LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse

La scuola prevista dalla Costituzione è una scuola liberale

1 Commento

Ho trovato interessante lo spunto di Franca Corradini sulla scuola e la costituzione.

Io sono di idee liberali e come ho già scritto tempo fa, sono assolutamente deluso dalla politica del governo Berlusconi.

Silvio Berlusconi non è politicamente lo stesso Erasmo da Rotterdam che  scese  in campo  come un folle nel 1994 prospettando una rivoluzione liberale, nè può dirsi che la Lega di Zaia e Cota sia la stessa Lega liberista e liberale degli inizi, quella  di Giancarlo Paglarini per intenderci.

Oggi costoro sono un’altra cosa.

Tornando alle idee liberali sono convinto che occorra smentire un’altra leggenda, secondo la quale la Costituzione vigente sarebbe un’arma dei comunisti, frutto di un comporomesso post resistenza fra la sinistra moderata e quella bolscevica.

E’ una leggenda alimentata forse dagli stessi comunisti per decenni e poi ripresa strumentalmente dalla attuale destra.

Cercherò di dimostrarlo indicando anche la strada di un vero buon governo liberale sulla istruzione pubblica e privata.

Per un liberale una scuola privata, una università libera seguono gli indirizzi, specie quelli etici, scelti da chi la gestisce, religioso o laico che sia. Questa piena libertà di insegnamento, anche del privato, è una grande conquista tipica dello Stato liberaldemocratico: la finalità della scuola non è indottrinare bensì formare i valori dell’individualismo critico, della conoscenza, della tolleranza e del cittadino responsabile.

Non c’è da credere che questa impostazione aperta alla diversità e al pluralismo sia un dato  acquisito  una volta per sempre : niente di più sbagliato. Tale linea di tendenza deve essere sviluppata e trasmessa nel tempo altrimenti si rischia di giungere al paradosso ( attualmente in auge ) che proprio la libertà di insegnamento di culture diverse finisca  per rivoltarsi contro il principio di diversità e che trasmetta invece la cultura dell’omologazione o addirittura una monocultura.

Torno un po’ indietro nel tempo e mi riferisco ad un tipico esempio di cultura dell’omologazione,  i decenni di della cosiddetta cultura cattocomunista dossettiana o alla Franco Rodano, per intenderci.

Se invece ci spostiamo ai giorni d’oggi. scopriamo addirittura il rischio di una monocultura:  la sottocultura imperante che pervade la società.

Su questo aspetto rimane ancora insuperabile l’analisi Pasoliniana sul consumismo, la scuola e la televisione, lo studio geniale per il tempo della “distruzione della realtà sociale precedente alla inurbanizzazione degli anni’60”  e la critica sugli effetti della realtà virtuale televisiva sulle menti dei giovani.

“Il consumismo vuole convincerti a non temere le sacralità e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformadoli in brutti e stupidi automi adoratori di feticci. Rispetto a questa omologazione “la tolleranza è anzi una forma di condanna più raffinata”.  Allora “bisogna avere la forza della critica totale, del rifiuto, della denuncia disperata e inutile”.(*)

Garantire quella attitudine critica e  aperta è un compito decisivo e irrinunciabile dello Stato liberale.

Peraltro la pratica della tolleranza tra culture ed iniziative diverse è essa stessa un forte antidoto al formarsi di un monopolio educativo o anche di posizioni dominanti ed in questo quadro, tra scuola pubblica e scuole private non possono esserci né coincidenza né concorrenza dal momento che svolgono funzioni separate da non confondere.

La funzione di scuola pubblica non può che esercitarla lo Stato nelle sue diverse articolazioni : lo  Stato è il solo titolare degli indirizzi generali entro i quali operano l’autonomia pedagogica ed  organizzativa e la personalizzazione dei percorsi formativi anche in riferimento al territorio.

L’esecuzione di alcuni aspetti gestionali di questa pubblica funzione può però essere anche affidata a operatori privati ma solo nel rigoroso rispetto dei criteri che informano la scuola pubblica, in casi di comprovata utilità e con stringenti controlli di efficacia.

Ossia, la scuola pubblica paga il costo a terzi solo quando ne usa un servizio.

Attenzione però. I terzi che per svolgere il servizio applicano ben definite regole “pubbliche” ( come impossibilità di discriminazioni, insegnanti reclutati per concorso, tipologie quadro di insegnamento e così via), sono operatori scolastici ma non costituiscono affatto una scuola privata fonte di pluralismo.

Se applichi regole “pubbliche” non stai nell’alveo della scuola privata.

La funzione delle scuole private è incarnare il pluralismo educativo, nei principi, negli indirizzi educativi e nei moduli organizzativi. Per questo deve essere esercitata senza apporti dello Stato. Ogni scuola privata, infatti, si fonda su una motivazione specifica, comunque distinta da quella della scuola pubblica: o fare impresa, o realizzare una vocazione culturale e formativa (ad esempio di fondazioni), o salvaguardare i valori di una particolare comunità (principalmente etnica o religiosa).

In nessun caso lo stato ne deve deviare o omologare la scelta culturale;  in nessun caso lo Stato ne deve pagare i costi strutturali.

