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Droga, omicidi e poteri occulti: la quinta mafia assedia Latina

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C’è un posto nel Lazio dove le contraddizioni insite nel rapporto cittadino-malavita organizzata hanno raggiunto forme e metodi tipiche del rapporto omertoso stile  cosa nostra. Ma con qualche particolarità che rende possibile parlare di quinta mafia ( Il questore: dobbiamo farmare questa malavita o arriverà a Roma di Nino Cirillo )

Se c’è un posto oggi in Italia dove vale il detto che «la mala si mafia», dove si applica cioè alla lettera il vangelo della Magliana, questo posto è Latina. Sono questi portici sghembi, queste ariose piazze littorie, questi centri commerciali da urlo -giganteschi e laccati-, questi nuovi quartieri già slabbrati dal tempo e da qualche pallottola, questa gente placida e civile eppure -se necessario, se la paura monta- taciturna fino all’omertà.

Non valgono, per una Latina così linda e indecifrabile, le vecchie mappe dei clan mafiosi che assaltano il Sud del Lazio, i Casalesi, i Tripodo, i Di Maio, i Mendico. Non valgono perché Latina non è il Sud del Lazio, non è Fondi, non è Formia, non è Terracina: è qualcosa di diverso e di complicato, e forse anche di più inquietante. Perché Latina non consente mappe, tanto gli equilibri e i poteri -anche i più occulti- continuano a muoversi e a frammentarsi.

Valgono piuttosto le poche parole di Nicolò D’Angelo, il Questore, uno che la malavita l’ha conosciuta da giovane poliziotto per le strade: «Se cediamo qui, se il contrasto non sarà abbastanza forte, per la mafia s’aprirà un’autostrada verso Roma». Come valgono le amare constatazioni del Procuratore aggiunto Nunzia D’Elia: «Non ho difficoltà ad ammettere che registriamo un atteggiamento poco collaborativo da parte dei cittadini…».”

Quanto già rivelato a suo tempo dal sottoscritto ( vedi qui ed anche in questo post ) il quale che ha assistito stupefatto allo svolgersi in illusioni delle promesse elettorali di questo governo ( tolleranza zero e minchiate simili ) è particolarmente allarmante in questa zona.

Parlo di minchiate non per offendere altri, ma con riferimento al sottoscritto, per sentire ancora di più verso di me la gravità dell’errore di averci creduto.

Si , come ho già detto, lavoro nella pubblica sicurezza ed ho votato questo geverno e me ne sono pentito.

I commissariati romani stanno morendo. Non sono più in grado di fornire un servizio adeguato alle esigenze dei cittadini: ore di attesa per il pubblico, cumulo di arretrati in ufficio, presenza sul territorio ridotta al minimo concepibile”.

La denuncia non è di qualche acerrimo avversario del centro destra, ma del segretario provinciale ma del Sindacato unitario di polizia (Sup), Antonio Costa.

“Soprattutto nelle ore notturne – ha spiegato il funzionario – c’è panico se si verificano eventi di particolare rilievo. Questi Uffici si reggono ormai in maniera assolutamente precaria solo grazie alla professionalità e allo spirito di sacrificio dei colleghi che operano in condizioni a dir poco critiche: doppi turni, tagli allo straordinario, orario di servizio fuori dalla grazia di Dio, penuria assoluta di mezzi e strumenti”.

La catastrofe romana ha già visto chiudere i commissariati di Montesacro, Fregene, Porta del Popolo, Centocelle e la caserma di Tor Bella Monaca e sembra che si starebbe provvedendo a sospendere l’attività anche a Torpignattara, Porta Pia e nei presidi Rai delle sedi di viale Mazzini, via Teulada, Saxa Rubra, Salario e Dear.

Francesco Paolo Russo e Giulio Incoronato, della Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia (Consap) hanno dichiarato: “Si deve smetterla di far pagare ai cittadini, togliendo la polizia dai quartieri, il prezzo di tagli indiscriminati che stanno portando al collasso la polizia a Roma. Una politica devastante quella della sicurezza su Roma”.

Per il Sap la chiusura del commissariato di Torpignattara, che “insiste su un territorio con elevate problematiche di insicurezza ed abitato da una popolazione per lo più socialmente debole” significa “abbandonare le periferie” ed è “una strategia sbagliatissima che equivale a lasciare tutta la Capitale sguarnita”.

Mentre la demagogia governativa insiste a promuovere sui media i successi nella ‘lotta al crimine’ si scopre poi, come ha spiegato il Consap, che Roma “sta vivendo un’involuzione, dal punto di vista della sicurezza, senza  precedenti”, mentre la situazione della Polizia di Stato mostra problematiche ormai “ataviche”, perché i mezzi di servizio risalgono ai tempi di “Cartagine” ed avrebbero bisogno di “restauri”, non di semplice manutenzione, mentre persino per il vestiario ci sono problemi, “chi l’ha visto?”. Dei supporti tecnologici si sono viste invece a malapena “penne e matite”, mentre i luoghi di lavoro sono quasi fatiscenti.

Sempre ieri, la Cei ha affermato: “In questi ultimi vent’anni le organizzazioni mafiose, che hanno messo radici in tutto il territorio italiano, hanno sviluppato attività economiche, mutuando tecniche e metodi del capitalismo più avanzato, mantenendo al contempo ben collaudate forme arcaiche e violente di controllo sul territorio e sulla società”.

Secondo i vescovi l’economia illegale “non si identifica totalmente con il fenomeno mafioso, essendo purtroppo diffuse attività illecite non sempre collegate alle organizzazioni criminali, ma ugualmente deleterie (usura, estorsione, evasione fiscale, lavoro nero…)”.

Questo stato di cose, ha insistito la Cei, rivela “una carenza di senso civico, che compromette sia la qualità della convivenza sociale sia quella della vita politica e istituzionale, arrecando anche in questo caso un grave pregiudizio allo sviluppo economico, sociale e culturale”.

Intanto il presidente del Consiglio, sotto processo per corruzione, ha lanciato ieri un “nuovo movimento”, un “esercito del bene” formato da “promotori della libertà” che risponderanno direttamente ed esclusivamente a lui e coordinati da Michela Vittoria Brambilla.

Berlusconi, coi suoi prodi, si batterà anche contro le intercettazioni che consentono “un sistema barbaro, da stato di polizia”, in cui i giornali pubblicano “solo fango” visto che “non ci sono reati che emergono con certezza”.

Il pericolo di un governo che taglia i fondi alle forze dell’ordine, attacca i magistrati, limita i poteri di indagine degli inquirenti e si dota di norme che salvano i ministri dai processi dovrebbe apparire evidente a qualsiasi cittadino.

Eppure non è così.”

Insomma : la situazione si incancrenisce ma il dottore che la dovrebbe curare è occupato in altre faccende per lui prioritarie ( leggittimi impedimenti, processi brevi ) oppure quando se ne occupa (sostanziale  abolizione delle intercettazioni) viene da dire che era meglio non se ne occupasse per niente.

Lorenzo68

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Autore: laconoscenzarendeliberi

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One thought on “Droga, omicidi e poteri occulti: la quinta mafia assedia Latina

  1. Il territorio è strategico anche per la presenza del porto di Civitavecchia. Un unico filo conduttore che unisce Gioia Tauro ad uno “sbocco” più grande e anche molto trafficato, ideale per confondersi. Insomma, Roma fu Caput Mundi, divenne stendardo delle Crociate, si ritrovò patria di ladri e infine di mafiosi (vi linko sul blog)

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