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Usciranno ancora fuori a cantar con noi i morti di Reggio Emilia?

15 commenti

40 anni fa di questi tempi avvenne una svolta politica importante, spesso dimenticata e nascosta.

Ciò accadde in corrispondenza con un periodo di grandi tensioni politiche causate dalla condotta del governo Tambroni, messo su in fretta dalla parte più reazionaria del paese ( la maggior parte delle correnti D.C., tranne Moro, e la Chiesa) per prevenire l’incubo, in pieno boom economico. di un allargamento a sinistra dei governi monocolore democristiani.

Alla fine di lunghe tensioni e tragedie il governo cadde e si aprì la storia del centrosinistra.

Tambroni si prese molto sul serio e sbizzarrì la parte peggiore del paese in funzione repressiva antioperaia : accaddero gravi lutti che segnarono la storia e che molti oggi tendono a dimenticare.

Ci sono molti aspetti che ricorderanno ad alcuni le gesta della peggiore sbirraglia infame appena condannata per i fatti di Genova 2001 ( De Gennaro e soci, tutti ancora al loro posto ): cambiano i tempi ma quando si lascia la cavezza larga alla canaglia fascista , questa si sente in diritto di esprimersi nell’unico modo che conosce : sparare  su chi scende in piazza ,  torturare ed uccidere in carcere.

Aperta  parentesi: ecco perchè qualche tempo dopo nmelle scuole, nelle università  e nei posti di lavoro invalse la sana abitudine per cui i fascisti non dovessero aprire bocca , non avessero – giustamente – agibilità politica e fossero ridotti ad uscire dalle fogne la mattina per farvi ritorno dopo cena. I motivi ci sembrano chiari: a voi no? Chiusa parentesi

Per altri versi la situazione di allora ricorda, ma questo è un augurio, le recenti importantissime lotte operaie alla Fiat di Pomigliano, dove i padroni come allora, ricattano i lavoratori concedendo loro un accordo che li vuol far lavorare come schiavi e senza diritti, “altrimenti spostano lo stabilimento in Polonia “.

Lo statuto dei lavoratori era ancora lontano a venire, ma in quei giorni ed in quelle pozze di sangue  di giovani operai  nacque la stagione lunga delle lotte e dei movimenti.

Putroppo mentre la situazione oggettiva e’ paragonabile ad allora –  nel senso del contesto politico , delle condizioni date ed anche come momento epocale delle relazioni sindacali e del rapporto capitale – lavoro – il paragone soggettivo non è ancora possibile, non essendoci oggi alcuna consapevolezza collettiva del momento che viviamo.

Basti pensare alla orribile intervista di Veltroni ieri in favore dell’accordo di Pomigliano ed alla posizione della maggior parte delle sigle sindacali: tutte , tranne la FIOM CGIL, pronte a svendere le lotte ed i diritti, alcuni addirittura costituzionali,  per un posto in Consiglio di Amministarzione e qualche altra briciola di Marchionne.

Riporto fedelmente le analisi del tempo riprese dall”’archivio storico di Reggio Emilia 1960 nel  sito curato da Girolamo Di Michele.

Il 7 luglio 1960, nel corso di una manifestazione sindacale, cinque operai reggiani, tutti iscritti al PCI, sono uccisi dalle forze dell’ordine. I loro nomi, immortalati dalla celebre canzone di Fausto Amodei “Per i morti di Reggio Emilia”: Lauro Ferioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri, Afro Tondelli. I morti di Reggio Emilia sono l’apice – non la conclusione – di due settimane di scontri con la polizia, alla quale il capo del governo Tambroni ha dato libertà di aprire il fuoco in “situazioni di emergenza”: alla fine si conteranno undici morti e centinaia di feriti. Questi morti costringeranno alle dimissioni il governo Tambroni, monocolore democristiano con il determinante appoggio esterno dei fascisti del M.S.I. e dei monarchici, e apriranno la strada ai futuri governi di centro-sinistra. Ma soprattutto, contrassegneranno in modo repentino un radicale mutamento di clima politico nel paese: l’avvento della generazione dei “ragazzi con le magliette a righe”. Sino a quel momento i giovani erano considerati come spoliticizzati, distanti dalla generazione dei partigiani e orientati al mito delle “tre M” (macchina, moglie, mestiere): la giovane età di tre delle cinque vittime testimonia invece la presa di coscienza, in forme ancor più radicali della generazione che aveva resistito negli anni Cinquanta, di un nuovo proletariato giovanile. Di questo mutamento di clima – dalla disperata tristezza per il revanchismo fascista alla rinascita della speranza dopo i fatti di luglio – sono testimonianza la poesia di Pasolini “La croce uncinata” (aprile 1960) e l’articolo “Le radici del luglio” (Vie nuove, 29 ottobre 1960).

