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Il terrorismo di Israele e il nuovo “antisemitismo”

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All’alba del 31 maggio la marina militare israeliana ha lanciato un sanguinoso blitz contro il convoglio internazionale della Freedom Flotilla, allestito per trasportare un carico di migliaia di tonnellate di aiuti umanitari destinati alla gente di Gaza, costretta da quattro anni a subire un assedio e un embargo illegale imposto da Tel Aviv. La spedizione era stata preparata da varie associazioni pacifiste con l’appoggio di un coordinamento di organizzazioni non governative (Ong) di 42 paesi. Nel corso dell’assalto al convoglio pacifista, su cui erano imbarcati circa 600 attivisti di oltre 40 nazionalità, i militari israeliani hanno ucciso 19 persone, ferendone almeno 26. È il tragico bilancio di un’aggressione lanciata mentre la flottiglia si trovava in acque internazionali. Si tratta di un’azione di pirateria che viola il diritto internazionale, un atto di terrorismo di Stato di cui il regime di Tel Aviv deve essere chiamato a rispondere.

Chiunque abbia difeso finora il governo di Israele, si arrampica sugli specchi in modo goffo e maldestro per avallare le assurde “ragioni” di uno Stato rivelatosi terrorista e criminale. Ma è impensabile, oltre che immorale, avallare una linea strategica priva di qualunque fondamento razionale, per cui rischia di ritorcersi contro chi la sostiene.

Nessuno che davvero conti all’interno della “comunità internazionale” ha osato condannare gli atti di terrorismo di Stato commessi da Israele contro popolazioni inermi come quelle presenti nella striscia di Gaza. Nemmeno l’attuale pontefice ha assunto una posizione di netta esecrazione morale e politica nei riguardi dell’aggressiva e spregiudicata politica israeliana che si è spinta davvero oltre ogni limite accettabile.

Quando si parla di “antisemitismo” ci si riferisce ovviamente all’antisemitismo storico, convenzionalmente inteso, cioè al classico razzismo contro gli Ebrei, vittime dell’Olocausto nazista. Ma esiste anche un antisemitismo commesso contro il popolo palestinese, anch’esso appartenente alla stirpe “semitica”, anch’esso vittima di una politica di persecuzione e di aggressione imperialista, di atti ostili e terroristici, di cui si conoscono i responsabili. Il peggior “antisemitismo”, non semplicemente ideologico, ma brutalmente politico e militare, è quello messo in pratica da coloro che rappresentano i veri assassini e terroristi, vale a dire il regime sionista di Israele e i suoi soci anglo-americani. Altrimenti, come si potrebbe definire la politica di persecuzione e sterminio portata avanti negli ultimi anni dallo Stato di Israele con l’appoggio, più o meno tacito, degli USA, contro popolazioni inermi e civili che vivono confinate nella striscia di Gaza?

Occorre ricordare alcune cifre impressionanti ed emblematiche che indicano lo stato di miseria e disperazione in cui versa la popolazione palestinese di Gaza. Secondo dati ufficiali forniti dalla Banca Mondiale, il 40% dei bambini della Striscia di Gaza soffre di malnutrizione, oltre il 70% degli abitanti giace sotto la soglia della povertà sopravvivendo a stento con meno di 2 dollari al giorno. Tali condizioni sono soprattutto la conseguenza dell’embargo economico imposto da Israele contro la gente di Gaza.

L’Occidente ha sempre decantato le virtù liberatorie della democrazia, ma quando un popolo decide di autodeterminarsi come è accaduto nel caso dei Palestinesi, e il risultato elettorale non è gradito alle potenze occidentali, queste intraprendono una serie di manovre per vanificare ogni fondamento di legalità. Dopo le elezioni palestinesi vinte da Hamas la comunità internazionale impose un ignobile embargo al fine di ricattare i palestinesi e costringerli a pentirsi di aver votato per Hamas.

