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Fratelli d’Italia

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SE SI PARLA DI PATRIA E LIBERTA’

Se si parla di Patria e Libertà, non mi sento più di sinistra. Mi sento italiano.
Se si parla di Patria e Libertà, mi ricordo quando ero volontario in Friuli per il terremoto, con gli Alpini. Lì non contava l’essere del Nord o del Sud, né socialisti o democristiani, né comunisti o liberali, né repubblicani o socialdemocratici. Contava esserci. E non passava nemmeno per la testa di pensare che si stesse aiutando qualcuno che non parlava il nostro dialetto. Contava curare feriti, tirare su delle tende, allestire ospedali da campo, distribuire cibo e acqua e bevande calde, contava una parola di conforto, contava distribuire abiti usati e coperte a altri Italiani come noi.

Se si parla di Patria e Libertà, oggi non m’importa se il mio compagno di viaggio è Di Pietro o Fini, Bertinotti o Bersani o Casini. Non gli chiedo la carta d’identità. Basta che lottiamo dalla stessa parte.
Se si parla di Patria e Libertà, quello che conta è farsi sentire per la Patria, unita e coesa, contro le assurde divisioni di campanile; quello che conta è scongiurare una deriva balcanica per la nostra terra. Quello che conta è evitare che la parte più povera del Paese, per quanto abbia le sue colpe, sia abbandonata a sé stessa dall’egoismo di quella più ricca.

Se si parla di Patria e Libertà, io sto con la Costituzione. E se qualcuno, si chiamasse anche D’Alema, la vuole svendere al primo palazzinaro affarista che passa, per me è un traditore.
Se si parla di Patria e Libertà, io sto con la legalità. Quella vera, quella che applica lo spirito della Costituzione e non lo stravolge. Quella che pone al primo posto la Persona e i diritti umani.
Se si parla di Patria e Libertà, dico alto e forte che un faccendiere immanicato con la mafia, che non sa spiegare da dove ha preso i soldi, che ha evaso miliardi di tasse e se ne vanta, ha resuscitato il razzismo, controlla l’informazione, vuole occupare tutti i posti di comando e vuole riscrivere la Storia a suo uso e consumo, vuole svuotare la scuola pubblica, è un volgare delinquente e come tale a me non interessa affatto se è riuscito a farsi seguire da milioni di Italiani avendoli sedotti con la menzogna: uno c’era già riuscito ben prima di lui. E proprio il suo seguito elettorale lo rende ancor più pericoloso per la Democrazia.

Se si parla di Patria e Libertà, dico alto e forte che le foibe e Piazzale Loreto sono state delle atroci nefandezze. Ma che questo non cancella affatto che chii è stato appeso a Piazzale Loreto era un criminale e che i valori per i quali si batté erano sbagliati e inumani.
Se si parla di Patria e Libertà, dico alto e forte che per fortuna non abbiamo avuto il comunismo in Italia, ma che dobbiamo ringraziare anche i comunisti se abbiamo la democrazia.
Se si parla di Patria e Libertà, dico alto e forte che mettere sullo stesso piano fascisti e antifascisti è giusto solo sul piano umano (i morti si rispettano), ma che i primi avevano torto e i secondi ragione.
E che verso i secondi dobbiamo sentirci in debito, mentre verso i primi possiamo solo perdonare.

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2 thoughts on “Fratelli d’Italia

  1. Primo: dicono che la Resistenza fu irrilevante dal punto di vista militare. Non sono nelle condizioni di valutare questo aspetto. Ritengo probabile che il suo contributo sia stato tutto sommato marginale, e anzi sono certo che gli Alleati avrebbero vinto ugualmente e comodamente, magari solo con qualche settimana di ritardo. Ammettiamolo pure. Resta però il fatto che la Resistenza ci fu, e che se l’Italia non venne trattata allo stesso modo della Germania e del Giappone, dopo la guerra, fu soprattutto perché, al pari di altri Paesi occupati dai nazisti, poté dimostrare di aver tentato di resistere. Se l’Italia ottenne di venire riaccolta nel consesso internazionale nonostante il vergognoso passato fascista, lo deve soprattutto ai resistenti, e questo non è affatto irrilevante.

