di orgoglio e di volontà, questo sarebbe il momento storico di rioccupare le fabbriche, estromettere tutta la merda (padronale e sindacale) che le attanagliano (peraltro lautamente finanziata dalla collettività) e procedere alla produzione autogestita: non di schifezze inutili come le auto ma di prodotti socialmente utili (sta ai lavoratori decidere cosa e come). Naturalmente le banche, così pronte a mettere soldi per il padronato confindustriale, boicotterà. Esattamente come faranno tutti gli altri buffoni più o meno istituzionali, che ora chiamano al voto (e firmano sottobanco i loro inciuci).
    Il problema essenziale, comunque, da eliminare definitivamente, rimane il ricatto del cosiddetto “mercato del lavoro” ossia il monopolio assoluto del “padrone” detentore dei “posti di lavoro”, mentre la risposta immediata dovrebbe essere semplicemente “la serrata delle braccia”: se mi vuoi è così (e le regole le decidono chi lavora e non chi specula sul lavoro) altrimenti vaffanculo. Ma questo argomento, in auge con le camere del lavoro (quelle vere) del periodo d’oro del riscatto operaio, oggi viene additato come una cazzata. E allora: se cazzata è, abbassiamo tutti la testa e teniamoci sulla nuca “il tallone di ferro”.

  7. Pingback: Il conformismo fascista anche sul fronte economico: il Piano C di Marchionne « Le terre della gramigna

  8. bei discorsi, belle chiacchiere
    ma lo sapete cos’é l’alternativa all’accordo di Pomigliano?
    niente lavoro per 17.000 persone
    tutta gente che finisce in bocca alla camorra
    voi parlate bene ma non conoscete la realtà
    dei nostri posti

  9. Occupare le fabbriche? oggi nel 2010? Ma vi rendete conto. Ce ancora qualcuno che pensa di essere nel 1930. Oggi in quattro ore vai in America. Entri e esci da qualsiasi nazione con la carta d’identità. Non si può pensare al vecchio comunismo che fece solo danni. Se uno è nato operaio, al massimo farà l’artigiano. Difficilmente diventa un grosso industriale. Il capitale! Ci vogliono i capitalisti che investono per produrre lavoro. Fatela finita con le vecchie ideologie. Pensare che ce ancora qualcuno che si fa fottere da Epifani. Questo signore dovrebbe essere arrestato, per i danni procurati ai lavoratori seri.

  10. Oggi 25 Giugno 2010, Sciopero generale!!! Stabilito da Epifani!! Ma chi è questo fantomatico signore. Proclama lo sciopero generale e costringe i veri lavoratori a stare a casa perdere la retribuzione perché non si può recare al lavoro per il blocco dei mezzi pubblici. Questo non vuol dire proclamare sciopero. Si vuole costringere il lavoratore a stare a casa. Di fronte alla mia abitazione dove ce una fabbrica, i parcheggi oggi sono pieni come tutti gli altri giorni. Basta dare retta a certi sindacati partito, a discapito dei lavoratori che non intendono perdere una giornata di lavoro. Bisogna in qualche modo fermare la deficienza di quelle persone che cercano la popolarità a discapito di gente seria che vuole solo lavorare.

  11. Sono decenni che predico contro gli anestetici di stato e le armi di distrazione di massa (calcio, lotto, lotterie, ecc. e soprattutto il più potente: la televisiùn) “La televisiun la g’ha na forsa de leun la televisiun la g’ha paura de nisun la televisiun la t’endormenta ‘me ‘n cujun.” Jannacci.

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