Sui motivi per cui il 25 marzo 1960 il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi conferì l’incarico di formare il nuovo governo a un democristiano di secondo piano, Fernando Tambroni, rimandiamo per brevità al capitolo Il contesto storico politico del lavoro suddetto di Di Michele

Per chiudere non poteva mancare la bellissima canzone  di Fausto AmodeiPer i morti di Reggio Emilia” che ha accompagnato le lotte di tutti gli ultimi 40 anni e da allora è la nostra colonna sonora per non dimenticare…

Rosellina e Torba di Gramigna

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Autore: rosellina970

ricercatrice univeritaria-ufficio contratti

15 thoughts on “Usciranno ancora fuori a cantar con noi i morti di Reggio Emilia?

  1. in onore degli operai della FIOM che resitono al ricatto della Fiat
    La cosa assurda è l’atteggiamento abulico ed indifferente del popolo viola: si vede che certa borghesia ragiona con la pancia piena…

    • Continua la pressione ed il ricatto di Marchionne

      Il numero uno di Fiat, interpellato dai giornalisti sul referendum tra i lavoratori di Pomigliano in agenda il prossimo 22 giugno ha poi detto “Mi aspetto un esito positivo, vedremo cosa succede”. Marchionne ha comunque precisato che la percentuale dei si al referendum, dovrà essere “tale da permetterci l’utilizzo dello stabilimento”.

  2. se il cosiddetto popolo viola volesse spremere un pò di indignazione anche per gli operai ricattati e truffati sul diritto di sciopero e la malattia, non sarebbe male.

    • L’apatia del “popolo viola” mi sembra decisamente poca cosa rispetto a Veltroni che invita a votare “si” all’accordo ed a Epifani che, pur alla vigilia dello sciopero generale, scarica la Fiom e gli operai di Pomigliano.

  3. ma vi sembra che coi chiari di luna che stiamo vivendo in campania si possa rifiutare un investmento come quello che può fare la Fiat?

    ma perchè voi filosofi del diritto di sciopero non vi fate i cazzi vostri: il referendum sarà stravinto dal SI per fortuna…

    • ma non capisci che arretrando ogni giorno di più la condizione degli operai sarà sempre peggiore: oggi limiti allo sciopero ed alla malattia, domani alle ferie ed al tfr, dopodomani?

      Credo , spero che i campani non siano tutti come te…

  4. ma lascia perdere…
    ma lo sai almeno che in questi giorni la maggiorparte degli scioperi sono stati fissati in corrispondenza delle partite dei mondiali?

    e poi voglio dire una cosa sul post: è zeppo di ideologia, rabbia, odio ed invidia, come fossimo negli anni ’50
    crea dei paragoni impossibili
    ed è sommamente ridicolo

    inoltre quelle parole sulla caccia ai fascisti le trove antidemocratiche e pericolose
    da brigatisti in erba, per capirci

  5. dadove hai tratto la notizia sugli scioperi e le partite?
    Se hai i dati forniscili
    Io l’ho cercata ma risulta solo una dichiarazione di Marchionne da nessuno verificata ed infilata ad colorandum, per incorniciare il solito ricatto quotidiano sui referendum…

    caro parsifal, un nome carino e medioevale per un pensiero così conforme ed omologato…

    Anche VENDOLA oggi sottolinea la latitanza , anche nel web, dell’opposizione sul problema della lotta degli operai di Pomigliano, mentree si susseguono numerose ed ipocrite le interviste di Fassino Veltroni e company in appoggio all’accordo schiavitù.

