LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse

Mafia e politica : nascita di una coscenza. Piccola storia personale.

12 commenti

Ieri  CGIL e ANPI sono stati insieme a Portella della Ginestra per il 1° maggio. Per la prima volta nella tradizione delle iniziative commemorative del primo maggio, sottolinea il sindacato, ”la lotta alla mafia si incontrera’ con l’antifascismo e la Resistenza grazie alla manifestazione promossa dall’ANPI e dalla CGIL a Portella della Ginestra, la localita’ nota per essere stata della strage dei lavoratori del primo maggio 1947”.

In un appello promosso dalla CGIL di Palermo e dall’Associazione Nazionale dei Partigiani d’Italia, dal titolo ”Il dovere della memoria, il futuro dei diritti’, si spiega il senso della manifestazione che si svolge 63 anni dopo la strage. ”Portella della Ginestra – si legge nell’appello sul sito dell’ANPI – ha ancora oggi il volto e il sangue di una generazione disperata, privata di diritti, lavoro e democrazia. Ha il profilo inquietante di un emblematico buco nero della giustizia, della responsabilita’ collettiva, istituzionale. Politica. La prima strage nell’era repubblicana”.

Nell’appello si ritorna poi ai momenti e alle motivazioni di quella strage: ”Tra i monti di Portella si intrecciano storie diverse: da un lato ambienti deviati dello Stato che si coniugano agli interessi degli agrari, della mafia e del banditismo in un unico progetto reazionario e criminale.

Dall’altro i lavoratori della terra, in festa per il 1* maggio, con il cuore pieno di ansia di progresso e la voglia di cambiare il loro mondo. Il fuoco assassino spegne la vita di 12 di loro e tenta di cancellarne le speranze. Portella della Ginestra ha passato, e reclama futuro’‘. Ecco perche’ questo primo maggio, 63 anni dopo, per la prima volta nella tradizione delle iniziative commemorative, la lotta alla mafia s’incontra con l’antifascismo e la Resistenza: nel corteo e sul palco degli interventi accanto alla CGIL, ieri c’era l’ l’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.

Anche per il sottoscritto la lotta alla mafia e  l’antifascismo nascono e crescono intrecciati e non è un modo di dire : questo che segue  è un mio ricordo personale che racconta da dove vengo e perchè sono quel che sono.

Tanti anni fà , ero un bambino, mi trovavo a frequentare con i miei , come capitava spesso in quelle estati , alcuni parenti e cugini che avevano una casa colonica grandissima immersa nei fichi d’india in un posto incantevole dalle parti della costa jonica calabrese.

Mi ricordo bene le risposte che davano costoro alle mie prime domande curiose ed anche un po’ impertinenti.

Allora e per molto tempo a venire quando affrontavo l’argomento mi sentivo sempre rispondere nello stesso modo da tutti coloro a cui lo chiedevo.
Erano parenti in genere buoni e generosi con me .
Infatti mi  riempivano di  dolci e paste calde col gelato di latte di mandorla dentro ,  ma ripetevano tutti la stessa litanìa .

La mafia? Che cazzo cunti , non esiste la mafia picciri’ , nun cuntari cazzate.
La vera mafia é a Roma, non ti fare influenzare.

Noi qua ci vogliamo bene , portiamo rispetto alle nostre donne e ci aiutiamo fra di noi , senza chiedere niente a nessuno.
Noi siamo una famiglia unita e ci sappiamo comportare , l’importante é farti i cazzi tuoi e proseguire per la tua strada, portando rispetto a persone generose e buone come Don XXXX.

Altri ancora alle mie insistenze sull’argomento si dilungavano in spiegazioni prolungate e , un po’ per darmi ragione un po’ per vantarsi finivano per citare –  inconsapevoli  – un famoso discorso fatto da Vittorio Emanuele Orlando nel 1925 in una seduta del parlamento fascista:
“Forse tu per mafia vuoi intendere la nostra mentalità .
Allora si’ mi puo’ stare bene.
Il senso dell’onore portato fino alla esagerazione, l’insofferenza contro ogni prepotenza e sopraffazione, portata sino al parossismo, la generosità che fronteggia il forte ma indulge al debole, la fedeltà alle amicizie, più forte di tutto, anche della morte.