Il perché è intuitivo per la “scuola impresa”. Lo stesso o quasi per la “scuola vocazione”, dato che ciascuno deve farsi carico delle proprie iniziative

Ossia, il pluralismo delle scuole private non può nutrirsi di assistenzialismo mascherato, ancor più se con risvolti di natura religiosa. In generale, il diritto liberale alle scuole private non va mai confuso con l’interesse egoistico ( e miope) di molti privati ad ottenere dallo Stato finanziamenti.

Pertanto il pensiero liberale interessato alla scuola privata nel senso e nei limiti suddetti non può contraddirsi: affidare alle chiese oppure alle comunità etniche oppure alle famiglie la titolarità dell’intero percorso educativo, farebbe solo del male , indirizzando quel percorso verso una società di recinti chiusi nelle rispettive identità ed esposti al vento dell’intolleranza. Sarebbe la direzione opposta a quella dell’individualismo responsabile.

Del resto, tali principi della libera convivenza sono sanciti nella Costituzione e non possono essere accantonati senza accantonare anche la Costituzione.

Questo esattamente nei termini richiamati da Franca Corradini nel suo post.

In questo quadro, si capisce perché da un punto di vista liberale va respinta la proposta del buono scuola. Il buono scuola è inaccettabile perché ha indissolubilmente incorporata in sé l’idea che il diritto di educazione spetti solo alla famiglia che sceglie secondo i propri valori, anche a prescindere da quelli di cittadinanza libera.

Dunque nessun finanziamento pubblico alle private.

E invece sì al trattamento scolastico equipollente nel diritto allo studio per le parificate, sì a detrazioni fiscali alla famiglia quando il figlio studente non usufruisce dei corsi pubblici.

Facendo però di nuovo molta attenzione.

Le detrazioni fiscali non possono contraddire indirettamente la funzione della scuola pubblica. E dunque esse non dovranno affatto essere riferite alle rette delle scuole private bensì dovranno limitarsi a detrarre un importo pari al minor onere marginale sostenuto dalla scuola pubblica quando uno studente non usufruisce dei suoi corsi. Per queste strade, come si conviene ai liberali, viene dato spazio alla scelta individuale anche nel settore dell’istruzione, ma non viene intaccato un principio cardine dello Stato liberale: una comunità o la famiglia non hanno il diritto di eludere il compito dello Stato di trasmettere i valori della diversità e del pluralismo.

Questi non sono temi di ieri, sono temi di domani. Essere cittadino prima di ogni altra appartenenza di sangue o di cultura o di religione è la base di una convivenza tollerante e libera.

Soprattutto in una società, come la nostra, destinata giocoforza a divenire sempre più multietniche e multireligiose.

Scendendo ora dai principi alle coerenti esecuzioni concrete in tema di politica scolastica non posso esimermi dal notare come tali principi vengano contraddetti da tutti i governi succedutisi nel tempo. Nel tempo si è persa  la centralità della scuola pubblica ( Prodi ne fece cenno in teoria ma non fu conseguente) nonchè la funzione particolare della scuola privata, istituti nati per formare il cittadino in quanto tale nonchè le future classi dirigenti e per stimolare il sapere consapevole volto alla affermazione del principio di individualismo critico e  responsabile.

Pur essendo liberale non sono molto sicuro, da quel che ho letto in giro, che il personale tagliato per far cassa ( insegnanti precari di lungo corso spesso motori e protagonisti positivi delle loro scuole )  sia stato giustamente considerato ramo secco del sistema: concordo piuttosto con chi pensa che la spesa pubblica per la scuola andasse limata in modo più selettivo ed utile a far veramente risparmiare lo Stato senza che fosse l’istuzione pubblica come funzione a rimetterci.

Ma potrei aver letto solo articoli contrari alla riforma Gelmini e per questo motivo sospendo il mio giudizio in attesa di farmi una idea più precisa.

Sugli altri aspetti della riforma, università,  ricerca ecc. preferisco non impelagarmi per ora, in modo da non mettere troppa carne sul fuoco.

Alfredo Cantera

_____________________

(*) P.P. Pasolini, Gennariello in “Il Mondo”, 6 marzo – 5 giugno 1975

Annunci

Autore: laconoscenzarendeliberi

per favorire l'incontro di idee anche diverse

One thought on “La scuola prevista dalla Costituzione è una scuola liberale

  1. Rimane ben poco da dire.
    Complimenti Alfredo per la tua analisi lucida ed obiettiva.
    La riforma Gelmini è una COSA senza capo nè coda.
    Le riforme in genere sono migliorie.
    La riforma Gelmini non lo è : è un accozzaglia di provvedimenti presi sparando nel mucchio.

    Manca ancora una seria riforma della Scuola Superiore, preannunciata da anni e mai realizzata nemmeno dalla sinistra.

    L’istituzione del biennio unico che impartisca insegnamenti base e comuni alle scelte degli alunni che dovrebbero avvenire al momento dell’iscrizione al terzo anno di scuola superiore e non più al termine del ciclo della media inferiore.

    Inoltre manca totalmente una seria progettazione ed attuazione delle scuole professionali in sinergia con il territorio, le forze economiche,gli ambienti artigianali anche per il recupero di antichi mestieri che stanno via via scomparendo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...