    Se a te piace lavorare da schuiavo e senza diritti
    non parlare a nome dei campani
    ma aprla per te

    Quanto all’accusa di brigatismo in erba, grazie per l’erba, sono piuttosto stagionatella ed ho sempre avversato le scelte clandestine ed armate, fin dai tempi in cui potevano avere un seguito , figuriamoci oggi…

  6. dimenticavo : il giudizio sui fascisti lo rivendico.
    Costoro sono fuori dalla democrazia e quindi verso di loro non è giusta la tutela che si dà a tutti…

  7. Caro Torba e Rosellina avete ragione quì in Italia non si indigna più nessuno e alcuni pseudo compagni (vedi il popolo viola…) fanno ’’orecchie da mercante,’’vedi la sconfitta della fiom e dei lavoratori di Pomigliano, che poi si estenderà a tutti i settori lavorativi. A volte penso che siano infiltrati o altro.

  8. Permettetemi di affermare che la quesione di Pomigliano è malposta quasi da tutti.
    Vedo che oggi solo Cofferati la pone nei termini giusti.

    I diktat della Fiat su Pomigliano soo in contrasto con l’art. 40 della Costituzione.
    Lo sciopero non è una facoltà, come volevano fosse i parlamentari più moderati della costituente, ma un diritto.
    E – come dicono i giuristi – è un diritto individuale a dimensione collettiva.
    Questo diritto appartiene collettivamente ed individialmente a tutti i lavoratori dello stabilimento in questione.

    Nessuno può toglierlo loro: nè una sigla sindacale, che impegna se stessa, ma neppure la maggior parte dei lavoratori medesimi mediante referendum.

    La pretesa della Fiat che l’esercizio del diritto di sciopero sia passibile di sanzione disciplinare fino al licenziamento è contro la Costituzione e lo sarebbe anche se su quel testo vi fossero le firme di tutte le organizz, sindac. e fosse approvato dalla maggiornaza dei lavoratori.
    Tutto il resto sono chiacchiere “fumogene” ed un po’ isteriche come tante cose di questo periodo.

  9. io c’ ero ( anche se all’ epoca , ero un minore ) ” ! E ricordo benissimo che , al mio paese natio all’ epoca ci furono due vittime a causa di una carica dei celerini ! Purtroppo , tutto ciò che è stato conquistato allora , a causa di gente senza midollo spinale , stiamo perdendo adesso . Ma a conti fatti , dov’ è il problema , MENO MALE CHE SILVIO C’E’ ! E come si dice dalle mie parti , ” L’ HAI VOLUTA TU , LA FIGLIA DI P……” !

  10. servirebbe un partito che unisca le lotte e ne dia la necessaria base ideologica. Divisi siamo solo poco rumore sparso.

  11. già, ma questo partito dovrebbe essere un partito che parta dalla realtà delle cose qui ed ora… e non dalla ripososizione dogmatica di formule fatte… Esisteranno decine di patetici dieci partitini comunisti che sognano di divenire “Il Partito” messianico… alcuni seguendo “i maestri” altri qualche internazionale più o meno di fiction e via dicendo… Poi sarebbe il caso di chiedersi come mai questi non se li caganessuno… sarà solo colpa dei mass media?

  12. No è colpa del carrierismo e della poca credibilità

    Quello che sta succedendo a pomigliano è sempre successo nella storia
    Semplicemente dico che quello che accade è sempre accaduto. Chi possiede i mezzi di produzione (agricoli, manifatturieri o finanziari) Tenta in ogni modo di accrescere i propri guadagni.

    Per fare questo naturalmente deve “risparmiare” sulle spesse fisse. Di queste le più flessibili sono i Salari. Naturalmente non puoi schiavizzare i salariati se questi si rendono conto della loro forza e sono uniti. Quindi devi frantumare tutti i loro diritti.

    Naturalmente le cose sono molto più complesse ma il desiderio di base dei Padroni (o se preferisci di coloro che posseggono o controllano i mezzi di produzione) è sempre lo stesso.

    Un partito realista oggi come oggi in Italia dovrebbe farsi pubblicità all’Isola dei Famosi e attaccare i “più ultimi”…. ecco che esce la Lega.

    Far capire ad un operaio che il problema non è l’operaio cinese o quello polacco ma l’imprenditore non è semplice.

    Non pensiamo che solo le “casalinghe” guardano la tv e ne sono rincoglionite. Qualsiasi operaio può dirti della difficoltà di parlare di politica “concreta” con i propri colleghi.

    Personalmente ritengo che sia il nostro sistema economico e sociale il problema. Forse rileggendo Marx il ricatto di Marchionne agli operai di Pomigliano sembrerà ripreso dall’800.

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