Come si vede c’é qualcosa di giusto ed appetibile, nel senso di onorevole e degno, nel discorso con cui la vecchia mafia – che era non esiste più neanche in fotografia –  amava presentarsi: una esaltazione di valori condivisibili condita con un certo romanticismo virile.

Ma è tutto falso, tutto, riferimento all’onore ed all’amicizia compreso: la mafia , anche quella antica che combattè coi briganti l’avvento dell’ Italia, distrugge in un attimo  l’amico fraterno e leale come anche il familiare più amato se ciò serve per i propri affari, se ha , insomma, convenienza. Questo l’ho capito molto tempo dopo

Continua il mio parente quel giorno:
“Se per mafia intendi questi sentimenti,
allora si’ posso dirti picciri’ che tuo zio é mafioso ed anche orgoglioso di esserlo perché per noi viene prima Dio e la famiglia e poi tutto il resto mentre su al nord state venendo fuori di capo con puttanerie e comunismo e quello schifìo li’ insomma.

Ecco che spunta il valore politico dell’appartenenza alla mafia…

.”..Ecco per farti capire i nostri principi, noi siamo il primo baluardo contro il comunismo, il socialismo e tutte queste puttanerie moderne che vogliono gli uomini tutti uguali.
Tutti uguali? Ti rendi conto? Ma che minchiata mi vengono a dire ‘sti quaquaraquà ?
Ora picciri’ pe’ farti capisciri :
guarda a me , a tuo zio a sua moglie a noiautri insomma , guardaci bene , ti sembra che siamo uguali “a chiddi sciancati ‘dra ” ( indicando con malcelato disprezzo dei contadini malmessi che caricavano sacchi in un camioncino , scena che guardavamo dalle finestre delle bella casa colonica sita in una certa zona nei dintorni di Catanzaro)?

No che non siamo uguali ! Siamo e resteremo diversi mentre il comunismo mi vorrebbe fare essere  uguale a quei tre li’…

E concludeva sempre immancabilmente cosi’:

E mo’ picciri’ dimmi sinceramente : ti sembra giusto?

E ridendo mi allungava schiaffoni e pizzicotti a suo piacere facendomi vergognare come un ladro davanti ad una cuginetta che mi piaceva.

Poi chiamo’ forte dall’alto un bambino che si trovava giù , il figlio di quei contadini che vedevamo dall’alto, gridandogli con rabbia : “animale , scimunito viene a pulizzarci i portaceneri , vieni subito e sali pure due bottiglie di limonata fresca pi ‘sti signuri …”

Non so’ dire nello specifico quale ma  quel giorno  – che non scorderò mai – furono diversi i particolari che mi convinsero delle bontà di alcune strane idee malsane che mi stavano montando in testa in quella caldissima estate di fine anni’60.

Quei giorni caldi passati lì marchiarono a fuoco le mie emozioni e mi rimasero impressi per sempre. Quando crescendo le emozioni ed i sogni presero la forma e le linee razionali delle idee, anche quelle politiche ,  capii subito che il nocciolo delle mie idee non era altro che il naturale sbocco di un sentimento nato dalla rabbia,  dall’imbarazzo ed anche un po’ dalla vergogna provata quel giorno per me stesso e per il mio parente perbene nei confronti di quel bambino che venne a servirci la limonata ed a pulizzarci i portaceneri.

La lotta alla mafia, l’antifascismo  e le vaghe e confuse idee di giustizia sociale crebbero in me come un insieme  naturale.  Poi molto più tardi seppi che quell’intreccio era giustamente tale : quando verificai di persona  come sia la mafia che il fascismo erano e sono cugini, perchè entrambi mezzi violenti di conservazione e di difesa di privilegi di classe.

Forse oggi non ci sono più le classi sociali o forse ci sono ancora sotto mentite spoglie, ma allora la distinzione di classe era nettissima e si manifestava nel sud con contorni plateali e sconfortanti,  senza ipocrisie, come un destino naturale che accompagna gli uomini dalla nascita e non li lascia più. Almeno fino ad allora, perchè poi alcuni uomini seppero prendere quel destino e cambiarlo, se non per tutti almeno per loro stessi.

Per la cronaca quel bambino scimunito è ora uno dei miei migliori amici ed è stato anche il mio capo per un paio d’anni, mentre quel mio brutto parente ha avuto diversi problemi con la giustizia ed ora non può più permettersi servi da insultare come allora.