La vittoria elettorale di Hamas fu ostacolata fin dall’inizio dai paladini della “democrazia”, gli Usa. I quali vantano un indiscutibile superiorità morale nel campo dei diritti e delle libertà democratiche. Basti pensare che la pena capitale, vigente in vari Stati della Confederazione Usa è un “nobile” esempio della civiltà giuridica e politica statunitense, per cui hanno le carte in regola per “esportare la democrazia” nel mondo.

A tale riguardo gli islamisti non hanno torto quando accusano la “democrazia” di essere una “foglia di fico” utilizzata per occultare le nefandezze e la matrice tirannica e sanguinaria dell’imperialismo occidentale. D’altronde, gli stessi concetti sono formulati dai marxisti, sia pure in chiave comunista e sulla base di un’impostazione ateistica e storico-materialistica. In particolare Lenin e Rosa Luxemburg definivano la democrazia parlamentare come un “involucro” dentro cui si annida la violenza della dittatura di classe della borghesia imperialista. La logica manichea che pretende di contrapporre la “democrazia” borghese alla “teocrazia” islamista è l’ennesima trappola ideologica escogitata dalle potenze imperialistiche per mistificare la verità ed ingannare l’opinione pubblica internazionale, distraendola dai problemi reali e dalle contraddizioni esistenti in Medio Oriente, nel Golfo Persico e in altre aree strategiche del pianeta.

Non c’è alcun dubbio che Hamas sia un’organizzazione culturalmente retrograda e politicamente reazionaria, diciamo pure islamico-fascista. Ma è altrettanto ineccepibile che la politica praticata dal governo israeliano nei confronti della gente di Gaza sia di natura aggressiva, criminale e terroristica, non certo democratica e progressista.

A questo punto chiedo: i Palestinesi, come le popolazioni di stirpe araba, non sono di origine “semitica” come gli Ebrei? Secondo il racconto biblico, il genere umano si dividerebbe in tre grandi “razze”, o macrogruppi etnici, discendenti dai figli di Noè: Sem, da cui deriverebbero i popoli “semiti”, Ebrei e Arabi; Cam, da cui discenderebbero i popoli “camiti”, Egiziani e altri popoli africani; infine Ar, da cui trarrebbero origine i popoli di stirpe “ariana”, detti anche “indoeuropei”, incluse le popolazioni italiche, e così via. Quanto finora spiegato, sarebbe accreditato dall’antica tradizione biblica.

Da questo punto di vista, ciò che comunemente è identificato come “antisemitismo”, cioè il razzismo e la persecuzione contro gli Ebrei, dovrebbe ricevere un’estensione semantica, oltre che storico-politica, nella misura in cui dovrebbe includere anche gli atteggiamenti di ostilità e la politica terroristica condotta da Israele, con l’appoggio anglo-americano, ai danni di un altro popolo di stirpe “semitica”: i Palestinesi. I principali responsabili di questa nuova versione dell’antisemitismo sono il governo israeliano, il sionismo internazionale e i suoi tradizionali alleati anglo-americani.

In effetti credo (e temo) che il nuovo “antisemitismo” consista e risieda proprio nella politica di sterminio, di pulizia etnica e di persecuzione criminale condotta dal governo israeliano e dall’establishment sionista che fa capo alle ricche e potenti lobbies ebraiche sparse ovunque nel mondo, nonché al famigerato Mossad, gli efficienti servizi segreti israeliani, ai danni di un altro popolo anch’esso di origine “semitica” presente sul nostro pianeta: gli Arabi, e nella fattispecie particolare i Palestinesi Cisgiordani confinati all’interno di un immenso lager circondato da un gigantesco  muro di cinta.

Lucio Garofalo

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Autore: laconoscenzarendeliberi

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2 thoughts on “Il terrorismo di Israele e il nuovo “antisemitismo”

  1. bel post Lucio specie la parte sul termine antisemita

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