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Egregio Presidente della Repubblica….. vogliamo parlare di scuola ?

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Domani , 2 giugno, Festa della Repubblica farò parte di una delegazione che si recherà al Quirinale per consegnare la lettera appello  al Presidente della Repubblica ( pubblicata anche qui sul blog nei giorni scorsi )  sottoscritta da decine di migliaia di cittadini .

Se avrò, come previsto,  la possibilità di parlare al cospetto del Presidente della Repubblica, parlerò di scuola.

Tante  sono le cose da dire, credo che tra queste sia giusto fare una cronistoria partendo da ciò che la Costituente ha inteso  indicare al riguardo   nella madre di tutte le leggi italiane, passando attraverso le battaglie che appartengono al passato politico del Presidente Napolitano.

Articolo 34 della Costituzione  : La scuola è aperta a tutti.

L‘istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Tra i sogni di una generazione che voleva cambiare il mondo, tra le vittorie storiche della sinistra sicuramente un posto di riguarda ha la scuola pubblica…

La scolarizzazione di massa è una vittoria storica delle sinistre e dei comunisti, la partecipazione degli studenti e genitori, i rappresentanti di classe e di istituto degli anni 70 con la riforma di allora, prima i figli di operai facevano gli operai con l’avviamento professionale.

Gli anni ’60 hanno visto l’ingresso nella scuola italiana di nuove leve di studenti fino ad allora esclusi dalla scuola secondaria e dall’università. Infatti fino a tutti gli anni ’50 i bambini che uscivano dalla scuola elementare si trovavano di fronte a tre diverse scelte, destinate a decidere fin da subito il loro destino: o si prendeva uno dei due indirizzi di avviamento al lavoro (professionale e commerciale), oppure si affrontava un duro esame di ammissione alla scuola media inferiore, che avrebbe a sua volta fornito l’unico diploma valido per accedere ai licei, a loro volta strada obbligata per poter frequentare l’università.

Il sistema scolastico italiano era altamente selettivo e funzionale alla formazione di una ristretta élite condannando chi non avesse mezzi economici a limitare la sua istruzione al livello elementare o, nel migliore dei casi, a quello tecnico.

Anche l’obbligo scolastico fino ai 14 anni, sancito dalla costituzione, era di fatto molto spesso disatteso e in ogni caso i due indirizzi, quello professionale e quello della scuola media, determinavano una netta separazione tra i pochi che avevano accesso al sapere e i molti destinati al lavoro manuale.

Con l’introduzione della scuola media unificata iniziò un processo di modifica radicale della situazione. Questa riforma e un miglioramento delle condizioni di vita, determinarono un ingresso sempre più massiccio di nuovi ceti sociali nelle istituzioni scolastiche. Si trattò di una novità dirompente che incrinò la struttura scolastica che allora era stata pensata e governata per essere il luogo di formazione di pochi fortunati.

La scuola italiana però si dimostrò impreparata ad affrontare tale novità, non solo per carenze di strutture materiali, ma anche e soprattutto per la permanenza di vecchi programmi scolastici uniformati ad antichi principi autoritari e nella sua chiusura verso una società in rapida trasformazione.

poi vennero altre riforme negli anni 70 sulla rappresentanza degli studenti e dei genitori che organizzarono la partecipazione…

oggi:

Lo stato oggi ha un miliardo di debiti con le scuole pubbliche, non garantisce la sicurezza dell’edilizia scolastica, non finanzia le attività didattiche, riduce il sostegno, non paga i ricercatori, taglia il personale, senza nemmeno rispettare le procedure legali, smantella il tempo pieno, tra le esperienze di eccellenza della scuola italiana.

Mentre tutte le nazioni investono in istruzione, procede la dequalificazione della scuola pubblica italiana, a tutto vantaggio della scuola privata.

E’ questa la scuola della Repubblica?

Franca

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Autore: francacorradini

essere pensante

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