Quello fu quindi il momento in cui io persi la mia verginità di bambino inconsapevole e spensierato: certo passarono molti anni prima che mi feci delle idee precise su come andasse il mondo, ma quello fu il primo momento in cui mi accorsi che qualcosa non andava per il verso giusto.

Crazyhorse70

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12 thoughts on “Mafia e politica : nascita di una coscenza. Piccola storia personale.

  1. bellisimo il tuo racconto , cavallo matto

  2. si, una bella sceneggiatura per un film dei fratelli taviani
    ma andatevi a fare un giro in barca…
    studiate la storia: mai sentito il prefetto di ferro inviato da Mussolini?

  3. chiedo scusa,
    ma riuscite a postare gli articoli su fb e altri social network?
    grazie

  4. L’unico governo che combattè la mafia fu un governo di sinistra ed utilizzò in sicilia 40mila militari. Oggi ne arrestano uno e viene subito rimpiazzato. I beni tornano ai proprietari se il processo finisce in pappa. I denari sono tutti tornati mediante finanziamenti illeciti e scudi fiscali. Sono più forti di pirma grazie alla politica contemporanea. Oggi mafia e fascismo giocano una partita contro gli onesti (ovviamente tutti comunisti perchè gli onesti sono contro l’attuale esecutivo e quindi contro la mafia a differenza loro che fanno i cortei pro mafia). Se non altro Mussolini combatteva entrambi…….

  5. Mediolungo stavolta ha ragione, ci fu il famoso prefetto Mori, mandato da Mussolini per combattere la mafia. Con metodi da guerra civile tra l’altro, tanto che alla fine fu lo stesso Mussolini a destituirlo.
    Tutto ciò non toglie che oggi la mafia tifi in modo forsennato per la destra, e che da sempre abbia visto il comunismo come il fumo negli occhi.
    Probabilmente perché spingeva per la redistribuzione dei mezzi di produzione, ma ancche, in senso più lato, perché la sinistra in generale ha sempre insegnato a non chinare la testa davanti ai potenti ed ai ricchi.

    • e quando i “metodi di guerra civile” – nonchè la stessa figura di Mori che cominciava a fare troppo ombra perfino al duce – dettero fastidio in alto, il prefetto di ferro venne messo tranquillamente da parte, secondo la classica tradizione all’italiana…

    • L’invio del cosìddetto prefetto di ferro, non fu altro che la dimostrazione di forza del fascismo nei confronti della mafia e la presa di possesso del territorio con conseguente vassallaggio mafioso nei confronti del governo fascista.
      Vassallaggio che la mafia peraltro non organizzata ancora com’è oggi, dovette subire.
      Uno scontro tra due facce della stessa medaglia e non certo il tentativo fascista di debellare la mafia…un po’ come stà succedendo oggi…
      Il fascismo poi venne sostituito col governo americano che a differenza del fascio trovò un accordo colla mafia la quale per tutta risposta lo servì bene e ritornò in possesso del territorio da padrone e non da vassallo.
      Il bandito giuliano è l’esempio che anche il neo-nato governo italiano si accordò, sostenuto dagli americani, per la paura che in Sicilia la scintilla socialista che stava prendendo piede molto rapidamente si espandesse. La strage di Portella delle ginestre nè è il capitolo forse più tragico ma non certo l’unico.
      Quindi mafia e fascismo sono sinonimi.

  6. anch’io dalle mie parti – sono campana – ho avuto parenti omertosi simili al tuo, cavallo, ma non con questa chiarezza di intenti direi quasi legendaria…

  7. Gran bel post, interessante storia! Il disastro è che la maggior parte della gente in giro se leggesse questo post o resterebbe indifferente o prenderebbe una posizione contraria! Non possiamo permetterci di andare avanti così. Se prima si nascondeva la mafia, si diceva che non esisteva o si diceva che era sbagliata (anche se poi se ne faceva parte attiva), oggi stiamo arrivando a legalizzarla e a trattarla come cosa quasi giusta. Cioè stanno inculcando nella testa della gente che se non ci sei dentro non sei furbo. Siamo sull’orlo del baratro.

  8. bella la tua storia
    delle volte è meglio raccontare la vita vissuta che impegnarsi in un post indignato…

  9. Pingback: PRIMO MAGGIO dedicato ai primi operai morti a Portici nel 1863 « LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

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