    Secondo: dicono che l’Otto settembre fu un tradimento. E perché mai? Perché l’Italia ottenne una pace separata con gli Alleati senza chiedere permesso ai Tedeschi? Non scherziamo, l’Italia era militarmente fuori gioco, e arrendersi era non solo una decisione di buon senso, ma anche un diritto sacrosanto per una nazione già stremata.
    Perché allora? Forse perché imbracciammo le armi contro i Tedeschi, subito dopo? Ma se furono loro a invadere l’Italia! Quel pochino di guerra che riuscimmo a fare contro di loro, con reparti raccogliticci e male armati, al fianco degli angloamericani, e con l’iniziativa delle bande partigiane, fu legittima difesa e null’altro.

    Terzo: dicono che tra il 25 luglio e l’otto settembre ci fu un tradimento contro Mussolini. Bella questa: se il colpo di Stato lo fanno loro, nell’ottobre del ’22, va bene, ma se il Re – con 21 anni di ritardo – decide di riprendersi in mano la Nazione, ai sensi dello Statuto albertino, ripristinando la legalità costituzionale, allora è un tradimento. Quanto a tradimenti, poi, Mussolini e i fascisti farebbero meglio a tacere, visto che non trovarono di meglio che aggredire la Francia quando era già sconfitta, solo per potersi sedere al tavolo della pace potendo contare “su qualche migliaio di morti”, come il duce stesso ebbe a dire ai suoi.

    Quarto: dicono che ci dovremmo vergognare per l’otto settembre. E perché mai? Per esserci schierati a favore delle democrazie occidentali? Ma cavolo, la grande vergogna caso mai fu quella di schierarsi, prima, a favore del regime più sanguinario della Storia.

    Quinto: dicono che i partigiani erano pochi, e che non fu una guerra di popolo. Bella scoperta: la guerra non è mai fatta dalla maggioranza della popolazione. I più la subiscono e cercano solo di salvare la ghirba. Erano pochi? Io non quanti devono essere per esser pochi: 50.000? 300.000? Le cifre sono discordanti. A me sembra che se si sommano i 600.000 uomini del Regio Esercito che si rifiutarono di passare coi Tedeschi, e che furono per questo deportati in Germania, i Partigiani e coloro che invece che darsi malati continuarono a fare il loro dovere al fianco degli alleati, vien fuoi una cifra molto prossima, e vado per difetto, agli 800.000 uomini. Un esercito di tutto rispetto.

    Sesto: dicono che i partigiani erano in maggioranza comunisti, che volevano instaurare la dittatura stalinista dopo la guerra. Anche su questo le fonti non sono unanimi. Che il PCI fosse il partito più rappresentato numericamente nella Resistenza è un fatto (ma questo caso mai gli fa onore); che alcuni comunisti in quel momento e anche successivamente si augurassero l’instaurazione del comunismo in Italia, è sicuro. Ma è altrettanto sicuro che poi, nel momento di scegliere, dal ’45 in poi e senza eccezioni, il PCI non prese mai decisioni che andassero contro la democrazia in Italia. E sono i fatti che contano, o bisogna fare il processo alle intenzioni?

    Settimo: dicono che i partigiani si macchiarono di crimini di guerra, anche dopo la fine delle ostilità. Ma tu guarda, che strano! Si sono accorti che nelle guerre civili ne succedono di tutti i colori da una parte e dall’altra. Si sono accorti che insieme ai combattenti “genuini” prendono le armi anche un sacco di manigoldi. Piccolo dettaglio, il PCI ordinò che al termine delle ostilità tutte le armi venissero immediatamente consegnate agli Alleati. Non tutti obbedirono, ma questa è la verità. Così come è la verità che fu Togliatti ad amnistiare i fascisti, dopo la guerra, in nome della pacificazione nazionale. Avessero vinto loro, i partigiani sarebbero finiti tutti ai forni.

  2. Dopo tanti anni, mi stò convincendo ch escluso Cassino, gli Alletati (E specialmente i cugini Americani loro antenati Inglesi) in Italia avanzvavano dopo che i partigiani, i polacchi, i maricchini ed altre truppe collaboranti, avevano spianato il campo.

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